obzudi | 1 Feb 09:44
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Re: Addio, splendido Splinder

dai presocratici a deridda le considerazioni sulla scrittura sono alterne. (vale quello che è scritto nell'anima!).
paradossalmente la telefonia cellulare ha portato in auge la scrittura attraverso gli sms.
i dati splinder dubito che vengano cancellati, ma bensì venduti per testare i nuovi software di controllo sociale.
 
----- Original Message -----
From: magius
Sent: Tuesday, January 31, 2012 7:50 PM
Subject: Re: [neurogreen] Addio, splendido Splinder

La scomparsa di provider di contenuti con migliaia di dati ospitati fa
riflettere sulla "memoria corta" della rete.
Era piu facile trasmettere contenuti al passato quando c'erano i
libri, meno quando c'erano i dvd, siamo vicini allo zero con la rete.
C'è il grosso rischio che di questi anni digitali la memoria vada
persa.

Il 31 gennaio 2012 18:27, obzudi <digitalequestre <at> yahoo.it> ha scritto:
>
> Addio, splendido Splinder
>
> Quando i grandi iniziano a giocare. beh, purtroppo spesso accade che i più
> piccoli sono costretti a lasciare il campo. E così dopo (poco) più di dieci
> anni di onoratissima carriera chiude oggi un pezzo del Web italiano, la
> piattaforma per blog Splinder, sviluppata nel 2001 dalla Tipic Inc,
> acquisita poi nel 2006 dal gruppo Dada. Dopo l'annuncio del 21 novembre che
> ha lasciato sbigottita la Rete italiana, arriva oggi l'ultimo giorno. Decine
> di migliaia di blog, parole digitali scritte negli anni, non avranno più un
> server. Chi aveva ancora un account attivo su Splinder, che già da giugno
> non accettava più nuove iscrizioni, ha per lo più già provveduto a migrare
> la propria creatura in altri lidi. WordPress principalmente, oppure
> Blogspot, Blogger, anche Tumblr o altri. I grandi, appunto.
>
> Per dare un'idea delle dimensioni della biblioteca digitale che scompare si
> torna indietro nel 2008, quando gli amministratori snocciolavano i ricchi
> dati di Splinder: oltre 400 mila blog ospitati per un totale di 600 mila
> iscritti (dati non ufficiali dell'anno scorso parlavano quindi di 500 mila
> blog e 745.000 utenti). Una bella fettona appunto degli italiani che
> pubblicavano in Rete pensieri e notizie. Varie sono state le offerte, forse
> anche per affetto al marchio, per rilevare il servizio, ma Dada non ha
> voluto saperne. E adesso inizia il conto alla rovescia per l'addio
> definitivo. Chi ancora deve provvedere a migrare i propri contenuti deve
> sbrigarsi: sulla home page campeggia ancora l'avviso in rosso. Google,
> sempre attento agli umori e amori della Rete, ha messo a punto un tool per
> fare l'import su Blogger del proprio diario online ospitato su Splinder. Ma
> i sistemi - e le guide online - per farlo su altre piattaforme si sono
> moltiplicate nelle ultime settimane. Perché, come detto, quello che scompare
> oggi è pezzo di Rete storico e che ha generato grandi numeri. E i grandi
> numeri fanno gola a tutti.
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> ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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obzudi | 1 Feb 09:50
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Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo (Fiom)


Fiom, Landini affonda il colpo. "Lo Stato è sotto ricatto"

Il segretario nazionale dei metalmeccanici, ha presentato "Cambiare la 
fabbrica per cambiare il mondo", un'intervista del giornalista Giancarlo 
Feliziani. Ha invitato ad aderire alla manifestazione dell'11 febbraio a 
Roma

di Valentina Murrieri 31/01/2012

LECCE - Questa volta non presidiava il cancello 2 dello stabilimento di 
Mirafiori ma quello, meno imponente, dell'ex Sperimentale Tabacchi. Maurizio 
Landini il segretario nazionale della Fiom, ha presentato nel pomeriggio la 
lunga intervista concessa al giornalista di La 7, Giancarlo Feliziani, 
raccolta in un libro, edito da Biompiani, intitolata " Cambiare la fabbrica 
per cambiare il mondo".

All'incontro, presso la sede della facoltà di Scienze della Comunicazione, 
era presente anche il coordinatore dell'Udu dell'ateneo salentino, Carlo 
Monticelli assieme a Carlo Formenti, docente di storia e tecnica dei nuovi 
media e giornalista del Corriere della Sera. Formenti, che ha moderato gli 
interventi, è stato il primo a prendere la parola, denunciando Marchionne, 
"quello con la kappa", responsabile di aver scatenato un fenomeno molto 
simile a quello che si è già verificato negli Stati Uniti, "dove la soglia 
dell'adesione sindacale è passata dal 30 al 7 per cento".

Oltre al "resistere, resistere, resistere" di borrelliana memoria, il 
moderatore ha anche elargito un esplicito invito a contrattaccare, ad uscire 
da quell'assedio nel quale sia le distorsioni mediatiche, sia il "cambio di 
guardia" di un governo tecnico che "tutela gli interessi di una classe 
intera, come se quelle dell'economia fossero leggi naturali", hanno 
costretto il Paese.

Ma il punto più critico di questo accerchiamento, a detta di Formenti - che 
ha sottoscritto l'invito promosso dalla rivista MicroMega, a scendere in 
piazza sabato 11 febbraio, nella piazza romana di San Giovanni, accanto alla 
Fiom - resta la debolezza della sinistra.

Un tempo "cinghia di trasmissione dei sindacati".La testa del serpente, da 
sopprimere con urgenza, risiederebbe però nel ricatto al quale è sottoposta 
la democrazia italiana. Questo l'appello lanciato da Maurizio Landini, nel 
corso dell'incontro. Come dire, "ciò che va bene per la Fiat, non va per 
nulla bene all'Italia". A voler parafrasare, tristemente, le storiche parole 
di Agnelli.

Il mal di pancia di Landini scaturisce, in primis, dall'emergenza 
occupazionale. " Manca la giustizia sociale e il lavoro. Urge intervenire 
sull'evasione fiscale, ridistribuendo la ricchezza. L'attuale riforma delle 
pensioni, penalizza i lavoratori precari. Siamo davanti ad una bancarotta 
della politica". E sarebbero proprio le istituzioni, secondo il segretario 
emiliano, le grandi assenti nelle trattative con l'esecutivo. Il "rischio 
del vuoto di rappresentanza, deve essere risolto con la possibilità di 
scelta del sindacato da parte di tutti i lavoratori".

La tessera come unica garanzia di dignità. Non importa il tipo di casacca, 
ma "una contrattazione sindacale dovrà coinvolgere anche i lavoratori 
precari. Se ci si organizza collettivamente, si ha più potere". E sulle 
considerazioni mosse, negli ultimi anni, da Pietro Ichino, che ritiene 
anacronistico l'attuale assetto dei sindacati, inavvicinabili e poco 
rappresentativi delle fasce giovanili, Landini ha rassicurato: " Ichino si 
preoccupi di non essere una minoranza all'interno delle organizzazioni che 
rappresenta. Sarebbe ora di piantarla con questa continua contrapposizione 
tra lavoratori dipendenti, regolari, e quelli più giovani, meno definibili. 
Si tratta di una contrapposizione finta. Quale sarebbe il lavoratore 
garantito? Quello al quale chiuderanno la fabbrica?".

Il nodo centrale sarebbe proprio questo. La Fiat, figlia capricciosa di 
un'Italia già problematica non investe più. "Aumenta la cassa integrazione, 
perde quote di mercato nel settore auto perché non investe. Sento un 
silenzio assordante" ha denunciato il portavoce della Fiom, che ha poi 
proseguito: "Non è accettabile che il più grande gruppo industriale non dica 
dove e quanto ha intenzione di investire. Per non parlare poi della 
decisione, autoritaria, di uscire dal contratto nazionale del lavoro, 
limitando le libertà dei dipendenti.

Costringendoli a prestare manodopera dalle vecchie 40 ore settimanali, alle 
attuali 43. La Fiat minaccia la fabbrica, ma ricatta lo Stato. Che, per 
giunta, ha finanziato la fabbrica. Urge ridisegnare l'orario lavorativo. 
Meno ora, più lavoratori". Sul come si possano introdurre nuovi posti, la 
soluzione riguarderebbe congrui investimenti di tipo pubblico e privato. 
"Osservo che il settore della meccanica agricola (quello dello stabilimento 
leccese, ndr) è uno di quelli meno colpiti dalla crisi. Ma chi conosce i 
fondi che l'azienda torinese intende utilizzare?". A preoccupare Landini, le 
righe univoche, unidirezionali di quel contratto che minaccia, di fatto, i 
lavoratori, tenendoli lontani da forme di sciopero e protesta. Sanzioni e 
provvedimenti disciplinari che il dipendente, però, non potrebbe adottare 
nei confronti del proprio datore, qualora fosse lui a venir meno agli 
accordi.

"Gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano hanno votato sotto ricatto. 
Mentre 19 mila firme degli operai Fiat, chiedono il referendum abrogativo. 
Urge una legge sulla rappresentanza".Un lavoro senza diritti non è un 
lavoro. Partire dal rinnovamento del sindacato, aumentare il costo del 
lavoro precario, introdurre uguali diritti per tutte le mansioni, saranno i 
propositi che, sabato 11 febbraio, spingeranno gli italiani ad invadere la 
capitale, in un corteo che approderà in piazza San Giovanni. "Per rimettere 
al centro la democrazia".

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obzudi | 1 Feb 09:54
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Trenitalia chiede l'abiura a de Angelis

...come giordano bruno nell'inquisizione di papa moretti!
 
 
FS: LICENZIAMENTO DE ANGELIS E FRECCIAROSSA SPEZZATI, IL 6 FEBBRAIO A ROMA SENTENZA D'APPELLO
 
 
 
 
 
 
rossana | 1 Feb 10:10

È nel diritto alla cultura la nuova lotta di classe

di Guido Rossi, dal Sole 24 Ore, 29 gennaio 2012

Gira su internet la seguente frase, datata nel 55 A.C., attribuita a Marco
Tullio Cicerone: «Il bilancio nazionale deve essere portato in pareggio. Il
debito pubblico deve essere ridotto; l'arroganza delle autorità deve essere
moderata e controllata. (...) Gli uomini devono imparare di nuovo a
lavorare, invece che vivere di pubblica assistenza».

La frase, che sembra dettata dalla signora Angela Merkel e dai Governi
europei, in verità non è affatto di Cicerone. La citazione, tratta da una
biografia romanzata, scritta nel 1965 da Taylor Caldwell, A Pillar of Iron,
è un falso, come aveva già dimostrato il professor Collins fin dal 1971; ciò
nonostante, essa è stata abbondantemente abusata persino dall'Ocse e dal
Fondo monetario internazionale, alla ricerca di autorevoli precedenti a
giustificazione della loro politica monetaria.
Le politiche europee che si sono ispirate ai principi del falso Cicerone
hanno poi provocato una serie di proteste che caratterizzano un po' ovunque
la vita sociale dei Paesi globalizzati. Così è anche per le ultime
"liberalizzazioni" del Governo italiano. Eppure queste dovrebbero favorire
la concorrenza e dunque alla fine giovare all'interesse degli
autotrasportatori, dei tassisti, dei farmacisti, dei pescatori, degli
agricoltori e degli avvocati, dirette a eliminare strutture arcaiche alle
quali nessuno aveva mai posto mano.

Queste strutture avevano trovato un loro scadente equilibrio, certo non
giusto né trasparente, ma appena è stato rotto, ha provocato la rivolta.
S'è è fatto così l'esempio dell'autotrasporto, che vede a capo del circuito
economico nel quale è inserito società di spedizione multinazionali, per lo
più straniere, che controllano reti commerciali e software e collegano la
produzione e la destinazione finale delle merci, mentre gli
autotrasportatori non sono che l'ultimo sfortunato anello della catena. E
già liberalizzato quanto basta. Diverso discorso si potrebbe affrontare per
le altre liberalizzazioni, ma lo schema più o meno si ripete.
Le rivolte che ne sono state la conseguenza si accomunano alle molte altre
in giro per un mondo nel quale la disoccupazione aumenta e le prospettive di
lavoro sembrano azzerarsi, sicché esse paiono una scomposta e flebile
reviviscenza della tradizionale "lotta di classe".

Ma così non è. La lotta, a tutti i livelli, fra ricchi e poveri, fra
capitalisti e proletari, non è più quella. E soprattutto la grande ricchezza
non è più il surplus prodotto dallo sfruttamento di lavoro nella produzione
di merci, anche se esso tuttora esiste. Né diverso sarebbe il discorso sui
beni naturali come il petrolio, il cui prezzo altalenante fra gli interessi
dei paesi produttori e le corporations occidentali sarebbe ridicolo vederlo
riferito ai costi di produzione. Una prima conclusione che si può trarre è
che il grande cambiamento che ha reso possibile la globalizzazione e questi
fenomeni che ne fanno parte integrante è l'importanza che ha assunto quello
che già Karl Marx, pur senza averne previsto la straordinaria capacità di
trasformazione del capitalismo, aveva chiamato «l'interesse generale»,
inteso come la conoscenza collettiva in tutte le sue forme, dalla scienza
alle applicazioni pratiche delle tecnologie.

In verità, già ben prima, uno dei più grandi innovatori nella storia del
pensiero, il nostro Giambattista Vico, aveva scoperto l'esistenza di un
senso comune in tutto il genere umano collegato alla sapienza insita
nell'ingenium. Ed è così che oggi la vera fonte di ricchezza sta nella
privatizzazione di una parte rilevante dell'"interesse generale" o
dell'"ingenium" vichiano. È così infatti che l'aumento della produttività e
dell'efficienza attraverso il determinante ruolo che nella trasformazione
dell'economia mondiale ha avuto la conoscenza collettiva costituisce il
grande successo del capitalismo globale. Ma questo successo ha altresì
prodotto una disoccupazione di carattere strutturale, che ha reso dovunque
una moltitudine di lavoratori inutili e superflui.

Il risultato di questo successo è che ai capitalisti di antica tradizione si
sono sostituiti i manager i quali, in base a meriti e competenze sempre più
incerte e discutibili, si appropriano del surplus della produzione, vengono
pagati con lauti bonus, stock options e liquidazioni forsennate; al
contrario degli antichi capitalisti non rischiano, ma addirittura si
arricchiscono anche quando le imprese sono in perdita.

È così che la classe media, la borghesia, che era il collante d'equilibrio
delle società del capitalismo industriale, va via via sparendo e il suo
lavoro, come hanno dimostrato anche da noi le recenti indagini dell'Istat,
ha un reddito reale che viene eroso dall'inflazione.

Ma le rivolte e lo sconfortante pessimismo non servono. Ciò che pare
essenziale per la borghesia proletarizzata è il recupero della conoscenza
collettiva da parte di tutti e soprattutto da parte dei giovani. Pare che
questa nuova dimensione, al di fuori dei falsi Ciceroni, sia stata
finalmente capita anche dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama con
l'imponente programma di aiuti per accedere all'istruzione dei giovani e
all'educazione degli adulti. Sarà forse così anche possibile ridurre, e
quando necessario, eliminare, la deriva finanziaria che si è inserita nel
gioco perverso della privatizzazione della conoscenza collettiva. Ancora una
volta la vera e non la falsa cultura costituiscono la via d'uscita dalla
crisi.

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obzudi | 1 Feb 11:34
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Trattato europeo sulla stabilità


Vincitori e vinti nel patto europeo«Solo la Merkel può esultare»

Andrea Cangini

Andrea Cangini

APPROVATA la bozza del 'Trattato europeo sulla stabilità, il coordinamento e 
la governance', lunedì sera Angela Merkel ha parlato di «grande impresa» e 
Mario Monti si è detto «entusiasta». Poiché è noto che Italia e Germania 
hanno opinioni opposte su come uscire dalla crisi, viene il sospetto che uno 
dei due bluffi. Non la Merkel, parrebbe. Che ha limitato alla modesta cifra 
di 500 miliardi il fondo salva-Stati e, come osserva l'economista Giacomo 
Vaciago - pur rispettoso del Trattato e comprensivo delle ragioni tedesche - 
«è riuscita a dare valore costituzionale all'accordo siglato dai governi 
europei nel settembre 2010 e ratificato lo scorso marzo».

Se almeno 12 parlamenti nazionali lo approveranno, tra un anno esatto le 
nuove regole di bilancio diverranno operative. Da allora, ogni Stato si 
impegnerà a ridurre di un ventesimo all'anno il proprio debito pubblico fino 
a raggiungere quota 60%.

Vaciago: «È chiaro che un impegno così oneroso presuppone che Grecia e 
Portogallo siano già fuori». E L'Italia?

Monti ha ottenuto che il calcolo del debito pubblico tenesse conto di quello 
privato, da noi particolarmente basso. Ma per rispettare il patto, ogni anno 
dei prossimi venti dovremo varare una manovra aggiuntiva da 40-45 miliardi 
di euro.

Vaciago: «Se l'economia non si riprenderà e non ricominceremo a crescere, 
vorrà dire che ci siamo impiccati oggi con una corda che ci strozzerà tra 
vent'anni».

Nel frattempo, la Germania continuerà a godere dei vantaggi legati alla 
crisi, a partire dai rendimenti sottozero dei Bund che garantiscono un 
considerevole risparmio sul servizio del debito. Sul Sole 24Ore, Adriana 
Cerretelli parla dunque di «graduale germanizzazione delle politiche di 
bilancio dell'eurozona». Saremo tutti virtusi, è da vedere se saremo ancora 
vivi.

Il Nobel statunitense per l'economia Paul Krugman, ad esempio, è convinto 
che gettare palate di denaro nella voragine dei debiti sovrani vada a 
scapito della crescita producendo così un avvitamento letale.

Anche Vaciago ritiene che «si possa convivere benissimo con un debito del 
120 per cento, ma se i mercati la pensano diversamente allora non si può 
più». I mercati, in effetti, la pensano diversamente. E il vantaggio 
italiano rispetto al Trattato sarebbe dunque quello di «tranquillizzarli». 
Di governarli, non se ne parla.

Come osserva Giulio Tremonti, che su questi temi intende dar vita a un 
movimento, e ripete Rino Formica «né gli Stati Uniti né l'Europa hanno 
cercato di riequilibrare il rapporto di forza a vantaggio della politica e a 
scapito della speculazione».

Si continua a spogliare gli stati di quel po' di sovranità che ancora gli 
restava, senza però avere garanzie che una nuova sovranità, quella europea, 
veda infine la luce. Esattamente l'errore che da Maastricht in poi ha 
caratterizzato la logica degli euroentusiasti: intanto facciamo la moneta, l'unità 
politica verrà di conseguenza. Un errore, appunto. Come osserva Vaciago, «la 
sovranità l'abbiamo persa vent'anni fa, ma da allora l'Europa s'è mossa in 
ordine sparso sulla base di accordi bilaterali».

Raccontano che Monti spera che, rassicurata sul fatto che non potremo non 
essere virtuosi al pari dei tedeschi, la Merkel finirà per cedere sulla 
governance europea e sul mandato della Bce. Vaciago: «La Bce si comporterà 
come la Fed americana solo quando avremo un governo federale europeo eletto 
direttamente: campa cavallo». Ma almeno gli eurobond li otterremo? «Gli 
eurobond sono un sogno, non siamo riusciti a farli neanche per finanziare le 
infrastrutture europee...». Si capisce allora l'entusiasmo di Angela Merkel. 
Si capisce meno quello di Mario Monti.

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obzudi | 1 Feb 11:58
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Mosca: Il Cavaliere visto su Venere?

Mosca, annuncio sconvolgente: «abbiamo prove dell'esistenza di vita su 
Venere»

Strane forme in movimento sul terreno sarebbero state immortalate nel 1982 
dalla sonda spaziale Venera 13 e individuate successivamente dallo 
scienziato russo Leonid Ksanfomaliti, ricercatore capo dello Space Research 
of Russia's Academy of Sciences.

Abbiamo inviato decine di sonde nello spazio alla ricerca di forme di vita 
intelligente, scandagliato l'universo con moderni radiotelescopi nella 
speranza di captare segnali artificiali provenienti da altri mondi.
Abbiamo scritto intere pagine di astronomia, fisica e archeologia per 
giustificare razionalmente a noi stessi l'esistenza di Dio e di esseri 
pensanti provenienti da altri sistemi planetari, girato memorabili film di 
fantascienza per sopraffare quel sentimento di solitudine cosmica, che da 
sempre attanaglia le nostre menti e che necessita di essere colmato con 
l'auspicio di un "contatto".

Alla fine, dopo quasi 4000 anni di studi e ricerche, quando le nostre 
"architetture" di favole, sogni e antiche credenze popolari sembravano 
sgretolarsi per sempre, una notizia pazzesca scatena l'euforia mediatica e 
riaccende la speranza: «abbiamo prove dell'esistenza di vita su Venere». 
Ebbene si, signori miei, avete capito bene! Forme di vita autoctone 
sarebbero state individuate sul "pianeta velato", dall'analisi dei dati 
trasmessi a Terra nei primi anni 80 dalle due sonde gemelle ??????-13 e 
??????-14 (Venera o Venusik 13 e 14 nei paesi occidentali), del programma 
sovietico Venera, per l'esplorazione del suolo venusiano. A dirlo non è uno 
sconosciuto qualsiasi, ma Leonid Ksanfomaliti, ricercatore capo dello Space 
Research of Russia's Academy of Sciences (Istituto di Ricerca Spaziale 
dell'Accademia Russa delle Scienze) di Mosca.

La sensazionale scoperta è apparsa di recente sulla rivista scientifica 
"Astronomicheskii Vestnik" e diffusa in tutto il mondo dall'agenzia di 
stampa indiana "IANS"  (Indo-Asian News Service).
Le sonde vennero lanciate nel 1981 a 5 giorni di distanza l'una dall'altra: 
Venera 13, lasciò la Terra il 30 ottobre, alle 6.04 UTC; Venera 14, il 4 
novembre alle 5.31 UTC. Dopo un viaggio durato circa quattro mesi, la prima 
atterrò in un'area ricca di affioramenti di roccia, circondati da un terreno 
scuro e sottile, mentre la seconda più a sud, a circa 950 chilometri di 
distanza, in una piana basaltica nota come Phoebe Regio. Ad atterraggio 
avvenuto, le navicelle iniziarono a filmare il panorama accompagnando le 
riprese con una serie di analisi chimico-fisiche sull'ambiente circostante. 
Il terreno risultò essere composto in prevalenza da basalto e grabbo, una 
roccia intrusiva olocristallina formata principalmente da plagioclasio e 
pirosseni.

La temperatura e la pressione misurate furono di  457 gradi centigradi e 84 
atmosfere per la Venera 13 e 465 gradi centigradi e 94 atmosfere per la sua 
gemella. Mentre il lander della Venera 14 rimase in vita per circa 57 
minuti, quello della compagna restò attivo per 126 minuti, registrando, per 
la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale, il rumore di un 
tuono su un pianeta diverso dalla Terra. Ed è proprio dalle riprese video 
panoramiche della sonda Venera 13, che lo scienziato russo avrebbe 
individuato degli esseri viventi. Oggetti di dimensioni comprese tra i 10 e 
i 50 cm che «emergono, fluttuano e poi scompaiono» dal campo di ripresa 
fisso della telecamera installata sul veicolo spaziale: un disco che cambia 
la propria forma nel corso del tempo, una macchia nera presente sul 
dispositivo per misurare le proprietà meccaniche del terreno e infine una 
"struttura" che ricorda molto da vicino un grande aracnide terrestre: lo 
scorpione.

Quest'ultimo, in particolare, sarebbe stato immortalato per circa 26 minuti 
prima di portarsi definitivamente fuori dall'inquadratura. Ma è possibile 
che la vita possa essersi originata su un pianeta inospitale come Venere? Se 
pensiamo al "modello" terrestre basato sulla chimica del carbonio la 
risposta è un secco "no". L'atmosfera del pianeta è infatti molto calda e 
densa. Spesse nuvole di acido solforico coprono completamente il pianeta e 
solo una piccolissima quantità di energia rilasciata dal Sole raggiunge la 
sua superficie. La pressione atmosferica è circa cento volte più alta di 
quella della Terra, caratteristica che assieme all'ingente quantità di 
anidride carbonica (96%) presente nell'aria, crea il cosiddetto "effetto 
serra", con una temperatura media di 465 gradi centigradi anche di notte. 
Sarebbe come vivere dentro un forno elettrico, con un peso di novanta chili 
sopra la testa. Anche lo stagno e il piombo fonderebbero in simili 
condizioni!

Se tuttavia ci discostiamo da questa immagine razionale di Venere e con 
un'apertura mentale  più ampia ammettiamo l'esistenza di un ciclo biologico 
basato sul silicio o su elementi chimici a noi sconosciuti capaci di 
"giocare" lo stesso importante ruolo del carbonio sulla Terra, ecco allora 
che tutto prende una nuova forma e quei corpi fotografati sulla superficie 
del pianeta assumono la qualità di esseri viventi a tutti gli effetti. Del 
resto, si potrebbero mai spiegare questi fatti come semplici problemi 
tecnici? Secondo gli analisti della NASA, si. Jonathan Hill, uno scienziato 
del Mars Space Flight Facility at Arizona State University (Centro di 
Controllo della Missione Marziana NASA, presso l'Università dell'Arizona), 
sostiene che l'oggetto a forma di disco è in realtà un copri obiettivo 
progettato per staccarsi durante l'azionamento degli strumenti scientifici 
del lander, mentre lo scorpione sarebbe solo un rumore di un'immagine 
digitale, cioè un problema dovuto alle interferenze elettriche tra i 
fotodiodi del sensore della macchina, che causa fotografie "granulose", 
spesso con pixel di colori non corrispondente a quelli reali.

Un'anomalia che si evidenzia soprattutto su foto con esposizione lunga e 
scarsa luminosità. Per altri esperti del settore aerospaziale, gli oggetti 
in movimento altro non sono che degli effetti ottici generati dalla 
altissime temperature del suolo di Venere che, ricordiamo, sfiorano per 
l'intera giornata e per tutto l'anno venusiano la soglia dei 500 gradi 
centigradi.

Per l'ennesima volta, insomma, siamo di fronte all'incapacità della scienza 
di arrivare a prendere una posizione comune? Oppure il mondo scientifico 
statunitense sta tentando di contraddire, sminuire e offuscare il lavoro dei 
colleghi russi? Forse è proprio per non essere bersagliato da offese e 
attacchi da parte degli "studiosi conservatori", che il dott.  Ksanfomaliti 
è rimasto in silenzio per tanti anni, finché, stanco di tenersi tutto 
dentro, ha voluto gridare al mondo intero che potenziali forme di vita 
aliene possono esistere anche in ambienti molto ostili.

Gli scienziati che lavorano al progetto Venus Express, la sonda europea 
realizzata dagli ingegneri dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) da circa sei 
anni in orbita intorno a Venere, pur non avendo riportato ad oggi risultati 
simili, non escludono che la vitta, seppure microscopica, possa ancora 
annidarsi sotto la coltre di nuvole che avvolge perennemente il corpo 
celeste.

Roberto Mattei
31 gennaio 2012

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Re:Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo (Fiom)

con tutto il rispetto per Landini,
questo livello di iniziativa sindacale e politica ha un'efficacia pari a quello di  una raccolta di firme
per un referendum sull'unificazione europea durante la guerra del '15-'18.
Tra poco Marchionne fa firmare una accordo a cisl-uil dove si regola persino la vita privata e le pizze
mangiate da Landini e questo rimane ad un livello di mobilitazione più basso di quello dopo la sconfitta
del referendum dell'85 (bassino assai quindi).
Qui tra mobilitarsi per dover seguire le regole interne della Fiom, della Cgil, del centrosinistra, della
concertazione, del galateo al massimo finisce con i lenzuoli appesi alle finestre.
Poi ci si lamenta che gli studenti scioperano per i forconi :)

mcs

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obzudi | 1 Feb 18:43
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Re: Re:Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo (Fiom)

strategia camussiana!
 
aspettano il prossimo governo PD con monti al posto di prodi, e ichino al lavoro. mica sono fessi!
 
 
 
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, February 01, 2012 6:26 PM
Subject: Re:[neurogreen] Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo (Fiom)

con tutto il rispetto per Landini,
questo livello di iniziativa sindacale e politica ha un'efficacia pari a quello di  una raccolta di firme per un referendum sull'unificazione europea durante la guerra del '15-'18.
Tra poco Marchionne fa firmare una accordo a cisl-uil dove si regola persino la vita privata e le pizze mangiate da Landini e questo rimane ad un livello di mobilitazione più basso di quello dopo la sconfitta del referendum dell'85 (bassino assai quindi).
Qui tra mobilitarsi per dover seguire le regole interne della Fiom, della Cgil, del centrosinistra, della concertazione, del galateo al massimo finisce con i lenzuoli appesi alle finestre.
Poi ci si lamenta che gli studenti scioperano per i forconi :)

mcs



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ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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Re: Re:Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo (Fiom)

Camusso e strategia/si sposano come Galliani e simpatia

questa tira a campà..

mcs

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cantiere | 1 Feb 19:12

Esodo dalla finanza. Primo incontro con Andrea Baranes e Andrea Di Stefano: Per qualche dollaro in piu'

Libreria Don Durito e Cs Cantiere 
Esodo dalla finanza - 2° ciclo di incontri su debito e crisi
<at> cs cantiere, via monte rosa 84 mm1 Lotto, Milano. 

Giovedi' 2 febbraio  h. 18:30 - 20:30  
Per qualche dollaro in piu'.
Con Andrea Baranes, autore di Per qualche dollaro in piu', Edizioni Datanews; Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori.
Un punto di vista di parte sulla finanza internazionale e il suo movente.
Che cos'è la finanza? Chi sono i mercati? Che cosa si nasconde dietro la ferocia con cui la crisi economica si è abbattuta su miliardi di persone cambiando le loro abitudini e mettendo a rischio il Welfare nella nostra Europa e la sopravvivenza stessa in altre aree del mondo?
Un indizio è che il 60 % delle operazioni finanziarie sia eseguito da macchine informatiche, senza alcun intervento umano. Un altro indizio è che una manciata (c'è chi dice 10) Società di Intermediazione Mobiliare controllano il 70% dei flussi finanziari mondiali.
Per tracciare la via di una resistenza a questo enorme potere è innanzitutto importante cominciare a capirne la forma anche confrontandosi con chi ritiene che vi sia posto per l'Etica a fianco del denaro.

PER INFO cantiere.org | libreriadondurito.blogspot.com
  Esodo dalla finanza 


i prossimi appuntamenti: 

Venerdi' 10 febbraio   h. 18:30 - 20:30   
Fine della Finanza. 
Con Luca Fantacci e Massimo Amato, professori dell'Università Bocconi di Milano e autori del libro Fine della Finanza. Donzelli Editore


Giovedi' 16 febbraio h. 18:30 - 20:30   
Il comunismo del capitale.  
Con Christian Marazzi, professore alla Scuola universitaria e professionale della Svizzera Italiana e autore de "il comunismo del Capitale". Edizioni Ombre Corte

Giovedi' 23 febbraio h. 18:30 - 20:30   
Debito illogico e conversione Eco-logica.
Con Guido Viale, sostenitore di un Audit sul debito Italiano ed autore del libro La conversione Eco-Logica", edizioni Nda Press 

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