[Il Tramonto degli Eroi] Il destino di Adelnor
Il paese cullato dalle pianure del Morgon.
Gli eventi che coinvolgevano l'oscura capitale Valorean o la splendente Adelnor, giungevano come eco di voci, mai troppo forte da assordare o troppo tenue da non poter essere udito.
Mariel vi ritornava dopo diverse avventure, tutte iniziate dalla sua partenza a spron battuto per cercare i delinquenti che erano fuggiti dopo un terribile delitto. Dietro di sè aveva lasciato la druida di nome Nenar e di lei non aveva più udito nulla, ignara che il suo attuale compagno di viaggio, conosceva molto bene la giovane elfa.
Raggiunsero la Locanda "al Barile Dorato". Lo gnomo Ixant li aveva accolti, offrendo loro un pasto caldo e un letto dove riposare. La sala era gremita di persone che, seppur cariche di alcool, mantenevano un certo contegno
"beh, a Deanna ci siamo arrivati, per quanto mi riguarda qui ho da fare un unica cosa... ovvero riprendermi il cavallo e poi possiamo ripartire."
"Forse è quello che rubai prima di partire e lasciare la mia vecchia compagna, per trovarmi coinvolta nella storia che mi ha portato ad incontrarvi..." ripose la ranger "Ad ogni modo, quanto tempo pensi ti serva per risolvere questa questione?"
"Penso che domani cercherò quella ragazza e saprò se hai rubato il mio cavallo o quello di un altro."
"Speriamo che non sia il tuo, perchè dovrei subirmi tutta la tua ira, immagino. Anche perchè, se non erro, quel cavallo lo persi nel deserto, a seguito di una bufera che la nostra cara amica Titania scatenò..." - raccontò rapidamente, valutando le sopracciglia del compagno. Di solito erano un buon indicatore dell'umore di Harj.
"Spero fosse quello di un altro. Ci tengo a quel cavallo" - si limitò a risponde, cercand0 con lo sguardo l'oste.
Mariel prese a guardarsi le mani, che erano incrociate sul bicchiere che conteneva la sua birra. Erano bagnate dal trasudo provocato dalla gustosa bevanda e riportavano delle cicatrici minute, ognuna con la sua storia. L'improvviso arrivo di Jaldet, uno dei padroni della locanda, la fece trasalire.
"Buona sera bella signorina!" fece il piccolo halfling, prendendo uno sgabello e saltando sullo stesso, spuntando oltre il tavolo. "Cosa posso servirvi?"
"Cosa avete per cena?" - domandò il druido
"Arrosto di cinghiale e verdure miste. O gradite qualcosa di più ecologico?" - domandò il piccoletto vedendo le vesti del druido
Jaldet annotò mentalmente l'ordinazione, facendo un cenno alla ragazza che serviva ad un tavolo vicino e riferedole l'ordinazione.
"Sto cercando una ragazza, una mezz'elfa, a cui prestai il mio cavallo alcuni mesi or sono..." - il druido cercò di descrivere come meglio ricordava l'aspetto delle ragazza ed il guaio che le era capitato, tralasciando l'epilogo della storia. Jaldet ci pensò un po' su, corrucciango la piccola fronte.
"Oh ricordo sì..." esclamò ad un certo punto "... non sarete mica voi il giovanotto che la trasse dagli impicci?"
"Perchè?" - ribattè Harj, evidentemente teso e Jaldet si fece perplesso
"Claire aveva detto che era stata salvata da un giovane dai capelli selvaggi come... beh i vostri." - e indicò i ciuffi indomiti di Harj "Devo essermi sbagliato. Di grazia, perchè la cercate allora?"
"Semplicemente perchè rivorrei il mio cavallo nientaltro." - spiegò il druido e il piccolo oste gli punto il dito contro il naso.
"Harj scusa" - intervenne Mariel, sottovoce "Potremmo sbrigarci ad andarcene?"
"Non capisco perchè vogliate saperlo a tutti i costi!"
"Beh, se non avete salvato voi Claire, allora il cavallo nella mia stalla non può essere il vostro. Quindi non posso restituirvelo, capite?" - l'oste sorrise furbescamente.
"Ah comprendo, mi chiedo come mai Claire vi abbia lasciato Swift in custodia?"
"Preferivate che lo portasse alla Quercia Nera? Tempo due giorni e il cavallo sarebbe stato servito come pollo arrosto, tsk. " - bofonchiò offeso.
"Non intendevo offendervi, la mia era solo una curiosità visto che tenerlo qui non deve esserle costato poco."
"Harj, ti prego, sbrighiamo ad andarcene in camera, e sarò lieta di non arrabbiarmi senza motivo..." - protestò ancora Mariel, cercando di evitare tutte le lunghe occhiate che alcuni avventori le stavano dedicando da quando era entrata nel locale. Il druido continuò a non capire, ma cercò comunque di concludere il più rapidamente possibile.
"Claire è una buona amica di mia figlia" sorrise Jaldet "Dopo la brutta esperienza, ha deciso di recarsi ad Adelnor insieme alla madre per alcune faccende e mi ha chiesto di tenere il cavallo in caso il giovane che l'aveva salvata fosse tornato. E' una brava bestia. Il cavallo, intendo."
"Beh, allora tutto si spiega, comunque ci terrei a coprire almeno una parte delle spese che avete sostenuto per il mantenimento del mio cavallo" - Harj lasciò trapelare un leggero sorriso alla gaff dell'oste, che rise di gusto. Intanto, gli avventori avevano smesso di fissare Mariel, notando il suo disagio enon volendo in alcun modo recarle offesa. Quel timore reverenziale non era una sensazione che la ranger aveva provato spesso. Aveva voglia di girarsi a contemplare le loro espressioni, per capire il motivo di tanto interesse e devozione, ma alla fine ci ripensò.
"Il vostro cavallo è nella stalla, potete portarlo via quando volete." - L'halfling, con un agile balzo, ritornò al livello del terreno e verso il suo bancone, dove altre gole arse attendevano il giusto tributo
"Vi ringrazio Jaldet" - fece il druido rivolgendosi poi a Mariel sottovoce - "Direi che hai ragione. Finiamo la cena e andiamo in camera, va bene?"
"Il mio piatto è già vuoto...." - fece notare la guardaboschi e Harj fece un leggero sorriso guardando il suo ancora pieno per metà. Si mise di buona lena a finire il pasto
Dopo alcuni minuti passati a divorare (era il termine più adatto con cui descrivere la voracità del druido) la cena, Harj si ripulì e con fare tranquillo si rivolse a Mariel: "Allora gentil donzella, se volete possiamo accomodarci nelle nostre stanze."
I due si recarono alle loro rispettive stanze. Mariel fu seguita da decine di sguardi ammirati e un parlottio sommesso iniziò non appena la mezzelfa lasciò la sala comune.
Quel suono costante di mille gocce che accarezzano la pelle ad ogni istante.
Il freddo pungente.
Ethan.
Il loro vecchio compagno era lì davanti a loro.
Un luogo conosciuto, immerso in un verde silvestre immutato dal tempo.
Sentivano l'odore della pioggia e ne percepivano il freddo pungente.
Vedevano le gocce bagnare il nero mantello del chierico che fino a qualche tempo prima li aveva accompagnati.
Il suo cammino lo conduceva verso una bianca e candida città.
Adelnor, la capitale protetta dalla mano di Tyr.
Più il giovane si avvicinava ad Adelnor, più la luce della città si faceva più tenue, debole.
I due ricordarono Klaus Van Hevelburg.
Lo stesso, splendido, occhio che celava un nero cuore ricolmo di malvagità.
Lungo le candide mura di Adelnor si aprirono delle crepe. Ogni goccia d'acqua, ora divenuta fiele, tagliava quel marmo secolare ferendolo nel profondo.
Pochi attimi, e della splendida capitale della Luce, ultimo baluardo contro le forze dell'Oscurità non rimaneva che cenere.
Alzarono gli occhi al cielo e provarono paura.
Una bilancia fatta di stelle li sovrastava e una dopo l'atra, esse caddero, affondando e corrompendo la terra.
Solo poche rimasero immobili nel cielo.
Le videro brillare e una coltre nera lentamente le avvolse. Un sudario maligno le soffocò, bruciando la loro luce e consumandola fino a farla svanire.
Udirono dei nomi, nella notte, invocati dalla forza della disperazione.
...Torald...
...Carelos...
...Wystler...
...Illyana...
...Han...
Il vento portò con sè quei nomi ed un bagliore aprì il cielo, dissolvendo l'oscurità. Videro un picco, da cui si diceva si potesse scorgere ogni angolo di Alar e sopra quella montagna videro un volto, da cui una saggezza ultraterrena sembrava brillare. Sentirono un nome risuonare nella loro mente, il motivo del loro viaggio.
Brin, l'arcidruida dell'Occhio li attendeva da tempo e unica avrebbe potuto dissipare la tenebra che avvolgeva la loro mente.
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