Rattus Norvegicus | 4 Aug 15:48 2015
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Che cosa ha scritto realmente Naomi Klein ? (Terza Parte)

Come ho sottolineato in diverse occasioni, Noami Klein non è una 
professionista della politica né una filosofa accademica. Ciò che la 
caratterizza maggiormente, a mio modo di vedere, è un talento specifico 
nel lavoro giornalistico di carattere investigativo, che si tratti di 
ricerca documentaria 'carta e matita' o, invece, di ricerca sul campo, 
di viaggi, di partecipazione a grandi eventi, di confrontarsi 
continuamente con chi promuove nuove forme di lotta sullo scacchiere 
planetario. Se, dunque, si possono individuare diversi 'registri' nella 
sua scrittura, che vanno dalla narrazione personale, quasi intima, fino 
alle escursioni nella storia delle tecnologie e nella filosofia, il 
registro prevalente è quello dell'attualità, della cronaca informata. É 
qui che Klein rivela il suo spettacolare talento demistificatore, a 
volte sprezzante e che in qualche occasione arriva al sarcasmo 
spietato. Dovendo scegliere qualche caso esemplare di questo suo stile, 
spendo volentieri alcune righe sul caso del tetraone delle praterie di 
Attwater. É solo il primo, clamoroso esempio, fornito nel libro, di 
come le cosiddette Big Green, le  grandi holding dell'ecologismo USA, 
si siano lasciate coinvolgere, giorno dopo giorno, nei traffici e negli 
interessi delle corporation dei combustibili fossili e dei loro 
principali protettori (banca come JP Morgan). Un tema che apre la 
strada a molti altri approfondimenti e a  ragionamenti stringenti sul 
progressivo assorbimento dell'ecologismo di maniera da parte dei grandi 
gruppi dell'energia fossile.

Dunque, il tetraone di Attwater ricorda 
forse nell'aspetto un fagiano. In ogni caso, ce n'erano circa un 
milione, lungo le coste del Texas e della Luisiana, ai primi del 900.

http://avibase.bsc-eoc.org/species.jsp?avibaseid=9EB2E2A554AA5DF8
Con 
(Continue reading)

Rattus Norvegicus | 4 Aug 12:20 2015
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R: Re: Che cosa ha scritto realmente Naomi Klein ? (seconda parte)


Grazie, Sibilla.

Si rende necessaria anche una quarta parte e 
probabilmente una quinta. Intanto invio la terza.

Quanto a Obama, 
guarda  che riflessi pronti i Repubblicani:

http://www.agi.it/estero/notizie/clima_bufera_di_critiche_al_piano_obama_colpisce_economia_usa-201508041202-est-rt10053

baci

r. 

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Rattus Norvegicus | 2 Aug 09:09 2015
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Che cosa ha scritto realmente Naomi Klein ? (seconda parte)


A tenere insieme economia neoliberista e crisi climatica, per Klein, 
sono una serie di dati di carattere storico, politico e filosofico. In 
questione è, ovviamente, come sia possibile che, dalla fine degli anni 
'80, la consapevolezza scientifica del fenomeno e la sua dimensione 
politica non siano stati efficaci per contenerlo. La risposta di 
carattere storico della canadese è che, tra la fine degli anni '80 e la 
metà dei '90, ci sono stati gli sconvolgimenti geopolitici che 
conosciamo: negli in cui a Toronto si è tenuta la Conferenza Mondiale 
sul cambiamento dell'Atmosfera (1988) e a Rio si è tenuto il Summit 
della Terra (1992), si andavano perfezionando le strutture portanti 
della globalizzazione dei mercati, su tutte il WTO. Per Klein 
l'internazionalizzazione dei mercati è del tutto coerente agli 
obiettivi di chi si occupa di estrazione dei carburanti fossili e 
viceversa, difficilmente compatibile con la promozione e la 
realizzazione delle energie rinnovabili. Detto in modo approssimativo e 
brutale: le rinnovabili, particolarmente l'eolico, hanno in genere 
bisogno di una dimensione "locale". Stabiliscono un rapporto diretto, 
sostanziale con i luoghi in cui vengono prodotte: lì c'è il pannello 
solare e lì si consuma l'energia che il pannello produce. E a ben 
guardare Le leggi sulla concorrenza internazionale promosse e 
controllate dal WTO ostacolano tutti i tentativi di fare politiche di 
carattere locale per l'energia pulita, mentre favoriscono e stimolano 
la logica dell'esportazione a tutti i costi. La crescita dei consumi di 
carburanti per navi e aerei cargo è del tutto conseguente a questa 
concezione della globalizzazione delle merci. Per esempio, le 
esportazioni agricole - (basti pensare a quelle della UE, che stanno 
progressivamente distruggendo le economie di sussistenza africane) - 
incrementano spaventosamente le emissioni di gas serra. E questa 
frenesia neoliberista per la concorrenza transfrontaliera ha altre 
(Continue reading)

Emanuele | 1 Aug 09:55 2015

Ops!


Ho appena inviato il resoconto finale a chi ha partecipato alla colletta 
per la donazione annuale a Comodino, ma ho dimenticato un piccolo 
particolare: grazie, grazie ancora a tutt* voi!
:o)

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mcsilvan_@libero.it | 1 Aug 08:50 2015
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R: Re: Qualche link...


>partito di Syriza e le conseguenze del troppo parlare di Varoufakis (giusto 
>o sbagliato che sia). Voi da che parte state?

personalmente sto dalla parte di chi parla di generazione di modelli 
economici. Dando gambe, e sostanza materiale, ad un progetto politico.
E anche la dimensione dei problemi. In Italia c'è ancora davvero chi pensa 
che, dopo un pò di agitazione, arriva Draghi e gli stampa gli euro
per il welfare continentale. La sconfitta, spero non definitiva, di Syriza è 
stata quella di non avere alcun modello economico, o perlomeno non
uno praticabile, e di presentarsi in Europa pensando che il consenso locale, 
unito alla minaccia della crisi, producesse euro freschi da portare ad Atene. 
Tutta questa insistenza, che dura da qualche lustro, sui modelli di 
democrazia, sulla deliberazione radicale ha generato qualche stagione di 
effervescenza
e tanta estetica della politica. Ma tutte le volte che la contraddizione è 
stata, come lo è sempre nel liberismo, tra democrazia e moneta è sempre stata 
quest'ultima
a prevalere. In fondo sono lezioni semplici.

mcs

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Rattus Norvegicus | 1 Aug 08:28 2015
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Cosa ha scritto realmente Naomi Klein nel suo ultimo libro ? (Prima parte)

Cosa ha scritto realmente Naomi Klein nel suo ultimo libro ?

Il 
titolo del mio post vorrebbe essere, per cominciare, un invito alla 
riflessione su un fenomeno dilagante in rete: il copia e incolla. 
Qualche giorno fa un amico, assai serio ed affidabile, mi diceva con il 
suo penetrante sguardo di psicanalista che il compagno Buzzi, quello di 
mafia capitale, era stato condannato per omicidio dopo aver rifilato 30 
coltellate a una prostituta. Qualche giorno dopo, mi sono ritrovato a 
ripetere le sue parole (con lo stesso flemmatico e preoccupato 
sconcerto) con altre persone. C'era però qualcosa che non mi suonava. 
Dipenderà da quel che resta della mia vecchia acribia del topo di 
biblioteca, ma sono andato a verificare. Ebbene: Buzzi in realtà era 
effettivamente stato condannato per omicidio, ma non per aver ucciso 
una prostituta, ma bensì per aver ucciso un suo collega di lavoro, un 
bancario con cui aveva organizzato una truffa ai danni della banca in 
cui lavorava.

Questo però non inficia in nessun modo l'affidabilità 
del mio amico. La storia della prostituta, ho poi scoperto, ha 
circolato su tutte le testate internettare e su diversi quotidiani 
cartacei. L'errore è stato provocato da un "lancio" su internet 
sbagliato, su cui tutti hanno fatto copia e incolla. Ammetterete che è 
uno spettacolo piuttosto desolante. Denota una tale mancanza di 
attenzione, di sensibilità, da far spavento. E immaginatevi cosa può 
succedere quando a circolare non sono "fatti" che possono essere almeno 
messi alla prova, come una sentenza di condanna, ma "interpretazioni", 
"pareri" e così via. [E qui si verifica l'effetto pernicioso delle 
varie "macchine del fango".(La situazione del comune di Roma, in questi 
giorni, è spettacolare da questo punto di vista.)].
(Continue reading)

rossana123 | 31 Jul 21:32 2015
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Facebook's airforce: Giant solar-powered Aquila drone to bring internt to rural areas

Sarà contento Obama (Pechino irritata per il viaggio di Obama in Africa: “Sfrutta il colore della pelle per fare affari” http://www.lastampa.it/2015/07/29/esteri/pechino-irritata-per-il-viaggio-di-obama-in-africa-sfrutta-il-colore-della-pelle-per-fare-affari-9XFwQa5vpwSY7Bcoe81kBK/pagina.html )

​​Il primo drone ad energia solare di Facebook inizierà i test di volo entro la fine dell'anno. Il progetto è parte di un più ampio sforzo di Facebook che contempla mediante satelliti e altre apparecchiature ad alta tecnologia, la copertura Internet per centinaia di milioni di persone che vivono nelle regioni remote del pianeta.Il drone di Facebook è stato realizzato in fibra di carbonio. E’ in grado di volare alle gelide temperature dell’alta quota per un periodo di tempo prolungato. I droni saranno sollevati in aria da alcuni palloni e rilasciati a 90.000 piedi, quindi ben al di sopra delle tratte aeree commerciali ed al riparo dai temporali. La notte, il drone scenderà a 60.000 piedi per risparmiare la batteria. Ogni drone volerà in cerchio con un raggio di circa 3 km. In questo modo gli ingegneri sperano di garantire servizi Internet in zone con un raggio di circa 50 chilometri. I droni garantiranno connessioni di 10 gigabit al secondo. Facebook, infine, sta progettando i droni per rimbalzare i segnali da un vettore all’altro. In questo modo il segnale potrà raggiungere aree più vaste sul terreno.

http://www.stuff.co.nz/technology/social-networking/70710497/facebooks-airforce-unveils-giant-drone-to-bring-internet-to-rural-areas



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rossana123 | 31 Jul 14:59 2015
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La dissonanza cognitiva dell'Italia

A parte - la moneta unica che la sostengono che avrebbe causato una grave dissonanza cognitiva - in Italia come in Europa, pensate allo stress psicologico a cui sarà sottoposta l'Europa nel periodo del referendum inglese (a proposito della permanenza in Europa, secondo un sondaggio di giugno di Observer, se si votasse oggi la gran parte degli inglesi sceglierebbe di uscire dall'Unione. Il 48% voterebbe per l'uscita dall'Ue, mentre il 37% sceglierebbe di restare), il Washington Post dovrebbe preoccuparsi di più della fatica psicologica a cui taluni americani sono sottoposti.
 
Italy is the most likely country to leave the euro
Come definire un paese che in 16 anni, dalla sua adesione all'euro, ha visto crescere la sua economia di appena 4,6 punti percentuali? Secondo l'opinionista della “Washington Post” Matt O'Brien, quel paese – l'Italia – appare il candidato ideale all'uscita dall'euro. “E' difficile – scrive l'opinionista – capire cosa sia andato storto all'Italia. L'anno della sua adesione alla moneta unica, il Belpaese è cresciuto del 4 per cento, ma da allora è rimasto fermo al palo. Prima della crisi del 2008 il paese è effettivamente cresciuto a ritmi discreti, ma al contrario ad esempio della Grecia, non pare aver mai davvero beneficiato dalla sua adesione all'area dell'euro. I problemi dell'Italia – sottolinea l'opinionista – vanno certamente attribuiti, in primo luogo, alle sue debolezze strutturali interne, ormai ben note: l'eccesso di tassazione, l'iperburocratismo, la farraginosità delle istituzioni e dell'apparato amministrativo, le rigidità del mercato del lavoro. Nel tempo, questi pesantissimi limiti si sono combinati alla pur lodevole operosità dei privati creando un vibrante tessuto produttivo di piccole imprese, cui lo Stato ha impedito di conseguire la flessibilità e le economie di scala necessarie a competere in un contesto sempre più globalizzato. E' anche vero, però, che “l'Italia soffriva di questi limiti anche prima dell'euro, eppure sembrava cavarsela meglio”. Il contesto globale degli anni Novanta non è certo quello attuale, e oggi l'Italia non può permettersi di spendere e spandere a deficit come faceva prima del suo ingresso nell'eurozona. E' però innegabile, secondo O'Brien, che l'euro costituisca almeno una parte del problema. La moneta unica “è troppo forte per gli esportatori italiani, e troppo restrittiva per un governo che pure, in parte, è stato costretto a ridurre il proprio bilancio più di quanto avrebbe fatto di sua spontanea volontà”. Il vero problema dell'euro, secondo l'opinionista, è però un altro: in Italia come in Europa, la moneta unica e le istituzioni che la sostengono “hanno causato una grave dissonanza cognitiva”. Quanto accaduto in Grecia nelle ultime settimane ne è la prova: “La gente odia l'austerità, ma spesso ama alla follia l'euro e tutto ciò che lo rappresenta”. Non si rendono conto, secondo O'Bien, che austerità ed euro sono due facce della stessa moneta. Questo caso di dissonanza “ha costretto i partiti euroscettici a promettere l'impossibile nel tentativo di ottenere il potere politico: la fine dei tagli alla spesa e la simultanea permanenza all'interno dell'euro. E' quanto aveva promesso ad esempio il premier greco Alexis Tsipras; com'era prevedibile, la sua illusione si è conclusa con l'imposizione al paese di condizioni d'austerità draconiane. Eppure – conclude O'Brien – in Italia lo scenario appare differente. I movimenti anti-euro italiani “hanno appreso la lezione opposta: mai scartare l'ipotesi di un'uscita dall'euro, o le cose non volgeranno mai per il meglio”. Non è un caso che Beppe Grillo, l'istrionico leader del Movimento 5 Stelle, abbia dichiarato che “il rifiuto di lasciare l'euro è stato la condanna a morte di Tsipras”. Nell'economai dell'euro, l'Italia è una pedina assai più pesante della Grecia. Il suo debito è enorme e insostenibile, a meno che il paese non torni a crescere a ritmi decenti. L'uscita dall'euro “potrebbe portare più crescita, e dunque meno austerità”. Tutto questo, però, richiederebbe istituzioni nazionali e una cultura politica in grado di comprendere l'esigenza di riformare profondamente il paese per dotarlo della necessaria competitività.


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mcsilvan_@libero.it | 31 Jul 09:46 2015
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R: E' possibile cambiare l'Europa?

>E' ancora possibile immaginare un cambiamento democratico e radicale dell' 
Europa? 

con il massimo e non formale rispetto per i dibattenti ovviamente la domanda è 
sbagliata :) e contiene i tanti errori teorici di questi anni. La domanda 
giusta è: quale modello economico continentale può garantire la democrazia?
Perchè senza base materiale, ovvero il modello economico, la democrazia è solo 
retorica della deliberazione più radicale possibile. Non darei nemmeno così per 
scontata la coincidenza tra modello economico e continente.
In questi anni di bizzarrie antropologico-politiche, che garantivano 
l'esistenza di soggetti speciali e fiammeggianti, di nicchie sociologiche, dove 
soggetti dalla sottile consistenza numerica erano caricati di un peso politico 
universale,
non avrebbe fatto male una modalità argomentativa molto più attenta alla 
generazione di economie. Perchè non è che funziona col "quando c'è il soggetto 
c'è tutto", è metafisica mica politica, e nemmeno col superwelfare continentale
..e anche lì non avrebbe fatto male capire perchè non si è mai formato. E 
soprattutto perchè non esisterà mai una Bce, nemmeno se il presidente viene 
eletto con le assemblee di villaggio da Pantelleria alla Norvegia, che stamperà
gli euro necessari per il welfare continentale tutto compreso. Sono tempi che 
sgretolano ogni convinzione consolidata, se la domanda non è quella giusta.

mcs

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rossana123 | 31 Jul 08:51 2015
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E' possibile cambiare l'Europa?

(messa così la discussione...ai posteri l'ardua sentenza)

E' ancora possibile immaginare un cambiamento democratico e radicale dell'Europa? E come? Ne parliamo con Toni Negri, Ugo Mattei, Laura Pizzirani, Sandro Mezzadra e Guido de Togni. Chiude Gilberto Gil, conduce Lorenzo Marsili, regia Berardo Carboni.

 

Avviso ai leader europei: bisogna abolire la democrazia

di Christian Laval

A commento dell’ “accordo” con cui le istituzioni di Bruxelles e un Eurogruppo a trazione tedesca hanno nuovamente imposto la teologia del debito e un umiliante regime dell’austerity alle forze sociali greche che, alla ricerca di una via di uscita dalla barbarie, avevano osato pronunciarsi con un sonoro “No” contro il comando finanziario, pubblichiamo questo articolo del filosofo e sociologo Christian Laval. Laval denuncia la volontà ormai dichiarata di sopprimere ciò che resta di pericolosamente democratico nel contesto della post-democrazia europea: una “democrazia del debito” che pur mantenendo le forme democratiche ne svuota implacabilmente la sostanza.

Laval è autore di molti rilevanti studi. Tra gli altri, insieme a Pierre Dardot, ricordiamo gli importanti La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, Roma, Derive Approdi, 2013 e Del comune, o della rivoluzione nel XXI secolo, Roma, Derive Approdi, 2015, lavori fondamentali per la comprensione della razionalità neoliberale e per la ricerca collettiva di nuove forme possibili della democrazia [a. s.].
L’articolo è tratto dal blog personale dell’autore. La traduzione è di Alessandro Simoncini.

A sentire le voci dominanti nei media europei e nelle sfere politiche delle élites, ci si può domandare se la democrazia, nella sua versione più classicamente istituzionale, non sia diventata un ingombrante retaggio del passato che converrebbe definitivamente eliminare per lasciar posto al governo degli “adulti”, secondo la felice espressione di Madame Christine Lagarde, la “patrona” del Fondo Monetario Internazionale.

I popoli, si sa, hanno la pericolosa abitudine di lasciarsi andare alle loro passioni, ai loro pregiudizi, alle loro pulsioni. Essi sono per natura pericolosi, irresponsabili, a volte pigri, e spesso violenti e invidiosi. Lo si sa da quando ci sono dei padroni. Ma che fare quando il fatto di concedere a questi popoli il diritto di voto mette in pericolo la stabilità sociale, le virtù più necessarie, le migliori regole stabilite senza le quali non è concepibile alcun ordine? Non è questa una minaccia costante e troppo pressante? La redistribuzione violenta della ricchezza, la distruzione della proprietà privata, la fine della civiltà e della cultura, il totalitarismo non sono l’esito possibile, ed anzi probabile, della mania di consultare regolarmente questi popoli, sempre pericolosi?

Certo, sta bene che si sia dovuto concedere una qualche parte ai popoli in cambio del loro rispetto per la legge del lavoro: una parte sul piano materiale e una su quello della politica. Però, come la loro quota di ricchezza non deve eccedere le possibilità di accumulazione del capitale, così il loro ruolo sul terreno della politica non può oltrepassare i confini della ragione. E che cos’è la ragione, se non ciò che è contenuto ed espresso nelle sacre leggi della produttività e della competitività?

Alla fine del XX secolo i neoliberali hanno escogitato un bell’espediente contro il carattere ingovernabile dei popoli: la disciplina di mercato. La mondializzazione, la finanza, la disoccupazione, hanno infine avuto ragione delle forze coalizzate del lavoro che si opponevano all’economia di mercato. Ma gli ordoliberali tedeschi – che come sappiamo sono stati fortemente influenti sulla costruzione europea, e lo sono sempre di più come si vede dal fatto che i socialisti sono arrivati ad aderire ai postulati dei loro partner di destra – hanno fatto di più: hanno stabilito il regno assoluto delle regole. Non c’è più alcun bisogno di fare politica, di deliberare sui fini, di confrontarsi sui valori e sulle priorità: le cifre e le razionalità si impongono senza lunghi dibattiti, all’interno di un sistema di obiettivi quantificati agevolmente leggibili su tavole statistiche rigorosamente fissate, come il pannello di controllo di un aereoplano o di un’impresa.

Il “pilotaggio” ha così rimpiazzato il voto. Scoperta geniale, dovuta alla civiltà moderna, che è stata resa praticamente realizzabile mediante la creazione di una moneta comune, la quale impone questo rispetto assoluto delle regole. Quella fu la “felice” fine dell’arcaica democrazia che gli antichi Greci avevano creduto possibile ad Atene nel V secolo a.c. Un altro modo di governare si è imposto nel XX secolo, tra Bruxelles, Strasburgo e Francoforte: è razionale, efficace, perfettamente adatto alle circostanze. È soprattutto virtuoso: obbliga i popoli ad auto-imporsi le penitenze e a pentirsi, a obbedire ai precetti della Ragione Economica, a comprendere che c’è qualcosa di ben più Alto e più Grande delle loro volontà.

Certo, da questo governo di sana amministrazione non sono ancora state tratte tutte le conseguenze. Infatti, anche se mantenere le elezioni è utile per far credere ai popoli di rivestire un piccolo ruolo nella scelta dei loro leader presenta anche veri rischi, come mostra l’esempio recente della Grecia. Quando un popolo vede scelleratamente degradare la propria condizione, e pur se si spinge a ammettere di esserne il responsabile, può avere l’illusione che un’altra strada sia possibile, almeno quando certi demagoghi sono abbastanza abili da farglielo credere. È questo “pericolo greco” che bisogna ora azzerare.

Abbiamo visto tutti gli sforzi che si sono dovuti dispensare per riportare questo popolo a migliori prospettive e predisporlo ad un rigoroso monitoraggio delle decisioni e delle leggi del suo governo e del suo parlamento. Che perdita di tempo! E soprattutto che minaccia per la costruzione monetaria e finanziaria, solo per il fatto che un popolo minuscolo si sia voluto prendere per l’inventore della democrazia! Ebbene è giunto il momento, e si presenta l’occasione, di eliminare il pericolo sopprimendo un regime elettorale che non serve più a nulla.

Dal momento che i parlamenti e i governi non fanno altro che “pilotare”, adottiamo un regime politico di nuovo tipo nel quale esisterà solo un potere esecutivo incaricato di far rispettare le regole di gestione e di conseguire gli obiettivi di competitività. Questo regime non farà altro che dare forma a quanto già esiste, si dirà. Certo. Ma avrà l’immenso vantaggio di azzerare il “pericolo greco”. Questo regime lo si chiamerà come si vorrà: “eurocrazia”, “regolocrazia” o “schäublecrazia”. Lo si potrebbe chiamare anche “adultocrazia”, in omaggio a Madame Lagarde. Infatti un giorno, chiedendo che si negoziasse solo tra “adulti”, Lagarde ha sottolineato con forza che i popoli mantengono sempre qualcosa  del bambino: sono indisciplinati, imprevedibili, ingovernabili e, a ben vedere, minacciosi.



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Rattus Norvegicus | 30 Jul 08:08 2015
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Qualche link...

Qualche link:

Sulla  Carta dei diritti di Internet voluta da Rodotà:

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/07/29/news/renata-avila-con-la-carta-dei-diritti-in-internet-l-italia-ha-preso-la-direzione-giusta-1.223231

Il coccia Rifkin scatenato a tutto campo sulla rivoluzione digitale:

http://www.lastampa.it/2015/07/29/tecnologia/jeremy-rifkin-la-terza-rivoluzione-industriale-digitale-mSkycvavMe0mVVEmbD5rAN/pagina.html

Infine, ringrazio il mio amico Francesco che qualche giorno fa ha 
segnalato questa intervista a Paul Mason di una settimana fa. La parte 
sulla Grecia è intressante ma ovviamente non è più up to date. Notevole 
la parte finale dell'intervista, con riferimenti al postcapitalismo e 
al "frammento". Tra le varie amenità anche un elogio a Virno.

http://ilmanifesto.info/paul-mason-benvenuti-a-stalingrado-grecia/

saluti

rattus

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Gmane