clochard | 15 Apr 23:30 2014
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Il paradossale caso di Mario Trudu

 
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 Il caso di Mario Trudu, fine pena mai, 35 anni di detenzione, da 10 anni a Spoleto, chiede di scontare la sua pena in un carcere sardo per essere vicino alla famiglia: 

dal Ministero rispondono che  "si deve pagare il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segnaliamo una notizia che ci arriva dal carcere di Spoleto, di evidente gravità.

La subordinazione della concessione di un avvicinamento-colloquio alla copertura da parte del  detenuto del pagamento delle spese di viaggio, scorta e annessi compresi.

È la risposta che il Ministero avrebbe dato a Mario Trudu, ergastolano, al 35esimo anno di carcerazione, che chiede un avvicinamento sia pur temporaneo alla famiglia, in Sardegna. Da tempo non incontra la sorella, in difficoltà per motivi di età e di salute, mentre gli incontri con gli altri familiari sono stati molto rari per via, oltre che della distanza, delle non floride condizioni economiche, che impediscono trasferimenti frequenti.

È la prima volta che ci giunge notizia di una simile richiesta. Ci chiediamo se esiste, e da quando, una disposizione del Ministero che subordini i trasferimenti alla copertura della spesa da parte del detenuto, o se quanto meno leghi questa richiesta al superamento di un tetto di costo. Cosa che, oltre che violazione di un diritto, visto che null’altro osterebbe al trasferimento, comunque sembra essere fortemente discriminatoria.

 

 

Ci sono vicende che si fa davvero fatica a crederci. Tanto che il primo pensiero che viene è che si tratti di uno scherzo, una burla… e questa mi è arrivata ieri sera in busta gialla, messa nero su bianco da Mario Trudu ( giusto per ricordare, ergastolano, di Arzana, in carcere dal 1978, gli ultimi dieci nella casa di reclusione di Spoleto), come un pesce d’aprile giunto un po’ in ritardo, ma con le poste, si sa, bisogna a volte avere pazienza…

Mario Trudu, dunque, che da molto tempo non vede le sorelle, e i motivi si possono ben immaginare: il costo del viaggio dalla Sardegna al continente, e quello della permanenza nei dintorni del carcere per chi ricco non è, l’età ormai avanzata e la salute che comincia a zoppicare…, da tempo dunque chiede un trasferimento sia pur temporaneo in un carcere sardo per avvicinarsi alla famiglia. Un avvicinamento-colloquio, come si dice. Uno spiraglio sembrava essersi aperto, qualche mese fa, e con pazienza Trudu ha aspettato. La pazienza… per chi è in carcere da 35 anni si pensa sia cosa infinita… Non nascondeva, Mario, l’ultima volta che l’ho incontrato, una tenue contentezza per i segnali buoni che aveva ricevuto. Dopo tanto tempo e tante vane attese.

E la risposta dal Ministero è arrivata, dicendo, in poche parole, che Mario Trudu sarebbe potuto andare in un carcere in Sardegna, “pagandosi il viaggio, scorta e tutte le spese attinenti al trasferimento”. 

Avete letto bene: il permesso può essere concesso, ma il Ministero lo affianca alla richiesta di una sorta di “concorso in spese”, anzi di più, della copertura totale delle spese.

Questo nel documento arrivato da Roma a Spoleto e che è stato fatto leggere a Trudu. 

Cifre non ne vengono specificate, ma facendo un po' di calcoli qualcuno sussurra una cifra che presumibilmente può arrivare, fra andate e ritorni, a circa 10.000 euro.

La motivazione di questa stupefacente richiesta? Sembra che lo Stato non abbia i soldi per pagare la scorta per avvicinare temporaneamente  Mario Trudu in un carcere della Sardegna.

Chi qualcosa sa del carcere, sa delle piccole spese per il sopravvitto, per avere qualcosa in più oltre alle poche cose “d’ordinanza”, a volte meno del minimo necessario per la decenza… va bene mi piacciono le iperboli, ma mi sono chiesta se a breve verrà chiesto ai detenuti di pagarsi il costo della serratura della cella… in un paese dove (è vero si tratta di altre amministrazioni, ma che al medesimo Stato fanno capo) non si va a guardare troppo per il sottile per i rimborsi di spese fatte in tutta allegria da amministratori di vario livello e a vario titolo…

La domanda più stupida che viene in mente: e dove andrà a prenderli mai un detenuto di famiglia non ricca, chiuso in carcere da 35 anni, i soldi per pagare un viaggio per sé, per la scorta e per tutto quanto si ritenga necessario alla bisogna…  da quale lavoro, da quale fonte di reddito?

Mentre proprio per la Sardegna negli ultimi mesi sono stati imbarcati e continuano ad esserlo detenuti dell’Alta Sicurezza, da tutta l’Italia, destinati a carceri proprio lì costruiti apposta per loro. E pensiamo al costo delle carceri e al costo dei trasferimenti…

Altra domanda: le cose sarebbero diverse dunque se Trudu appartenesse ad una ricca famiglia che potesse pagare il viaggio come richiesto? E non si configurerebbe in questo caso una vera e propria  discriminazione?

O meglio bisogna chiedersi: c’è una disposizione del Ministero per cui è stabilito che le spese per avvicinamenti-colloquio devono essere effettuati a carico del detenuto? E a partire da quale data, visto che sappiamo di recenti avvicinamenti-colloquio ( pure di persone in regime di Alta Sicurezza, e quindi con scorta adeguata) avvenuti regolarmente. Oppure esiste, e da quando?, una disposizione che chiede al detenuto la copertura del costo del trasferimento al di sopra magari di una certa somma? Insomma, trasferimenti con massimali di costi, oltre i quali sono affari, e spese, del detenuto?  E non configurerebbe anche questo, il costo della distanza, grave discriminazione? 

       Una notizia buona forse in tutto questo ci sarebbe. Mario Trudu potrebbe dunque essere avvicinato a casa. I motivi che ostano all’avvicinamento al luogo d’origine per chi abbia commesso gravi reati, dopo 35 anni infine sono caduti… e allora ancor di più la condizione che pone il Ministero non sa solo di beffa, ma suona violazione di diritto. Se da qualche parte dell’ordinamento penitenziario è pur scritto che i diritti fondamentali della persona vanno rispettati anche per chi è in stato di detenzione, in particolare con riferimento alle esigenze di tutela delle relazioni familiari.

E visto che quando tutto manca ci si appella all’Europa, ecco le Regole penitenziarie europee, che stabiliscono che "la detenzione, comportando la privazione della libertà, è punizione in quanto tale. La condizione e i regimi di detenzione non devono quindi aggravare la sofferenza inerente ad essa, salvo come circostanza accidentale giustificata dalla necessità dell'isolamento o dalle esigenze della disciplina". Ma caduta la necessità dell’isolamento e le esigenze di disciplina "ogni sforzo deve essere fatto per assicurarsi che i regimi degli istituti siano regolati e gestiti in maniera da mantenere e rafforzare i legami dei detenuti con i membri della loro famiglia e con la comunità esterna, al fine di proteggere gli interessi dei detenuti e delle loro famiglie".

Già, gli interessi delle famiglie… vittime dimenticate anch’esse se nel nostro ordinamento mancano totalmente gli strumenti di tutela nei confronti dei familiari. Vittime, anche se non direttamente autori di un reato, se pagano comunque il peso della detenzione e della distanza.

Gli interessi dei detenuti e delle famiglie, vittime, scopriamo oggi per un aspetto in più, di uno Stato che dimentica troppo spesso di avere preso in consegna “persone”, da riavvicinare, come pure la Costituzione chiede, prima o poi alla società. Comincio a pensare non ci sia norma più violata.

Per quanto riguarda Mario Trudu, sembra che tutto miri ad una sola cosa. Come gli ostativi destinato a morire in carcere, nonostante il percorso compiuto in tutti questi anni, e che chi lo ha seguito conosce e riconosce… si aggiunge ora una punizione in più: sapere di non poter sentire mai più l’odore di casa, neanche attraverso le sbarre di una cella.

 

 

 

Francesca de Carolis

 

 

 http://www.laltrariva.net/?p=963

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



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clochard | 15 Apr 22:07 2014
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Licenziamenti a tappeto in CARREFOUR + Sciopero alla Frigoscandia - Giov. 17 Aprile incontro 'Antifascismo e lotta di classe'

 
----- Original Message -----

 

 

 

In allegato volantino. sono disponibili adesivi con il logo-parodia. Con preghiera di pubblicazione e massima diffusione; meglio ancora se si aderisce alla campagna diffondendo presso i punti vendita CARREFOUR. Nel qual caso avvisateci dell'iniziativa in corso, per tenere mappatura della copertura (si spera nazionale).

A disposizione per info ed approfondimenti. Contatti: questa mail, S.I. COBAS o Sindacato di Base Pavia (anche da facebook).

Saluti Operai

 

 

***********************************************************************************************

CARREFOUR sta procedendo ad una serie di licenziamenti a tappeto a livello internazionale, pari al 30% della forza lavoro attualmente impiegata, scatenando agitazioni e scioperi. Piange la crisi e macina profitti (1,23 miliardi di euro di utile netto nel 2012, 1,26 nel 2013), a fronte di un calo generalizzato dei consumi

 

 

 

 

 

CARREFOUR APPALTA IL LAVORO A COOPERATIVE CHE SFRUTTANO I LAVORATORI!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciò succede nei magazzini, dove le procedure di cacciata degli operai avvengono in maniera più silente, nei cambi di appalto, grazie al caporalato legalizzato delle cooperative di facchinaggio ed al totale disinteresse del committente CARREFOUR.

 

Pieve Emanuele (MI), dove già quattro anni fa la micidiale accoppiata CARREFOUR – COOPERATIVE aveva tentato il licenziamento di 62 operai (poi riassunti dopo sei mesi di lotta), 25 operai del consorzio GECO (fatturato del triennio 2010-12 quasi triplicato) sono stati estromessi illecitamente dai magazzini con un accordo capestro al cambio d’appalto e conferiti ad un’altra cooperativa (NEW SERVICES, sempre consorziata GECO) per essere impiegati in part-time notturni nei punti vendita e con il proprio salario dimezzato. I 101 colleghi rimasti nel magazzino di Pieve Emanuele lavorano attualmente per 12- 13 ore al giorno con un vertiginoso aumento dei carichi di lavoro e senza neanche potere più godere dei primi tre giorni di malattia retribuiti, grazie agli accordi della triade CGIL-CISL-UIL.

 

L'arroganza padronale non si arresta neanche di fronte alle istituzioni: lo scorso 1 aprile CARREFOUR GECO hanno disertato la convocazione fatta pervenire dal prefetto di Milano, ottenuta dal S.I. COBAS dopo 36 ore consecutive di presidio degli operai e dei sostenitori/trici davanti ai cancelli dei magazzini di Pieve Emanuele.

 

 

 

 

 

NON ESSERE COMPLICE DI CHI SFRUTTA I LAVORATORI !

SOSTIENI LA LOTTA DEI FACCHINI DI PIEVE EMANUELE !

NON COMPRARE MERCI NEI PUNTI VENDITA

CARREFOUR !

 

 

 

 

 

COMITATO DI LOTTA CARREFOUR - PIEVE EMANUELE (MI)

------------

 

 

 


 Sciopero alla Frigoscandia - Giov. 17 Aprile incontro 'Antifascismo e lotta di classe'

 
 


Si è svolto dalla mezzanotte del 10 aprile ’14 fino alle 11,30 del giorno 11 lo sciopero dei lavoratori licenziati da Frigoscandia (surgelati per le grandi e piccole catene di distribuzione) .Avevamo promesso al padrone di Frigoscandia che saremmo tornati e lo abbiamo fatto.
Lo sciopero di stanotte, organizzato dal Si Cobas e sostenuto dal Collettivo la sciloria, ha visto anche la partecipazione , per qualche ora, di solidali militanti di rifondazione comunista.
I lavoratori iscritti al Si cobas sono stati minacciati dai responsabili della coop ibs e della stessa Frigoscandia, di perdere il lavoro e di spostarli ad altra mansione, se non daranno le dimissioni dallo stesso sindacato.
Dopo aver inviato una diffida, sia alla coop, che alla direzione di frigoscandia, dal proseguire su tali atteggiamenti minacciosi delle libertà dei lavoratori, abbiamo informato anche la prefettura e chiesto di attivare un tavolo che porti alla soluzione dei licenziamenti.
Tutti i lavoratori iscritti al Si cobas hanno resistito a tali minacce, anzi, hanno ribadito che non daranno la disdetta, e che il Si cobas è il loro sindacato.
Il messaggio da parte dei lavoratori è chiaro ed è solidale con i compagni licenziati, mentre l’azienda e la coop cercano l’appoggio dei confederali ben disposti a svendere i diritti e le condizioni di lavoro di tutti i dipendenti.
I lavoratori hanno voluto lanciare un altro messaggio al Dott. Delle Molle, padrone di Frigoscandia, che non molleranno la lotta fino a quando i licenziati non rientreranno al loro posto di lavoro.
Il fermo del carico e scarico dei camion, soprattutto quelli di Esselunga, è stato totale.
Gli ottanta lavoratori rimasti sono costretti a lavorare all’interno delle celle frigorifere per 12-14 ore al giorno per sopperire alla mancanza dei 15 licenziati.
I lavoratori e il Si cobas, chiedono, ancora una volta al responsabile di Frigoscandia di sedersi ad un tavolo e riconoscere il sindacato che i lavoratori si sono scelti, visto che siamo in un cosiddetto paese “democratico.”
La repressione contro i lavoratori creerà solo ulteriore scontro.
UNITI SI VINCE!
LA SOLIDARIETA’ E’ UN ARMA: LA USEREMO!
 

SI COBAS Rho                                                                                     
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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Giuseppe Allegri | 15 Apr 17:20 2014
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JobsAct, vita da precari-e: 16 aprile, h 20 <at> Teatro Eliseo, Via Nazionale, Roma

Car <at> ,
un invito romano per domani sera, in effetti ad un orario assai strano...
E a dirla tutta: il meglio c'è il pomeriggio, con la formidabile Maria Paiato che è la Medea di Seneca...
almeno la serata è gratis...
Un abbraccio,
peppe
clochard | 15 Apr 00:03 2014
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Matteo Tassinari_On the Rambla

sabato 12 aprile 2014

 

 

 
On the Rambla
 
                                                                                                         
 
 
 
 

«Le storie, qualsiasi storia, è sempre una testimonianza, il vissuto dei polsi di qualcuno, il tremare perché i dottori hanno appena detto che è maligno. L'attesa di una telefonata dall'Ospedale per farti narrare i risultati istologici di una biopsia, è un'angoscia extralarge, senza misura. Ti viene voglia di alzare la cornetta per staccare il mondo da te, come se quel gesto mi salvasse da una tempesta in arrivo che non ti senti più all'altezza di affrontare e allora scegli di farti piovere addosso, quasi i segni di una resa che comunque così non sarà. La stanchezza abbonda, le dipendenze da farmaci pure, l'estenuazione mi è a fianco con una marea di medicinali dei quali molti non prendo, ma non si sa mai».


«Quando si è giovani si ha una voglia di sesso che ci si spaventa, quasi tutto porta lì. Quanta potenza c'è nel far sesso maiale. E quanta tenerezza nel farlo per scambiarsi attimi leggeri con totale trasporto, anzi, con la volontà precisa di offrirsi».
 
 

«Dalla Palestina scrivesti (Vittorio Arrigoni):  "Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi". Parole vuote per molti di noi, qua nel mondo dell'abulia. Alla fine, anche se la storia ha pessimi alunni, in qualche modo insegna che non esistono confini, barriere, bandiere. Perché chi arriva a sintetizzare un concetto basico come "Restiamo umani", ha patito troppa sofferenza che non credo riusciamo ad immaginare. Chi arriva a coniare quest'espressione, è un giusto, uno deve vivere con Dio subito. Dopo, esiste solo la fame di chi non ne può più e in questo grido disperato si specchia come un uomo nudo da solo in piedi in una stanza vuota. Sempre Calvino».
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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singolarità qualunque | 14 Apr 23:14 2014
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aut aut - 361 - la condizione postumana

Cr*,
 
 

singolarità qualunque
 
"Non esistono soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche" (U. Beck)
 


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mcsilvan_@libero.it | 14 Apr 22:33 2014
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R: Re: Re: Dopo il corteo del 12 aprile si impongono parecchie domande

>, vedrai, sarà su una barricata o inflashmob, i *giusti* si riconosceranno CON 
UNO SGUARDO..

si però in quel caso accadono quelle cosine per bimbini grandi, la politica 
viene messa tra parentesi :)

mi astengo da qualsiasi considerazione tattico-politica sul 12 aprile e mi 
soffermo sul fatto che la polizia del Renzi picchia come le altre.

mcs

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NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

mcsilvan_@libero.it | 14 Apr 22:23 2014
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R: Re: Re: divagando su zone autonome e dintorni

la forchetta ma delle intenzioni di voto :) dà la lista Tsipras tra il 3,5 e il 
4,2.
Questo in diversi istituti di sondaggi.  Non ho visto analisi sul sentiment 
che non sono l'oracolo ma aiutano a capire un sacco di cose.
Di politico purtroppo c'è poco. Ho visto Vendola in tv che si augurava 
l'iscrizione al Pse, quindi pro Schultz, dei deputati area Sel eventualmente
eletti con Tsipras. Figurati te che circo. In lista però c'è Nicoletta (Dosio) 
leggi lei leggi Notav. L'ho intervistata per Senza Soste a Bussoleno 
quest'estate è veramente una compagna del vecchio stampo, in gamba. E 
rappresentativa di
un movimento. Poi c'è Casarini e credo una qualsiasi lista si squalifichi da 
sola non dico per il fatto di candidarlo ma anche solo per il fatto  prenderlo 
in considerazione. Insomma, un amalgama di elementi buoni e altri ingiovibili
purtroppo senza reale prospettiva politica. Ma non ci sarebbe nemmeno con 
l'otto per cento. Certo a qualcuno il quorum cambia la vita :), qualcuno 
farebbe un buon lavoro, come Nicoletta, sul suo territorio altri andrebbero 
paracaduti in un'isola deserta per
il periodo del mandato. Oppure impeciati e impiumati come i ladri del far 
west.
Mi sembra che in generale non vi sia alcuna risposta a domande elementari 
tipo: come si fa politica oggi? come si farà domani? con quali prospettive?

mcs

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ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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claudio.tullii1@alice.it | 14 Apr 21:31 2014
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Forum su Lazzarato

Cr*,

http://www.materialifoucaultiani.org/it/component/content/article/216-prospettive-foucaultiane-forum-su-lazzarato.html

singolarità qualunque

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ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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Rattus Norvegicus | 14 Apr 20:09 2014
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R: Re: Re: divagando su zone autonome e dintorni

Tutto verissimo. Ma una cosa di cui Rodotà mi ha abbastanza convinto, 
con le sue tirate sulla politica istituzionale, è che anche lì c'è 
bisogno di presenze attive. Sono quasi sicuro che con quelle persone al 
parlamento europeo non faremo nulla di utile, ma resto dell'idea che 
sarebbe ugualmente bene votarli. Non solo, sarebbe bene  anche 
sostenerli. Questa credo sia anche l'idea di Franco.
Avremo 
un'astensione clamorosa per queste europee, nonostante la canea che 
metteranno in piedi le forze politiche a caccia di seggi. Ma rimane 
importante non replicare il disastro delle europee passate.

rattus

>----Messaggio originale----
>Da: giuseppe-1955 <at> libero.it
>Data: 14-apr-
2014 19.34
>A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Ogg: Re: Re: 
[neurogreen] divagando su zone autonome e dintorni
>
>le "belle figure" 
di intellettuali nella Lista Tsipras si contano sulla 
>punta delle 
dita di una mano :-) (Prosperi, Ovadia, la Spinelli, ad es. e 
>pochi 
altri) ; il resto sono pescecani affamati che si sono buttati su 

>questa occasione per avere più che altro un po' di visibilità... non 
so come 
>andrà a finire tutto ma la Lista Ingroia è dietro l'angolo ad 
aspettarla... 
>non credo che la candidatura Bifo avrebbe cambiato le 
cose, però...
>
>----- Original Message ----- 
>From: <mcsilvan_ <at> libero.
it>
>To: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Sent: Monday, April 14, 2014 
7:25 PM
>Subject: R: Re: [neurogreen] divagando su zone autonome e 
dintorni
>
>
>
>>In effetti mettere fuori gioco Franco Berardi dalla

>>questione europea ha avuto il significato di mettere fuori gioco

>>l'intera riflessione sull'economia che ha preso forma nel corso di

>>quegli anni.
>
>a me sembra che la lista Tsipras, che ha dimezzato 
l'indice di gradimento 
>nei
>sondaggi in un mese e mezzo, di economia 
critica porti zero. Di quali figure
>c'è bisogno oggi per fare 
politica, figuriamoci istituzionale ?
>economisti capaci di generare 
economie, scusate il gioco di parole, esperti 
>in
>comunicazione 
orizzontale, gente in grado di disseminare tecnologie. Di 
>queste
>tre 
figure nelle liste Tsipras non c'è nulla. Vedo ceto poltiico
>in cerca 
dell'arca di Noè, società civile, qualche bella persona. E' facile

>sparare sull'ambulanza senza benzina quindi mi cheto. Diciamo che 

>l'operazione
>non sarà di quelle memorabili. Anche in caso di flop 
perché dopo
>la sinistra arcobaleno e ingroia non farebbe nemmeno 
precedente storico.
>
>mcs
>
>
>[][][][]][
>NEUROGREEN - 
neurogreen <at> liste.comodino.org
>ecologie sociali, strategie radicali 
negli anni zerozero della catastrofe
>http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen>
>
>[][][][]][

>NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
>ecologie sociali, 
strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
>http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen>
>

[][][][]][
NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

Rattus Norvegicus | 14 Apr 19:06 2014
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R: Re: divagando su zone autonome e dintorni


Luminosissimo prof., non sono uno che si concentra su grandi 
numeri e tempo reale. Per queste due categorie bastano i big-data. E 
non posso determinare, con uno schiocco delle dita, una diversa 
distribuzione delle forze politiche in campo. Posso sostenere che 
Grillo è (anche) l'effetto e la conseguenza di alcuni errori politici. 
Ma qui mi colloco di necessità all'interno di una visione che guarda ai 
processi. Dalle BBS ad oggi sono successe tante cose e ci sono persone 
che hanno "vigilato" sull'evoluzione del processo con una certa 
continuità. Forse non l'hanno fatto nel migliore dei modi.

A mio modo 
di vedere, si sarebbe ancora in tempo per "riusare" categorie che negli 
ultimi anni hanno mostrato alcune qualità. Lo stesso discorso lo farei 
con riferimento alle questioni italiane intorno ad economia ed europa. 
Qui si rischia seriamente di non arrivare neanche al quorum con 
Tsipras. Ma  il probabile fallimento di Tsipras mi preoccupa meno del 
trionfo di certe corbellerie antieuropee, che purtroppo allignano anche 
tra noi. Se proprio devo dire la verità io dietro l'esaltazione dello 
Stato Nazione e della sua autonomia ci vedo la mano lunga degli Stati 
Uniti (e del capitalismo globale), che sono le forze che maggiormente 
temono un progressivo compattarsi dell'unione. (E poi è chiaro che non 
ho in mente la UE di Barroso, ma non per questo mi rassegno al destino 
degli ungheresi).

Guardiamoci in faccia: la retorica antieuropea nasce 
con la crisi economica. Peccato che la crisi dei subprime, vera causa 
scatenante del disastro, non nasce per iniziativa della BCE né per 
volontà della Merkel.
A proposito di eredità di pensiero, tradizioni 
(più o meno operaiste) e quant'altro, la cosiddetta sinistra radicale 
ha avuto momenti di illuminazione veramente notevoli dopo Seattle. 

Illuminazioni che mettevano in evidenza il progressivo costituirsi del 
capitalismo finanziario, la logica delle bolle, lo sfruttamento del 
brand e del lavoro invisibile ad esso legato. In questo hanno svolto un 
ruolo essenziale lavori di Naomi Klein come Shock Economy e No Logo ma 
anche interventi rapsodici ma geniali di figure eccentriche come quella 
di Sbancor. 

In effetti mettere fuori gioco Franco Berardi dalla 
questione europea ha avuto il significato di mettere fuori gioco 
l'intera riflessione sull'economia che ha preso forma nel corso di 
quegli anni. Una riflessione che guardava al FMI, al WTO all'OCSE con 
una lungimiranza che questi somari di xenofobi nazionalisti antieuropei 
nemmeno immaginano. E francamente si rischia di non capire più neanche 
la differenza che c'è tra una sinistra di classe e Renzi, quando ci si 
limita a perorare il diritto di stampare carta straccia e a fare 
retoriche inflazionistiche.

Esattamente come per quel che riguarda la 
rete, non mi pare che ci sia poi davvero moltissimo da aggiungere e da 
rinnovare. Ci sarebbe, in entrambi i casi, da capire meglio certi 
percorsi, le cui coordinate principali mi pare restino le stesse e 
mostrino una tenuta logica. Se poi la gente preferisce seguire gli 
aquiloni del momento, passerà la vita a rammaricarsi di non avere 
abbastanza corda per farne volare di propri.

r. 

>----
Messaggio originale----
>Da: giuseppe-1955 <at> libero.it
>Data: 14-apr-2014 
17.52
>A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Ogg: Re: [neurogreen] 
divagando su zone autonome e dintorni
>
>Caro Giuseppe, la teoria della 
rivoluzione mediante la rete è miseramente 
>affondata e in quanto alle 
TAZ dove sono più adesso ?
>Rodotà e Formenti possono dire quello che 
vogliono ma, alla fine, sono i 
>Casaleggio e i Grillo quelli che 
vincono...
>Poi si tratterà di rivedere la teoria dei soggetti che 
lavorano in rete e 
>qui il marxismo degli anni Sessanta e Settanta non 
serve
>di certo e ahimè neppure Tronti Negri o Bologna... sono 
sicuramente dei 
>punti di riferimento straordinario ma non possono 
colmare
>i vuoti o alleggerire i pesi :-)
>
>----- Original Message 
----- 
>From: "Rattus Norvegicus" <wbario <at> tin.it>
>To: 
<neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Sent: Monday, April 14, 2014 5:31 PM

>Subject: [neurogreen] divagando su zone autonome e dintorni
>
>
>A 
proposito di zone autonome. Ho letto con una certa fretta un

>librettino interessante dell'infaticabile Rodotà, apparso in edicola e

>dedicato al mondo di Internet. (Il mondo delle reti, quali diritti e

>quali vincoli). Non ho intenzione di questionare sugli obiettivi che

>Rodotà si propone, tra i quali spicca il celebre "Internet Bill of

>Right". Mi sono persuaso che in fondo si tratta di un proposito

>rispettabile nelle intenzioni, per quanto a mio giudizio debole in

>termini di efficacia.
>
>Ciò che invece diventa sempre meno persuasivo

>negli stampati divulgativi di questo tipo, è la sistematica 
opposizione
>tra tesi contrapposte in forma "binaria". Così Rodotà si 
concentra su
>un avversario mobile, impalpabile composto da quanti si 
identificano
>con la teoria dell'ingovernabilità della reti. Un po' 
come a volte
>accade a Formenti, c'è sempre un avversario teorico 
preconfenzionato
>contro cui scagliarsi. Solo che l'avversario è 
definito in modo
>generico: la visione "anarchica" della rete, l'utopia 
dell'esodo e
>della fuga, e così via....
>
>Sono scritti in cui di 
solito si intende
>redarguire e bacchettare gli "illusi", quanti non si 
prendono la
>responsabilità di affrontare le questioni legali connesse 
alla
>circolazione delle informazioni e così via...
>
>Personalmente, 
quando mi
>sono trovato a discutere di "politiche della rete",  ho 
sempre
>sottolineato una differenza di accento: dal mio punto di vista 
è
>importante soprattutto che ci siano proposte sugli usi, sui software 
di
>rete, su come sono e come invece si vorrebbe fossero. Su tutto quel 
che
>sarebbe implementabile ma resta non visto dalla miopia del mercato 
ad
>ogni costo. Questo approccio, non è antagonista a quello del "bill 
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>rights", semplicemente, mette l'accento su altre questioni che

>considera più inmportanti.
>
>Allo stesso modo, sulla questione delle

>TAZ, delle fughe, dei pirati, dell'anarchia e quant'altro, si dovrebbe

>fare molta attenzione prima di farne un mescolone in cui cuocere a

>fuoco lento tutte le varietà di technoutopisti. Vi sono processi di

>differenziazione e produzione sociale che hanno bisogno di
>"
costituirsi" all'interno di spazi vuoti. In molte occasioni, mi sono

>trovato a fare riferimento alle vecchie ipotesi del Club di Roma, che

>sognavano un'informatica a vantaggio dei paesi in via di sviluppo 
sulla
>base che silicio e cervello sono beni ad ampia diffusione e 
quindi a
>basso costo. Per quanto l'idea sia stata smentita dal tempo e 
dai
>fatti, continua a conservare, a mio giudizio, un quanto di verità

>empirica: l'innovazione necessita di spazi in cui deve essere

>concepita: spazi autonomi. Se poi si tratta di un tipo di innovazione

>che punta al conflitto di classe, o a tutelare gli interessi di fasce

>sociali svantaggiate, allora la questione della "marginalità",

>dell'esodo, della sottrazione intraprendente, diviene ancora più

>centrale. Non è possibile pensare in simili prospettive senza marcare

>una certa distanza tra la propria attività cognitiva e culturale e il

>motore rombante che guida un capitalismo orientato esclusivamente al

>profitto.
>
>Negare questa evidenza, è stata una delle più clamorose

>sciocchezze degli intelletuali di sinistra che si sono arrogati il

>compito di ragionare sulle politiche delle reti. La realtà che oggi è

>incarnata da Gianroberto Caseleggio non è altro che l'effetto di 
questa
>macroscopica mancanza di visione, di questa totale assenza di

>prospettiva da parte dei nostri migliori pensatori.
>
>In questo modo, 
ci
>siamo ridotti ad applaudire le gesta di singoli eroi della rete e 
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>diritti come nel caso di Snowden. Incapaci, per lo più, di capire 
cosa
>rende possibile l'esistenza di persone che accanto a valori 
politici ed
>etici, hanno anche competenze operative e capacità di 
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>rete.
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>NEUROGREEN - 
neurogreen <at> liste.comodino.org
>ecologie sociali, strategie radicali 
negli anni zerozero della catastrofe
>http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen>
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>NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
>ecologie sociali, 
strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
>http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen>
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NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

Rattus Norvegicus | 14 Apr 17:31 2014
Picon

divagando su zone autonome e dintorni

A proposito di zone autonome. Ho letto con una certa fretta un 
librettino interessante dell'infaticabile Rodotà, apparso in edicola e 
dedicato al mondo di Internet. (Il mondo delle reti, quali diritti e 
quali vincoli). Non ho intenzione di questionare sugli obiettivi che 
Rodotà si propone, tra i quali spicca il celebre "Internet Bill of 
Right". Mi sono persuaso che in fondo si tratta di un proposito 
rispettabile nelle intenzioni, per quanto a mio giudizio debole in 
termini di efficacia.

Ciò che invece diventa sempre meno persuasivo 
negli stampati divulgativi di questo tipo, è la sistematica opposizione 
tra tesi contrapposte in forma "binaria". Così Rodotà si concentra su 
un avversario mobile, impalpabile composto da quanti si identificano 
con la teoria dell'ingovernabilità della reti. Un po' come a volte 
accade a Formenti, c'è sempre un avversario teorico preconfenzionato 
contro cui scagliarsi. Solo che l'avversario è definito in modo 
generico: la visione "anarchica" della rete, l'utopia dell'esodo e 
della fuga, e così via....

Sono scritti in cui di solito si intende 
redarguire e bacchettare gli "illusi", quanti non si prendono la 
responsabilità di affrontare le questioni legali connesse alla 
circolazione delle informazioni e così via...

Personalmente, quando mi 
sono trovato a discutere di "politiche della rete",  ho sempre 
sottolineato una differenza di accento: dal mio punto di vista è 
importante soprattutto che ci siano proposte sugli usi, sui software di 
rete, su come sono e come invece si vorrebbe fossero. Su tutto quel che 
sarebbe implementabile ma resta non visto dalla miopia del mercato ad 
ogni costo. Questo approccio, non è antagonista a quello del "bill of 
rights", semplicemente, mette l'accento su altre questioni che 
considera più inmportanti.

Allo stesso modo, sulla questione delle 
TAZ, delle fughe, dei pirati, dell'anarchia e quant'altro, si dovrebbe 
fare molta attenzione prima di farne un mescolone in cui cuocere a 
fuoco lento tutte le varietà di technoutopisti. Vi sono processi di 
differenziazione e produzione sociale che hanno bisogno di 
"costituirsi" all'interno di spazi vuoti. In molte occasioni, mi sono 
trovato a fare riferimento alle vecchie ipotesi del Club di Roma, che 
sognavano un'informatica a vantaggio dei paesi in via di sviluppo sulla 
base che silicio e cervello sono beni ad ampia diffusione e quindi a 
basso costo. Per quanto l'idea sia stata smentita dal tempo e dai 
fatti, continua a conservare, a mio giudizio, un quanto di verità 
empirica: l'innovazione necessita di spazi in cui deve essere 
concepita: spazi autonomi. Se poi si tratta di un tipo di innovazione 
che punta al conflitto di classe, o a tutelare gli interessi di fasce 
sociali svantaggiate, allora la questione della "marginalità", 
dell'esodo, della sottrazione intraprendente, diviene ancora più 
centrale. Non è possibile pensare in simili prospettive senza marcare 
una certa distanza tra la propria attività cognitiva e culturale e il 
motore rombante che guida un capitalismo orientato esclusivamente al 
profitto. 

Negare questa evidenza, è stata una delle più clamorose 
sciocchezze degli intelletuali di sinistra che si sono arrogati il 
compito di ragionare sulle politiche delle reti. La realtà che oggi è 
incarnata da Gianroberto Caseleggio non è altro che l'effetto di questa 
macroscopica mancanza di visione, di questa totale assenza di 
prospettiva da parte dei nostri migliori pensatori.

In questo modo, ci 
siamo ridotti ad applaudire le gesta di singoli eroi della rete e dei 
diritti come nel caso di Snowden. Incapaci, per lo più, di capire cosa 
rende possibile l'esistenza di persone che accanto a valori politici ed 
etici, hanno anche competenze operative e capacità di intervento nella 
rete.

r.

[][][][]][
NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen


Gmane