Kilian | 19 Sep 2008 15:21

[La Citta' dei Sogni] Il simbolo di Rahasyu

La bottega del gnomo Jirryk era completamente deserta. Ethan si fermò al bancone, dove era stato abbandonato il brillante monocolo che aveva visto nella precedente occasione. Dopo aver chiamato il padrone del negozio diverse volte, scusandosi per la tarda ora del suo arrivo, il chierico concluse che non doveva essere presente. Restava da capire il motivo per cui un orefice abbandonasse la sua attività senza prendere nemmeno la cautela di chiudere a chiave la porta.  Ethan si guardava attorno, soffermandosi su ogni oggetto che riempiva le file di scaffali che delimitavano il locale. Se fosse stato un ladro, se ne sarebbe di certo uscito con la bisaccia piena di interessanti ninnoli con cui avrebbe comprato pane e companatico per diversi giorni. Ma il giovane non poteva ignorare quel segnale di allarme che aveva iniziato a scampanellare nel momento del suo 'risveglio' alla locanda. Lungo il cammino tra il locale e la bottega, si era chiesto diverse volte che cosa fosse successo, ma non aveva formulato neppure una teoria al riguardo. La stanchezza che sentiva, almeno, non aveva bisogno di spiegazioni. Aveva viaggiato a lungo e affrontato orrori incredibili da cui era sopravvissuto per un soffio. Il minimo era che il fisico abbisognasse di una pausa, e protestasse ad ogni accenno di attività fisica.
 
Ethan si soffermò sulla porta che conduceva (probabilmente) al retrobottega e al laboratorio dello gnomo; se l'orafo avesse avuto un malore, quello era sicuramente il posto dove lo avrebbe trovato. Iniziò ad aggirare il bancone, controllando che dalla porta non sopraggiungesse nessuno. Chiamò ancora una volta, con voce sicura e, al mancato sopraggiungere della risposta del bottegaio, allungò la mano per scostare il pesante panno che divideva il negozio dal laboratorio. Il tessuto era spesso, forse juta, e muovendolo, il chierico sentì un acuto dolore provenire dalla punta dell'indice sinistro. Ritraendo la mano e guardandosi le dita, vide spuntate una sottile scheggia di legno.
 
«Che fortuna...» commentò acidamente e, considerando che a parte le mura delle case, tutta Teuda era fatta di legno, non riuscì a ricordare quando se la fosse presa. Si stava ancora guardando il dito mentre avanzava, superando il telo ed entrando nel laboratorio; tutto era immerso nell'oscurità, ad eccezione del triangolo di luce che proveniva dal negozio. Ethan chiamò di nuovo lo gnomo, quindi si premunì di prendere una delle lampade che illuminavano l'ingresso. Quel silenzio lo infastidiva, lo metteva a disagio. °°Anche lo gnomo doveva sparire...°° pensò, e l'unico sollievo che poteva provare era dovuto al sapere che almeno non aveva pagato in anticipo. Si morse la lingua prima di mandare al diavolo Jirryk e sbirciò attorno. Tutto era in perfetto ordine: una parete di scaffali che si perdeva nell'oscurità era ricolma di scatole e scatoline piene di cerchi e pietruzze. Sul lato opposto c'era il tavolo dove decine di opere avevano visto la luce. Pinze, piccoli strumenti per il fissaggio delle pietre ed un anello dorato erano stati lasciati disordinatamente su di esso. Ethan vi notò anche una macchia violacea, come di cera lacca.
 
«Mastro Jirryk?» domandò, spsotando la lanterna. Alla seconda oscillazione riuscì a scorgere qualcosa, oltre il tavolo. Fece un altro passo, vedendo nuove macchie di colore sul pavimento. C'era una figura nera, poco più alta del ginocchio del chierico più avanti. La stanza ormai era finita, seguendo le dimensioni della bottega; infatti il chierico iniziò a vedere il muro, su cui erano stati appuntati delle pergamene con dei disegni: c'erano montature, fermagli e diademi delle forme più varie. Ethan si ricordò improvvisamente della figura, tirando a sè le briglie della Curiosità.
Abbassò la lanterna e non appena mise a fuoco i particolari sbagliati, cacciò uno strillo di sgomento.
 
Aveva trovato lo gnomo.
 
***
 
L'occhio si muove dal corpo al pendente, dall'oro al cremisi. Su e giù, vagando all'intorno, in un mondo rischiarato appena. Sono le ombre che si muovono qui? Sono io a danzare col fuoco? Mio dio, che splendore, quella cascata d'argento. Che opera d'arte... ma tu... non vedo il tuo viso... lo vedo? Mancano tutti i particolari. Sorridi. No, tu stai soffrendo. E sei morto. Sei morto? Il fuoco tratteggia il tuo ghigno, mi fai paura. Sembri un bambino che vanta un tesoro. E riposi. Io sono stanco invece, stanco di questo sangue. Ma il medaglione...
 
*** 
 
Tredici anelli ritorti, di oro e argento brillavano sotto i suoi occhi. Il simbolo di Rahasyu aveva trovato una degna collana e finalmente sarebbe stato mostrato con il rispetto che meritava. Ethan, dopo essersi tolto quella dannata scheggia, solleticava con bramosia quel pendaglio, ammaliato da tanta beltà e soddisfatto della sua scelta. Un po' meno soddisfatto era il non sapere che cosa fosse accaduto all'orefice e prima di ripensare sull'accaduto, si avvicinò al bacile sotto la finestra per sciacquarsi il viso due volte; il suo riflesso tremante lo guardava altrettanto stancamente. Si volse attorno, immerso in pensieri sconclusionati, cercando un posto dove potersi sedere. C'era un giaciglio un po' sporco sul fondo. Vi si sdraiò per un secondo, un secondo solo, non di più, prima che il sonno lo afferrasse, facendogli dimenticare di riordinare le idee.
 
***
 
Si svegliò nel cuore della notte, madido di sudore e con il collo dolorante.  Il letto era in condizioni pietose, neanche vi avessero dormito due amanti un po' troppo vivaci. Si bagnò il viso, perchè in ogni caso il sonno era perduto e si dedicò a ricordare, seduto sul letto, quello che poche ore prima la sua mente sembrava intenzionata a nascondergli di proposito.
 
Aveva scoperto l'orafo in condizioni orribili: l'espressione del volto era una maschera ottenuta mischiando Paura con la Riverenza, e se non avesse spostato il corpo dello gnomo, Ethan non avrebbe mai potuto scoprirlo. La testa di Jirryk era stata spinta con forza contro il fondo di un catino di legno, fino a spezzare le assi e quella che il chierico aveva scambiato per lacca, molto simile al colore di capelli dello gnomo, altro non era che sangue. Il cranio si doveva essere rotto con uno schianto non appena le mani dell'assassino avevano aumentato la pressione, perchè decine di pezzi di legno (mischiati a frammenti d'osso) si erano sparsi per il laboratorio. La luce della lanterna doveva aver dato a quella macabra scena un'atmosfera surreale, perchè altrimenti, di fronte a tanta nuda crudeltà, lo stomaco di Ethan non avrebbe retto.
 
A peggiorare la situazione fu l'ultima cosa che aveva notato, poco prima di spegnere le luci ed uscire di gran lena dal negozio.
 
Appoggiato sul petto di Jirryk, come una sorta di diadema posto ad incoronare l'orrore nella sua forma più completa, stava il simbolo di Rahasyu, ben saldo nella catena di tredici anelli ritorti, di oro e argento, commissionati poche ore prima dallo stesso Ethan.
 
[Continua...]
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Gmane