giuseppe-1955@libero.it | 24 Jul 13:24 2016
Picon

R: L'esercito dei perdenti (Bascetta)

bravo ad aver fatto il collegamento con Columbine - stessa dinamica 
psicologica, stessa esecuzione impeccabile...

>----Messaggio originale----
>Da: "Rattus Norvegicus" <wbario <at> tin.it>
>Data: 24/07/2016 13.16
>A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Ogg: [neurogreen] L&#39;esercito dei perdenti (Bascetta)
>
>L'esercito dei perdenti   (Di Marco Bascetta)
>
>
>Cosa avesse davvero in 
>testa il giovane attentatore di Monaco di Baviera non lo sapremo mai. 
>La conclusione suicida della sua avventura non lascia spazio che al 
>gioco delle illazioni analitiche. Ma in fondo non è poi così rilevante.
>
>Quello che è certo è che, come il diciassettenne accoltellatore afghano 
>(forse pachistano) del treno di Wuerzburg, rappresentava nella sua 
>persona la complessità, l’indistricabile intreccio e i fragili 
>equilibri delle società europee in cui viviamo.
>
>Iraniano di origine, 
>musulmano, orgogliosamente tedesco, a quanto sembra, nemico giurato di 
>non si sa quali stranieri, vendicatore di non si sa quali torti l’uno; 
>profugo da un paese in guerra, adottato e improvvisato guerriero del 
>Califfato, l’altro, ci hanno mostrato entrambi, senza troppi 
>complimenti, cosa accade quando queste vite multiple e burrascose 
>entrano, per le più diverse ragioni, in cortocircuito.
>
(Continue reading)

Rattus Norvegicus | 24 Jul 13:16 2016
Picon

L'esercito dei perdenti (Bascetta)

L'esercito dei perdenti   (Di Marco Bascetta)

Cosa avesse davvero in 
testa il giovane attentatore di Monaco di Baviera non lo sapremo mai. 
La conclusione suicida della sua avventura non lascia spazio che al 
gioco delle illazioni analitiche. Ma in fondo non è poi così rilevante.

Quello che è certo è che, come il diciassettenne accoltellatore afghano 
(forse pachistano) del treno di Wuerzburg, rappresentava nella sua 
persona la complessità, l’indistricabile intreccio e i fragili 
equilibri delle società europee in cui viviamo.

Iraniano di origine, 
musulmano, orgogliosamente tedesco, a quanto sembra, nemico giurato di 
non si sa quali stranieri, vendicatore di non si sa quali torti l’uno; 
profugo da un paese in guerra, adottato e improvvisato guerriero del 
Califfato, l’altro, ci hanno mostrato entrambi, senza troppi 
complimenti, cosa accade quando queste vite multiple e burrascose 
entrano, per le più diverse ragioni, in cortocircuito.

Qualcosa di non 
molto diverso da quanto accade nel più ampio contesto della vita 
collettiva: aggressioni, pogrom, sprezzo o soppressione dei diritti, 
legislazioni di emergenza, identità fittizie che digrignano i denti 
additando questo o quel nemico. La democrazia in cortocircuito genera 
la stessa irrazionalità omicida che muove l’azione del singolo 
giustiziere. Il risentimento per i torti subiti (reali o immaginari) 
colpisce alla cieca, ispirandosi a quanto il mercato ideologico offre 
in quel momento. Diversi governi europei non fanno molto di meglio.

(Continue reading)

Rattus Norvegicus | 23 Jul 11:39 2016
Picon

R: Re: La sindrome del dottor Stranamore


 Per ora i "kamikaze" 
>sono una alternativa a buon prezzo. Insomma, 
chi sono i veri attori che 
>muovono le pedine?

Domande cui pochi oggi 
saprebbero rispondere, Ross.
Uno spunto che però aggiungerei riguarda 
il testo che abbiamo tradotto qualche tempo addietro e intitolato "The 
cult of sharing". L'autore di quel testo aveva esaminato il libro di 
uno dei leader del marketing delle nuove piattaforme tipo UBER. Ne 
veniva fuori che il modello ispiratore della nuova strategia di 
contagio dei  network "astroturf" è, prevalentemente, quello delle 
sette religiose.  L'elemento (IMHO) importante in tutto questo 
ragionamento è che la dimensione religiosa "cattura" il singolo 
individualmente, nella forma della "rivelazione". C'è un'analogia 
inquietante tra il ragazzino che salta la cena ma non si fa mancare 
l'ultimo modello di I-Phone e lo sterminatore che si ispira all'ISIS 
senza aver mai letto due righe di Corano. I "lupi solitari" sono 
espressione di quello che si potrebbe definire l'individualismo 
parossistico, conseguenza della mancanza di tutto l'armamentario di 
senso che genera l'appartenenza a una comunità. Così i "brand", che 
siano quello dell'ISIS o quello di Apple, si stanno candidando al ruolo 
di sostituti delle comunità e delle appartenenze, come già aveva 
indicato Naomi Klein in "No logo". Quella dimensione impropriamente 
mistica del Brand, che la canadese aveva colto assai bene nelle 
pubblicità delle grandi catene a fine anni '90, assume nella dimensione 
della rete un'artificialità ancora più torbida e inquietante.

(Continue reading)

giuseppe-1955@libero.it | 22 Jul 23:36 2016
Picon

R: Re: Trump e i media, la storia si ripete in farsa

lo stesso succede sempre più spesso in Italia - basta con il menopeggismo...

----Messaggio originale----
Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
Data: 22/07/2016 17.16
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

può essere ma alla fine si vota il meno peggio. C'è però una bella vignetta sull'internazionale di oggi: Trump, il male maggiore, si legge su di un cartello. E un tizio dice: "Sono stanco di votare per il male minore".


Il 22/07/2016 17:01, giuseppe-1955 <at> libero.it ha scritto:
staremo a vedere... Trump è molto popolare presso il ceto medio, la Clinton ha il partito democratico dalla sua ma l'idea della dinastia spiace agli americani (almeno a quelli che conosco io)...

----Messaggio originale----
Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
Data: 22/07/2016 16.51
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

io invece credo che vincerà la Clinton semplicemente perchè è meno impopolare di Trump. E come scrivono un pò tutti i giornali americani, se non accade qualcosa di particolare in tema di terrorismo e  sicurezza, avrà anche una parte di repubblicani dalla sua.


Il 22/07/2016 14:04, giuseppe-1955 <at> libero.it ha scritto:
è chiaro che Trump, a meno di errori clamorosi, vincerà - la Clinton è invisa a praticamente tutti i suoi possibili elettori...
----Messaggio originale---- Da: "mcsilvan_ <at> libero.it" <mcsilvan_ <at> libero.it> Data: 22/07/2016 13.08 A: <neurogreen <at> liste.comodino.org> Ogg: R: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa Michael Moore punta i suoi dieci cent su Trump http://www.realclearpolitics. com/video/2016/07/21/_michael_moore_i_think_trump_is_going_to_win.html e ci punto anche io i miei. Quando girano clip come questi la vittoria è vicina https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs se Trump vince sarà un protezionista di tipo nuovo. mcs [][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen
[][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen



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giuseppe-1955@libero.it | 22 Jul 23:28 2016
Picon

R: Re: Trump e i media, la storia si ripete in farsa

la tradizione populista americana è da sempre molto forte...

----Messaggio originale----
Da: "mcsilvan_ <at> libero.it" <mcsilvan_ <at> libero.it>
Data: 22/07/2016 20.26
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: R: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

Trump ha fatto strage di cuori presso la ex classe operaia. Nelle zone dove le Clintomics del marito di Hillary, a suo tempo, hanno picchiato duro.
Se Trump vincerà sarà una novità. La lotta è tra il liberal-populismo di Trump e il liberismo apolide con radici a Wall Street della Clinton

tertium non datur

mcs


----Messaggio originale----
Da: "giuseppe-1955 <at> libero.it" <giuseppe-1955 <at> libero.it>
Data: 22/07/2016 17.01
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: R: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

staremo a vedere... Trump è molto popolare presso il ceto medio, la Clinton ha il partito democratico dalla sua ma l'idea della dinastia spiace agli americani (almeno a quelli che conosco io)...

----Messaggio originale----
Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
Data: 22/07/2016 16.51
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

io invece credo che vincerà la Clinton semplicemente perchè è meno impopolare di Trump. E come scrivono un pò tutti i giornali americani, se non accade qualcosa di particolare in tema di terrorismo e  sicurezza, avrà anche una parte di repubblicani dalla sua.


Il 22/07/2016 14:04, giuseppe-1955 <at> libero.it ha scritto:
è chiaro che Trump, a meno di errori clamorosi, vincerà - la Clinton è invisa a praticamente tutti i suoi possibili elettori...
----Messaggio originale---- Da: "mcsilvan_ <at> libero.it" <mcsilvan_ <at> libero.it> Data: 22/07/2016 13.08 A: <neurogreen <at> liste.comodino.org> Ogg: R: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa Michael Moore punta i suoi dieci cent su Trump http://www.realclearpolitics. com/video/2016/07/21/_michael_moore_i_think_trump_is_going_to_win.html e ci punto anche io i miei. Quando girano clip come questi la vittoria è vicina https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs se Trump vince sarà un protezionista di tipo nuovo. mcs [][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen
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mcsilvan_@libero.it | 22 Jul 20:26 2016
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R: Re: Trump e i media, la storia si ripete in farsa

Trump ha fatto strage di cuori presso la ex classe operaia. Nelle zone dove le Clintomics del marito di Hillary, a suo tempo, hanno picchiato duro.
Se Trump vincerà sarà una novità. La lotta è tra il liberal-populismo di Trump e il liberismo apolide con radici a Wall Street della Clinton

tertium non datur

mcs


----Messaggio originale----
Da: "giuseppe-1955 <at> libero.it" <giuseppe-1955 <at> libero.it>
Data: 22/07/2016 17.01
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: R: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

staremo a vedere... Trump è molto popolare presso il ceto medio, la Clinton ha il partito democratico dalla sua ma l'idea della dinastia spiace agli americani (almeno a quelli che conosco io)...

----Messaggio originale----
Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
Data: 22/07/2016 16.51
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

io invece credo che vincerà la Clinton semplicemente perchè è meno impopolare di Trump. E come scrivono un pò tutti i giornali americani, se non accade qualcosa di particolare in tema di terrorismo e  sicurezza, avrà anche una parte di repubblicani dalla sua.


Il 22/07/2016 14:04, giuseppe-1955 <at> libero.it ha scritto:
è chiaro che Trump, a meno di errori clamorosi, vincerà - la Clinton è invisa a praticamente tutti i suoi possibili elettori...
----Messaggio originale---- Da: "mcsilvan_ <at> libero.it" <mcsilvan_ <at> libero.it> Data: 22/07/2016 13.08 A: <neurogreen <at> liste.comodino.org> Ogg: R: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa Michael Moore punta i suoi dieci cent su Trump http://www.realclearpolitics. com/video/2016/07/21/_michael_moore_i_think_trump_is_going_to_win.html e ci punto anche io i miei. Quando girano clip come questi la vittoria è vicina https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs se Trump vince sarà un protezionista di tipo nuovo. mcs [][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen
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giuseppe-1955@libero.it | 22 Jul 17:01 2016
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R: Re: Trump e i media, la storia si ripete in farsa

staremo a vedere... Trump è molto popolare presso il ceto medio, la Clinton ha il partito democratico dalla sua ma l'idea della dinastia spiace agli americani (almeno a quelli che conosco io)...

----Messaggio originale----
Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
Data: 22/07/2016 16.51
A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
Ogg: Re: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa

io invece credo che vincerà la Clinton semplicemente perchè è meno impopolare di Trump. E come scrivono un pò tutti i giornali americani, se non accade qualcosa di particolare in tema di terrorismo e  sicurezza, avrà anche una parte di repubblicani dalla sua.


Il 22/07/2016 14:04, giuseppe-1955 <at> libero.it ha scritto:
è chiaro che Trump, a meno di errori clamorosi, vincerà - la Clinton è invisa a praticamente tutti i suoi possibili elettori...
----Messaggio originale---- Da: "mcsilvan_ <at> libero.it" <mcsilvan_ <at> libero.it> Data: 22/07/2016 13.08 A: <neurogreen <at> liste.comodino.org> Ogg: R: [neurogreen] Trump e i media, la storia si ripete in farsa Michael Moore punta i suoi dieci cent su Trump http://www.realclearpolitics. com/video/2016/07/21/_michael_moore_i_think_trump_is_going_to_win.html e ci punto anche io i miei. Quando girano clip come questi la vittoria è vicina https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs se Trump vince sarà un protezionista di tipo nuovo. mcs [][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen
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mcsilvan_@libero.it | 22 Jul 13:08 2016
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R: Trump e i media, la storia si ripete in farsa

Michael Moore punta i suoi dieci cent su Trump

http://www.realclearpolitics.
com/video/2016/07/21/_michael_moore_i_think_trump_is_going_to_win.html

e ci punto anche io i miei. Quando girano clip come questi la vittoria è 
vicina

https://www.youtube.com/watch?v=ZbM6WbUw7Bs

se Trump vince sarà un protezionista di tipo nuovo.

mcs

[][][][]][
NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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Rattus Norvegicus | 22 Jul 07:43 2016
Picon

La sindrome del dottor Stranamore

"Dottor Strangelove or: How I learned to stop worrying and love the 
bomb"

_____

L'altro giorno ho fatto un riferimento a quanto Umberto 
Eco aveva scritto riguardo all'invasione militare dell'Iraq nel 2003. 
In quel periodo abbiamo tentato di mettere un freno al delirio 
guerrafondaio che stava facendo breccia nell'immaginario collettivo e 
nella mente di molti politici. Rekombinant fu l'epicentro di 
discussioni molto animate su questi temi. Uno degli argomenti che 
tornava con grande frequenza in quelle discussioni era quello dello 
stato mentale dei cosiddetti "kamikaze". La definizione di "suicidio 
micidiale" che Franco Berardi adottò per un lungo periodo, aveva il 
merito di spostare l'attenzione sulla componente psichiatrica dei 
comportamenti definiti come terroristici. Oggi, a distanza di quasi 
quindici anni da quelle prime osservazioni, sembra che l'Europol abbia 
deciso di dare ragione all'interpretazione suggerita da Franco Berardi 
dichiarando candidamente che "i lupi solitari hanno spesso problemi 
mentali". 

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/07/20/allarme-dell-europol-possibili-nuovi-attacchi-europa_IAhYjcHFDiNIBZX70EMo9H.html

Afferramento davvero sorprendente, ancorché assai tardo. Ovviamente, 
sostenere che l'affiliazione all'ISIS di molti degli attentatori "non è 
chiara", significa gettare acqua sul fuoco rispetto a quanti, invece, 
l'affiliazione sembrano cercarla ad ogni costo.  Puntare il dito sulla 
mancanza di affiliazione credibile all'ISIS da parte degli attentatori 
e cercare le analogie tra i "suicidi micidiali" di questi giorni e le 
molte stragi insensate elencate da Bifo in "Heroes", sarebbe 
un'operazione di intelligente buon senso. Non esaurisce il problema, ma 
ne mostra aspetti fondamentali.

Quando comportamenti distruttivi di 
questo genere si ripetono, si ha la sensazione che storia clinica e 
storia sociale e civile si sovrappongano.

Ma cosa significa 
"storicizzare" una malattia mentale ?
Qualche anno fa venne pubblicato 
una sorta di libro-intervista, in cui Gilberto Corbellini intervistava 
Giovanni Jervis sull'antipsichiatria, i movimenti e quant'altro. Il 
libro si intitola "La razionalità negata" e non è di quelli da 
consigliare a Bifo. Ma, sebbene sgradevole, arcigno e durissimo nei 
confronti di Deleuze e Guattari, è un libro interessante sia dal punto 
di vista clinico che da quello storico. In quelle conversazioni Jervis 
sviluppa un ragionamento intorno a quale sia la differenza tra 
contestualizzare e  storicizzare una malattia mentale. Lo riporto per 
intero, perché è di una chiarezza esemplare:

« "Storicizzare" 
significa vedere un fenomeno umano in un contesto ampio, quello delle 
culture e della grandi dinamiche storiche. Per "contestualizzare" si 
intende invece di solito qualcosa di più limitato, che riguarda la 
psicologia interpersonale e dei gruppi, con le sue caratteristiche 
universali; non riguarda l'evolvere delle grandi dinamiche delle idee e 
delle forze sociali. Facciamo un esempio: quello dell'anoressia. 
Contestualizzare significa esaminare il caso di una ragazza anoressica 
nell'ambito dei suoi rapporti interpersonali; storicizzare invece, 
significa porsi un quesito epidemiologico, cioé chiedersi come mai 
l'anoressia era rarissima quant'anni fa e ora invece è molto frequente»

Indubbiamente, nel caso del "suicidio micidiale" non è così semplice 
distinguere tra "contestualizzare" e "storicizzare". La storia, 
tutt'altro che finita, costruisce nuovi "contesti" culturali e 
immaginativi quasi in tempo reale. Le dinamiche dei gruppi o dei 
singoli individui sembrano trasformarsi di colpo in fatti storici  per 
effetto di uno dei molti e sorprendenti incantesimi del villaggio 
globale interconnesso. Si contestualizza e si storicizza "real time". 
Per fare un esempio, pensate a quando la follia del demente di Nizza 
viene collocata sullo scacchiere politico e strumentalizzata da questa 
o quella lobby o schieramento.  

Però in casi come quello della 
depressione, i passaggi storici, anche nel senso "eipidemiologico" 
proposto da Jervis, sono di una certa evidenza. 
La questione della 
depressione ha avuto un ruolo centrale nelle prime interpretazioni del 
suicidio micidiale.
È uscita  recentemente in Italia la traduzione di 
un testo scritto da due sociologi newyorkesi che si occupano di 
malattia mentale, intitolato "La perdita della tristezza". Horwitz e 
Wakefield affrontano in quel libro una questione spesso discussa in 
ambito neurogreen: come la psichiatria ha trasformato la tristezza in 
depressione. Non potevano scegliere uno spunto migliore, per illustrare 
le loro ipotesi, di un affascinante dibattito che si tenne sulle pagine 
del NYT a fine anni Novanta. Il dibattito riguardava una 
rappresentazione in sala in quei giorni di "morte di un commesso 
viaggiatore" (1949) di Arthur Miller (chi non l'ha visto provveda). 
Ebbene, il regista di quella ennesima rappresentazione del celebre 
dramma di Miller, aveva mandato il copione a due psichiatri, per 
ricavarne nuovi stimoli e idee. Pare  che entrambi gli interpellati 
glielo hanno restituito con una chiara ed esplicita diagnosi di 
depressione per Willy Loman, il protagonista del dramma di Miller (che 
in effetti morirà suicida). (Interpretato magistralmente da Dustin 
Hoffman nella versione televisiva di Volker Schlöndorff).

Miller, che 
era ancora vivo, intervistato sull'argomento, ha risposto saggiamente: 

«Willy Loman non è un depresso. È semplicemente oppresso dalla vita. 
Ci sono ragioni sociali perché si trovi nel punto in cui è. Penso che 
se il pubblico avesse interpretato l'opera in termini psichiatrici 
avrebbe trattato la cosa con distacco e avrebbe detto: 'quest'uomo ha 
bisogno di una pillola'. Ma io ho sentito persone del pubblico 
piangere. Non credo che sarebbe potuto accadere se la gente avesse 
interpretato l'opera esclusivamente in termini clinici».

http://www.nytimes.com/1999/02/28/weekinreview/ideas-trends-get-that-man-some-prozac-if-the-dramatic-tension-is-all-in-his-head.html

Insomma, il dramma di MIller aveva un significato storico e un 
significato politico ma la psichiatria ci chiede oggi di leggerlo 
clinicamente. Forse nella realtà del suicidio micidiale le cose vanno 
al contrario: gli episodi vengono letti storicamente, politicamente, ma 
non sono altro che un fatto clinico e psichiatrico. O no ?

Il giorno 
che si recupererà il senso "storico" della malattia, la sua stretta 
connessione con il vissuto, sarà meno complicato "storicizzare" i nuovi 
disturbi e capirne l'eziologia.

ciao

rattus

[][][][]][
NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

rossana | 21 Jul 21:50 2016
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Trump e i media, la storia si ripete in farsa

A proposito dei post di davide e mcsilvan:

Trump e i media, la storia si ripete in farsa di Formenti

Ricordate la battuta di Marx su Napoleone III? La storia si ripete 
sempre due volte, scriveva il genio di Treviri, la seconda in forma di 
farsa. Di recente la storia ha preso il vizio di ripetersi più di due 
volte, ma la battuta funziona ancora, solo che, a ogni replica, 
l’elemento farsesco si acuisce, fino al grottesco. La colpa è dei media, 
i quali, nel raccontarci il mondo contemporaneo, ripropongono 
ossessivamente gli stessi schemi, che suonano ogni volta più ridicoli e 
stantii. Un esempio? Guardate come ci stanno raccontando la resistibile 
ascesa di Donald Trump, fino alla sua <<intronazione>> a candidato 
repubblicano alle imminenti elezioni presidenziali americane - evento 
che si è appena celebrato in quel di Cleveland.

Ogni volta che leggo un articolo sul <<New York Times>>, 
sull’<<Economist>>, sul <<Guardian>> o sul nostro <<Corriere della 
Sera>>, mi scattano ricordi su come, qualche decennio fa, furono 
raccontate le fortune politiche di personaggi come Ronald Reagan o 
Silvio Berlusconi: il primo dipinto come un vecchio, patetico attore di 
western, un ridicolo parvenu che, se fosse riuscito a farsi eleggere, 
avrebbe sicuramente combinato pasticci; il secondo come un volgare 
arricchito, digiuno di ogni più elementare nozione e competenza 
politica, destinato a ottenere, tuttalpiù, una breve parentesi di 
notorietà come Guglielmo Giannini e il suo Uomo Qualunque. Sappiamo come 
sono andate le cose: Reagan ha inaugurato la controrivoluzione liberista 
e contribuito ad affossare l’impero sovietico, Berlusconi si è 
trasformato nell’<<eroe>> di un ventennio che ha rivoltato come un 
calzino il nostro sistema politico. Ed entrambi sono stati servilmente 
celebrati come straordinari <<innovatori>> dai media che li avevano 
presi in giro.

Ora tocca a Trump. La grande stampa americana non riesce a digerire il 
fatto che un outsider si sia fatto beffe dell’establishment repubblicano 
e delle lobby che lo sostengono, per cui, scongiurato il pericolo di una 
candidatura Sanders in campo democratico, si stanno scatenando, sia 
attaccandone da <<sinistra>> (parola che suscita ilarità ove si 
considerino i pulpiti da cui provengono gli attacchi) le dichiarazioni 
razziste, sessiste e xenofobe, sia cercando di metterne in ridicolo i 
gesti, l’aspetto fisico e il linguaggio.

Il <<Corriere>> del 19 luglio scorso si è allineato a tale strategia, 
pubblicando un articolo dello scrittore Richard Ford in cui leggiamo 
frasi come <<non potrei cenare da solo con Trump nel mio ristorante 
preferito di Parigi. Rovinerebbe la cena>>; oppure <<sono certo che non 
potrei discutere con lui di un grande romanzo appena letto>>; mentre, 
nella pagina a fianco, compare un trafiletto sulla <<odissea 
tricologica>> del tycoon (accompagnato da immagini che ritraggono Trump 
nelle varie fasi della metamorfosi subita dalla sua improbabile chioma). 
Sorvolando sui tempi in cui il <<Corriere>> sviolinava Berlusconi 
(dimostrandosi assai più indulgente con le di lui chiome), è chiara 
l’intenzione di mettere alla gogna questo <<villano rifatto>>. Al pari 
di sua moglie, sbeffeggiata in un altro articolo di Maria Laura Rodotà, 
nel quale ci si chiede come potrebbe questa <<ex modella di biancheria 
intima>> diventare First Lady.

Essendo cinico e maligno, penso che a nessuno di questi giornali importi 
qualcosa se alla Casa Bianca dovesse approdare un <<cafone>> (non 
sarebbe certo il primo). Ciò che spaventa non è il candidato sporco, 
brutto e cattivo: sono gli elettori sporchi brutti e cattivi, cioè quel 
proletariato bianco impoverito e incazzato che sostiene Trump allo 
stesso modo in cui si è <<permesso>> di votare Brexit. Così come 
spaventano le sparate di Trump contro il free trade, le promesse di 
abbandonare l’Europa al proprio destino (si paghi da sola le sue 
avventure neocoloniali), le minacce contro Wall Street e i super ricchi 
e altre cosette di sinistra che sembra aver <<rubato>> al populista di 
sinistra Bernie Sanders.

Vorrei rassicurare lor signori: non credo che Trump possa vincere, visto 
che la macchina politica – ormai trasversale – e le super lobby che 
appoggiano la Clinton le regaleranno quasi certamente la vittoria 
(benché la maggioranza del popolo americano la odi cordialmente – e con 
buone ragioni). Ma quand’anche vincesse, vedrete che la sua demagogia 
antisistema sparirà come d’incanto, e lui farà esattamente quello che 
l’establishment si attende da un <<buon>> presidente. Dopodiché <<New 
York Times>>, <<Economist>>, <<Corriere>> e compagnia cantante 
inizieranno a sviolinarlo così come hanno sviolinato Reagan e 
Berlusconi. Un’altra replica un’altra farsa.

Carlo Formenti

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mcsilvan_@libero.it | 21 Jul 10:43 2016
Picon

R: da lazarus a trump


https://www.youtube.com/watch?v=cfYqK8UKdho

con questo video Trump si incorona numero uno dello spettacolo politico 2016. 
Come andrà a finire a novembre è altra questione

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