singolarità qualunque | 16 Apr 18:41 2015
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Bifo, urgeurge

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singolarità qualunque
 
"Il n'y pas d'autre monde. Il y a simplement une autre manière de vivre", Jacques Mesrine
 


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mcsilvan_@libero.it | 15 Apr 20:15 2015
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R: Re: Diaz, Tortosa: "Sono stato frainteso" "Non sono fascista, ho votato Pd"


>> da repubblica.it
>> Diaz, Tortosa: "Sono stato frainteso" "Non sono fascista, ho votato Pd"

appunto

mcs

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NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

singolarità qualunque | 15 Apr 19:56 2015
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NO DRAGHI!!!

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purusa | 15 Apr 12:48 2015
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Diaz, Tortosa: "Sono stato frainteso" "Non sono fascista, ho votato Pd"

da repubblica.it
Diaz, Tortosa: "Sono stato frainteso" "Non sono fascista, ho votato Pd"

Foto L'agente quel giorno alla scuola
Ieri su Fb: "Lo rifarei". Renzi: "Inaccettabile"
Capital Il poliziotto: "Non capisco le critiche"

Video  Ritorno alla Diaz, parlano le vittime

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NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen

purusa | 15 Apr 11:38 2015
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Avatar nellu salentu

Giovanni Carbonara14 aprile 22.48.42

AGGIORNAMENTI DA VEGLIE!
OGGI NESSUN ALBERO E' STATO ABBATTUTO!!
OGGI HA VINTO LA VOLONTA' POPOLARE!!
il presidio continua anche stanotte con un gruppo di volontari. Domani mattina si ricomincia! Stessa Località.
ATTENZIONE!
LA FORESTALE HA DECISO DI NON RENDERE PUBBLICI I LUOGHI DOVE AVVERRANNO GLI ABBATTIMENTI DEGLI ALBERI PER EVITARE INTERFERENZE DEI CITTADINI.
appena saremo a conoscenza delle altre località informeremo tempestivamente!
intanto il presidio su Veglie continua!
E' IMPORTANTE PARTECIPARE IN TANTI!
TUTELIAMO IL NOSTRO PATRIMONIO, LA NOSTRA CULTURA!!!

INDICAZIONI:
VEGLIE (LE) - LOCALITA' MONTERUGA - MASSERIA DUCHESSA E CAMPAGNE LIMITROFE - Raggiungete la masseria duchessa e poi la prima a sin in direzione san pancrazio
https://www.google.it/maps/ <at> 40.3549191,17.9010917,16z

rossana123@libero.it | 14 Apr 21:26 2015
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Le cinque giornate della Milano #NoExpo

http://www.noexpo.org/2015/04/14/le-cinque-giornate-delle-milano-noexpo/

350 persone provenienti da tutta Italia hanno alimentato l’assemblea nazionale No Expo di sabato 11 aprile. A pochi giorni dall’apertura dei cancelli dell’infausto grande evento, tanti e diversi soggetti, che in tutta la penisola ogni giorno alimentano lotte e resistenze contro il modello di vita e sviluppo che in Expo si rappresenta, si sono incontrati ancora una volta.

Precari, studenti, contadini, lavoratori, sindacati di base, collettivi, centri sociali, produttori e movimenti ecologisti hanno individuato nella cinque giornate di Milano un momento centrale per una lotta comune nella costruzione di territori, città e di un mondo diverso.Dal 29 aprile al 3 maggio, prima, durante e dopo l’inaugurazione di Expo, Milano sarà laboratorio sociale di resistenze e alternative.

Storie diverse provenienti da luoghi differenti si uniranno in una sola opposizione, gioiosa, potente ed arrabbiata, ad un’idea di saccheggio e devastazione ben rappresentata dal progetto Expo, dal sistema che promuove e di cui si fa portatore oltre i 6 mesi dell’evento: debito per tutti e tutte, colate di cementificazione e precarietà quotidiana perricattare il presente ed ipotecare il futuro.

La forza e il miscuglio di intelligenze offensive, che in quei cinque giorni invaderanno Milano, obbligheranno gli organi d’informazione, oggi impegnati nella demonizzazione del percorso No Expo,a parlare della potenza dei contenuti della protesta e della moltitudine che scenderà per le strade.

La città vetrina che vogliono mostrare è una città buona per pochissimi, è una città che cancella diritti, possibilità e futuri. La città secondo Expo è la città che vorrebbero replicare ovunque, riproducendo dominio e sfruttamento in ogni luogo e su ogni essere. Alla vetrina preferiamo gli angoli nascosti e reali, le periferie e le esperienze di lotta, le diversità e le vite che si nascondono dietro le immagini patinate con cui si cerca di imbellettare la realtà di crisi e di fatica che tutte e tutti viviamo ogni giorno.

Apriamo allora questa città, per cinque giorni che altro non sono che i primi cinque giorni di contrasto ad Expo iniziato. Cinque giorni che vogliamo attraversati dal maggior numero possibile di persone, che costruiscano un corteo partecipato e di massa,che renda visibili le ragioni della nostra opposizione al modello Expo e che sappia parlare con gli strati popolari di questa città.

Cinque giorni che seguono anni di lotta e denuncia sociale.
Cinque giorni che precedono l’alterexpo, ovvero i nostri sei mesi di opposizione al grande evento.

Se i sei mesi di Expo significheranno per istituzioni e media confermare vane promesse, per noi saranno il periodo per sedimentare le anomale reti ricompositive che stiamo sperimentando per fortificare i percorsi contro il Jobs Act, per il diritto all’abitare, per i diritti ed il riconoscimento delle libertà sessuali e dei generi, per la difesa dei territori da eventi e opere grandi, piccole, medie che altro non sono che atti predatori di spazi, ricchezze, beni comuni, diritti, agibilità e risorse per tutti. Non solo in Italia.

Il nostro No Expo è un percorso di senso che non si esaurirà con le giornate dal 29 aprile al 3 maggio,e che certamente non finirà il 1 novembre. È, e sarà sempre, complice e solidale con le lotte No Tav che dalla Val di Susa a Brescia, passando per l’alessandrino e il territorio ligure, mostrano la dignità delle popolazioni locali contro un’opera inutile, così come è vicina a tutti i piccoli e grandi movimenti di resistenza alle grandi opere inutili ed imposte. È, e sarà sempre, dalla parte degli antifascisti che difendono la memoria ed il territorio dall’ignobile ideologia fascista, che in tempi di crisi lucra sulle difficoltà quotidiane per farsi spazio.

Per questo l’assemblea nazionale di sabato chiede l’immediata liberazione dei compagni colpiti da
arresti per avere difeso l’antifascismo a Cremona.

Il programma della cinque giorni di Milano, contro e oltre il modello Expo 2015:

  • 29 APRILE MILANO SI OPPONE ALLA MARCIA FASCISTA-coordinamento Fascisti e Razzisti No Grazie
  • 30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE- INIZIO CAMPEGGIO INTERNAZIONALE NOEXPO che durerà fino al 3 maggio con dibattiti e workshop
  • 1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY ore 14 piazza XXIV MAGGIO
  • 2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO
  • 3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo
  • DAL 3 MAGGIO IN AVANTI: 6 MESI DI #ALTEREXPO! conflitto, incontro e alternativa contro il modello Expo e oltre i grandi eventi
Le compagne e i compagni della Rete Attitudine NoExpo
rossana123@libero.it | 14 Apr 10:32 2015
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I manicomi ora si chiamano psicofarmaci

da La Repubblica
Lo psichiatra Piero Cipriano denuncia: “Le terapie abusano della chimica”. “Oggi si lega con disinvoltura: ho visto pazienti costretti alle fasce per uno sputo”
SI DEFINISCE uno “psichiatra riluttante”, stufo di fare il giudice dei matti. Talvolta usa parole come “carnefice” e “tortura”. Parla di pazienti legati al letto, di psicofarmaci somministrati non per curare ma per annichilire, di case di cura private che assomigliano ai «villaggi turistici della cronicità». È raro sentire un medico che si esprima con questa furente schiettezza sull’establishment psichiatrico e sui luoghi del disagio psichico. Quarantasette anni, irpino, brillante promessa (poi pentita) della psicofarmacologia, Piero Cipriano ha narrato in due libri la sua ventennale esperienza nelle “fabbriche della cura mentale”: così chiama i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, ossia i piccoli reparti ospedalieri dove si affronta la crisi psichiatrica.
I suoi racconti ripropongono il genere della testimonianza civile da parte dei medici di frontiera: un corpo a corpo con la follia restituito con la forza della denuncia e l’affilatezza delle immagini. L’ultimo, Il manicomio chimico , uscito ora da Elèuthera, richiama l’attenzione su un’emergenza diffusa anche se ancora invisibile. La nascita di un gigantesco manicomio che non è più quello chiuso da Franco Basaglia, ma uno ancora più subdolo e inafferrabile che viene edificato dagli psicofarmaci. Vecchie e nuove catene di cui non sappiamo liberarci.
Dottor Cipriano, nei suoi libri racconta storie di pazienti umiliati.
«Sì, storie di tortura. In questo momento ci sono trecento persone legate a un letto con le fasce di contenzione. Dei trecentoventitré servizi diffusi nel territorio nazionale, l’80 per cento è a porte chiuse, ha finestre con le sbarre e utilizza le fasce. Le terapie farmacologiche spesso vengono somministrate per ridurre il paziente in uno stato agonico. Aveva ragione Basaglia a temere che questi reparti potessero diventare piccoli manicomi».
Nei casi estremi legare non è una necessità?
«Ho visto persone costrette alle fasce solo per uno sputo sulla finestra. Oggi si lega con disinvoltura, come se fosse un gesto normale. Però non se parla. Una pratica tabù».
Accade solo nei reparti psichiatrici?
«Accade ovunque in ospedale. Prendiamo gli anziani, appannati da demenza o arteriosclerosi. Anche loro vengono legati. In un pronto soccorso romano, mi è capitato di vedere un vecchio prete polacco con i genitali per aria. Tutt’intorno camici e casacche linde che lo strattonavano, “anvedi, questo è un prete”, e giù a ridere. Ha ragione Ceronetti quando scrive che la più grande sciagura per un uomo è la lunga vita».
Lei non lega mai pazienti esagitati?
«Preferisco parlarci, fino allo sfinimento. E per bloccare una persona non escludo l’uso della forza fisica. Chi ha figli sa di cosa parlo. Qualche collega mi guarda con ribrezzo: talvolta è lo stesso collega che ordina le fasce, ma senza applicarle personalmente perché il lavoro sporco va lasciato ai subalterni. Io resto convinto che le fasce uccidano la relazione».
Ma cosa propone in alternativa ai SPDC?
«Basterebbe guardare ai modelli virtuosi, studiati nel mondo ma ignorati nel resto d’Italia. Non solo Trieste, ma anche Merano, Pistoia, Novara: tutte sedi dove vengono svolte attività domiciliari, oltre alla prevenzione e a colloqui più frequenti. Il paziente non ha bisogno solo di molecole, ma di una casa, di un lavoro, di relazioni. E la spia del funzionamento è proprio il SPDC: più è morbido il Servizio e più il territorio funziona bene. A Roma, al contrario, domina l’emergenza».
Mancano soprattutto le risorse.
«Il caso del Lazio è particolare. La metà del budget va alle cliniche private convenzionate con gli ospedali: dodici solo a Roma con milletrecento posti letto, sui quattromila delle case di cura distribuiti in tutto il territorio nazionale. L’iter è questo: il paziente in crisi arriva da noi, viene aggiustato farmacologicamente, poi affidato a quelli che Basaglia definiva gli imprenditori della follia, che lo ospitano per due o tre mesi riempendolo di farmaci. E poi si ricomincia. Crisi, 118, arrivo al SPDC, eccetera. Si ripropone la dinamica del manicomio, una sorta di internamento diffuso e circolare. E sta tornando pericolosamente in auge la pratica dell’elettroshock».
Lei viene da quella scuola.
«Sì, lavoravo nella clinica universitaria di Pancheri, Biondi e Bersani, luminari della psichiatria. E venni reclutato per il gruppo dell’elettroshock, il più ambito. Poi andai a fare il servizio civile a Montevarchi, dove m’imbattei in una psichiatria diversa».
È anche grazie ai suoi studi sulla psicofarmacologia che lei mette in guardia dagli abusi.
«Denuncio questo nuovo immenso manicomio chimico che recluta i sani. Oggi si diventa pazienti psichiatrici senza saperlo. Tristezza e lutti, rabbia e timidezza, disattenzione ed effervescenza: per ogni emozione forte c’è la pillola giusta. Pensiamo al lutto. Oggi se questa tristezza dura un po’ più del previsto viene rubricata come una depressione e di conseguenza curata con gli psicofarmaci. Per non parlare dell’arruolamento dei bambini: i bulli e gli svogliati sono etichettati come iperattivi. Ma questo è un modo di fabbricare malati. Un bambino diagnosticato iperattivo sarà curato con molecole che lo renderanno un depresso, e poi la depressione sarà curata con farmaci che creeranno eccitazione, e quel bambino è condannato a essere un giovane psicotico».
La sua lezione è molto chiara.
I farmaci creano dipendenza.
E possono provocare nuove psicopatologie.
«Il caso Lubitz è interessante. Il suo spettacolare suicidio mette insieme il senso di fallimento esistenziale e una sorta di delirio di onnipotenza: una condizione tipicamente iatrogena, ossia provocata dai farmaci. Qualcuno mi provoca: ma tu che fai, non dai pillole? Ma certo che le do, ma con parsimonia e solo nelle condizioni gravi. E bisogna sospenderle appena è possibile. L’assunzione prolungata modifica l’equilibrio chimico del cervello che sempre più dipenderà da quella sostanza».
Oggi appare diffuso l’uso “cosmetico” del farmaco.
«Sì, per sentirsi in forma. Nel libro racconto di una brillante professionista che era stata curata per una depressioncina con una pillola e mezza di Prozac, ma venne da me perché gliene somministrassi due. Stava bene ma voleva sentirsi ancora più su. Mi rifiutai di accontentarla, avendola vista già abbastanza eccitata. “Ma come, dottore, non è contento se preferisco il Prozac alla cocaina?”. Naturalmente non l’ho più vista».
Lei non fa distinzione tra psicofarmaci e droghe.
«Sono entrambi sostanze psicotrope, con la differenza che i farmaci sono legali, le altre no. Mi diverto a parafrasare l’incipit di Roberto Saviano in Zero Zero Zero, il libro sulla diffusione di cocaina. Tra poco sarà difficile trovare un pilota con la fedina psichiatrica pulita, o anche un medico o un conduttore di treno, scrittori, politici e cani. Mi viene in mente la provocazione di Michel Foucault: tutto il mondo è diventato un grande manicomio. Ci siamo quasi».
Ma noi non eravamo il paese della rivoluzione basagliana?
La sua denuncia mostra una resa totale alle catene, chimiche o di altra natura.
«Basaglia ha dimostrato che si poteva curare la malattia mentale in altro modo, e indietro non si torna. Però noi basagliani di seconda generazione restiamo una minoranza, e bisogna lavorare ancora molto. Io non dispero».
Il dottor Cipriano tra qualche mese sarà trasferito nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale San Giovanni, l’unico nel Lazio che abbia le porte aperte.
**********
IL SAGGIO
Il manicomio chimico di Piero Cipriano (Elèuthera pagg. 256, euro 15)
rossana123@libero.it | 13 Apr 18:07 2015
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"I giovani turchi" e il Papa

"i giovani turchi" italiani
 "l'utilizzo del nome "Giovani Turchi" (che si richiama al movimento politico che pianificò ai primi del Novecento il genocidio armeno) ha suscitato le rimostranze della comunità armena in Italia"
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovani_turchi_%28Italia%29

Genocidio Armenia, Adinolfi: "Renzi poteva trovare un modo per sostenere Francesco"
http://www.intelligonews.it/articoli/13-aprile-2015/25359/genocidio-armenia-adinolfi-renzi-poteva-trovare-un-modo-per-sostenere-francesco

Papa Francesco e il genocidio degli armeni

Con il riconoscimento del genocidio armeno, papa Francesco è riuscito in un colpo solo a ergersi a difensore della cristianità perseguitata nel mondo, a diventare interlocutore privilegiato delle chiese orientali, a compiere qualche significativo passo in avanti verso la costruzione di un ecumenismo del martirio che va sicuramente più spedito di quello teologico. E se tutto questo costa una crisi diplomatica con il governo turco, pazienza. D’altro canto il papa a Istanbul c’è già stato nel novembre scorso, in occasione della festività di sant’Andrea, l’apostolo evangelizzatore dell’oriente.

Le affermazioni del papa sul primo genocidio del ventesimo secolo vanno dunque osservate in una chiave di lettura ampia e ben collegata agli eventi contemporanei. L’omelia pronunciata dal papa domenica scorsa nella basilica di San Pietro, di fronte a tutti i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane dell’Armenia, tra i quali spiccava Karekin II, catholicos di tutti gli armeni, e al presidente della repubblica Serž Sargsyan, prendeva infatti il via non dal passato ma dal presente. “In diverse occasioni”, ha detto Francesco “ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione”. “Purtroppo”, ha aggiunto “ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”.

Il genocidio armeno, diventa, in questa lettura, il primo capitolo di una persecuzione contro i cristiani che ancora miete le sue vittime nel mondo. Francesco, poi, ha collegato al massacro degli armeni, altri grandi stermini del novecento: nazismo e stalinismo, Ruanda e Burundi, Bosnia, Cambogia. In tal modo da una parte ha fatto un discorso generale sulla condizione umana – “pare che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente” – dall’altra ha provato a collocare la tragedia armena in un contesto più ampio, limitando un’eventuale interpretazione eccessivamente antiturca delle sue parole.

Sul tema, Francesco si è richiamato espressamente a Giovanni Paolo II e a quanto il ha detto il suo predecessore, in tal modo collocandosi in un percorso già tracciato dal papa polacco. Nel corso dell’omelia poi, a maggior conferma di una interpretazione aperta al presente della sua iniziativa, ha voluto di nuovo richiamarsi all’attualità: “Pare che la famiglia umana”, ha detto “rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori. Non abbiamo ancora imparato che ‘la guerra è una follia, una inutile strage’”.

Tuttavia Bergoglio non ha fatto alcun riferimento agli autori del genocidio, cioè quei “giovani turchi” considerati i laicizzatori e fondatori della Turchia moderna. Bisogna anche dire che il nazionalismo turco sotto questo profilo non fa distinzioni e, quale che sia il governo in carica, di ispirazione islamica o meno, contesta sempre con puntiglio chi parla di genocidio. È stato così anche stavolta, il nunzio della Santa Sede ad Ankara, monsignor Antonio Lucibello, è stato convocato dalle autorità turche e a lui sono state rappresentante le critiche del governo Erdoğan al papa. Successivamente l’ambasciatore turco presso il Vaticano è stato richiamato in patria in segno di ulteriore protesta.

En passant è opportuno ricordare che lo stato delle relazioni tra Santa Sede e Ankara è tutt’altro che brillante; i passi avanti si vedono col contagocce e molti dossier relativi alle proprietà della chiesa in Turchia e alla libertà religiosa, sono fermi da tempo. In ogni caso un dato è certo: per Bergoglio la Turchia e ora l’Armenia, sono diventate una via che conduce Roma verso l’oriente. Con il patriarca ortodosso di Istanbul, Bartolomeo I, il pontefice è in ottimi rapporti: insieme sono andati a Gerusalemme, poi Bartolomeo è venuto a Roma per l’incontro tra Francesco, Abu Mazen e Shimon Peres. E alle viste c’è il grande sinodo panortodosso del 2015 convocato da Bartolomeo per discutere di tutto, anche del primato petrino, cioè del rapporto delle chiese ortodosse con il vescovo di Roma; ma in generale l’assise dovrebbe avere il senso di una sorta di concilio Vaticano II d’oriente. Il patriarcato ortodosso di Mosca, l’altro grande polo cristiano d’oriente, ha dovuto accettare suo malgrado l’offensiva ecumenico-ecclesiale dell’asse Bartolomeo-Francesco. Ora, sollevando con clamore la questione armena e mettendola in relazione con gli attacchi ai cristiani dei nostri giorni, Francesco assume pure il tema delle persecuzioni dandogli una prospettiva di lungo periodo.

È un’operazione non priva di rischi dal punto di vista storiografico e dei diversi contesti contemporanei (in Kenya si può parlare di terrorismo, non tanto di persecuzioni, per esempio) ma papa Francesco in tal modo prende soprattutto un’iniziativa politica. Bergoglio punta infatti a diventare leader di riferimento della cristianità offesa e perseguitata e la voce autorevole di Roma diventa riferimento anche per il mondo delle chiese orientali. In un simile contesto il dialogo ecumenico con Mosca prosegue, ma i rapporti di forza sono a favore della Santa Sede.



rossana123@libero.it | 13 Apr 17:48 2015
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Il corteo di protesta con gli ologrammi così Madrid “occupa” la piazza vietata

http://www.rtve.es/alacarta/videos/noticias-24-horas/manifestacion-hologramas-madrid-contra-ley-seguridad-ciudadana/3085219/

La storia
La “legge di sicurezza cittadina” fissa una multa di trentamila euro per chi marcia in carne e ossa sotto il Parlamento. Ma migliaia di manifestanti hanno trasformato volti e slogan in una nuova e tecnologica forma di dissenso.

NELLA notte fra sabato e domenica, nel centro di Madrid, proprio davanti al Parlamento, c’è stato un fantastico, inquietante corteo di protesta. Sono sfilati per un’ora gli ologrammi di 17.857 manifestanti di ogni parte del mondo, al motto di “Libertà di espressione” e “No alla legge mordacchia” (ley mordaza, che è più bello, più stringente di legge bavaglio). La protesta era indirizzata contro la legge “di sicurezza cittadina” del governo Rajoy, in vigore dal prossimo luglio, che riduce gravemente il diritto di manifestazione. Marciare in carne e ossa davanti a quel palazzo del Parlamento comporterà una multa di 30.000 euro (600.000 nella prima versione votata al Senato). Fare foto di agenti, “mancar loro di rispetto”, formare assembramenti, e una minuziosa quantità di altre azioni cittadine saranno punite senza passare attraverso la magistratura. Pesanti misure riguardano il diritto d’asilo e le modalità di rigetto a Ceuta e Melilla.
I promotori della manifestazione si sono chiamati “No somos delito”. Avevano sollecitato un’adesione internazionale, con un successo notevole, tanto più che si trattava della prima volta. Bisognava prestare la propria faccia a una telecamera attraverso il web (ed eventualmente anche la voce con gli slogan a piacere) per una scannerizzazione la cui elaborazione avrebbe marciato nel corteo libertario. A parte la fierezza della prima volta tecnologica di una protesta politica (in altri campi gli ologrammi impazzano) si voleva mostrare come leggi sempre più censorie avrebbero spogliato le persone del diritto a manifestare se non nei loro simulacri incorporei. Il video della manifestazione, benché abbia inevitabilmente qualcosa di spiritistico, di ectoplastico, è strepitoso, e aggiorna l’esordio antico: “Uno spettro si aggira per l’Europa…”. Naturalmente, come per tutte le creative applicazioni delle possibilità tecnologiche, induce a paventarne il rovescio. Non so, la notte del prossimo sabato in cui gli ologrammi dei poliziotti manganellano di santa ragione gli ologrammi dei nostri, davanti al Parlamento. O anche un ulteriore impigrimento dello spirito civico in favore della partecipazione virtuale, già dilagante nei clic parademocratici e nei videogiochi a mano armata, per cui si manderà in strada il proprio avatar senza staccarsi dal divano.
Del resto, basta cercare alla voce “ologramma” su Google. Un ologramma di Virgilio e uno di Teodolinda faranno da guida ai visitatori del padiglione della Lombardia all’incombente Expo. Ologrammi del feto stanno per sostituire l’ecografia nelle gravidanze. L’uomo anticiperà lo sbarco su Marte attraverso un ologramma. Morto nel 1996, il rapper Tupac Shakur, alias Maklaveli, si esibì a Coachella nel 2012, mandando in visibilio milioni di fan, che del resto avevano sempre saputo che uno come lui sareb be risorto. Lo fece attraverso un ologramma, anzi un’illusione ottica discendente dal “fantasma di Pepper” (XIX sec.), a sua volta erede delle geniali escogitazioni di Giovanni Battista della Porta (XVI sec.). A settembre, l’ologramma di Assange ha partecipato a un dibattito nel Massachusetts. Nei giorni scorsi, in un parco di Brooklin, artisti anonimi avevano collocato sulla colonna dedicata ai prigionieri di guerra un busto bronzeo di Edward Snowden. La polizia era intervenuta a coprire trafelatamente il tutto (video online) poi a rimuovere il busto. L’Illuminator Art Collective — traduciamolo Collettivo di arte illuminista! — ha rimpiazzato il bronzo rapito con l’ologramma di Snowden proiettato “in una nuvola di fumo” — però “ephemerally”, destinato a durare poco. “Exegi monumentum aere perennius”, aveva proclamato, e se lo poteva permettere, Orazio: “Ho eretto un monumento che durerà più del bronzo”. Gli ologrammi invece passano, ma gli artisti anonimi di Brooklin hanno già fatto sapere che moltiplicheranno con la stampante 3D le copie del busto di Snowden e lo dissemineranno dappertutto, più che i nani da giardino.
Bravi dunque gli ologrammisti di Madrid, e però l’altra notizia con cui non possiamo fare a meno di confrontarci è quella di Tv5M onde, hackerata giorni fa dal “Cyber-califfato”. Il disgusto per questi tagliagole non impedirà di notare una brillantezza delle loro trovate, come la scritta: “Je suIS IS” sovrapposta al sito oscurato. Simili imprese (chissà dov’è, se ancora è, il disgraziato John Cantlie) correggono l’impressione che esistano due mondi: uno sempre più olografico e virtuale, il nostro, e uno sempre più corporale, di colli segati e membra amputate, il loro. Sapranno anche loro proiettare ologrammi impeccabili, e mentre guarderemo ipnotizzati le uniformi nere e i salti mortali e le scimitarre roteate e i pii gridi, ci arriveranno alle spalle.

da La Repubblica

Giuseppe Allegri | 13 Apr 12:58 2015
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#RESPIRO 13>24 aprile: 10gg di #CarovanaValle

Car <at> ngs,
un invito, a partecipare e far girare, lungo dieci giorni, a Roma e non solo, di CarovanaValle...
un abbraccio,
p


http://www.teatrovalleoccupato.it/carovanavalle-respiro

>Incontri di progettazione sulle produzioni artistiche
Lunedì 13 aprile h 18:00 
Domenica 19 aprile h 18:00

>Incontro aperto su lavoro/consorzio/forme di cooperazione e presentazione di smart.it 
(in cui ritessere i fili delle idee su un possibile "consorzio/cooperativa" da costituire)
Sabato 18 aprile h 18

13 > 24 aprile 2015
Roma > <at> AngeloMai <at> SpinTimeLabs | Campobasso | Parigi | Siviglia 

#CarovanaValle | RESPIRO
10 giorni di ricreazione > formazione | produzioni | incontri | aperture | convegni


In questa città l’aria non è buona. Ho bisogno di respirare.
Dal 13 al 24 aprile #CarovanaValle prende corpo simultaneamente in diversi progetti e in diversi spazi. A Roma e fuori. I 3 anni del Valle Occupato sono stati un’esperienza di pratica artistica e di pratica politica insieme. Di idee, di coinvolgimento e di sperimentazione. È questa la nostra natura.
 

>>>>>>>>::::::::::::::::[ROMA]::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

13>17 aprile
<at> Istituto comprensivo “Via dei Sesami” / Scuola elementare “Iqbal Masih”, Roma
 

13>21 aprile | h.11:00>19:00  <at> Angelo Mai

Crisi è un laboratorio di scrittura per il Teatro, nato al Teatro Valle Occupato all’inizio del secondo anno di occupazione e ancora attivo. Un laboratorio itinerante e permanente nel quale un gruppo di autori ed attori studiano in scena la scrittura per il teatro, sperimentando la messa in scena di scritture antiche e recenti e producendone di nuove. Il gruppo è composto dalle persone che hanno risposto alla call iniziale nell’estate del 2012, a cui si sono aggiunti altri artisti che hanno partecipato alla call dell’anno successivo. 
Tutti i giorni dalle 15 alle 19 il lavoro è aperto agli uditori che partecipano in maniera attiva all’analisi del teatro che si cerca di produrre.


martedì 21 aprile | h.21:00
<at> Angelo Mai, Roma
Apertura serale al pubblico: Assolutamente non un saggio + aperitivo


sabato 18 aprile | h.18:00>20:30

<at> Angelo Mai, Roma
Incontro pubblico: Forme di cooperazione e mutualismo per il lavoro e le produzioni culturali. A partire dall’esperienza di smart.it
interverranno Giulio Stumpo [smart.it], Giuseppe Allegri [Il Quinto Stato] e altri in via di definizione
Aperto a artisti, lavorat* dello spettacolo e operatori.


lunedì 20 aprile | h.21:00>23:00

<at> Angelo Mai, Roma 
RABBIA CHIAMA ROMA
Incontro aperto sulle produzioni artistiche a partire dalla piattaforma di Rabbia
 

mercoledì 22 aprile | h.18:00>21:00

<at> Angelo Mai
ASSEMBLEA PUBBLICA della Fondazione Teatro Valle Bene Comune 
[in costruzione]


venerdì 24 aprile dalle 23.00

<at> Spin Time Lab
 serata con musica e dj set  

 

>>>>>>>>::::::::::::::::[CAMPOBASSO]::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

13>15 aprile | h.15:30>17.30
<at> Palazzo del Comune di Campobasso
Laboratorio di scrittura “Questo non è un corso” | a cura di Emanuele Trevi e Teatro Valle Occupato 
in collaborazione con Unione Lettori Italiani
 
>>>>>>>>::::::::::::::::[APPUNTAMENTI INTERNAZIONALI]:::::::::::::::::::


13 aprile  | h.9.00>19.00
Parigi, <at> EHESS 96+105 bd Raspail 
Seminario internazionale | Beni comuni: strategie giuridiche per prospettive europee
Programma completo:  http://cenj.ehess.fr/index.php?487

 

15>19 aprile
<at> Sevilla, Spain
 #ReclaimTheCommons Hackcamp 17th International Festival ZEMOS98
Caring for the City: Reclaiming the Commons
 #ReclaimTheCommons is a 3-day hack camp (April16-18) for 40 activists, mediamakers, hackers and thinkers who are part of communities (mainly from Europe) that are working on issues related to the commons, alternative and socially engaged economies and the demand for public spaces as common goods.

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Rattus Norvegicus | 12 Apr 20:02 2015
Picon

Come Marx ci insegna a trasformare il mondo

Un video interessante:

http://www.internazionale.it/video/2015/04/10/karl-marx-alain-de-botton

saluti

r. 

[][][][]][
NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org
ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe
http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen


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