rossana | 30 Jun 20:10 2016
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L’inglese se n’è gghiuto

Franco Berardi Bifo

L'inglese se n'è gghiuto e soli n'ha lasciati"
Non credevo nella Brexit, pensavo che solo un popolo di ubriachi poteva 
decidere una simile autolesionistica catastrofe. Dimenticavo che gli 
inglesi sono per l'appunto un popolo di ubriachi. Scherzo, naturalmente, 
dato che non credo nell'esistenza dei popoli. Ma credo nella lotta di 
classe, e la decisione degli operai inglesi di affondare definitivamente 
l'Unione europea è un atto di disperazione che consegue alla violenza 
dell'attacco finanzista che da anni impoverisce i lavoratori di tutto il 
continente e anche di quell'isola del cazzo.
La City si preparava a festeggiare l'ennesima vittoria della finanza , e 
invece l'hanno spuntata i proletari resi nazionalisti dalla disperazione 
(e dalla patetica arroganza imperialista bianca).

Ma non possiamo liquidare come fasciste le motivazioni di coloro che 
vogliono uscire dalla trappola europea, visto che è ormai 
dimostratissimo che l'Unione europea non è (e non è mai stato) altro che 
un dispositivo di impoverimento della società, precarizzazione del 
lavoro e concentrazione del potere nelle mani del sistema bancario. Gran 
parte di quelle motivazioni sono comprensibili, tant'è vero che la 
maggior parte dei "leave" proviene dalle aree operaie mentre le forze 
del finanzismo davano per certa la vittoria alla faccia di chi in nome 
dei "valori europei" si fa derubare il salario.

Ma il problema non sta nelle motivazioni, il problema sta nelle conseguenze.
L'Unione europea non esiste più da tempo, almeno dal luglio del 2015, 
quando Syriza è stata umiliata e il popolo greco definitivamente sottomesso.
Ci occorre forse un'Europa più politica come dicono ritualmente le 
sinistre al servizio delle banche? Sono anni che crediamo nella 
(Continue reading)

mcsilvan_@libero.it | 30 Jun 18:17 2016
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R: Per gli anni di piombo non vale il diritto all'oblio

che noi comunisti si sia più dannati dei nazisti mi sembrava chiaro.
Personalmente, no problem

mcs

>----Messaggio originale----
>Da: "rossana" <rossana123 <at> fastwebnet.it>
>Data: 30/06/2016 6.28
>A: <neurogreen <at> liste.comodino.org>
>Ogg: [neurogreen] Per gli anni di piombo non vale il diritto all&#39;oblio
>
>22 giugno 2016
>
>ROMA (Public Policy) - Per gli anni di piombo non vale il diritto 
>all'oblio. È il principio sancito dal Garante privacy nel dichiarare 
>infondato il ricorso di un protagonista di quegli anni che chiedeva la 
>deindicizzazione di alcuni articoli, studi, atti processuali in cui 
>erano riportati gravi fatti di cronaca che lo avevano visto coinvolto 
>tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.
>
>L'interessato che, tra detenzione e misure alternative ha finito di 
>scontare la pena nel 2009, si era rivolto in prima battuta a Google 
>chiedendo la rimozione di alcuni url e dei suggerimenti di ricerca che 
>vengono visualizzati dalla funzione di "completamento automatico" 
>digitando il nominativo nella stringa di ricerca (inserendo nome e 
>cognome dell'interessato compare ad esempio la parola 'terrorista').
>
>Di fronte al mancato accoglimento delle sue richieste da parte di Google 
>- si legge in una nota dell'Authority - l'interessato ha presentato un 
>ricorso al Garante sostenendo di non essere un personaggio pubblico ma 
(Continue reading)

Rattus Norvegicus | 30 Jun 14:42 2016
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Morozov contro il GAFA su questioni di privacy

Di seguito un pezzo di Morozov uscito su Internazionale dei primi del 
mese. 

saluti

rat

La privacy non è uguale per tutti

Eugeny 
Morozov

____________________

Viviamo in un mondo in cui una manciata 
di aziende tecnologiche e i loro proprietari si ritroveranno presto 
liberi non solo dal controllo della politica, ma anche da quello dei 
mezzi di informazione. Due fatti recenti, apparentemente non correlati, 
lo dimostrano. Il primo la la pubblicazione di un rapporto Moody's 
secondo cui cinque aziende tecnologiche statunitensi - Apple, 
Microsoft, Google, Cisco e Oracle - posseggono 504 miliardi di dollari 
di liquidità, un terzo delle riserve di tutte le aziende statunitensi 
(escludendo quelle finanziarie). Non era mai successo che ai primi 
cinque posti di questa classifica ci fossero solo aziende tecnologiche. 
IL fatto che il governo francese abbia chiesto a Google 1,6 miliardi di 
euro di tasse arretrate dà un'idea di quale sia la provenienza di 
questi soldi. E da questi soldi deriva il potere di fare pressione e 
ottenere leggi favorevoli.
Il secondo fatto riguarda Peter Thiel, 
l'investitore tecnologico che ha sostenuto la discussa causa intentata 
(Continue reading)

rossana | 30 Jun 06:28 2016
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Per gli anni di piombo non vale il diritto all'oblio

22 giugno 2016

ROMA (Public Policy) - Per gli anni di piombo non vale il diritto 
all'oblio. È il principio sancito dal Garante privacy nel dichiarare 
infondato il ricorso di un protagonista di quegli anni che chiedeva la 
deindicizzazione di alcuni articoli, studi, atti processuali in cui 
erano riportati gravi fatti di cronaca che lo avevano visto coinvolto 
tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

L'interessato che, tra detenzione e misure alternative ha finito di 
scontare la pena nel 2009, si era rivolto in prima battuta a Google 
chiedendo la rimozione di alcuni url e dei suggerimenti di ricerca che 
vengono visualizzati dalla funzione di "completamento automatico" 
digitando il nominativo nella stringa di ricerca (inserendo nome e 
cognome dell'interessato compare ad esempio la parola 'terrorista').

Di fronte al mancato accoglimento delle sue richieste da parte di Google 
- si legge in una nota dell'Authority - l'interessato ha presentato un 
ricorso al Garante sostenendo di non essere un personaggio pubblico ma 
un libero cittadino al quale la permanenza in rete di contenuti così 
risalenti nel tempo e fuorvianti rispetto all'attuale percorso di vita, 
"cagiona gravi danni dal punto di vista personale e professionale".

Nel dichiarare infondato il ricorso, l'Autorità ha rilevato che "le 
informazioni di cui si chiede la deindicizzazione fanno riferimento a 
reati particolarmente gravi, che rientrano tra quelli indicati nelle 
Linee guida sull'esercizio del diritto all'oblio adottate dal gruppo di 
lavoro dei Garanti privacy europei nel 2014, reati per i quali le 
richieste di deindicizzazione devono essere valutate con minor favore 
dalle Autorità di protezione dei dati, pur nel rispetto di un esame caso 
(Continue reading)

rossana | 29 Jun 22:33 2016
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Dare un senso alla maresa Brexit

analisi dettagliata del voto
https://libcom.org/news/making-sense-brexit-tide-reaction-reality-racist-vote-andrew-flood-27062016

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ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
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Rattus Norvegicus | 29 Jun 09:24 2016
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R: Re: No man's land


>Beh, ma... perché dici questo, non penserai mica che...?

So che su 
queste faccende non andiamo molto d'accordo. Da qualche settimana è in 
corso quello che non si sbaglia a definire un "attacco" politico, da 
sinistra, a categorie teoriche che hanno fatto la storia recente dei 
movimenti a partire da Seattle. Qui l'elenco da fare sarebbe lungo: 
andiamo dalle cose che leggiamo qui, come il testo dei compagni del 
"lato cattivo" fino ad arrivare a articoli come quello intitolato 
"Maledetto frammento!"

(http://www.sinistrainrete.info/marxismo/7472-maledetto-frammento-falce-e-robot.html

che è una critica a ogni "postcapitalismo" pensabile. Poi ci sono 
gli articoli di quelli che plaudono appunto il brexit come militant:

http://www.sinistrainrete.info/politica/7499-militant-alea-iacta-est-la-capitolazione-della-sinistra-di-fronte-alla-storia.html

Ovviamente bisognerebbe distinguere tra le due critiche: c'è chi 
critica i modelli del capitalismo cognitivo ma non è contento del 
BRexit e c'è chi è contento del Brexit ma non critica il capitalismo 
cognitivo. Formenti per esempio fa tutte e due le cose, avversa le 
teorie sul capitalismo cognitivo ed è anche contento del Brexit.

La 
discussione sull'Europa, a mio modesto parere, per essere fatta 
seriamente richiederebbe una conoscenza storica puntuale di tutti i 
passaggi che ci hanno portato alla condizione attuale. Cosa che 
richiederebbe molta pazienza e molto lavoro. 
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Giuseppe Allegri | 27 Jun 20:27 2016
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OT: Un bel commento politico

A propos di elezioni, sinistra, populismi e questioni europee 😜[][][][]][
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Marinus Van der Lubbe | 27 Jun 12:12 2016
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Fwd: Brexit...


Brexit...

(estratto da «Il Lato Cattivo», Elementi di teoria del comunismo, n. 2)




(...) La mondializzazione del capitale è stata in primo luogo una ridefinizione delle aree di livellamento del saggio di profitto medio. In luogo dei monopoli fortemente ancorati ai relativi Stati-nazione, tipici del periodo «fordista», abbiamo oggi un doppio livellamento del saggio di profitto medio, che resta prevalentemente nazionale per le piccole e medie imprese, per le start-up etc., ed è invece mondiale per i grandi capitali dell'automobile, dell'informatica, del petrolio, e così via. Lo sganciamento di questi ultimi dalle realtà nazionali, ha da un lato dato impulso all'attacco al Welfare State post-bellico, e dall'altro condotto ad una destabilizzazione dello Stato-nazione (che non vuole assolutamente dire sparizione o declino irreversibile) – «dall'alto», tramite l'integrazione internazionale; «dal basso», mettendo in concorrenza crescenti porzioni delle diverse classi operaie «nazionali» sul mercato mondiale (delocalizzazioni, migrazioni di massa etc.). Sulla base di questi elementi, possiamo cogliere come stia mutando la logica della rappresentanza politica del proletariato e delle classi medie. Con l'imporsi della mondializzazione, abbiamo assistito da una parte alla sparizione dei grandi partiti di massa socialdemocratici e stalinisti d'Europa, dall'altra all'inizio del ciclo politico dell'altermondialismo, il quale ambiva ad esserne l'erede. In Italia, ad esempio, in concomitanza con la dissoluzione del PCI (1991), sono il movimento studentesco della Pantera (1990), unitamente allo sviluppo dei Centri Sociali e del sindacalismo di base (soprattutto i Cobas), a preparare la questione dello sbocco politico, della «alternativa globale al neo-liberismo». Con tutte le differenze e sfumature proprie di una nebulosa che predilige le maniere gentili del mondo associativo alla vecchia forma-partito, l'estrema sinistra parlamentare o extra-parlamentare che si definisce «altermondialista», voleva riportare in vita lo Stato sociale dei «Trenta gloriosi» («le conquiste sociali»), e allo stesso tempo spingere oltre i suoi limiti la de-nazionalizzazione «neo-liberista» dello Stato, promuovendo da un lato una ulteriore perdita di sovranità in favore di una governance transnazionale «dal basso», e dall'altro l'abbattimento di tutti gli ostacoli alla libera circolazione individuale. Un simile programma politico poteva avere una qualche attrattiva in corrispondenza dei punti alti del ciclo di accumulazione; ma si vede bene come l'ingresso in una fase recessiva metta in contraddizione il primo punto col secondo, lasciando i residui margini di rappresentanza politica degli strati della popolazione nazionale più duramente colpiti dalla crisi (frazioni «privilegiate» della classe operaia, settore parasubordinato, piccoli imprenditori, piccoli commercianti) in mano ai movimenti populisti e alla nuova destra sociale e/o movimentista che – anch'essi – vogliono restaurare lo Stato sociale dei «Trenta gloriosi» ma, molto più coerentemente, intendono anche ri-nazionalizzare lo Stato – ovvero ridargli sovranità di contro ai processi di integrazione europea e/o internazionale – e scoraggiare l'immigrazione, instaurando delle forme di preferenza nazionale il cui criterio di discriminazione non sarebbe necessariamente razziale o biologistico. (...)

Oggi, la situazione in Europa vede il vecchio ruolo del riformismo parlamentare essere sempre più spesso assolto da partiti e movimenti che rivendicano un «ricentramento» nazionale (ad esempio, i movimenti anti-euro o anti-UE), fungendo da controtendenza al diffuso astensionismo operaio; questo fatto non è di per sé in contraddizione con l'aumento constatabile delle lotte immediate sul salario e sulle condizioni di lavoro. Ci si può girare intorno finché si vuole, ma la ragione è in fin dei conti semplice: sul terreno del sistema rappresentativo, il solo interesse che i proletari possano oggi tradurre nel voto, è quello ad una protezione, orientata tanto ad ostacolare le delocalizzazioni, quanto a cercare di porre un freno alla concorrenza dei non occupati nei confronti degli occupati. (...) I sinistroidi che piacciono ormai solo alla classe media acculturata, sognano di poter manipolare a proprio piacimento le leggi del capitale: ripartizione delle ore di lavoro sull'insieme della forza-lavoro disponibile, livellamento dei salari, settimana lavorativa di 32 ore, tassa patrimoniale, blocco dei licenziamenti, reddito universale di cittadinanza etc. Populisti e destrorsi non sono generalmente meno velleitari, ma i loro programmi appaiono più realistici perché, tra le altre cose, non fanno astrazione da certi meccanismi necessari della riproduzione del capitale (concorrenza fra i lavoratori, disparità salariali etc.) e questo basta a garantire il loro successo. (...)


* * *


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--
«L'abolizione dello scambio, della divisione del lavoro, della merce, della proprietà, dello Stato, delle classi non sono misure da prendersi dopo la vittoria della rivoluzione, ma le sole misure attraverso le quali la rivoluzione possa trionfare» (Théorie Communiste)
rossana | 27 Jun 10:05 2016
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Tra i volti delusi di Unidos Podemos

http://lasonrisadeunpais.es/

"Speravamo in un risultato diverso. E' il momento di riflettere". 
http://politica.elpais.com/politica/2016/06/26/actualidad/1466943535_711886.html

Dal Manifesto: Tra i volti delusi di Unidos Podemos.  Le prime reazioni 
dal quartier generale di Unidos Podemos.

Quando incontro Lola Sanchez, europarlamentare di Podemos, all’interno 
del teatro Goya a Madrid, il quartier generale scelto per seguire i 
risultati del voto, la percezione di una sconfitta è ormai assodata.

L’incredulità iniziale è ormai superata. Si sta razionalizzando. Lola 
Sanchez sorride, come hanno fatto per tutta la campagna elettorale i 
ragazzi e le ragazze di Podemos, ma la delusione è cocente, non si può 
nascondere; neanche la sua gentile combattività può nulla contro 
qualcosa che non ci si aspettava. Unidos Podemos ha perso, c’è poco da 
girare intorno a un dato elettorale che mette in crisi fin da subito 
un’alleanza che pure sembrava potenzialmente positiva.

Si prova a considerarla una parentesi; ripetiamo le parole di Errejon, 
il numero due del partito che ha messo la sua faccia quando si era 
ancora a metà dello scrutinio ma ormai il dato sembrava irreversibile: 
non è avvenuto il cambio, ma c’è uno spazio politico che tiene.

Non avanza, ma esiste, c’è. Sarà per la prossima volta, le dico, anche 
se guardando i risultati sul mega schermo, la sensazione è che la 
«prossima volta» possa essere lontana. O in ogni caso probabilmente solo 
a pensarci si è assaliti dalla stanchezza, dopo due anni di campagna 
elettorale, di lavoro certosino, di comunicazione, di attenzione ai 
dettagli, quelli più piccoli. La sensazione è che non sia servito a 
niente, o a poco.

La percezione, anche da rapidi scambi di commenti, sono tutti molto 
provati, è quella di qualcosa che è sfuggito, cui si somma la necessità 
di capire – ora – perché la debacle ha assunto contorni molto più ampi.

E dire che tutto era iniziato con applausi e grida di giubilo. 
L’atmosfera al teatro ha impiegato poco a cambiare: neanche il tempo per 
esultare per exit poll ultra positivi per i viola, che arrivano i primi 
dati – quelli reali – a smentire in modo clamoroso tutti i sondaggi dei 
giorni precedenti: si intuisce subito che il «sorpasso» non ci sarà. I 
tanti attivisti, collaboratori per la parte on line, membri della 
direzione, candidati, erano tutti pronti a festeggiare. Fin dalle 20 si 
cercava di capire a che ora ci si sarebbe potuti recare a piazza Reina 
Sofia per festeggiare. Troppo ottimismo, qualcuno impreca contro i 
sondaggi, ben presto l’atmosfera di fa tetra.

Prima era arrivato Errejon a dire quanto tutti stavano pensando: il 
risultato è indubbiamente negativo. E nel teatro si comincia a uscire 
più spesso, chi per fumare, chi per telefonare. Incontro un dirigente di 
Syriza, del comitato centrale. La delegazione greca è nutrita, i due 
partiti sono molto vicini e i greci sanno quanto poteva essere 
importante anche per loro un risultato positivo di Podemos.

Da vecchia volpe della politica il dirigente greco fa un’analisi rapida 
che però pare corretta: i socialisti hanno tenuto e il partito popolare 
di fatto sfrutta quei piccoli segnali di ripresa che gli spagnoli 
sembrano apprezzare. Ma i veri vincitori, oltre ai popolari, sono i 
socialisti.

Non fa un piega il ragionamento. Qualcuno, mentre ormai si comincia a 
comprendere anche razionalmente la disfatta, si chiede quanto questo 
risultato potrà influire sull’alleanza elettorale con Izquierda Unida. I 
militanti e dirigenti della formazione sono sopra: lo spazio è 
praticamente stato separato fin dall’inizio. Un grande open space è 
riservato ad attivisti, simpatizzanti e delegazioni straniere. Accanto 
c’è una stanza per la stampa, poi quella dei leader e infine, su un 
piano rialzato, lo spazio di Izquierda Unida. L’accoglienza degli 
attivisti di Podemos è buona, non fosse per una presenza massiccia di 
«buttafuori».

Incrocio qualche sguardo: i volti sono torvi, segnati da giornate 
sfiancanti che questa volta non offrono praticamente niente di buono in 
cambio. Molti media che nel pomeriggio hanno sostato davanti – infine – 
se ne vanno: i luoghi della celebrazione saranno altri.

Poi parla pure Iglesias, circondato da Garzon, Errejon e altri: i volti 
dei leader sono tutto un programma. Le parole le stesse di Errejon, con 
una differenza: Iglesias ha voluto fortemente l’alleanza con Izquierda 
Unida, Errejon no.

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rossana | 27 Jun 09:54 2016
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Europa: populismi o espressione dei popoli?

Nel giorno del referendum in Gran Bretagna sulla permanenza nell'Unione 
Europea, e prima ancora di conoscerne il risultato favorevole alla 
Brexit, il quotidiano francese di sinistra "Libération" ha pubblicato 
una serie di analisi sull'avanzata in Europa di quei partiti e movimenti 
che, pur di orientamento politico assai vario, tuttavia vengono 
comunemente accomunati dall'epiteto di "populisti". E così in uno degli 
articoli l'esperto di cose italiane Marc Lazar è tornato sulla vittoria 
a Roma ed a Torino di Virginia Raggi e di Chiara Appendino nelle 
recentissime elezioni comunali per capire i motivi, locali e nazionali, 
del successo del Movimento 5 stelle (M5s) e le sue future prospettive. 
Dopo aver delineato similitudini e differenze del M5s rispetto agli 
altri movimenti populisti che stanno sorgendo e rafforzandosi un po' 
dappertutto in Europa, Lazar conclude sostenendo che essi sono 
l’espressione di problemi reali delle società: la scarsa credibilità 
della politica tradizionale, il deficit di democrazia, la perdita di 
attrattività del progetto dell’Unione Europea, la crisi sociale; la 
questione oggi, per i 5 Stelle in Italia come per gli altri movimenti 
populisti in Europa, è di vedere se questi partiti che sfruttano le 
insoddisfazioni popolari per raccogliere voti sono poi in grado di 
proporre soluzioni una volta che assurgono a posizioni di responsabilità 
di governo. In un altro articolo la giornalista Sandra Laugier affronta 
direttamente la questione di cosa sia oggi in Europa il "populismo": e 
dopo aver ricordato, da un lato, che la vittoria del M5s a Roma ed a 
Torino impone di raddoppiare la severità con cui si deve valutare 
all'operato delle due donne sindaco, Virginia Raggi e Chiara Appendino; 
dall'altro lato afferma che ora è d'obbligo ripensare lo stesso concetto 
di populismo: un termine spregiativo, a suo parere, che oggi sembra 
essere diventato lo strumento di quei poteri che rifiutano l'estensione 
della democrazia

   En Italie, la tentation des cinq étoiles. Par Marc LAZAR, Directeur 
du Centre d’histoire de Sciences 
http://www.liberation.fr/debats/2016/06/23/en-italie-la-tentation-des-cinq-etoiles_1461562

A quoi servent les «connasses» ? Par Sandra Laugier, Professeure de 
philosophie à l’université Paris-I Panthéon-Sorbonne. 
http://www.liberation.fr/debats/2016/06/23/a-quoi-servent-les-connasses_1461555

Europe : populisme ou expression des peuples ? 
http://www.liberation.fr/debats/2016/06/23/europe-populisme-ou-expression-des-peuples_1461552

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rossana | 26 Jun 19:10 2016
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Cosa ne è della difesa europa senza la Gran Bretagna?

piccolissimi appunti scritti velocemente per chi è interessato.

Un documento circola da tempo per l'Europa. Il contenuto verrà svelato 
solo prossimamente perchè si voleva aspettare il risultato del 
referendum sulla Brexit.

Ma prima di capire cosa verrà proposto, due righe sulla difesa europea 
monca della Gran Bretagna. Sostanzialmente la GB ha smesso di investire 
nella PESD dai tempi della crisi irachena del 2002-03 ma ha sottoscritto 
un accordo bilaterale importante con la Francia che riguarda anche il 
nucleare. Entrambe sono forze nucleari, ora la Francia rimane l'unica 
potenza europea in questo senso. Piuttosto se la Scozia volesse rimanere 
nella UE allora sarebbe l'Inghilterra ad avere problemi con il programma 
di aggiornamento dei sottomarini nucleari Trident, che hanno sede a 
Faslane in Scozia. Francia e Germania (la Germania ha da qualche anno 
preso la via del riarmo) potrebbero divenire i due paesi europei 
trainanti anche se la Germania, per la Francia, è una rivale. Sarà 
interessante vedere come si scioglierà il nodo fra Spagna e GB su 
Gibilterra. La NATO per ora rimane l'orizzonte per gli USA, GB ed 
Europa. Vedremo cosa verrà fuori a Varsavia (e non a Vienna come avevo 
scritto prima). La Russia è in allerta.

Sulla notizia di un documento che verrà presentato dalla Mogherini

Dovrebbe comprendere piani per una più stretta cooperazione militare 
europea che delineano nuove strutture militari ed operative sulla base 
del trattato di Lisbona  del 2009. Ai tempi la proposta di un esercito 
europeo era stata bocciata dal Regno Unito. Francia e Germania erano 
d'accordo su una più stretta cooperazione militare europea e per la 
costituzione di un fondo. Tutto ciò è indispensabile per ridurre le 
costose duplicazioni nella produzione di sistemi e programmi di difesa 
ma non avevano proposto un piano per la creazione di un esercito. 
"L'obiettivo è un'unione europea della difesa", ha detto un alto 
funzionario del governo tedesco. "Questo non significa competere con la 
NATO, ma abbiamo bisogno di un'Europa più forte. Se aspettiamo gli 
euroscettici, andremo solo all'indietro". Le carenze nella campagna 
aerea libica del 2011 e le attrezzature ormai insufficienti viste nelle 
missioni africane hanno convinto i funzionari francesi. La Francia vede 
l'indipendenza militare di primaria importanza e vuole una sede di 
comando UE e mezzi militari condivisi. Per la creazione del fondo, che 
potrebbe iniziare su piccola scala nel 2017, ci si potrebbe rivolgere 
alla Banca europea. Altre proposte potrebbero includere l'ampliamento 
della cooperazione tra le forze. Vi sono circa 400 progetti avanzati in 
cooperazione, a volte tramite accordi bilaterali, altre mettendo insieme 
più paesi.

"Abbiamo isole di cooperazione. L'idea è di collegarle in un 
arcipelago", ha detto un alto funzionario della difesa europea. Germania 
e Francia dicono che la condivisione delle risorse può essere l'unico 
modo per sostenere forze militari adeguate. Un esempio è il consorzio 
MBDA creato fra Francia, Italia e Gran Bretagna. L'Italia produce in 
collaborazione caccia, elicotteri missili, fregate, satelliti, UCAV, 
veicoli multiruolo e sottomarini.

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