[S&V] Il Pianto di un Bambino
La porta si
era aperta senza opporre resistenza quando Eurk aveva spinto la
maniglia decorata con bocche di lupo. I cardini erano ben oliati e non
avevano emesso il minimo cigolio mentre le ante ruotavano intorno ai
perni. Non era quello che si aspettavano dopo tutto lo sfacelo e
l'umidità che avevano affrontato, ma rese ancora più solenne l'ingresso
nella sala. Era molto più ampia della precedente, al mezz'orco ricordò
i giorni spensierati a Moldend, quando era poco più che bambino.
Andrastes era riuscito a convincerlo ed erano andati a visitare un
tempio in città. Si diceva che fosse il più grande mai costruito, e suo
fratello era già convinto che sarebbe diventato un sommo sacerdote, o
qualcosa del genere. Se c'era una cosa che aveva capito della
questione, era che bisognava saper fare colpo sulla gente. Non che gli
riuscisse particolarmente bene, ma sapeva almeno come impressionare il
fratellino. E così i due si erano recati al tempio, a vedere come la
grandezza degli dei si mostrava tra i mortali. Questa sala rivaleggiava
in grandezza con il tempio di Moldend, ed Eurk provò di nuovo la stessa
sgradevole sensazione di essere una nullità. Ed il malessere peggiorò
quando pensò a quanto fossero scesi sotto terra, mentre perdeva lo
sguardo lungo la volta del soffitto. Un'intenso lucore verde cancellava
ogni ombra, anche dagli angoli più remoti, non si capiva da dove
provenisse, forse era qualche sorta di magia.
La sala era perfettamente circolare e al centro una vasta voragine
occupava metà del pavimento. Eurk e Sherien non videro nessuno,
all'interno, e almeno questa era una buona nuova. C'erano anche ben
pochi oggetti, solo alcune grosse gabbie dalle spesse grate di ferro,
numerosi rotoli di catene dalle maglie robuste ed un paranco che dava
sul vuoto. Dalla carrucola pendeva un'altra gabbia, forse le altre
servivano da scorta. Sembrava un rudimentale ascensore per scendere
negli abissi, tenuto da un sistema di contrappesi nascosti sotto una
botola di legno. I due si fecero forza e trovarono il coraggio di
giungere al bordo del pozzo per scrutare in cerca di risposte. Si
aspettavano di trovare un'oscura profondità solo che, sì, la profondità
era davvero profonda, ma neanche là sotto c'era la minima ombra. Sul
fondo giacevano due figure rese piccole dalla distanza, un ragazzino
seduto abbracciato ad una donna. Eurk non ebbe dubbi, anche se non
riusciva a vederne il volto, aveva riconosciuto quei capelli che tanto
gli ricordavano il fuoco, era Naydra.
"E' lei! Noi scende!"
"Aspetta un attimo, non ti sembra che manchi qualcosa, o qualcuno?"
"Zì, e noi scende ora ke moztro no è kui, e zkappa prima ke arrifa.
O te preferisce azpettare lì zotto?"
"Forse hai ragione. E comunque scendendo con quel trespolo possiamo
vedere meglio che c'è. Nel frattempo, che ne facciamo di quei due che
abbiamo sistemato?"
"Noi porta zotto, kozì loro penza ke loro è scesi e moztro ha
uccizo loro."
Eurk e Sherien entrarono nella gabbia del montacarichi e richiusero
la porta. Il meccanismo era molto semplice, una catena passava nel vano
e, tirandola in una direzione o nell'altra, permetteva di salire o
scendere, aiutati dai contrappesi nascosti. La ruota degli ingranaggi
era sostenuta da un grosso perno che terminava con una maniglia;
sembrava montato apposta per essere rimosso facilmente, forse era un
drastico sistema per far cadere il tutto nel caso qualcuno avesse
deciso di fuggire da sotto con l'ascensore. Eurk osservò perplesso la
catena, poi si decise a tirarla verso l'alto, iniziando finalmente la
calata accompagnata da un continuo sferragliare. Col passare del tempo
si resero conto di quanto fondo fosse il pozzo, l'uscita sopra di loro
era ad un'altezza di almeno trenta uomini, ed il muro era così liscio
che nessuno avrebbe potuto arrampicarcisi, una prigione ideale a meno
di non saper volare. Continuavano a scrutare sotto di loro,
attendendosi di veder spuntare da un momento all'altro il mostro, ma
continuava a non farsi vedere e loro erano sempre più nervosi. C'erano
dei cunicoli bui, quelli sì, che si dipartivano a raggiera, e forse era
lì che si trovava, magari intento a riposare. Aveva lasciato molti
segni della sua presenza, una gabbia dell'elevatore giaceva al suolo,
divelta, e tutto intorno vi erano ossa sparse, brandelli di vestiti e
l'equipaggiamento di un paio di soldati. Il ragazzino singhiozzava
disperato, era nudo e stava ancora accasciato sul corpo immobile di
Naydra, continuando a mormorare parole incomprensibili. Per niente
rassicurati, giunsero finalmente sul pavimento.
L'impatto col suolo fu brusco ed il tonfo rimbombò lungo le pareti
del pozzo e nei cunicoli sul fondo. Il clangore sembrò riscuotere il
bambino che si voltò verso i nuovi venuti asciugandosi gli occhi;
poteva avere dodici anni al massimo.
"Chi sei, piccolo?" Gli chiese Sherien, mentre Eurk armeggiava con
la porta della gabbia per aprirla.
"Mi chiamo Fen." Poi cominciò a parlare con tono più frenetico,
scoppiando nuovamente a piangere. "Fate qualcosa per aiutare la mamma,
vi prego."
"Mamma? Ma ke dice kuezto? Lei ha bimbo pikkolo pikkolo. Lui è
pazzo!"
"Siamo qui per questo, Fen. Facci vedere come sta."
I due si piegarono su Naydra, per vedere se ci fosse ancora qualche
speranza. Il mezz'orco cercava di capire se stesse respirando, mentre
la guerriera al suo fianco controllava il polso con fare esperto.
"Rezpira, è ankora viva."
"Si, ma è messa molto male. Non possiamo portarla fuori in queste
condizioni."
"Noi no lascia lei kui!" La guardò torvo.
"No, hai capito male. Dovrò farla guarire prima di poter
ripartire."
"E kome? Medici in akkampamento no è riusciti. E' ztrano, me
penzafa ke loro è zacerdoti, e mio fratello dicefa ke zacerdoti
guarisce gente. "
"Loro non possono, non hanno più i loro poteri. Non ti sei accorto
di niente, vero?" No, come poteva averlo capito? Provava un vago senso
di pena per lui, si era dato tanto da fare per salvare la donna che
giaceva ai loro piedi, e non si era accorto che di essersi rivolto a
chi non poteva più aiutarlo.
"Akkorto? Di koza?"
"Degli dei. Tu non ci parli col tuo dio, ogni tanto? Non ti sei
reso conto che non ti risponde più?"
"Mio dio? Me no ha dio! Koza defe dire lui a me?" Eurk sembrava non
seguirla più.
"Non deve dirti niente. C'è stato un grosso cambiamento su Alar, ma
non ho né voglia né tempo di spiegarti tutto, e tanto non credo
capiresti, è stato difficile anche per me accettare questi fatti. Ti
basti sapere questo: gli dei non ci sono più. Quelli nuovi stanno
arrivando, ma nessuno era preparato a ciò, soprattutto i religiosi. Io
ho avuto la fortuna di una buona maestra."
"Che state dicendo? Potete fare qualcosa?" Fen interruppe il
discorso, tirando la manica di Sherien. Anche se aveva smesso di
piangere, continuava a tirare su col naso e cercava di ripulirisi il
viso dalle lacrime con il dorso della mano. Lei gli sorrise e gli
arruffò i capelli per tranquillizzarlo.
"Certo, ora ci penso io." Mise la mano in una tasca della giubba e
ne tirò fuori un monile grosso quanto il suo palmo. Era un bracciale,
che probabilmente non teneva al polso per non rischiare di perderlo in
combattimento, costituito da un sottile nastro d'argento, in cui erano
inanellate sei pietre sfaccettate. Con l'aiuto di Eurk sciolse la
tunica che fasciava Naydra, mettendo a nudo la ferita. Lo squarcio
partiva delle costole, poco sotto il seno sinistro, e scendeva in
diagonale, passando sopra lo stomaco e via via fino all'altezza del
fegato. Qualcuno aveva cercato di aiutarla, mettendo qualche punto, ma
era stato un lavoro maldestro, e non era servito a molto. Tutto intorno
al taglio la pelle era di un colore livido, quasi nerastro, e la carne
viva era ricoperta di un liquido giallastro.
"Accidenti, non ci sei andato leggero." Eurk non rispose, che
poteva dire? "E' un miracolo che sia ancora viva, non mi sorprende che
l'abbiano portata qui invece di perdere tempo a curarla."
Sherien pose il suo amuleto sul petto di Naydra, proprio dove
cominciava il taglio e raccolse le mani in preghiera.
"Mia Signora, rendimi partecipe dei poteri di Colui che è tornato.
Donami la forza di guarire questa donna, per la tua gloria e per
adempiere ai tuoi piani." Attese qualche istante, prima di ripetere le
stesse parole, ma non accadde niente. Tentò ancora, ed ancora, ma
invano.
"Ke zuccede? Ta ha problemi kon dei?" Non voleva essere ironico, ma
la confusione in testa la mezz'orco gli impedì di trovare
un'espressione più adatta.
"Non so, forse. O forse c'è dell'altro," rispose stizzita.
"Proviamo in maniera più diretta." E cominciò una litania in una lingua
che Eurk non conosceva, dura ed aspra, le parole erano incomprensibili,
ma ne ripeteva sovente una, con particolare enfasi: Ira-Golar.
Lentamente i cristalli del bracciale presero a brillare di una luce
cupa e rossastra e diventava sempre più intensa ogni volta che quel
nome, perché al mezz'orco sembrava un nome, veniva ripetuto. Poi la
luce cominciò a colare fuori dalle pietre, ed a scorrere come fosse
sangue denso. Dove il liquido giungeva, la carne sfrigolava e si
liberava dell'infezione, la pelle ridiventava chiara e si rigenerava.
Il filo della cucitura si sfilò, lasciando solo tanti riccioletti scuri
e incrostati. Alla fine i due lembi della ferita si avvicinarono tra
loro, richiudendosi.
"E' zalfa?" Eurk non credeva ai suoi occhi, non aveva mai visto una
magia simile, se non l'evocazione di Kuetor.
"Credo di si. Tra poco dovrebbe risvegliarsi, spero che abbia forze
sufficienti per uscire da qui."
"Allora è guarita? Sta bene? Grazie mamma!" Fen buttò le braccia al
collo di Sherien, piangendo di gioia.
Il guerriero si rialzò in piedi, si sentiva inutile e non sapeva
come sfogare la sua preoccupazione nell'attesa che Naydra si
riprendesse. Come se non bastasse gli toccava fare da balia ad un
bambino fuori di testa, convinto che ogni donna fosse sua madre. E su
tutto incombeva l'assenza inquietante di ciò che era rinchiuso nel
pozzo, avevano fatto un rumore infernale all'arrivo, avevano perso
tempo per spiegazioni e magie che non funzionavano, eppure non si era
ancora fatto vedere, qualcosa era decisamente fuori posto. Mentre
passeggiava nervosamente per sgranchirsi le gambe, gli occhi gli
caddero su un oggetto che già aveva notato durante la discesa, uno
scuro blocco di metallo. Si avvicinò e gli si inginocchiò accanto per
studiarlo meglio.
"Koza è kuezto?"
Poi intuì, era una spada. Fu l'elsa a fargli capire cosa avesse
davanti, perché la lama aveva dimensioni sproporzionate, era lunga
quanto lui, e ne fuoriuscivano punte ad artigli ricurvi in varie
direzioni. Non aveva molto senso brandire un'arma così sbilanciata, a
meno di non essere dotati di una forza immane. Che fosse quella la
spada del mostro? Allora non poteva essere umano, un umano non sarebbe
mai stato in grado di usarla in maniera efficace. Allungò la mano verso
l'elsa per sollevarla, ma non si staccò da terra.
"Ma ke zuccede?"
Si rialzò, controllò che niente la tenesse ancorata al suolo, e la
afferrò con due mani. Non sentì il sordo ringhio mentre grugniva invano
per lo sforzo.
"E... Eurk?" Non si sarebbe mai aspettato quel tono di voce da
Sherien. Per sentirla così preoccupata, o meglio spaventata, doveva
essere successo qualcosa di molto brutto.
Il mezz'orco si voltò con la mano già salda sul manico dell'ascia,
pronto a vedere il mostro saltare fuori da una galleria. Ciò che gli
stava davanti gli mozzò il fiato, Fen era in piedi, di almeno un
braccio più alto di prima, una soffice peluria gli ricopriva il corpo e
tendeva le braccia lunghe e muscolose puntandogli contro unghie aguzze
e ricurve. Aprì la bocca, mostrando una dentatura canina che cresceva a
vista d'occhio.
"Lascia stare la mia spada." Aveva una voce roca, cavernosa, forse
ancora più terrificante del suo aspetto. Eurk fece qualche cauto passo
di lato, allontandosi da quell'insolita arma, sempre seguito da due
occhi di fuoco. Quando fu abbastanza lontano, la trasformazione avvenne
repentina, in pochi istanti c'era di nuovo uno sparuto ragazzino
timoroso di tutto.
Il mezz'orco sosteneva il peso di Naydra, aiutandola a procedere
speditamente. Sherien fece un cenno di saluto ad una sentinella ed i
tre uscirono dal portone laterale della Fortezza. Marciarono a ritmo
sostenuto per qualche centinaio di passi, fino a confondersi in mezzo
alle prime tende dell'accampamento. Non avevano scambiato una parola
dal momento in cui Eurk aveva toccato la spada, e Naydra non aveva
chiesto spiegazioni, si era risvegliata subito prima, e quello che
aveva visto era stato sufficente a convincerla a scappare.
"E' giunta l'ora di separarci, se non volete fuggire dal Whuul."
"Me no può. Te koza fa ora kon kuel moztro?"
"A quanto pare il terribile mostro che dovrebbe abbattere la Regina
delle Tenebre sente molto la mancanza della sua mammina", Sherien
sorrise perfidamente. "Penso proprio che la ritroverà quanto prima, e
qualcuno si pentirà di averlo allevato."
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Bul Katos mosse la mano e le tre figure divennero sempre più diafane fondendosi con il sottofondo, fino a scomparire del tutto dal tavolo di cristallo.
"Per fortuna Fen si è attenuto agli ordini, sembra che il piano abbia funzionato, anche se quell'idiota di un mezz'orco stava per rovinare tutto con la spada."
"Ne sei sicuro?" La voce aspra proveniva da una scura creatura seduta su un grosso seggio.
"Si, mio signore Kuetor. Avete sentito anche voi cosa ha detto la spia. E' convinta che Fen senta la mancanza della madre e la stia cercando disperatamente."
"Così la Sgualdrina delle Tenebre gli si farà incontro sul campo di battaglia e gli dirà di essere sua madre. A proposito, hai notato come le preghiere tramite lei non abbiano funzionato?"
"Si, come se non godesse più di tutto il favore di un tempo. Potrebbe essere uno sviluppo interessante ed inatteso."
La donna tremava mentre la gabbia scendeva rumorosamente per il pozzo. Le parole di uno dei due soldati all'altro non smettevano di tormentarla. "Se hai il coraggio di guardare ti convinci che non è umano." Non sapeva di cosa stesse parlando, ma quel che vedeva sul fondo la terrorizzava sempre di più. Quando la corsa si arrestò, aprì la porta della gabbia e si guardò intorno con timore. Uno scalpiccio alle sue spalle la fece voltare. Un ragazzino stava uscendo da un oscuro condotto, non aveva vestiti ed il suo sguardo era incerto.
"Mamma, sei tu?"
"Vieni qui, piccolo mio." L'istinto materno ebbe il sopravvento e lei allargò le braccia per accoglierlo, protettiva.
"Mi ricordo ancora quanto mi odiavi, non volevi che io nascessi." In pochi istanti crebbe a dismisura, le sue spalle superavano in altezza la testa di un uomo, il corpo era ricoperto da una folto vello nero, la braccia muscolose terminavano con grossi artigli, e la bocca era quella di un lupo.
"Sai, avevi ragione." La donna non ebbe neanche il tempo di urlare, mentre una mano artigliata le squarciava lo stomaco.
Give a hobbit a fish and he eats fish for a day.
Give a hobbit a ring and he eats fish for an age.
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