clochard | 9 Oct 01:23
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PIANETA CARCERE

PALERMO
Poliziotto penitenziario si suicida in carcere

(ANSA) - PALERMO, 7 OTT - Un agente di polizia penitenziaria si e' suicidato nel pomeriggio in un piazzale interno del carcere dell' Ucciardone a Palermo. L'agente e' originario di Campofelice di Roccella (Palermo) e si e' ucciso con un colpo di pistola alla tempia. I colleghi che hanno avvertito l'eco del colpo hanno tentato di soccorrerlo, ma inutili sono stati i tentativi di rianimarlo.Secondo quanto emerge da ambienti investigativi, il sottufficiale soffriva di crisi depressive.

VICENZA
Carcere di Vicenza, detenuto si suicida

(ANSA) - VICENZA, 7 OTT - Un albanese di 36 anni, clandestino, in carcere a Vicenza per spaccio di droga, si e' suicidato in cella soffocandosi con un sacchetto. L'uomo, come riporta il Giornale di Vicenza, sarebbe tornato in liberta' nel 2008. L'associazione "Utopie fattibili" parla di sovraffollamento, con 260 detenuti contro i 120-130 previsti per il penitenziario.

 

Cosa succede a Sollicciano?

Dopo un richiamo dell'ASL e l'intervento del Garante dei diritti
dei detenuti, si sta muovendo qualcosa nel carcere fiorentino?

Ci sono oltre mille detenuti a Sollicciano, un carcere costruito per 460 persone, dei quali la maggioranza è composta da tossicodipendenti ed immigrati.
In Italia i prigionieri sono circa 60.000 dei quali la metà in attesa di giudizio con condizioni igienico-sanitarie inesistenti, con una spesa per il vitto di 1 euro e 58 centesimi al giorno (per colazione, pranzo e cena). L'accesso alle misure alternative resta sempre più spesso una mera illusione anche per la mancanza di politiche sociali adeguate.
Allo stesso tempo si osteggiano tutte quelle azioni politiche che potrebbero avere un reale effetto decongestionante al problema (depenalizzazione dei reati minori, indulto generalizzato, accesso automatico alle misure alternative al carcere ...) puntando invece sulla costruzione di nuove carceri, anche speciali come quello di Castelfranco Emilia:


Di questi temi vogliamo parlare in una

Assemblea cittadina

Mercoledì 19 ottobre alla 21.00

Casa del Popolo XXV Aprile
Via Bronzino 117 Firenze (Zona Ponte alla Vittoria)

Parteciperà:
Franco Corleone - Garante per i diritti delle persone detenute

Tutti quanti sappiamo quali sono le categorie di persone che finiscono in carcere, le cause delle ricadute e quelle del sovraffollamento. Sappiamo che le prigioni vengono riempite di persone con problemi di tossicodipendenza, persone senza permesso di soggiorno, persone senza lavoro, persone senza casa e senza fissa dimora, persone con disagio psichico che non trovano alcun sostegno sociale: è il deficit di cittadinanza contrabbandandato come politica della sicurezza che genera l'esclusione sociale e il traboccamento delle patrie galere.

Si invitano detenuti, ex-detenuti, familiari e tutte le realtà che operano sul tema carcere a partecipare e a dare la propria adesione all'iniziativa

 

Volantino distribuito in occasione del convegno "Dai poveri illegali alla illegalità della povertà"

Senti chi parla di abolizione della povertà…

 

Forse tu fai delle elemosine. Ma da dove le prendi, se non dalle tue rapine crudeli, dalla sofferenza, dalle lacrime, dai sospiri? Che vale consolare un povero, se ne crei altri cento?
(Gregorio di Nissa)

Forse tu fai delle egorio di Nissa)

Ed ecco un altro maxi-convegno promosso dal Comune di Firenze, dalla Provincia, dalla Regione Toscana. Le solite facce: burocrati irremovibili di fronte ai più deboli, ma tra gli affreschi di Palazzo Vecchio sempre sorridenti costruttori di consenso attraverso parate internazionali.
Tranquilli cittadini! Queste Giunte ‘rosse’ sono capaci di sognare: la povertà sarà illegale! Con il cra-cra della ricetrasmittente posata lì accanto che comunica ai vigili e ai poliziotti dove fare il prossimo sfratto, la prossima retata anti-immigrati…
Sarebbe il caso che i rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione rivelassero agli illustri ospiti oggi qui presenti le loro strabilianti politiche su:
- diritto alla casa… ovvero di come centinaia di sfratti, la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, gli affitti fuori controllo e la negazione delle residenze ai senza fissa dimora costituiscano passi fondamentali verso la sconfitta della povertà;
- popolazioni rom e askalia… ovvero delle eccezionali baite di legno (usate anche dai terremotati dell’Umbria), dei container e delle roulotte prive di gabinetto dove alloggiano da anni richiedenti asilo provenienti dalla ex-Jugoslavia e in particolare dal Kosovo bombardato da altri noti sponsor della lotta alla povertà;
- immigrazione… ovvero del giovamento che migliaia immigrati giunti in città da tutti i continenti traggono dalle continue retate e dagli abusi delle forze dell’ordine e della polizia municipale, dal lavoro nero e precario, dal record toscano di morti sul lavoro;
- carcere… ovvero delle stelle di natale regalate da un solerte consigliere che hanno arredato le celle di dieci metri quadrati in cui stanno stipati a quattro a quattro e per 23 ore al giorno un migliaio di detenuti (60% immigrati e 30% tossicodipendenti) in alcuni palazzoni al confine tra Firenze e Scandicci; di come poi, con buona pace di uno dei relatori di questo convegno, nelle prigioni abbondino gli psicofarmaci e manchino le aspirine, oltre che medici del servizio sanitario nazionale; e del disinteresse dei politici locali per la morte di quel ragazzo poco più che ventenne massacrato di botte nella Casa Circondariale di Livorno.
Non per provincialismo ci concentriamo sulla situazione fiorentina e toscana, ma per dare un’idea di cosa faccia in concreto in questo territorio chi con tanta retorica parla oggi di lotta alla povertà.
Chi fa scelte politiche neoliberiste che hanno effetti sociali devastanti, criminalizza costantemente i ‘poveri’ e crede poi di potersi nascondere dietro una parata di assessori, ex sindaci, direttori di carceri, illustri studiosi, premi nobel e perfino alcuni esponenti (speriamo non al corrente dei fatti locali) dei movimenti internazionali.
Quasi poi che abolire la povertà sia solo una scelta etica e riservata a chi vive ai piani alti della società… Noi crediamo che solo un processo di auto-emancipazione e di autorganizzazione dei ‘poveri’ – ossia degli uomini e donne che lavorano, che sono disoccupati, che migrano, che sono costretti a vivere senza un tetto sulla testa, ecc. – possa essere lo strumento per combattere la povertà, che è il prodotto di un sistema economico globale che ogni giorno, ogni istante, riproduce accresciute le disuguaglianze sociali e schiaccia gli individui.

http://www.inventati.org/dentroefuori/

Chi è preparato, piú degli oppressi, a capire il significato terribile di una societá che opprime? Chi, piú di loro, puó capire la necessitá della libeDentro e Fuori le Mura

 

clochard | 9 Oct 01:41
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Keith Haring: cento dipinti

Mi scuso preventivamente: è solo un bignami sull'arte del '900 di Enzo Biagi - pensate un po'! :-((
 
e
 
L'artista che sognava American graffiti

A Milano una grande mostra celebra Keith Haring: cento dipinti, 40 disegni e diverse sculture. L'artista è morto di Aids una quindicina di anni fa


La Triennale di Milano ha dedicato una mostra ad un artista, oggi considerato un classico, Keith Haring, il 'graffitaro' che in America era diventato celebre per i suoi 'subway drawings': i famosi pupazzetti disegnati sui pannelli pubblicitari (temporaneamente disponibili) della metropolitana di New York. La polizia gli dava la caccia e spesso lo arrestava, ma lui insisteva perché era convinto che nella sotterranea "c'è sempre un confronto diretto con un certo pubblico" ed era molto fiero che le sue opere fossero apprezzate soprattutto dai bambini, che sono "i giudici più veri".
Riconosceva in Andy Warhol l'ispiratore e il maestro che, diceva, lo aveva preparato al successo e alle battaglie che in Usa e in Europa lo osteggiavano. Era venuto anche a Milano non tanto, specificava, per lasciare un segno del suo passaggio, ma perché gli piaceva il nostro cibo. Raccontano che durante quel soggiorno divideva un monolocale con un'altra coppia, ma lui dormiva - per difendere la sua intimità - in una tenda con il suo boy-friend, un giovanotto di colore.
Ha lavorato tanto e vissuto poco: è morto di Aids una quindicina di anni fa. Si legge nel suo diario: "Ho sempre saputo, fin da piccolo, che sarei morto giovane". Sopravvive però nelle sue opere: al Keith Haring Show di Milano, una delle più grandi esposizioni dedicate a lui, si possono ammirare cento dipinti, 40 disegni e numerose sculture. Mi sono chiesto: "Quando è bella un'opera d'arte?". Marino Marini mi spiegò che "l'arte è un mistero e le forme cambiano attraverso l'evoluzione della vita e il livello della civiltà dell'uomo: Michelangelo scolpì magnificamente la sua epoca, che era un'epoca felice".
Oggi, penso, dobbiamo dare la felicità artistica in un periodo molto inquieto. L'uomo artista non vede, ma sente. C'è chi sostiene che 'tutto è arte'. Lo è il pittore che prende una sedia di ferro, si piazza in mezzo a una strada, mostra un cartello: "Guardatemi, questo basta". Lo è lo scultore Christo che impacchettò, a Roma, Porta Pinciana con dei teli di nailon, e andò a nascondere la valle di Aspen, nel Colorado, con un sipario gigante di polipropilene sospeso a un cavo d'acciaio. Lo è la pop-art che mette in mostra bottiglie di Coca-Cola e bandiere, fumetti, pezzi di manifesti o di tessuti, e l''arte povera' che esibisce stracci, sugheri, carbone, o la land-art che vuole lasciare un segno della natura: ad esempio un lungo solco nella sabbia di una spiaggia, o l'happening, che consiste magari in un signore che, invece di mettere su un piedistallo un'opera, si spoglia e ci va lui.

La gente non si orienta e dice: "Non si capisce niente di questi esperimenti troppo moderni", e ne decreta una fine vicina. Ma ci sono anche esperti che non sono d'accordo. "L'avanguardia", sosteneva Corrado Cagli, "è Raffaello e Piero della Francesca, se li studino". Ogni epoca ha avuto le sue correnti figurative: Giorgio de Chirico, ad esempio, teneva conto di Freud, dei sogni e dell'inconscio, con visioni che trascendono dal mondo che ci circonda per approdare alla psicoanalisi, alle allucinazioni oniriche. Le sue statue classiche, i manichini e i residui archeologici riempiono d'ombre le piazze italiane. Nei ritratti di René Magritte ci sono due piccoli seni al posto degli occhi, un pesce morente su una spiaggia, ha due lunghe gambe di donna. Orologi in decomposizione appaiono in molti quadri di Salvador Dalí.
Quando l'incatesimo finisce, si arriva alle insegne stradali, alle bambole rotte, alle scatole di minestrone, e alle fotografie di Marilyn Monroe colorate e moltiplicate di Andy Warhol e compagni, per dare al pubblico immagini e reazioni consuete, o agli 'iperrealisti' che dispongono su un prato matrone americane di gesso colorato, presunte vedovone in gita con gli occhiali, impermeabili di plastica, guide turistiche in mano, gonfiori e carni umiliate, proprio come fossero vive. Scendendo al pratico, c'è un mercato di queste opere, e molti si domandano quali sono i valori, ma un esperto afferma che queste stime sono troppo legate alle "scommesse degli esteti". Gli appassionati o i collezionisti, debbono sempre tenere presenti gli elementi che concorrono alla formazione del prezzo: la notorietà dell'artista, l'autenticità del quadro, la sua storia, il soggetto, la rarità, la qualità. Non c'è però un rapporto matematico tra il denaro e l'arte, "questa magìa", come diceva Adorno, "liberata dalla menzogna di essere verità".

http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=o&m2s=null&idCategory=4789&idContent=1129514

clochard | 9 Oct 08:49
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Medici senza Frontiere e Amnesty International mettono Zapatero con le spalle al muro

Immigrazione: Polemiche sul Marocco e Zapatero invia aiuti
Sabato, 08 ottobre
 Il primo ministro spagnolo Zapatero ha chiesto al ministro degli Interni Miguel Angel Moratinos, di collaborare con le autorità marocchine al fine di portare un aiuto umanitario alle centinaia di immigranti clandestini subsahariani che Rabat ha trasferito nelle zone desertiche del sud del Marocco, dopo i fermi in prossimità di Ceute a Melilla. I clandestini si preparavano per entrare in territorio spagnolo. Intanto Medici senza Frontiere, ha fatto sapere di avere notizie in merito alla situazione di circa 800 clandestini che sono stati trasportati vicino alla frontiera algerina ed abbandonati nel deserto.

Il ministro della Comunicazione e portavoce del governo di Rabat, Nabil Benabdalá, ha respinto le accuse dell'associazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf), secondo cui almeno 400 immigrati subsahariani, forse addirittura 800, sarebbero stati "catturati" dall'esercito marocchino alla frontiera tra il Marocco e l'enclave spagnola di Melilla e sarebbero stati "deportati" in una zona desertica senza cibo né acqua; tra loro vi sarebbero feriti, bambini e donne in stato di gravidanza.

Secondo quanto dichiarato da un operatore di Mfs, Carlos Ugarte, all'agenzia di stampa spagnola 'Efe', alcune centinaia di immigrati irregolari sarebbero stati arrestati dall'esercito marocchino mentre si trovavano nei dintorni della recinzione di Melilla e sarebbero stati portati in una zona desertica nell'est del Marocco, tra i piccoli villaggi di Figuig e Bouarfa, a una quindicina di chilometri dalla cittadina di Ain-Chouadie, non lontano dal confine con l'Algeria.

Secondo quanto riferito dalla fonte all'agenzia spagnola, queste persone sarebbero state "abbandonate al loro destino. Secondo Msf la situazione di questi immigrati deportati sarebbe "molto precaria" anche per il fatto che la zona sarebbe mediamente militarizzata, oltre che priva di risorse di base per il sostentamento di questi disperati. "Il Marocco sta deportando questi immigrati in luoghi nei quali corrono seri pericoli e se il governo spagnolo intende espellere i subsahariani (entrati a Melilla) deve tenere in considerazione che queste persone riceveranno un simile trattamento" ha concluso Ugarte. Benabdalá ha respinto però le accuse di Msf, affermando che "il Marocco rispetta la dignità umana e le regole internazionali in materia di emigrazione clandestina".

http://www.canisciolti.info/modules.php?name=News&file=article&sid=2591

 


08/10
08:51 CET
Immigrazione, Msf accusa: il Marocco deporta i clandestini nel deserto

Almeno cinquecento clandestini abbandonati dall'esercito marocchino nel deserto: è la denuncia di Medici senza Frontiere, appoggiata anche da Amnesty International.

Secondo le organizzazioni umanitarie, centinaia di subsahariani sarebbero stati deportati in una zona desertica, dove scarseggiano acqua e viveri. Molti sarebbero i feriti, donne in cinta e bambini. E molti cercherebbero di ritornare a piedi verso il nord.

Poco lontano da Melilla, la notizia spaventa: "700 chilometri a piedi per arrivare qui e ora ci rimandano indietro". Secondo le Ong, l'esercito marocchino trasporterebbe queste persone in massa con bus e camion, in una località del sud del paese, al confine algerino.

L'allarme di Medici senza frontiere arriva a un giorno dalla prima espulsione decisa da Madrid di una settantina di clandestini.

Le autorità spagnole assicurano: il Marocco si è impegnato ad accogliere i clandestini rimpatriati nel rispetto dei diritti umani e della legge. Il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos si recherà sul posto lunedì. Bruxelles ha già inviato una missione tecnica a Ceuta e Melilla, la cui relazione verrà discussa nel Consiglio dei Ministri dell'Unione mercoledi.

http://www.euronews.net/create_html.php?page=detail_info&article=312820&lng=4

clochard | 9 Oct 14:44
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Fw: [ListaSinistra] Amnesie made in Usa


----- Original Message ----- 
From: "Francesco Erasmi" <erasmi <at> erasmi.it>
To: <Undisclosed-Recipient:;>
Sent: Sunday, October 09, 2005 1:11 PM
Subject: [ListaSinistra] Amnesie made in Usa

Un'interessante ed inquietante articolo tratto dal numero di luglio 2004 di 
"The Progressive", (storico mensile di sinistra americano), sugli Stati 
Uniti e la tortura.

E' stato tradotto da Marco Zerbino per essere pubblicato nella rassegna 
stampa mensile di "Adista" del 09.09.2004, http://www.adistaonline.it   .

Vale la pena leggerlo per la quantità di informazioni dettagliate, e, 
purtroppo, anche truculente, che contiene.

Sono sprazzi di quel "rimosso" collettivo che gli statunitensi non riescono 
ad elaborare.

Il pezzo accenna anche ad un problema fondamentale, quello relativo alle 
connessioni esistenti fra la tortura eretta a sistema, l'essere impero e lo 
stile di vita nordamericano.

Interessante anche dare un'occhiata al sito del National Security Archive, 
http://www.gwu.edu/~nsarchiv' , e ai manuali di tortura della Cia che vi 
sono pubblicati.

L'originale era in rete in:

http://www.progressive.org/july04/roth0704.html

-------=======oooooooOOOOOOOooooooo=======-------

da :

http://www.progressive.org/july04/roth0704.html

Amnesie made in Usa

di Matthew Rothschild

traduzione di Marco Zerbino

per http://www.adista.it

Quando Veronica de Negri ha visto per la prima volta le foto del carcere 
iracheno di Abu Ghraib, il caso ha voluto che stesse scrivendo la propria 
testimonianza per la commissione che in Cile si occupa di far luce sulle 
violazioni dei diritti umani verificatesi sotto il regime di Augusto 
Pinochet.

"Ho vissuto sulla mia pelle abusi del tutto simili in Cile, sotto Pinochet", 
afferma de Negri, che si è trasferita negli Stati Uniti ventisette anni fa. 
Persino le parole usate a proposito di Abu Ghraib le risuonano familiari. 
"Anche a noi dicevano che stavano cercando di ammorbidirci".

De Negri fu imprigionata nel 1976. "Fui percossa. Poi mi fecero 
l'elettroshock", racconta. "Non solo i miei torturatori mi fecero violenza, 
ma mi stuprarono anche con un topo. È qualcosa di estremamente ripugnante. 
L'immaginazione non può arrivare a tanto".

Anche se riconosce che "i torturatori, nel mio caso, erano cileni", de Negri 
rimprovera a Washington di aver dato una mano a rovesciare Allende nel 1973, 
di aver offerto il proprio supporto a Pinochet e di aver addestrato i 
torturatori cileni. De Negri lasciò il Cile insieme alla famiglia nel 1977, 
ma, circa dieci anni più tardi, suo figlio Rodrigo Rojas vi fece ritorno. 
"Stava prendendo parte a uno sciopero generale, il 2 luglio del 1986, quando 
venne arrestato, duramente percosso e infine bruciato vivo dagli sgherri di 
Pinochet", racconta.

Gli americani, sostiene l'intervistata, "sono molto ingenui". "Non vogliono 
vedere" il coinvolgimento degli Usa, che va avanti da anni, in casi di 
tortura. Lo scandalo di Abu Ghraib non costituisce a suo avviso "nulla di 
nuovo". "Cose del genere accadono da anni poco lontano dai vostri occhi".

Agli statunitensi piace considerarsi una nazione di santi, e ogni volta che 
rivelazioni come quelle di Abu Ghraib o My Lai vengono a galla, vengono 
liquidate come anomalie. A voler considerare con attenzione gli ultimi 
cinquant'anni di storia americana, ci si rende conto che la realtà è 
tutt'altra.

Dalla Grecia all'Iran, dall'Indonesia al Vietnam, e un po' ovunque in 
America latina, il governo degli Stati Uniti si è reso complice di torture e 
dell'uccisione di centinaia di migliaia di persone.

"Se avessimo le fotografie di ciò che i nostri cosiddetti alleati facevano 
in Honduras, Salvador e Cile, addestrati da noi, negli anni '60, '70 e '80, 
il pubblico nordamericano avrebbe di che restare inorridito ben più di 
quanto non sia avvenuto ultimamente", afferma Peter Kornbluh del "National 
Security Archive", che ha sede nella capitale statunitense. Si trattava per 
lo più di torture per procura, ma sotto le direttive di Washington. "L'unica 
differenza fra le pratiche odierne e quelle di un tempo, è data dal fatto 
che all'epoca non c'era qualcuno armato di telecamera digitale che tenesse 
traccia di tutto ciò che avveniva".

A. J. Langguth è rimasto "impressionato e disgustato" dalle foto delle 
torture di Abu Ghraib. "Tuttavia, per me non è stata una grande scoperta". 
Langguth è autore del volume Hidden Terrors ("Terrori nascosti"), in cui fa 
la storia del coinvolgimento Usa negli abusi compiuti in Brasile e Uruguay 
negli anni '60 e nei primi '70. Il testo è incentrato sulla figura di Dan 
Mitrione, l'ufficiale statunitense impegnato nel rendere più professionale 
il lavoro degli aguzzini, poi catturato ed ucciso dai Tupamaros, in Uruguay.

"Ho sentito parlare per la prima volta delle nostre politiche di tortura 
quando ero in Brasile, negli anni '70", racconta Langguth. "Un mio amico che 
apparteneva all'esercito brasiliano mi disse di ciò che stava accadendo, e 
quando io stigmatizzai i brasiliani per questo, mi rispose, 'Andiamo, sai 
benissimo chi ci insegna il mestiere.' ".

"Si tratta di 'segreti' arcinoti" sostiene Alex Taylor, portavoce informale 
della Coalizione internazionale per l'abolizione della tortura e il sostegno 
ai sopravvissuti, organizzazione che Dianna Ortiz, suora guatemalteca 
vittima di tortura, ha contribuito a fondare. "Cose del genere avvengono da 
decenni. Il pubblico americano andrebbe istruito riguardo alla vastità del 
fenomeno. A partire dagli anni '50, gli Stati Uniti hanno usato la tortura 
come strumento politico prima nella guerra contro il comunismo e ora in 
quella contro il terrorismo".

La questione della tortura riguarda Taylor, nato in Guatemala, in prima 
persona. "Mia madre venne torturata e scomparì in Guatemala, nel 1971", 
racconta. "Avevo nove anni all'epoca e fui testimone del suo sequestro".

Alex è restio a parlare nel dettaglio di un simile evento traumatico, ma 
assegna buona parte delle responsabilità a Washington. "Gli Stati Uniti 
hanno aiutato i membri dell'esercito guatemalteco insegnandogli le tecniche 
di tortura".

William Blum, autore di Rogue State ("Stato canaglia"), conferma il ruolo 
giocato dall'esercito Usa. "Dagli anni '60 fino a tutti gli anni '80", ha 
scritto "le forze di sicurezza guatemalteche, in particolare l'unità 
dell'esercito denominata 'G-2', torturavano abitualmente i 'sovversivi'. La 
Cia riforniva di consigli, armi ed equipaggiamenti la G-2, responsabile di 
una rete di centri di tortura".

Nel suo libro, Blum fa anche notare come alcune delle pratiche più 
ripugnanti in voga ad Abu Ghraib e in Afghanistan non costituiscano affatto 
una novità. "Nelle scuole della marina Usa di San Diego e del Maine", vi si 
legge "durante gli anni '60 e '70, i cadetti avrebbero dovuto apprendere i 
metodi di 'sopravvivenza, evasione, resistenza e fuga' da usare in caso di 
necessità". "Un ex studente, il luogotenente della Marina Wendell Richard 
Young ha raccontato che.i suoi compagni furono costretti a.masturbarsi di 
fronte alle guardie e, una volta, a fare sesso con un istruttore".

Era in accademie militari come queste che, secondo Blum, gli studenti 
familiarizzavano con "uno strumento di tortura chiamato la 'tavola 
acquatica': la vittima veniva legata con delle cinghie ad un piano 
inclinato, con la testa verso il basso e la faccia coperta da un asciugamano 
sul quale veniva versata dell'acqua gelida; la vittima avrebbe così sofferto 
di soffocamento, rigurgiti e vomito, sperimentando una sensazione simile a 
quella dell'annegamento"

Il 13 maggio scorso, sul New York Times si leggeva che la Cia avrebbe usato 
la tecnica della tavola acquatica sul membro di Al Qaeda Khalid Shaikh 
Mohammed. Amnesty International aveva in quell'occasione sostenuto che "in 
tal caso, saremmo di fronte ad un caso evidente di tortura", aggiungendo 
anche che "il soffocamento con l'acqua è una tecnica che fu propria di Paesi 
notoriamente dediti alla tortura", fra i quali l'Indonesia di Suharto, lo 
Zaire di Mobutu e il Cile di Pinochet. In America latina, dove la tecnica 
veniva usata comunemente, era nota come el submarino.

"Il fatto che funzionari statunitensi, o loro delegati, incaricati degli 
interrogatori abbiano sottoposto i prigionieri al supplizio della tavola 
acquatica o a altre forme di finto annegamento è allarmante" afferma William 
F. Schulz, direttore esecutivo della sezione statunitense di Amnesty 
International. "Chi ha addestrato i neofiti, insegnandogli simili 
tecniche?".

Per lo più, i maestri di tortura nordamericani si sono attenuti ai manuali. 
Secondo il National Security Archive, la Cia ne ha prodotti almeno due, 
aventi per oggetto le tecniche di tortura. Il primo, edito nel luglio del 
1963, è intitolato "L'interrogatorio di contro-spionaggio" (Kubark 
Counterintelligence Interrogation). Vi si legge che "il voltaggio della 
corrente elettrica andrebbe conosciuto in anticipo, in modo tale da avere 
trasformatori o adattatori a portata di mano, quando necessario". Il manuale 
descrive le "principali tecniche coercitive di interrogatorio", che 
includono "deprivazione sensoriale attraverso il confino o simili, minacce e 
paura, sfinimento, dolore, ipnosi e alta suscettibilità, narcosi e regresso 
indotto".

Gli autori di questo manuale erano ben consapevoli dell'illegalità di tali 
metodi. "Gli interrogatori condotti attraverso metodi coercitivi rischiano 
più degli altri di portare a una situazione di illegalità e di avere 
conseguenze dannose" per il servizio segreto. "Pertanto", è obbligatorio 
"ottenere un permesso preventivo, qualora si pensi di infliggere 
all'interrogato un danno corporeo, o ci si appresti a far uso di metodi e 
materiali di natura medica, chimica o elettrica". Un terzo caso necessitante 
previa autorizzazione è stato censurato nel testo.

Il secondo testo, che è invece del 1983 ed è intitolato "Manuale di 
sfruttamento delle risorse umane" (Cia Human Resource Exploitation Manual), 
ripete pedissequamente alcuni passaggi del primo e istruisce gli ufficiali 
incaricati degli interrogatori su come "creare atmosfere spiacevoli o 
intollerabili finalizzate a sconvolgere le categorie di tempo, spazio e la 
percezione sensoriale", quelle stesse tattiche che il personale Usa ha 
utilizzato in Iraq e Afghanistan.

(I manuali sono disponibili on-line sul sito del National Security Archive: 
http://www.gwu.edu/~nsarchiv' )

Ma i manuali più tristemente famosi rimangono quelli usati alla Scuola delle 
Americhe fra il 1987 e il 1991. Quelli relativi alle tecniche di 
interrogatorio erano almeno sette, e furono gentilmente tradotti in spagnolo 
per gli ufficiali latinoamericani. Tali testi, largamente utilizzati, davano 
istruzioni su come eseguire falsi imprigionamenti, ricatti, pestaggi, 
torture e omicidi. Risulta inoltre molto pertinente, alla luce delle recenti 
polemiche circa lo status legale dei prigionieri in Iraq e Afghanistan, il 
seguente passaggio di uno di tali manuali. Il sovversivo, vi si legge, "non 
gode dello status di prigioniero di guerra di cui parla la Convenzione di 
Ginevra".

Padre Roy Bourgeois è il fondatore di SOA Watch (l'osservatorio sulla Scuola 
delle Americhe, ndt), organizzazione che da quattordici anni si batte per 
far chiudere la scuola, oggi ribattezzata Western Hemisphere Institute for 
Security Cooperation. "Mi sembra ci sia una notevole connessione fra le 
torture di cui abbiamo letto a proposito dell'Iraq e quelle legate agli 
insegnamenti della Scuola delle Americhe", sostiene. "Non si è trattato di 
qualche mela marcia. Le mele non torturano. Si è trattato di soldati in 
carne ed ossa, che alla Scuola delle Americhe come in Iraq abbiamo 
addestrato nelle tecniche di tortura".

La Scuola delle Americhe ha formato più di ottomila soldati salvadoregni, ci 
ricorda padre Bourgeois. Molti di loro, fra cui il famigerato Roberto 
d'Aubuisson, sono implicati in torture e assassinii. Circa 
settantacinquemila salvadoregni sono stati uccisi, per lo più da membri 
delle forze armate.

In un'inchiesta pubblicata su The Progressive (maggio 1984), il giornalista 
Allan Nairn rivelava che i legami fra il governo Usa e gli aguzzini 
salvadoregni ammontavano a molto di più della semplice frequentazione della 
Scuola delle Americhe. "Nei primi anni '60", scriveva Nairn "sotto 
l'amministrazione Kennedy, alcuni agenti del governo statunitense misero in 
piedi in Salvador due organizzazioni di sicurezza riconosciute che, nei 
successivi quindici anni, avrebbero ucciso migliaia di contadini e sospetti 
attivisti di sinistra". "Tali organizzazioni, che erano guidate da ufficiali 
nordamericani, avrebbero col tempo dato vita all'apparato paramilitare che 
divenne noto con le squadre della morte salvadoregne".

Durante l'amministrazione Reagan, continuava Nairn, "la Cia continuò, 
violando la legge statunitense, ad offrire addestramento, supporto e servizi 
di intelligence alle forze di sicurezza direttamente colluse con l'attività 
delle squadre della morte".

Il dottor Juan Romagoza fu una delle loro vittime. Imprigionato per due 
mesi, fra la fine del 1980 e l'inizio del 1981, racconta di esser stato 
sottoposto a tortura in presenza di consulenti statunitensi.

"Inizialmente non pensavo che ce l'avrei fatta ad uscirne vivo. Ho visto 
persone che venivano uccise. Ho dovuto sopportare maltrattamenti fisici 
terribili. Venni preso a calci, percosso, tenuto nudo e bendato, legato e 
appeso per le mani. Usarono gli elettrodi su ogni parte del mio corpo e mi 
sodomizzarono con bastoni, aste e ogni altro genere di oggetti, per poi 
spararmi ad un braccio".

Riguardo alla presenza di consulenti statunitensi, il dottor Romagoza, che 
attualmente è direttore esecutivo della Clinica del Pueblo, a Washington, è 
adamantino. "C'erano dei nordamericani insieme ai più alti ufficiali 
salvadoregni", afferma. "Erano lì quando ero appeso per le mani, facevano 
domande e ridevano".

Quando gli chiediamo cosa pensi degli abusi compiuti in Iraq, dice di aver 
provato una "tremenda tristezza". L'intera vicenda gli ricorda gli orrori 
che ha vissuto in prima persona. "Sembra che le cose vadano sempre avanti 
allo stesso modo. Come si possono compiere atti del genere? E come possono 
gli Stati Uniti portare avanti una politica così cieca, disumana e 
arrogante, basata sull'assunzione che una vita umana valga più di un'altra?" 
Non bisogna fare l'errore di considerare questi come dei casi isolati. Si 
tratta di un approccio sistematico alle relazioni con gli altri popoli e le 
altre nazioni: le violazioni dei diritti umani, gli stupri, le torture, sono 
tutte cose che accadono normalmente in molti dei Paesi che gli Usa hanno 
sostenuto e finanziato. Io sono un sopravvissuto di queste politiche. Prima 
o poi, gli Stati Uniti dovranno riconoscere la dignità e il valore di ogni 
vita umana".

Nel 2002, il dottor Romagoza e altri due querelanti hanno vinto una causa 
civile sollevata dal Center for Justice and Accountability (il "Centro per 
la giustizia e la responsabilità") contro due anziani generali salvadoregni, 
José Guillermo García e Carlos Eugenio Vides Casanova, che si erano 
trasferiti in Florida. A Romagoza è stato dato un risarcimento di 20 milioni 
di dollari.

Gli Usa hanno anche partecipato attivamente alle torture e agli assassinii 
che hanno avuto luogo in Honduras all'inizio degli anni '80. Nel 1995, il 
Baltimore Sun ha scritto che, in quegli anni, la Cia organizzava, addestrava 
e finanziava un'unità dell'esercito denominata Battaglione 316. Questa 
sequestrò, torturò e uccise centinaia di honduregni. Secondo quanto 
riportato dall'articolo, " [il Battaglione 316] utilizzava negli 
interrogatori strumenti per l'elettroshock e il soffocamento. I prigionieri 
venivano spesso tenuti nudi e, quando non più utili, uccisi e seppelliti in 
fosse comuni".

L'ambasciata statunitense in Honduras, guidata all'epoca da John Negroponte, 
sapeva di queste violazioni ma le coprì. "Determinati ad evitare eventuali 
interrogazioni al Congresso, gli ufficiali statunitensi in Honduras 
occultarono le prove degli abusi". Negroponte ha negato il proprio 
coinvolgimento, e durante l'udienza per essere confermato ambasciatore alle 
Nazioni Unite, di fronte al Senato Usa e sotto giuramento ha affermato: "Non 
ritengo ci fossero delle squadre della morte attive in Honduras".

Oscar e Gloria Reyes sono due vittime dei torturatori honduregni. "L'8 
luglio del 1982", racconta Oscar, "un gruppo di militari venne nella nostra 
casa, la saccheggiò, ci arrestò e ci portò nella stanza delle torture. 
C'erano tante persone che venivano torturate quella notte. Se ne sentivano 
le grida. Usarono gli elettrodi sul mio corpo e i miei genitali, mi appesero 
per le mani e mi picchiarono per tutta la notte. Poi mi misero di fronte ad 
un albero e inscenarono una falsa esecuzione. Quello è stato molto 
probabilmente il momento peggiore. A mia moglie somministrarono delle scosse 
elettriche nella vagina. Le conseguenze furono tali da provocarle danni 
permanenti alle ovaie e da doverle far affrontare in seguito 
un'isterectomia".

Oscar e Gloria Reyes sono querelanti in una causa del Center for Justice and 
Accountability contro un ex colonnello honduregno che ritengono abbia avuto 
un ruolo nelle violazioni compiute a loro danno. L'imputato ha negato ogni 
coinvolgimento.

Nel frattempo, il presidente Bush ha designato John Negroponte come 
ambasciatore statunitense in Iraq.

Il massacro di My Lai è ancora ben presente nella memoria degli americani 
come l'unico e più ripugnante atto di barbarie compiuto dall'esercito 
statunitense in Vietnam. I cittadini Usa, tuttavia, si sono dimenticati, o 
forse non hanno mai sentito parlare, di altri due scandali umanitari che 
ebbero luogo in quel Paese.

Uno di questi venne alla luce grazie ad un servizio del Toledo Blade, 
vincitore l'anno scorso del premio Pulitzer, che documentava la brutalità 
della Tiger Force, un'unità speciale dell'esercito Usa che nel 1967 "si 
lasciò dietro una scia di atrocità", associate probabilmente alla morte di 
centinaia di civili. Secondo quanto riportato dal Blade, "donne e bambini 
vennero intenzionalmente fatti saltare in aria in bunker sotterranei. 
Anziani agricoltori vennero freddati mentre lavoravano nei campi. I 
prigionieri vennero torturati e uccisi, le loro orecchie e i loro scalpi 
utilizzati come souvenir. Un soldato sradicò i denti dalle mascelle di un 
gruppo di civili assassinati a forza di calci, alla ricerca di capsule 
d'oro".

In Vietnam si ebbe anche un'offensiva statunitense interamente basata su 
torture e assassinii. Tale piano, denominato Phoenix Program, si concluse 
con l'uccisione di più di ventimila vietnamiti, secondo un calcolo 
effettuato dalla stessa Cia.

Nel volume The Phoenix Program, Douglas Valentine scrive che un agente del 
servizio segreto assegnò a ciascun membro di un gruppo di ufficiali una 
quota di uccisioni da compiere. In palio c'era perfino una ricompensa che 
scatenò "una gara fra i partecipanti al Phoenix Program per vedere chi 
riusciva ad accumulare più cadaveri". Uno dei concorrenti, addirittura, fece 
il proprio ingresso, non proprio opportuno, ad una cena offerta da un 
luogotenente e "gettò una busta sporca sulla tavola. Ne uscirono dodici 
orecchie sanguinanti".

La memoria è una precondizione dell'etica. Ed è l'assenza di memoria che ha 
colpito molte delle persone con cui ho avuto modo di parlare per scrivere 
questo lavoro. "L'idea che gli Stati Uniti non hanno una storia di torture 
alle spalle", sostiene William Blum "è un vero e proprio caso di amnesia".

A proposito di simili amnesie storiche, lo scrittore cileno americano Ariel 
Dorfman parla di "falsa innocenza", e ne esplora le radici. "Si tratta di un 
fenomeno assolutamente funzionale al tipo di impero che sono diventati gli 
Stati Uniti", sostiene Dorfman. "È vero che i media non presentano analisi e 
informazioni tali da permettere al pubblico di dare un giudizio su ciò che 
sta avvenendo. Ma è altrettanto vero che troppe persone chiudono 
deliberatamente gli occhi di fronte a certe verità".

A. J. Langguth è d'accordo sul fatto che la tortura faccia parte del dna di 
un impero. "Noi siamo i cittadini privilegiati di un impero e il potere 
imperiale è sostenuto da un certo numero di pilastri che non ci interessa 
considerare seriamente. La tortura è stato uno di questi pilastri, e temo 
che continuerà ad esserlo".

Fare a meno di tale strumento potrebbe rivelarsi tutt'altro che facile, 
sostiene Dorfman. "Se gli americani volessero veramente (e sottolineo 
'veramente') riconoscere ciò che viene fatto in loro nome, dovrebbero 
cambiare il loro modo di vivere, ricordare, lavorare, svagarsi. Oppure 
smetterla di considerarsi individui provvisti di un'etica".

Matthew Rothschild for The Progressive

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

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Alexis | 9 Oct 17:30
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Re: Fw: [ListaSinistra] Amnesie made in Usa

----- Original Message ----- 
From: "clochard" <spartacoh <at> alice.it>

[.......]
> Un'interessante ed inquietante articolo tratto dal numero di luglio 2004 
> di "The Progressive", (storico mensile di sinistra americano), sugli Stati 
> Uniti e la tortura. [....]
> Sono sprazzi di quel "rimosso" collettivo che gli statunitensi non 
> riescono ad elaborare.
> Il pezzo accenna anche ad un problema fondamentale, quello relativo alle 
> connessioni esistenti fra la tortura eretta a sistema, l'essere impero e 
> lo stile di vita nordamericano.
[....]

Ad Algeri non credo che ci sia. Ad Atene no certamente, non ancora, ad 
eccezione dell'isola di Macronissos, difficilmente raggiungibile.
Ma a Nicosia si': il museo della storia contemporanea dove si espone un 
ricchissimo campionario degli strumenti di tortura dell'impero britannico ai 
tempi (anni '50) della lotta per l'indipendenza del popolo cipriota.
E' bello vedere i turisti inglesi visitarlo e sentire i loro commenti 
all'uscita....
Alexis 

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rossana | 9 Oct 22:24

Il giorno dopo Rekombinant

(Sensazioni che trapelano e si incontrano con le parole ascoltate 
sabato. Il contenuto non è del tutto fedele agli argomenti trattati che 
sono stati davvero succosi).

Il giorno dopo il convegno di Rekombinant mi è rimasto un dubbio: che 
cos’è l’amore?
Nel virtuoso gioco dei creatori di nuove forme ci si è addentrati nei 
sistemi che possono manifestare un comportamento caotico (sistemi 
dinamici) attraverso la visualizzazione di figure che il 
matematico-programmatore articola fra segnali e simboli.
Nei fenomeni caotici “un batter d’ali” può produrre effetti 
imprevedibili, nuovi algoritmi possono aiutarci a capire cosa avviene 
nello spazio dell’incertezza? La geometria del caos trasforma un 
carattere alfanumerico in un meraviglioso disegno.
http://aleph0.clarku.edu/~djoyce/julia/mandelplant.html

Durante il convegno si sono combinate immagini prodotte dal calcolatore 
con la descrizione geometrica delle passioni tristi attraverso la 
percezione delle catastrofi, guerra e uragani, con cui si convive oramai 
quotidianamente. La catastrofe può assumere la forma del declino.
Matematica e malinconia: il quadrato magico di Dürer
http://www.pergioco.net/Giochi/GiochiConINumeri/+QuadratiMagici/Durer.htm

E poi la domanda “che cos’è la natura umana?”. Dall’incontro fra le 
scienze cognitive (Chomsky, uomo con caratteristiche biologiche proprie) 
ed il pensiero critico (Foucault, uomo artificio storico e culturale) 
non è arrivata una risposta, se non attraverso una rielaborazione che 
deve ancora proseguire: “l’animale che ha linguaggio non è, in quanto 
tale, un animale politico” oppure “la partita sulla natura umana si 
gioca proprio e soltanto attorno all’organizzazione formale della 
conoscenza”.
(Noam Chomsky, Michel Foucault. Della natura umana: Invariante biologico 
e potere politico, DeriveApprodi 2005).

La biologica molecolare ci ha suggerito che se è semplice generare la 
complessità, altrettanto difficile è controllarla poiché richiede 
un’enorme quantità di informazioni di natura regolatrice.
Nella ricerca di un modo per quantificare l’informazione contenuta in un 
messaggio, il matematico Shannon introdusse la misura del contenuto 
dell’informazione: l’entropia. La discrepanza fra l’entropia di Shannon 
e quella della termodinamica consiste nel diverso calcolo per diversi 
gradi di libertà. Per definire quali siano i gradi di libertà 
fondamentali bisognerebbe calcolare la capacità di informazione totale 
di un frammento di materia o la sua vera entropia termodinamica, e 
conoscere il più profondo livello della struttura.

Quando Napoleone occupò la Germania (1806) imponendo ai cittadini di 
contribuire alle riparazioni di guerra, alcuni matematici francesi si 
mobilitarono per aiutare il professore e astronomo tedesco Carl 
Friedrich Gauss, che si era visto imporre un pagamento di 2000 franchi 
che non possedeva. Gauss non volle l’aiuto in denaro dei colleghi 
francesi, ma nello scambio di lettere con Monsieur Leblanc, un suo 
ammiratore, gli chiese il favore di intercedere a suo favore presso il 
generale francese Pernety (l’intervento ebbe buoni effetti). Da qui la 
scoperta dell’identità segreta:
“Il gusto per le scienze astratte in generale e per i misteri dei numeri 
in particolare è rarissimo: ma non è questa la mia meraviglia”.
Il Signor Leblanc era in realtà Sophie Germain, studiosa che conseguì 
una formazione scientifica da autodidatta attraverso gli appunti scritti 
da amici dell’Ecole Polytechnique, perché ai tempi le donne non erano 
ammesse né all’università, né ai salotti aristocratici.

Il corpo ha il ritmo del battito del cuore, il gioco dei desideri vuole 
anche l’assenza, il carattere sfuggente dell’ambiguità. I gesti si 
susseguono cancellandosi, la risposta che ci si attende non può essere 
un esercizio grammaticale. Vuole la passione, l’eros che cerca un 
espediente nelle cose terrene, uno stratagemma per poter godere del 
contatto fra i corpi.
La sensualità è il veicolo che tocca la carne e fugge, trova nell’altro 
il simile e il diverso.
“Tutto sopra la terra è incerto: e questo più di tutto davvero: il segno 
infatti di una donna, petto, dove sarà che tu lo scopra?”.
http://xoomer.virgilio.it/lillial2004/Apresmidi.htm

Non è cambiato molto da quando Platone definiva il corpo come prigione 
dell’anima. Solo dopo che l’uomo si è liberato del corpo si può giungere 
alla conoscenza, alla bellezza e alla verità (Dio).
Attraverso la separazione del mondo delle idee e delle cose terrene de 
Chardin arriva a scoprire la noosfera, la parte nervosa e pensante del 
mondo che si stende oltre la biosfera, sopra il mondo.
Le autorità ecclesiastiche lo accusarono di panteismo e di aver 
accettato le teorie evoluzioniste.
Oggi chi ha ripreso il concetto di noosfera, e in particolare dagli 
scritti “Le direzioni del futuro” e “Il Fenomeno umano” (ossia l’energia 
psichica del genere umano presente e agente del mondo), non lo ha fatto 
per cercare nel caos l’imprevisto, ma un esito probabile.
I modelli matematici sviluppati presso il Livermore National Laboratori 
dal calcolatore Strategic Computing Iniziative White, servono a 
“giocare” complessi scenari idonei a valutare l’efficienza dell’arsenale 
strategico militare, ed è a disposizione di altri ricercatori per 
simulazioni di estrema complessità.
Da questo punto di vista è inutile chiedersi se gli USA hanno perso o 
vinto la guerra in Iraq (in realtà la guerra è all’invisibile 
“terrorismo”), perché buona parte dell’architettura di rete è già in 
costruzione. Ciò che non rientra negli imprevisti della guerra è ciò che 
fisicamente si muove tra i flussi dell’informazione.
Dentro questo “tra” il corpo non è stato eliminato né superato. Il corpo 
permane trasformato, e la sua trasformazione serve a rimettere in moto 
l’economia. “La guerra fa bene al Pil”.
Uno degli obiettivi delle nuove guerre è in parte risolto.

E’ una guerra fra corpi, ma è anche il conflitto che vuole distinguere 
tra verità ed illusione con l’inganno.
Il corpo infelice ridotto a macchina e il corpo che cerca la felicità 
nell’al di là.
In entrambi vi è un odio contro il “mondo, la maledizione delle 
passioni, la paura della bellezza e della sensualità, un al di là 
inventato per meglio calunniare l’al di qua, in fondo un’aspirazione al 
nulla, alla fine, al riposo, fino al sabato dei sabati”
(La nascita della tragedia, Nietzsche)

[][][][]][
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clochard | 9 Oct 23:20
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Fw: [movimento] Fw: Bambino palestinese di 2 anni tolto alla madre dai sionisti nazisti

Scusate, forse urta la political correctness e io ho esaurito i punti miralanza, ops...il numero di msg su neurogreen
 
e
 
----- Original Message -----
Sent: Saturday, October 08, 2005 6:49 PM
Subject: [movimento] Fw: Bambino palestinese di 2 anni tolto alla madre dai sionisti nazisti



      08 ott 2005, 03:58:11
    
      [laconscience] Manal Ghanim et les prisons sionistes
    

 I SIONISTI SEPARANO UN BAMBINO DALLA MADRE PRIGIONIERA7 OTTOBRE 2005 ore 17:09   BETLEMME - Manal Ghanim è una madre prigioniera che si trovava nel carcere sionista di Talmud. Le autorità carcerarie volevano separarla da qualche giorno dal suo bambino.Affermando che lei vive in uno stato psicologico deplorevole e deprimente, tutte le prigioniere palestinesi di questo carcere hanno lanciato un segnale di denuncia a tutte le istituzioni umanitarie e giuridiche di ogni paese allo scopo che intervengano per impedire questa separazione inumana.La storia di questo sopruso terrificante era comunciata il 17 aprile 2003. Quel giorno, i soldati dell'occupazione sionista avevano dato l'assalto alla casa della sua famiglia per arrestarla, benché fosse incinta e già madre di due bambini di pochi anni. In seguito un tribunale militare sionista l' ha condannata a quattro anni di carcere duro.E in carcere, lei ha messo al mondo due gemelli, con le manette sioniste alle mani. Ma le condizioni impossibili del carcere sioniste hanno ucciso uno dei due gemelli.Il secondo, che avrà due anni fra qualche giorno, sarà spedito all'estero e separato da sua madre. Il povero piccolo non conosceva altra persona che sua madre.Tutti gli appelli lanciati alle autorità dell'occupazione sionista per liberare, per ragioni umanitarie, la madre ed il suo bambino, non sono riuscite a farli recedere. Infine, questa giovane mamma ha lasciato a casa, due piccoli bambini uno dei quali soffre di una malattia cronica.   Alcune parole d'ordine di cui riempire le ragioni del popolo  CHIUDERE I RAPPORTI DIPLOMATICI CON I NAZISTI SIONISTI !ESIGERE LA FINE DELLA CARCERAZIONE NELLE CARCERI SIONISTE PER LE MADRI ED I LORO BAMBINI E, COMUNQUE, NON SEPARARLI SE NON PER VOLONTA' DELLE MADRI !LIBERTA' PER TUTTI/E I/LE PRIGIONIERI/E DELLA NAZIONE ARABA SEQUESTRATI DALLO STATO SIONISTA !
ESPULSIONE DI ISRAELE, TURCHIA, PERU', NEPAL, FILIPPINE, COLOMBIA, E TUTTI GLI STATI SUCCUBI E GOVERNATI DA GOVERNI FANTOCCIO DEGLI IMPERIALISTI, DALL'IMMAGINARIO COLLETTIVO CIVILE E DAGLI AMBITI ISTITUZIONALI DI OGNI PAESE DEMOCRATICO !
RITIRO DELLE TRUPPE AMERICANE DA OGNI ALTRO PAESE DEL MONDO !Paolo Dorigo, 8-10-2005

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per cancellarsi dalla lista movimento: / list-unsubscribe:
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clochard | 9 Oct 23:36
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Re: Fw: [ListaSinistra] Amnesie made in Usa

Ti esprimo gratitudine, Alexis, per aver rilanciato e per aver fatto il 
"salto" in questa lista a te finora un po' lontana!!! 
:-)))))))))))))))))))))))))))))

SMACKISSSIMO!!!

e

----- Original Message ----- 
From: "Alexis" <akilis <at> otenet.gr>
To: <neurogreen <at> liste.rekombinant.org>
Sent: Sunday, October 09, 2005 5:30 PM
Subject: Re: [neurogreen] Fw: [ListaSinistra] Amnesie made in Usa

> ----- Original Message ----- 
> From: "clochard" <spartacoh <at> alice.it>
>
> [.......]
>> Un'interessante ed inquietante articolo tratto dal numero di luglio 2004 
>> di "The Progressive", (storico mensile di sinistra americano), sugli 
>> Stati Uniti e la tortura. [....]
>> Sono sprazzi di quel "rimosso" collettivo che gli statunitensi non 
>> riescono ad elaborare.
>> Il pezzo accenna anche ad un problema fondamentale, quello relativo alle 
>> connessioni esistenti fra la tortura eretta a sistema, l'essere impero e 
>> lo stile di vita nordamericano.
> [....]
>
> Ad Algeri non credo che ci sia. Ad Atene no certamente, non ancora, ad 
> eccezione dell'isola di Macronissos, difficilmente raggiungibile.
> Ma a Nicosia si': il museo della storia contemporanea dove si espone un 
> ricchissimo campionario degli strumenti di tortura dell'impero britannico 
> ai tempi (anni '50) della lotta per l'indipendenza del popolo cipriota.
> E' bello vedere i turisti inglesi visitarlo e sentire i loro commenti 
> all'uscita....
> Alexis
>
>
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> NEUROGREEN
> ecologie sociali, strategie radicali
> negli anni zerozero della catastrofe
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