Kilian | 4 Dec 2007 11:44

[Il Tramonto degli Eroi] Il destino di Adelnor

Deanna.
Il paese cullato dalle pianure del Morgon.
Gli eventi che coinvolgevano l'oscura capitale Valorean o la splendente Adelnor, giungevano come eco di voci, mai troppo forte da assordare o troppo tenue da non poter essere udito.
Mariel vi ritornava dopo diverse avventure, tutte iniziate dalla sua partenza a spron battuto per cercare i delinquenti che erano fuggiti dopo un terribile delitto. Dietro di sè aveva lasciato la druida di nome Nenar e di lei non aveva più udito nulla, ignara che il suo attuale compagno di viaggio, conosceva molto bene la giovane elfa.
Raggiunsero la Locanda "al Barile Dorato". Lo gnomo Ixant li aveva accolti, offrendo loro un pasto caldo e un letto dove riposare. La sala era gremita di persone che, seppur cariche di alcool, mantenevano un certo contegno
 "beh, a Deanna ci siamo arrivati, per quanto mi riguarda qui ho da fare un unica cosa... ovvero riprendermi il cavallo e poi possiamo ripartire."
"Forse è quello che rubai prima di partire e lasciare la mia vecchia compagna, per trovarmi coinvolta nella storia che mi ha portato ad incontrarvi..." ripose la ranger "Ad ogni modo, quanto tempo pensi ti serva per risolvere questa questione?"
"Penso che domani cercherò quella ragazza e saprò se hai rubato il mio cavallo o quello di un altro."
"Speriamo che non sia il tuo, perchè dovrei subirmi tutta la tua ira, immagino. Anche perchè, se non erro, quel cavallo lo persi nel deserto, a seguito di una bufera che la nostra cara amica Titania scatenò..." - raccontò rapidamente, valutando le sopracciglia del compagno. Di solito erano un buon indicatore dell'umore di Harj.
 "Spero fosse quello di un altro. Ci tengo a quel cavallo" - si limitò a risponde, cercand0 con lo sguardo l'oste.
Mariel prese a guardarsi le mani, che erano incrociate sul bicchiere che conteneva la sua birra. Erano bagnate dal trasudo provocato dalla gustosa bevanda e riportavano delle cicatrici minute, ognuna con la sua storia. L'improvviso arrivo di Jaldet, uno dei padroni della locanda, la fece trasalire.
"Buona sera bella signorina!" fece il piccolo halfling, prendendo uno sgabello e saltando sullo stesso, spuntando oltre il tavolo. "Cosa posso servirvi?"
"Cosa avete per cena?" - domandò il druido
"Arrosto di cinghiale e verdure miste. O gradite qualcosa di più ecologico?" - domandò il piccoletto vedendo le vesti del druido
"Vada per l'arrosto e le verdure, e se possibile un'informazione."
"Io solo un po di verdure, grazie..." - precisò Mariel, notando con la coda dell'occhio un fatto particolare. Alcuni avventori la stava fissando, ma impiegò qualche istante per comprendere che il termine più appropriato sarebbe stato "adorando".  Si sciolse i capelli cercando di coprire orecchie e viso il più possibile, certo, non era una buona educazione farlo a tavola, ma non le piaceva sentirsi osservata, le ricordava quando lavorava da bambina.
Jaldet annotò mentalmente l'ordinazione, facendo un cenno alla ragazza che serviva ad un tavolo vicino e riferedole l'ordinazione.
 "Sto cercando una ragazza, una mezz'elfa, a cui prestai il mio cavallo alcuni mesi or sono..." - il druido cercò di descrivere come meglio ricordava l'aspetto delle ragazza ed il guaio che le era capitato, tralasciando l'epilogo della storia. Jaldet ci pensò un po' su, corrucciango la piccola fronte.
"Oh ricordo sì..." esclamò ad un certo punto "... non sarete mica voi il giovanotto che la trasse dagli impicci?"
"Perchè?" - ribattè Harj, evidentemente teso e Jaldet si fece perplesso
"Claire aveva detto che era stata salvata da un giovane dai capelli selvaggi come... beh i vostri." - e indicò i ciuffi indomiti di Harj "Devo essermi sbagliato. Di grazia, perchè la cercate allora?"
"Semplicemente perchè rivorrei il mio cavallo nientaltro." - spiegò il druido e il piccolo oste gli punto il dito contro il naso.
"Ah ha! Quindi siete voi?"
 "Harj scusa" - intervenne Mariel, sottovoce "Potremmo sbrigarci ad andarcene?"
Il druido la guardò senza capire il motivo della sua urgenza, ma cercò comunque di disimpegnarsi dal piccolo oste con tutte le informazioni di cui abbisognava.
"Non capisco perchè vogliate saperlo a tutti i costi!"
"Beh, se non avete salvato voi Claire, allora il cavallo nella mia stalla non può essere il vostro. Quindi non posso restituirvelo, capite?" - l'oste sorrise furbescamente.
"Ah comprendo, mi chiedo come mai Claire vi abbia lasciato Swift in custodia?"
"Preferivate che lo portasse alla Quercia Nera? Tempo due giorni e il cavallo sarebbe stato servito come pollo arrosto, tsk. " - bofonchiò offeso.
"Non intendevo offendervi, la mia era solo una curiosità visto che tenerlo qui non deve esserle costato poco."
"Harj, ti prego, sbrighiamo ad andarcene in camera, e sarò lieta di non arrabbiarmi senza motivo..." - protestò ancora Mariel, cercando di evitare tutte le lunghe occhiate che alcuni avventori le stavano dedicando da quando era entrata nel locale. Il druido continuò a non capire, ma cercò comunque di concludere il più rapidamente possibile.
"Claire è una buona amica di mia figlia" sorrise Jaldet "Dopo la brutta esperienza, ha deciso di recarsi ad Adelnor insieme alla madre per alcune faccende e mi ha chiesto di tenere il cavallo in caso il giovane che l'aveva salvata fosse tornato. E' una brava bestia.  Il cavallo, intendo."
"Beh, allora tutto si spiega, comunque ci terrei a coprire almeno una parte delle spese che avete sostenuto per il mantenimento del mio cavallo" - Harj lasciò trapelare un leggero sorriso alla gaff dell'oste, che rise di gusto. Intanto, gli avventori avevano smesso di fissare Mariel, notando il suo disagio enon volendo in alcun modo recarle offesa. Quel timore reverenziale non era una sensazione che la ranger aveva provato spesso. Aveva voglia di girarsi a contemplare le loro espressioni, per capire il motivo di tanto interesse e devozione, ma alla fine ci ripensò.
"Il vostro cavallo è nella stalla, potete portarlo via quando volete." - L'halfling, con un agile balzo, ritornò al livello del terreno e verso il suo bancone, dove altre gole arse attendevano il giusto tributo
"Vi ringrazio Jaldet" - fece il druido rivolgendosi poi a Mariel sottovoce - "Direi che hai ragione. Finiamo la cena e andiamo in camera, va bene?"
"Il mio piatto è già vuoto...." - fece notare la guardaboschi e Harj fece un leggero sorriso guardando il suo ancora pieno per metà. Si mise di buona lena a finire il pasto
Dopo alcuni minuti passati a divorare (era il termine più adatto con cui descrivere la voracità del druido) la cena, Harj si ripulì e con fare tranquillo si rivolse a Mariel: "Allora gentil donzella, se volete possiamo accomodarci nelle nostre stanze."
I due si recarono alle loro rispettive stanze. Mariel fu seguita da decine di sguardi ammirati e un parlottio sommesso iniziò non appena la mezzelfa lasciò la sala comune.
 
***
 
Pioggia.
Quel suono costante di mille gocce che accarezzano la pelle ad ogni istante.
Il freddo pungente.
Ethan.
Il loro vecchio compagno era lì davanti a loro.
Un luogo conosciuto, immerso in un verde silvestre immutato dal tempo.
Era come se i loro sensi si alternassero in un confuso susseguirsi di sensazioni.
Sentivano l'odore della pioggia e ne percepivano il freddo pungente.
Vedevano le gocce bagnare il nero mantello del chierico che fino a qualche tempo prima li aveva accompagnati.
Il suo cammino lo conduceva verso una bianca e candida città.
Adelnor, la capitale protetta dalla mano di Tyr.
Lo sguardo di Ethan era immobile. Perversamente immoto. Il suo terzo occhio era completamente aperto e la sua iride era qualcosa di splendido.
Più il giovane si avvicinava ad Adelnor, più la luce della città si faceva più tenue, debole.
I due ricordarono Klaus Van Hevelburg.
Lo stesso, splendido, occhio che celava un nero cuore ricolmo di malvagità.
Lungo le candide mura di Adelnor si aprirono delle crepe. Ogni goccia d'acqua, ora divenuta fiele, tagliava quel marmo secolare ferendolo nel profondo.
Pochi attimi, e della splendida capitale della Luce, ultimo baluardo contro le forze dell'Oscurità non rimaneva che cenere.
Alzarono gli occhi al cielo e provarono paura.
Una bilancia fatta di stelle li sovrastava e una dopo l'atra, esse caddero, affondando e corrompendo la terra.
Solo poche rimasero immobili nel cielo.
Le videro brillare e una coltre nera lentamente le avvolse. Un sudario maligno le soffocò, bruciando la loro luce e consumandola fino a farla svanire.
Udirono dei nomi, nella notte, invocati dalla forza della disperazione.
...Torald...
...Carelos...
...Wystler...
...Illyana...
...Han...
Il vento portò con sè quei nomi ed un bagliore aprì il cielo, dissolvendo l'oscurità. Videro un picco, da cui si diceva si potesse scorgere ogni angolo di Alar e sopra quella montagna videro un volto, da cui una saggezza ultraterrena sembrava brillare. Sentirono un nome risuonare nella loro mente, il motivo del loro viaggio.
Brin, l'arcidruida dell'Occhio li attendeva da tempo e unica avrebbe potuto dissipare la tenebra che avvolgeva la loro mente.
Il cuore di Harj e Mariel mancò un battito ed il buio della camera fu l'unica cosa che rimase davanti ai loro occhi.
 
[Continua...]
 
Kilian, Mariel, Harj
Alar...Terra di Eroi
__._,_.___


__,_._,___
Kilian | 5 Dec 2007 09:24

[Il Tramonto degli Eroi] Brin?

L'indomani Harj si sedette ad uno dei tavoli, rimuginando sullo strano sogno avuto durante la notte. Era ancora assorto nelle sue riflessioni, quando due mani gentili gli si appoggiarono sulle spalle.
"Heilà...buongiorno...." - salutò Mariel, sedendosi al tavolo con lui. La sala comune era completamente vuota, in quanto l'alba era appena sorta. Provenivano dei rumori di stoviglie dalla cucina, probabilmente lo sguattero cercava di guadagnarsi il pane per tirare fino a sera.
"Mariel... tu sei riuscita a dormire?" - domandò il druido e alla ranger non servì molto per capire che quanto aveva vissuto non era un semplice sogno. Quante volte le era capitato una cosa simile. La più recente l'aveva quasi portata ad uccidere il suo compagno di viaggio. Così condivise il suo fardello con Harj, capendo che il loro viaggio era appena iniziato e non era giusto avere già dei segreti.
Parlarono per alcuni minuti, sorpresi e spaventati di quanto le descrizioni dei loro sogni coincidessero.
"Spero che Brin possa darci delle risposte... " - si domandò ad un certo punto il giovane druido, rendendosi conto che la mattina a Deanna era davvero un angolo di paradiso. Non a caso si diceva: "Sufficiente silenzio per ascoltare il proprio animo e decidere il da farsi".
Capitava proprio a fagiolo.
"Insomma..." - riprese la mezzelfa, poggiando il viso sulle mani giunte - "io, ho sentito il nome dell'uomo che mi ha cresciuta, tu quello di tua madre, se non ho capito male. Gli altri non li conosco, ma loro... alla fine cosa c'entrano in tutto ciò? Ed Ethan?" - aggiunse dopo una piccola pausa di riflessione.
"Per quanto riguarda Ethan.... bhè spero che fosse solo un avvertimento di quello che potrebbe accadere in futuro se dovesse cedere al male... Resta il fatto che non mi è piaciuta per nulla."
"Se fosse rimasto con noi.....Mha..." - azzardò Mariel, pensando al giovane chierico conosciuto nella cripta. °°°...chissà che cosa gli è accaduto dopo il suo distaccamento da noi....°°°
"Direi che conviene partire subito dopo colazione, cosa ne dici?" - propose il druido e la donna rispose con un ampio sorriso.

 
***

Così lasciarono Deanna, con il sole in procinto di raggiungere il suo culmine. La giornata era splendida e la natura stessa, che in quella zona del Morgon era particolarmente fertile, sembrava cantare ai due eroi in viaggio. Harj aveva strappato un buon prezzo per il cavallo pezzato, bianco e marrone, che stava portando Mariel. La ranger era entrata subito in sintonia con il suo animale, che aveva chiamato Gher, come, secondo lei, il cavallo le aveva chiesto. Swift aveva accettato senza riserve il nuovo compagno di viaggio.
 
Attraversarono un piccolo ponte, lasciandosi alle spalle il Rio Brusento, facendo muovere i cavalli verso la loro meta: L'occhio di Alar, dove le leggende raccontavano vivesse il druido fondatore di Deanna e dove si poteva trovare Brin, L'arcidruida dell'Occhio, una degli Eletti.

Verso la fine del pomeriggio, avevano raggiunto il lieve pendio che andava salendo a formare la catena montuosa dei Monti delle Lame . Il tramonto e il cielo terso, unite ad una splendida luna, permisero ai due avventurieri di continuare il viaggio, fino che non decisero di fermarsi per la notte, qualche ora dopo, circondati dai fianchi delle montagne.
Acceso il fuoco per riscaldare la notte e decisi i turni di guardia, ai due eroi non rimase altro che assolvere le  mansioni assegnate.
 
***
 
Mariel stava facendo il suo turno di guardia, l'ultimo che l'avrebbe portata a vedere l'alba del giorno dopo. Sovrappensiero, rigirando un piccolo legno tra le dita, non si accorse subito dell'ombra che si stava avvicinando al loro piccolo campo. I suoi occhi grigi si strinsero, cercando di distinguere la forma nell'oscurità. Si alzò in piedi distinguendo il profilo di un lupo grigio.
L'animale aveva occhi dorati che brillavano come gemme nell'oscurità. Il suo pelo argentato, rifletteva le lingue di fuoco che bruciavano di fronte alla ranger.
°°°Ma una volta non dovevano star lontani dal fuoco... mha... i tempi cambiano...°°°°
Il lupo, in effetti, non sembrava spaventato dal fuoco. Non lo guardava nemmeno, fissando i suoi occhi dorati sulla donna che poggiò le mani sui fianchi, tesa ma non spaventata.
"Allora..." - chiese sottovoce e gentilmente - "Lo sai che facciamo? Chiamo uno che se ne intende di esseri pelosi, zannuti eccetera eccetera, così te la sbrighi con lui, va bene?"
Mariel mosse qualche cauto passo in direzione di Harj, che stava dormendo beatamente. Il lupo la seguì con il muso, annusando l'aria.
"Harj, dai svegliati un po.... che qui c'è un amichetto a farci visita..." - spiegò scuotendo il compagno, ma non notando alcuna reazione utile, lo scosse con più vigore - "Harj, allora!? Vuoi partecipare alla riunione di famiglia?"
Quando Harj si mise a sedere, mezzo intontito dal sonno, mentre la ranger teneva d'occhio l'animale. "Non credo abbia intenzione di mangiarci" - ipotizzò - "Ma di certo non è un lupo comune."
Una volta messo a fuoco la situazione, il druido si avvicinò al loro ospite. Fece un cenno al lupo, ma sarebbe stato più esatto dire lupa e cominciò a comunicare con lei nel linguaggio che aveva usato così tante volte con suo fratello Koran che il cuore gli fece particolarmente male.
"*Ben trovata sorellla, è un piacere incontrarti*" - disse Harj, usando gesti e due versi molto lunghi.
L'animale comprese e rispose a modo. "*ben arrivati, figli di Silvanus. Vi aspettavo...*"
"*Ci aspettavi? non so perchè ma questo non mi sorprende affatto*"
La lupa scrollò il capo, soffiando.
"Accidenti, non avevo capito che fosse lei... mi scusi...." - esclamò Mariel e la lupa chinò il muso, perdonando la fanciulla.
"*Avete viaggiato a lungo... per cercare risposte... non è così, Daelf? e tu Wolf?*"
Il suono dei loro nomi sembrò molto antico, pronunciato dall'ululato di un lupo e i due annuirono con riverenza. Un'aura magica permeava il corpo dell'animale, tale che, i cavalli poco distanti, non si erano spaventati nel vederlo così vicino insieme alle sue pericolose zanne d'argento.
 "*Wolf... strano, non lo sentivo da tempo, da quando Koran... beh non importa...*" - minimizzò il druido guardando la compagnia di viaggio. Mariel si fece avanti con le mani giunte al petto.
"Ecco.... Volevo chiederle cosa significa la visione che abbiamo avuto." - chiese in comune e sia lei che Harj non si sorpresero nel sentire la lupa rispondere nella medesima lingua.
"Raccontatemi cosa i vostri giovani occhi hanno visto... presagi di sventura?" - chiese l'animale, con gli occhi dorati brillanti di antichità.
Harj si prese carico di raccontare, avendo cura di non tralasciare alcun particolare, il sogno avuto a Deanna. La lupa emise un uggiolìo, chinando il muso fino a terra. Quando lo rialzò, la sua espressione ferina fu molto vicina a quella di un essere umano.
"Nomi che richiamano ricordi dolorosi..."
Il druido assentì, perchè il ricordo della madre e del suo sacrificio era ancora vivo nella sua mente. "Inoltre..." - riprese il druido, impegnandosi in un lungo riassunto di ciò che era accaduto dalla sua partenza da Lethe, passando per le peripezie nella cripta e l'incontro con Titania, la strega del cristallo bianco. Non si accorse di quanto tempo era trascorso dall'inizio del racconto.

"...Tempi bui si profilano all'orizzonte, figli miei..." - sospirò la lupa quando Harj ebbe finito - "...ma questo credo lo abbiate già capito..."
"Si e ora che ti ho detto tutto... le domande." - riprese risoluto Harj - "Perchè Titania ci ha fatto rivivere quella parte di storia? Le nostre azioni hanno davvero aver alterato ciò fu la storia seguente?"
"Ciò che mi avete raccontato non è altro che la storia del Morgon, Wolf... Questa Titania vi ha fatto fatto semplicemente rivivere quel momento, da protagonisti."
"Quindi non abbiamo cambiato nulla?!" - intervenne Mariel, con la speranza nel cuore.
La lupa scosse il muso e la ranger tirò un sonoro sospiro di sollievo. Mariel era convinta che con il loro agire avessero in qualche modo cambiato la storia conosciuta e con ogni probabilità in peggio. Era chiaro che sia lei che Harj avevano già scordato le parole della fata Neglis, la regina del Cristallo Nero. Una disattenzione giustificabile per eroi alle prime armi come loro, gettati nella mischia senza alcuna preparazione, ma questo non cambiava il fatto che le loro azioni avessero forgiato un nuovo passato, riconosciuto come reale persino dall'AO del multiverso.
 
" ...la Notte dei lunghi artigli è un capitolo oscuro dei primi giorni della guerra che ha colpito il Morgon, ma fa parte del nostro passato..." - disse infatti la lupa.
"Umm... cosa mi sai dire dei miei fratelli?" - intervenne il druido, spostando la discussione - "Come sono stati corrotti? E soprattutto esiste un modo per riportarli dalla nostra parte?"
"...fa parte dell'Equilibrio... una prova di Silvanus, per i suoi figli... I Difensori seguono solo il cammino che qualcuno traccia per loro. Con la loro fede incrollabile..."
"Anche se mal riposta... " - borbottò il druido e la lupa mosse la coda.
"...forse... ma puoi tu giudicare un raccolto? E' un dono, in ogni suo aspetto. Siano essi frutti maturi e succosi, oppure aspri ed amari"
"Scusa se te lo chiedo, ma se i Difensori segu0no un cammino tracciato, perchè io non ne faccio parte? Perchè, invece, ne seguo uno completamente diverso?"
"Wolf, tu non sei cresciuto con loro... non sai nulla di loro" - sentenziò l'animale, mostrando le zanne.
"Allora perchè ci sono finita anche io in mezzo a tutta questa storia?" - la domanda di Mariel era legittima, in quanto lei non apparteneva nè ai Difensori nè ad altro che non fosse la sua vita di guardaboschi del Nindhall. La lupa apparve di tutt'altra opinione e posò i suoi occhi dorati sulla mezzelfa.
"...sei stata cresciuta da Torald... Harj da Ilyanna... come vi ho detto, sono nomi che richiamano dolore nella mia memoria. Così come Han, Carelos e Wystler."
"Cosa hanno a che fare con noi queste persone? Noi non le conosciamo..." - confessò Mariel, mostrando chiaramente come odiasse i giochi creati ad arte dal Destino.
" ... non hanno nulla a che fare con voi, ma è beffardo il destino che fa rivivere gli stessi eventi ai figli degli uomini..."
La lupa si avvicinò al fuoco, come rapita. " ...Valorean è una piaga che affligge il Morgon da più di cinque secoli e quasi trent'anni fa, qualcuno cercò di ostacolarlo."
"Chi?" - domandarono i due in coro e l'animale rivolse lo sguardo al cielo che andava schiarendosi, facendo svanire poco a poco le stelle.
" ...furono proprio gli eroi di cui avete udito i nomi..." - la lupa, con un lungo, lugubre ululato accolse l'arrivo del nuovo giorno rendendo onore a quei cinque eroi che tentarono l'impossibile affrontando una creatura i cui domini si estendevano ben oltre i confini della Morte.
 
[Continua...]
 
Kilian, Mariel, Harj
Alar...Terra di Eroi
__._,_.___


__,_._,___
allanonnwn | 5 Dec 2007 14:29
Picon

Re: [Il Tramonto degli Eroi] Brin?

Sto leggendo .
Molto bello.
complimenti a tutti.
Allanon

L'indomani Harj si sedette ad uno dei tavoli, rimuginando sullo strano sogno avuto durante la notte. Era ancora assorto nelle sue riflessioni, quando due mani gentili gli si appoggiarono sulle spalle.
"Heilà...buongiorno...." - salutò Mariel, sedendosi al tavolo con lui. La sala comune era completamente vuota, in quanto l'alba era appena sorta. Provenivano dei rumori di stoviglie dalla cucina, probabilmente lo sguattero cercava di guadagnarsi il pane per tirare fino a sera.
"Mariel... tu sei riuscita a dormire?" - domandò il druido e alla ranger non servì molto per capire che quanto aveva vissuto non era un semplice sogno. Quante volte le era capitato una cosa simile. La più recente l'aveva quasi portata ad uccidere il suo compagno di viaggio. Così condivise il suo fardello con Harj, capendo che il loro viaggio era appena iniziato e non era giusto avere già dei segreti.
Parlarono per alcuni minuti, sorpresi e spaventati di quanto le descrizioni dei loro sogni coincidessero.
"Spero che Brin possa darci delle risposte... " - si domandò ad un certo punto il giovane druido, rendendosi conto che la mattina a Deanna era davvero un angolo di paradiso. Non a caso si diceva: "Sufficiente silenzio per ascoltare il proprio animo e decidere il da farsi".
Capitava proprio a fagiolo.
"Insomma..." - riprese la mezzelfa, poggiando il viso sulle mani giunte - "io, ho sentito il nome dell'uomo che mi ha cresciuta, tu quello di tua madre, se non ho capito male. Gli altri non li conosco, ma loro... alla fine cosa c'entrano in tutto ciò? Ed Ethan?" - aggiunse dopo una piccola pausa di riflessione.
"Per quanto riguarda Ethan.... bhè spero che fosse solo un avvertimento di quello che potrebbe accadere in futuro se dovesse cedere al male... Resta il fatto che non mi è piaciuta per nulla."
"Se fosse rimasto con noi.....Mha..." - azzardò Mariel, pensando al giovane chierico conosciuto nella cripta. °°°...chissà che cosa gli è accaduto dopo il suo distaccamento da noi....°°°
"Direi che conviene partire subito dopo colazione, cosa ne dici?" - propose il druido e la donna rispose con un ampio sorriso.

 
***

Così lasciarono Deanna, con il sole in procinto di raggiungere il suo culmine. La giornata era splendida e la natura stessa, che in quella zona del Morgon era particolarmente fertile, sembrava cantare ai due eroi in viaggio. Harj aveva strappato un buon prezzo per il cavallo pezzato, bianco e marrone, che stava portando Mariel. La ranger era entrata subito in sintonia con il suo animale, che aveva chiamato Gher, come, secondo lei, il cavallo le aveva chiesto. Swift aveva accettato senza riserve il nuovo compagno di viaggio.
 
Attraversarono un piccolo ponte, lasciandosi alle spalle il Rio Brusento, facendo muovere i cavalli verso la loro meta: L'occhio di Alar, dove le leggende raccontavano vivesse il druido fondatore di Deanna e dove si poteva trovare Brin, L'arcidruida dell'Occhio, una degli Eletti.

Verso la fine del pomeriggio, avevano raggiunto il lieve pendio che andava salendo a formare la catena montuosa dei Monti delle Lame . Il tramonto e il cielo terso, unite ad una splendida luna, permisero ai due avventurieri di continuare il viaggio, fino che non decisero di fermarsi per la notte, qualche ora dopo, circondati dai fianchi delle montagne.
Acceso il fuoco per riscaldare la notte e decisi i turni di guardia, ai due eroi non rimase altro che assolvere le  mansioni assegnate.
 
***
 
Mariel stava facendo il suo turno di guardia, l'ultimo che l'avrebbe portata a vedere l'alba del giorno dopo. Sovrappensiero, rigirando un piccolo legno tra le dita, non si accorse subito dell'ombra che si stava avvicinando al loro piccolo campo. I suoi occhi grigi si strinsero, cercando di distinguere la forma nell'oscurità. Si alzò in piedi distinguendo il profilo di un lupo grigio.
L'animale aveva occhi dorati che brillavano come gemme nell'oscurità. Il suo pelo argentato, rifletteva le lingue di fuoco che bruciavano di fronte alla ranger.
°°°Ma una volta non dovevano star lontani dal fuoco... mha... i tempi cambiano...°°°°
Il lupo, in effetti, non sembrava spaventato dal fuoco. Non lo guardava nemmeno, fissando i suoi occhi dorati sulla donna che poggiò le mani sui fianchi, tesa ma non spaventata.
"Allora..." - chiese sottovoce e gentilmente - "Lo sai che facciamo? Chiamo uno che se ne intende di esseri pelosi, zannuti eccetera eccetera, così te la sbrighi con lui, va bene?"
Mariel mosse qualche cauto passo in direzione di Harj, che stava dormendo beatamente. Il lupo la seguì con il muso, annusando l'aria.
"Harj, dai svegliati un po.... che qui c'è un amichetto a farci visita..." - spiegò scuotendo il compagno, ma non notando alcuna reazione utile, lo scosse con più vigore - "Harj, allora!? Vuoi partecipare alla riunione di famiglia?"
Quando Harj si mise a sedere, mezzo intontito dal sonno, mentre la ranger teneva d'occhio l'animale. "Non credo abbia intenzione di mangiarci" - ipotizzò - "Ma di certo non è un lupo comune."
Una volta messo a fuoco la situazione, il druido si avvicinò al loro ospite. Fece un cenno al lupo, ma sarebbe stato più esatto dire lupa e cominciò a comunicare con lei nel linguaggio che aveva usato così tante volte con suo fratello Koran che il cuore gli fece particolarmente male.
"*Ben trovata sorellla, è un piacere incontrarti*" - disse Harj, usando gesti e due versi molto lunghi.
L'animale comprese e rispose a modo. "*ben arrivati, figli di Silvanus. Vi aspettavo...*"
"*Ci aspettavi? non so perchè ma questo non mi sorprende affatto*"
La lupa scrollò il capo, soffiando.
"Accidenti, non avevo capito che fosse lei... mi scusi...." - esclamò Mariel e la lupa chinò il muso, perdonando la fanciulla.
"*Avete viaggiato a lungo... per cercare risposte... non è così, Daelf? e tu Wolf?*"
Il suono dei loro nomi sembrò molto antico, pronunciato dall'ululato di un lupo e i due annuirono con riverenza. Un'aura magica permeava il corpo dell'animale, tale che, i cavalli poco distanti, non si erano spaventati nel vederlo così vicino insieme alle sue pericolose zanne d'argento.
 "*Wolf... strano, non lo sentivo da tempo, da quando Koran... beh non importa...*" - minimizzò il druido guardando la compagnia di viaggio. Mariel si fece avanti con le mani giunte al petto.
"Ecco.... Volevo chiederle cosa significa la visione che abbiamo avuto." - chiese in comune e sia lei che Harj non si sorpresero nel sentire la lupa rispondere nella medesima lingua.
"Raccontatemi cosa i vostri giovani occhi hanno visto... presagi di sventura?" - chiese l'animale, con gli occhi dorati brillanti di antichità.
Harj si prese carico di raccontare, avendo cura di non tralasciare alcun particolare, il sogno avuto a Deanna. La lupa emise un uggiolìo, chinando il muso fino a terra. Quando lo rialzò, la sua espressione ferina fu molto vicina a quella di un essere umano.
"Nomi che richiamano ricordi dolorosi..."
Il druido assentì, perchè il ricordo della madre e del suo sacrificio era ancora vivo nella sua mente. "Inoltre..." - riprese il druido, impegnandosi in un lungo riassunto di ciò che era accaduto dalla sua partenza da Lethe, passando per le peripezie nella cripta e l'incontro con Titania, la strega del cristallo bianco. Non si accorse di quanto tempo era trascorso dall'inizio del racconto.

"...Tempi bui si profilano all'orizzonte, figli miei..." - sospirò la lupa quando Harj ebbe finito - "...ma questo credo lo abbiate già capito..."
"Si e ora che ti ho detto tutto... le domande." - riprese risoluto Harj - "Perchè Titania ci ha fatto rivivere quella parte di storia? Le nostre azioni hanno davvero aver alterato ciò fu la storia seguente?"
"Ciò che mi avete raccontato non è altro che la storia del Morgon, Wolf... Questa Titania vi ha fatto fatto semplicemente rivivere quel momento, da protagonisti."
"Quindi non abbiamo cambiato nulla?!" - intervenne Mariel, con la speranza nel cuore.
La lupa scosse il muso e la ranger tirò un sonoro sospiro di sollievo. Mariel era convinta che con il loro agire avessero in qualche modo cambiato la storia conosciuta e con ogni probabilità in peggio. Era chiaro che sia lei che Harj avevano già scordato le parole della fata Neglis, la regina del Cristallo Nero. Una disattenzione giustificabile per eroi alle prime armi come loro, gettati nella mischia senza alcuna preparazione, ma questo non cambiava il fatto che le loro azioni avessero forgiato un nuovo passato, riconosciuto come reale persino dall'AO del multiverso.
 
" ...la Notte dei lunghi artigli è un capitolo oscuro dei primi giorni della guerra che ha colpito il Morgon, ma fa parte del nostro passato..." - disse infatti la lupa.
"Umm... cosa mi sai dire dei miei fratelli?" - intervenne il druido, spostando la discussione - "Come sono stati corrotti? E soprattutto esiste un modo per riportarli dalla nostra parte?"
"...fa parte dell'Equilibrio... una prova di Silvanus, per i suoi figli... I Difensori seguono solo il cammino che qualcuno traccia per loro. Con la loro fede incrollabile..."
"Anche se mal riposta... " - borbottò il druido e la lupa mosse la coda.
"...forse... ma puoi tu giudicare un raccolto? E' un dono, in ogni suo aspetto. Siano essi frutti maturi e succosi, oppure aspri ed amari"
"Scusa se te lo chiedo, ma se i Difensori segu0no un cammino tracciato, perchè io non ne faccio parte? Perchè, invece, ne seguo uno completamente diverso?"
"Wolf, tu non sei cresciuto con loro... non sai nulla di loro" - sentenziò l'animale, mostrando le zanne.
"Allora perchè ci sono finita anche io in mezzo a tutta questa storia?" - la domanda di Mariel era legittima, in quanto lei non apparteneva nè ai Difensori nè ad altro che non fosse la sua vita di guardaboschi del Nindhall. La lupa apparve di tutt'altra opinione e posò i suoi occhi dorati sulla mezzelfa.
"...sei stata cresciuta da Torald... Harj da Ilyanna... come vi ho detto, sono nomi che richiamano dolore nella mia memoria. Così come Han, Carelos e Wystler."
"Cosa hanno a che fare con noi queste persone? Noi non le conosciamo..." - confessò Mariel, mostrando chiaramente come odiasse i giochi creati ad arte dal Destino.
" ... non hanno nulla a che fare con voi, ma è beffardo il destino che fa rivivere gli stessi eventi ai figli degli uomini..."
La lupa si avvicinò al fuoco, come rapita. " ...Valorean è una piaga che affligge il Morgon da più di cinque secoli e quasi trent'anni fa, qualcuno cercò di ostacolarlo."
"Chi?" - domandarono i due in coro e l'animale rivolse lo sguardo al cielo che andava schiarendosi, facendo svanire poco a poco le stelle.
" ...furono proprio gli eroi di cui avete udito i nomi..." - la lupa, con un lungo, lugubre ululato accolse l'arrivo del nuovo giorno rendendo onore a quei cinque eroi che tentarono l'impossibile affrontando una creatura i cui domini si estendevano ben oltre i confini della Morte.
 
[Continua...]
 
Kilian, Mariel, Harj
Alar...Terra di Eroi

No virus found in this incoming message.
Checked by AVG Free Edition.
Version: 7.5.503 / Virus Database: 269.16.14/1172 - Release Date: 05/12/2007 8.41
__._,_.___


__,_._,___
vera.bea | 5 Dec 2007 21:12
Picon
Favicon

Re: [Il Tramonto degli Eroi] Brin?


Che bella soddisfazione sapere che quacuno legge e soprattutto che gradisce!
Grazie Allanon, è un onore il tuo commento.

Baci, Mariel, orgogliosa del suo Master Kil e del suo compagno di quest, Harj.

--------- Original Message --------
Da: Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org
To: "Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org" <Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org>
Oggetto: Re: [Alar RPG ML] [Il Tramonto degli Eroi] Brin?
Data: 05/12/07 15:30

Sto leggendo .
Molto bello.
complimenti a tutti.
Allanon

----
Email.it, the professional e-mail, gratis per te: clicca qui

Sponsor:
PARTI CON TODOMONDO: occasioni speciali a prezzi straordinari, fino al 50% di sconto su voli e viaggi!
Clicca qui
__._,_.___


__,_._,___
allanonnwn | 6 Dec 2007 09:11
Picon

Re: [Il Tramonto degli Eroi] Brin?

purtroppo non posso partecipare piu attivamente come vorrei per via del lavoro
ma le cose belle mi fa sempre molto piacere leggerle^^
Buon cammino a tutti voi.
Allanon
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, December 05, 2007 9:12 PM
Subject: Re: [Alar RPG ML] [Il Tramonto degli Eroi] Brin?


Che bella soddisfazione sapere che quacuno legge e soprattutto che gradisce!
Grazie Allanon, è un onore il tuo commento.

Baci, Mariel, orgogliosa del suo Master Kil e del suo compagno di quest, Harj.

--------- Original Message --------
Da: Alar-Rpg <at> yahoogroups.com
To: "Alar-Rpg <at> yahoogroups.com" <Alar-Rpg <at> yahoogroups.com>
Oggetto: Re: [Alar RPG ML] [Il Tramonto degli Eroi] Brin?
Data: 05/12/07 15:30

Sto leggendo .
Molto bello.
complimenti a tutti.
Allanon

----
Email.it, the professional e-mail, gratis per te: clicca qui

Sponsor:
PARTI CON TODOMONDO: occasioni speciali a prezzi straordinari, fino al 50% di sconto su voli e viaggi!
Clicca qui

No virus found in this incoming message.
Checked by AVG Free Edition.
Version: 7.5.503 / Virus Database: 269.16.14/1172 - Release Date: 05/12/2007 8.41
__._,_.___


__,_._,___
Dar' Elthor | 7 Dec 2007 18:11
Picon
Favicon

[ Spade di Corellon ] A colloquio...

...

Era il tardo pomeriggio e Dar scese nuovamente in strada; a passo svelto e sguardo fiero si mosse verso il templio di Corellon, avrebbe dovuto recarvisi già settimane prima: il peso di una promessa da mantenere gli stringeva il cuore ed allungava il passo...Dar, nobile elfo, respirava l'aria della sua patria.

Con passo lesto e sicuro mosse verso il quartiere del tempio,non conosceva la gerarchia ecclesiastica, poco si era curato nella sua vita della religione, decise quindi di chiedere udienza al Primo Chierico.

Il tempio di Corellon, imponente come solo la saggezza del Dio poteva essere, lo osservò avvicinarsi, muto nel suo ineffabile splendore, con il sole del tardo pomeriggio che lo tingeva d'oro; lunghe tonache entravano ed uscivano dal portone di robusto legno intarsiato e l'odore delle candele e degli incensi solleticava delicatamente le narici



Dar gettò una rapida occhiata ai grandi portali ed alle decorazioni che peraltro già conosceva, con poco interesse;uno dei novizi lo accolse: un elfo dai capelli biondi.

- Salute a voi e benvenuto nella dimora di Corellon... come posso aiutarvi? - fu la formula di saluto, ripetuta chissà quante volte prima di allora.

Il guardaboschi analizzò con uno sguardo la figura sorridente che si trovò innanzi e sfoderò un sorriso di circostanza... - Buona giornata, ho urgente necessità di conferire al vostro superiore -

il via vai continuava e, per non esser di intralcio, i due elfi s'erano leggermente spostati dal corridoio. Le alte navate della chiesa salivano vertiginose, tagliate dai fasci del sole che entravano dalle finestre decorate... - Il Primo chierico al momento non può ricevervi...-

Dar guardò fissamente negli occhi del novizio- fatemi almeno il favore di annunciarmi, prima di esprimervi -non chiese, il tono della voce era perentorio.

Il giovane rimase fermo a guardare quel visitatore riccamente vestito, valutandone l'importanza; poi le sue labbra si dischiusero leggermente - Chi devo annunciare, dunque? -

- Annunciate Dar, degli Elthor, credo di essere atteso...

-da molto tempo...-fece una voce distante; si voltò in direzione della voce: poco sopra la spalla dell'elfo, scorse una figura avvicinarsi.

I paramenti ecclesiastici non lasciavano dubbi: saggezza e sapere, una buona approssimazione del volto che si trovò di fronte. - Dar, degli Elthor...-ripetè l'anziano, facendo un cenno al novizio di allontanarsi -...è questo il nome che odono le mie stanche orecchie?

- Buona giornata a voi, i miei omaggi, credo mi abbiate atteso piuttosto a lungo...purtroppo le circostanze m'han trascinato lontano, lungo altre vie...-

Il PrimoChierico annuì - Venite, di grazia, abbiamo molto di cui parlare. - si avviò, senza ascoltare la replica dell'elfo.

Dar annuì, grave e s'incamminò al seguito al vecchio religioso.

Venne condotto lungo uno dei corridoi laterali che portavano verso la biblioteca del tempio; con rapidi sguardi il guardaboschi analizzo i corridoi e le stanze che vi si affacciavano. Ma non quella era la loro destinazione, bensì una delle cappelle private.



Il chierico entrò per primo... il luogo sacro non era grande, ma le effigi di Corellon lo rendevano uno dei migliori luoghi dove trovare il perdono; Dar osservava con aria quasi distratta l'ambiente, preferendo concentrarsi sulla figura dell'anziano...


- Ecco... qui la menzogna è bandita... Corellon non la tollera... ma son sicuro che non siete giunto qui per burlarvi di me. -Parlate dunque, Dar degli Elthor. -

- Mesi or sono, v'ho fatto pervenire un messaggio, accompagnato da una lettera... v'è pervenuto, voglio sperare – cominciò a spiegare il ranger.

Il chierico scosse il capo

- purtroppo non sono potuto venire di persona, sono stato trattenuto alle porte - aggiunse

- affari urgenti? - chiese l'anziano. con sguardo pungente

- se si vuole chiamarli così... affari comunque non miei, in cui son stato coinvolto mio malgrado e che m'han portato nelle terre degli uomini a sud -

Il Primo Chierico non sembrava convinto della reale urgenza di tali impegni e non fece nulla per nasconderlo

- ...ma questo non ci riguarda... -

- ...no, direi di no... - concesse l'anziano - ...credete di poter aiutare la nostra causa?

- la "vostra" causa? - un sorriso sprezzante si disegnò in volto al ranger - con chi credete di parlare, ...chierico?

Uno sguardo corrucciato lo studiò attentamente

- anche se porto la luna crescente nello stemma non crediate di poter rivolgervi a me con quel tono: non è certo vostra la causa, semmai voi potreste essere d'aiuto nella Causa comune

- é la causa di non chi l'abbandona, mi duole rammentarvi... e non è con l'orgoglio che dovreste presentarvi a chieder perdono nella casa di Corellon... - disse impassibile

- chieder perdono... niente affatto. Non ho nulla da farmi perdonare

- Dunque cosa suggerite, mio buon amico? Sono sicuro che la vostra agile mente abbia già trovato un rimedio al male che affligge la nostra gente...

- sono qui su preghiera di Gavilan, degli Alberle... voi certo conoscete questo nome... o sbaglio...?

Annuì a denti stretti - e cosa vi avrebbe pregato di compiere, il sapiente Gavilan? Vi ha chiesto di recarvi al tempio di Corellon e dar sfogo alla vostra supponenza? -

Dar lo fissò diritto negli occhi - Gavilan è scomparso.- spiegò secco - ma a quanto pare confidava in voi, e ha mandato me quale ambasciatore -

- Come noi confidavamo in lui... - ribatté acido - ...quale messaggio portate?

- tenete, in questa lettera c'è quel che vi richiede, ve n'avevo fatta pervenire una copia mesi fa... ma a quanto pare non v'è giunta

Lesse attentamente, e dopo aver chiuso con cura la lettera, firmata da Gavilan Alberle, alzò gli occhi grigi

- ditemi, Dar degli Elth'or... in quali rapporti siete o, meglio, eravate con Gavilan degli Alberle? -il tono era ora serio e teso.

- è, o forse è stato... non so, un ottimo compagno; stavamo impegnandoci nella rinascita del ferito orgoglio della nostra nazione

-già già -sembrò minimizzare - ...da quello che mi avete detto, però, avete perso i contatti con Gavilan degli Alberle, confermate? -

- si, ad Upr Corm ha preso parte ad un rito con un divinatore, ed è scomparso

L'anziano chierico si fece attento - un rito, dite... per quale scopo, se mi è concesso?

La sua scomparsa, immagino, vi abbia lasciato interdetto... è così?

- credo che il rito fosse inteso a scoprire l'ubicazione di alcuni particolari oggetti che era nostra intenzione recuperare

- Particolari oggetti? - ripeté - a cosa vi riferite?

- non indovinate quali possano essere? - le labbra di Dar si incresparono in un sorriso

Il chierico ascoltò con evidente interesse - ditemelo voi, vi prego, disse con tono sarcastico

- Dar lo fissò con ancor maggiore intensità negli occhi - Gavilan si fidava di voi...ma mi sembra che voi tendiate ad abusare della mia pazienza... se realmente vi stava a cuore cominciate con il fare quello che v'ha richiesto. -

Gli occhi del chierico si accesero d'ira - fare quanto ci ha chiesto?

- valutate voi. -

- quindi voi siete d'accordo con quanto deciso da Gavilan? -

- m'ha chiesto semplicemente di consegnarvi questa missiva. Non so che abbia fatto ne dove si trovi

Il vecchio sembrò di aver ricevuto una stilettata all'altezza del petto - Rispondete alla mia domanda, ingiunse.

- per quanto a volte fosse impulsivo ho piena fiducia nel suo giudizio,m'è sempre sembrato molto corretto ed equilibrato -

- è la vostra ultima parola, Dar degli Elthor?

- il mio scopo era di venire qua a conferire con voi, siete voi che dovete valutare la mia offerta, non io la vostra. IO HO UNA SOLUZIONE! se voi avete altre proposte proponetele

- Allora, mio malgrado, non ho altra scelta. Prego Corellon perchè mi illumini tempestivamente, ma per ora, non posso che farvi arrestare. -

- con che accusa, di grazia?

- Alto tradimento. La medesima che grava su Gavilan degli Amberle, vostro complice. -

- alto tradimento? Spiegatevi! -

- Avete parlato di un rito per scoprire l'ubicazioni di alcuni particolari oggetti, che era "vostra" intenzione recuperare... Alcuni dei chierici al servizio di questo tempo, deduco gli stessi che avrebbero dovuto compiere il "rituale" da voi gentilmente comunicato, sono stati denunciati come nemici del Regno. Hanno portato la blasfemia in questo luogo, officiando riti proibiti...su ordine del vostro amico Gavilan. -

- Non mi sono rivolto ad altri che a voi... e quanto ai riti non ne so nulla. Non me ne intendo

- evidentemente siete divenuto una pedina sacrificabile, Dar degli Elthor quale modo migliore che spedirvi direttamente da me?

- Su Gavilan pende una condanna a morte. Così come sugli altri traditori. Sono stati trafugati oggetti antichi e preziosi, sapete? ...Oggetti capaci di guarire il male che affligge la nostra gente.

- no, vi ho consegnato una missiva, e questo è tutto; ma ho piena fiducia nella giustizia, ne ho alcuna intenzione di opporre resistenza, tantomeno in un luogo sacro -Dar sciolse la cinta e porse il fodero con la propria lama.- tenete, fate quello che credete sia giusto

Il Primo Chierico non guardò neppure il fodero, ma continuò a parlare - Avete detto che ad Upr corm, Gavilan degli Alberle è scomparso. Immagino non a mani vuote... cosa ha portato con sé?

Il nobile ranger apparse pensoso - circa questo punto non so darvi una risposta precisa; nulla di trafugato qui in città comunque, solo una piccola gemma acquisita presso uno gnomo; uno smeraldo, credo, era verde... -

- "acquisita"... - mormorò sarcastico

- si, acquisita; però per il recupero di quest'oggetto ci si aspettava quantomeno riconoscenza... -

- riconoscenza? per un oggetto "trafugato"? Non crederete che la terza Lacrima di Gherlana si trovi a Vlandmnel, vero? FARESTE MEGLIO A FARVI DELLE IDEE, PRIMA DI PARLARE, DAR DEGLI ELTHOR. -

- sono qui appositamente – replicò, calmo e secco.

- Gavilan vi ha tradito, come ha tradito tutti noi! Ha sottratto la speranza al nostro popolo. Ha venduto i suoi amici. Ha venduto voi, che ora pagate per ciò che lui ha commesso.

- io non lo so, a me appariva sincero – disse, senza scomporsi - immagino che a questo punto un tribunale farà chiarezza -

- Sincerità... no, non c'era sincerità nel suo cuore. - fece sconsolato – quanto a voi.. Tulandiel, Signore di Vlamdamnel ha dato ordine di incarcerare chiunque abbia preso parte alle trame di Gavilan degli Alberle, verrete condotto agli arresti... attenderete il vostro destino.

- Vi ho già consegnato la mia lama. Se questo è tutto non mi resta che attendere che venga fatta chiarezza...-

Dal corridoio alle loro spalle giunsero i rumori di una serie di passi; non era certo stato perso tempo; durante la conversazione eran state chiamate le guardie, ed in capo a qualche momento gli armati sarebbero apparsi nella piccola stanza...



continua?



Dar' Elthor






__._,_.___


__,_._,___
Kilian | 11 Dec 2007 10:18

[Il Tramonto degli Eroi] L'ombra dei Van Hevelburg

"Esiste ancora la possibilità che tutto ciò possa essere evitato?" - si fece avanti il druido, incapace di sopportare che tutto fosse già scritto e deciso. La lupa fissò Harj intensamente, come a sondarne lo spirito. "...la Madre insegna che tutto è, perchè questo è il cammino..." - disse, iniziando a muoversi in cerchio, attorno a loro e lentamente. Il druido seguì con gli occhi l'animale, ma la sua mente era concentrata a ricomporre il rompicapo di quella strana storia, ma senza tutti i pezzi cominciava ad essere veramente arduo.
"Quello che non capisco è come io possa riportare i Difensori dalla parte dell'equilibrio? Sempre che io abbia compreso bene le parole della sorella di Titania."
"...la loro guida..." - ringhiò il lupo, quasi infastidito dalle intenzioni del druido - "...essa è la voce della Madre... per i Difensori, la Madre è tutto. Questa è la dottrina che ti è stata negata, Wolf."
"Questo lo comprendo" - annuì Harj - "Anche se mi è stato negato, io per cambiare tutto questo cosa dovrei fare?"
"...Wolf... se il tuo volere è cambiare i Difensori, sappi che la loro guida è l'unica voce che ascolteranno..."
"Quindi dovrai diventare loro guida o cercare di cambiare il volere di quella attuale." - Mariel giunse alla conclusione con molta rapidità, sorprendendo la lupa.
"...esattamente... nelle tue parole, Daelf, sento la saggezza di Torald..." - commentò l'animale, con estremo rispetto.
"Questo lo avevo capito..." - protestò il druido - "Ma come fare per ... aspetta per farti capire devo dirti una cosa che forse non sai, ...Dopo la morte di Valorean per mano di Whard e Deirdre mi è stato detto da Titania che la guida che aveva sostituito Whard fu corrotta dal male e  non chiedermi da chi, perchè non me lo ha detto" - precisò  - "da allora i difensori sono diventati quello che sono, eliminando tutti   coloro che non erano d'accordo con la nuova linea di condotta. Una di esse credo sia stata mia madre." - concluse.
La lupa inizialmente sembrò annuire, ma poi scosse violentemente il muso "...non è esatto... e mi sorprendo che il tuo istinto ti abbia ingannato, Wolf..."
"Non è esatto?"
La lupa andò vicino a Mariel e si accovacciò al suo fianco. "...nessun Difensore può nuocere ad un altro Difensore..." - disse in tono sibillino, quasi fosse uno degli elementi più importanti per comprendere l'intera faccenda - "...il primo dei precetti..."
"Deirdre..." - accennò la guardaboschi, osservando il bellissimo manto della lupa - "Cosa accadde a suo figlio?"
Mariel, anche se non era ancora stata madre, nel momento esatto in cui era stata imprigionata nel corpo di Deirdre Mac Athol ne aveva riconosciuto la piacevole sensazione di attesa. Gli eventi improvvisi che l'avevano successivamente travolta non le avevano dato il tempo di pensare, ma ora, percependo l'animo mistico della donna chiamata Brin, la sua curiosità si fece avanti. Se ciò che avevano vissuto era davvero Storia e se la saggezza dell'Arcidruida era solo un frammento di quello che le aveva raccontato Harj, allora di certo poteva sapere qualcosa.
"...Deirdre come Whard ha condiviso un destino di dolore..." - rispose l'animale - "...Deirdre generò un figlio, ma quel frutto d'amore non vide mai la luce..."
La lupa si riavvicinò al fuoco e splendidi riflessi ambrati presero vita all'interno dei suoi occhi.
"...voi stessi avete conosciuto Van Hevelburg e uno dei suoi eredi..."
I due avventurieri si fecero attenti e le parole dell'animale ebbero tutta la loro attenzione.
"...per i suoi studi, egli prese i corpi senza vita di Deirdre e Whard... Da essi apprese molte cose sulla vita umana e quella macabra conoscenza rese Lord Valorean il mostro che oggi conosciamo..." - la lupa si fermò di nuovo, osservando come i due giovani non attendevano altro che lei continuasse - "...più di vent'anni fa, fu proprio l'ombra dei Van Hevelburg ad impedire a Ilyanna, Torald, Wystler, Carelos e Han di salvare il Morgon. La loro missione si concluse in una foresta vicina alla città, oggi capitale dell'impero della Regina delle Tenebre e lì, ove sorgeva il maniero che un tempo ospitò una tra le più potenti famiglie al servizio della corona di Valorean, essi fallirono. A malincuore tornarono alle loro vite, con l'unica speranza che l'orrore che avevano osato affrontare non cercasse mai più nè loro nè le loro famiglie. Speranza vana..." - commentò la lupa, con una punta di cinismo - "...poichè voi, oggi, vivete il medesimo incubo. Gli eredi degli Eroi di un tempo, oggi calcano le medesime orme... ...è solo questione di tempo, prima che l'antico sovrano decida di volervi..."
"Ritorniamo al concetto del ragno... è Harj?" - sospirò la guardaboschi - "E credo non avremo molta scelta... no?"
La risposta della lupa la spiazzò.
"...in verità, potete decidere... la vita vi appartiene... ... ....ora dovrete decidere il vostro futuro, Wolf... Daelf... ...se cacciare o semplicemente vivere..."
Harj si avvicinò all'animale con occhi pieni di coraggio.
"Già, la maledizione lanciata da Valorean. Credo che sia quella che ci costringe a rivivere tutto un'infinità di volte... e ti dirò che ho una gran voglia di mettergli la parola fine."
"...No Wolf... la maledizione proibita di Valorean è mille volte peggiore..."
"Cosa può esserci di peggio del dolore eterno?" - ribattè l'umano confuso
"...Finchè le anime di Whard e Deirdre non troveranno pace, il suo potere non cesserà mai di essere... esse non provano dolore... nè piacere... semplicemente sono imprigionate... insensibili ad ogni evento, emozione o pensiero..."
"E cosa dovremmo fare per porre fine a tutto ciò?" - domandò ancora il druido, anticipando di poco la ranger accanto a lui.
"...Desiderare di farlo, inizialmente e non lasciare che gli eventi del passato decidano del vostro futuro..."
"Ohh lo desidero credimi lo desidero eccome!" - Harj si sentiva fremere dall'entusiasmo. Aveva avuto il dispiacere di sentir descritto un'orrore che proseguiva ininterrotto da cinque secoli, eppure il suo cuore ardeva di coraggio e speranza. Mariel si alzò a sua volta, guardando il compagno con il medesimo sguardo. "Già.... a chi lo dici! Come facciamo a ritrovare le loro anime, a liberarle.... materialmente intendo?"
La lupa li osservò cautamente e mosse piano le orecchie. "...non osate troppo, innanzitutto... la vita è un dono prezioso e come tale non va sprecato. L'unico luogo che potrà aiutarvi, è proprio il luogo dove Whard e Deirdre hanno esalato il loro ultimo respiro. Non mi riferisco ai dolci clivi di Sunneva, ma la Foresta di Peynier, dove i loro corpi sono stati portati dopo la Notte dei Lunghi Artigli." - l'animale puntò di nuovo il cielo, quasi cercando il coraggio di continuare a parlare - "Alle rovine del maniero Van Hevelburg." 

"Bene quindi non ci resta che iniziare a camminare. Senza perdere altro tempo ovviamente." - esclamò Mariel
"...io verrò con voi, se la mia compagnia è benvoluta..." - disse l'animale e i due eroi sembrarono entusiasti all'idea di poter viaggiare con la saggia Arcidruida dell'Occhio.
"Senza dubbi la tua presenza è una benedizione. Grazie, Brin." - aggiunse la guardaboschi, fermandosi non appena incontrò gli occhi dorati della lupa.
"...Riguardo al vostro amico..." - riprese lei - "State all'erta. Da quello che mi avete detto, l'occhio è già apparso ed esso è retaggio di quella famiglia maledetta. Non ci è dato sapere cosa ha deciso il Destino per lui, ma possiamo sperare e pregare Silvanus che non segua mai le orme del suo antenato."
Stranamente, furono proprio le parole di Harj a stroncare sul nascere quel barlume di speranza. 
"Definirlo ancora amico sia un po' difficile. Il suo cammino è già iniziato, ma non credo che la sua mente sarà abbastanza forte da resistere."
"Allora vi chiedo di pregare per la sua anima."
Mariel ed Harj si guardarono, accogliendo la richiesta della lupa. Chiusero gli occhi e rivolsero una muta preghiera al cielo illuminato dal sole del primo mattino.
 
[Continua...]
 
Kilian, Mariel, Harj
Alar...Terra di Eroi
__._,_.___


__,_._,___
Kilian | 12 Dec 2007 12:08

[La Città dei Sogni] Strani Incontri - Tributo a Cassy&Lenna

Il dolore pulsava ritmico, partendo dalla nuca e salendo verso destra, per raggiungere la tempia e l'occhio. Stava zitto pochi secondi, e poi, ad ogni movimento che implicasse il cambiare orientamento, tornava di nuovo, a battere con veemenza e far smorzare imprecazioni sulla punta delle labbra. Così vestirsi con l'abito comprato a Samiria, sistemarsi il viso e aggiustare il portamento erano tutte azioni che venivano quasi vanificate dall'incapacità di concentrarsi a dovere, per lisciare una piega, aggiustare il gilet, stringere il giustacuore. Ethan si guardò allo specchio: completo nero di media fattura, capelli ogni volta più selvaggi e lunghi, barba rasata di fresco e occhio di triglia. Perfetto, veramente.
Rimirando la propria immagine, a metà tra il nobile sfaccendato e lo studioso annoiato, cercava da una parte un modo per evitare di pensare al mal di testa, dall'altro a come procurarsi i mezzi per sostentarsi. Prassi qui era pagare camera e consumazioni al momento della partenza, quindi finchè fosse rimasto alla locanda avrebbe potuto evitare il momento critico di aprire un borsello terribilmente vuoto, giunto in quelle miserevoli condizioni grazie agli sforzi di Julia (chissà se stavano meglio, i due maledetti), e alla sua proverbiale cocciutaggine, che gli aveva impedito di razziare la tomba del vampiro di molti più beni e preziosi di quanto non si fosse portato dietro. In fondo il sepolcro era stato violato, quindi avrebbe potuto anche permettersi di calcare la mano nell'oro, come del resto avevano fatto senza troppi problemi sia Harj che Mariel (anche loro, chissà come stavano...). Il problema semmai del temporeggiare era la crescita esponenziale della cifra che avrebbe dovuto pagare. Dunque? Non riusciva a trovare molte soluzioni. Poteva mettersi al servizio di qualcuno come calligrafo, o mettere un baracchino in piazza per permettere agli analfabeti di Teuda di scrivere qualche lettera ad amici o parenti. Oppure, più semplicemente, poteva vendere al primo orefice degno di nota lo scettro d'argento che si portava nello zaino. Ridacchiò: che assurdità... Viaggiare con uno scettro addosso non era propriamente "normale", secondo gli standard sociali di Alar, eppure eccolo lì. Per di più in possesso non solo di un oggetto di fine artigianato ma pure una qualche sorta di reliquia che si era imposto di riconsegnare al proprietario. Che, anche lui in effetti..., viaggiava nel medesimo zaino, in un sacchetto di polveri scure. No, vendere lo scettro non era un'opzione valida. Che restava? Rubare, o fuggire notte tempo dalla locanda. La prima lo ripugnava, la seconda sembrava migliore, ma difficilmente un Teudiano gestore di locanda sarebbe stato così idiota da non prendere precauzioni contro fatti incresciosi come la fuga in notturna dei propri insolventi avventori. Bha. Il dolore tornava a passi lenti, e poi colpiva a tradimento. Non c'era verso.
 
Si allontanò un momento dallo specchio, infilò la mano nello zaino e prese il sacro simbolo di Rahasyu, un oggetto poco più piccolo del palmo della sua mano. Era bello a vedersi, un'opera di alta oreficeria, se solo un orefice vi avesse messo mano. Ma non era così, poichè il solo che l'aveva scolpito era il diretto proprietario, il cui marchio di fabbrica coincideva esattamente con il simbolo impresso sul fronte del medaglione. Ferro, argento e oro si erano fusi in modo mirabile. Un cerchio lucido, più brillante e più scuro dell'argento formava il perimetro e la cornice dell'oggetto, alzandosi verso l'alto in due piccole anse, entro cui un buon artigiano un giorno vi avrebbe fatto passare una bella catenella con cui reggerlo sul petto. L'argento aveva poi creato la base splendente su cui l'oro si era saldato, creando un viso, quasi una maschera, diviso nel mezzo, sorridente e crucciato, circondato secondo la simmetria del cerchio da raggi di varia lunghezza. Il Sole Splendente, il Sole Dolente. Il sole nient'altro che un simbolo di qualcosa che trascende la comprensione, ma che è luce e calore, tepore e bruciore, giustizia e forse misericordia. Tornò allo specchio, portando il simbolo del Dio all'altezza del petto. Argento e oro su nero. Decisamente di classe. Ma anche il rosso... Un ricordo immediato delle immagini evocate nella cava lo trafisse, con quel suo avo sadico e malato vestito di un rosso sgargiante. No, niente rosso, se si poteva evitare.
 
Strinse il medaglione, e lo ripose nella borsa alla cintura. Doveva imparare a fidarsi davvero, se voleva camminare tranquillo. Con tre occhi è difficile sbagliare. Ridacchiò ancora, ma una nuova fitta lo fece smettere. Imprecò.
 
----
 
La Biblioteca di Teuda si trovava all'interno dei cortili del palazzo del governatore. Shev'nar stesso l'aveva fatta spostare, dopo l'arrivo di preziosi manoscritti risalenti all'epoca del Declino. Il vecchio edificio era stato quindi riadattato a semplice archivio per il materiale più umile e meno interessante. La cura con cui l'ex Governatore della città aveva protetto il sapere contenuto nella Biblioteca aveva impreziosito e arricchito l'atmosfera che vi si respirava, neanche si fosse entrati in un antico tempio dedicato a Sune, la dea dell'Amore. Il numero di scaffali che si potevano scorgere con una veloce occhiata non appena entrati, esponeva immediatamente ai cuori deboli quanto tempo avrebbero dovuto spendere tra quelle pareti. Rumore di calzari poco accorti e frenetico frusciare di pagine erano gli unici rumori concessi. Chiaramente oltre alle espressioni di stupore dei nuovi arrivati. Ethan si trovò pochi passi dopo l'ingresso, sorvegliato da due guardie che non gli avevano dato noie. Lo sguardo si perse in quello spazio ripieno di lettere ed eternità, quasi rovinato nella sua sacralità dalla mano e dalle dita curiose dei presenti, genti di ogni etnia che avevano in cuore di risolvere un loro problema, una questione di Sapere tra le pagine preziosamente accumulate in quel vero e proprio rifugio della Storia e del Sapere. Ma la curiosità per i praticanti dell'arcano o gli studiosi presenti, intenti a ricerche misteriose, poco gli interessava, essendo attratti i suoi occhi dalle rilegature di cuoio e metallo dei tomi più visibili, dal numero impressionante di pergamene conservate in scatole di ogni misura e in filze accuratamente adagiate su ripiani che solo per l'abilità del falegname che li aveva costruiti reggevano il peso e la mole. Il chierico si riprese quando si rese conto di essere rimasto imbambolato per un numero eccessivo di secondi, il che si scontrava con l'impressione che avrebbe voluto dare di studioso esperto, e non di montanaro, ma pazienza. Si volse attorno, per chiedere a chi di dovere in che modo procedere alla consultazione dei volumi che potevano fare al caso suo. Uno sconosciuto lo urtò passandogli accanto. Brandiva pergamene e lunghe carte nautiche e non si scomodò di scusarsi, proseguendo il cammino. Inutile far notare la scortesia, considerato che in effetti con il suo sostare immobile stava intralciando il passo agli studiosi "veri". Superò l'irritazione e si mise a sbirciare chi fosse il funzionario della biblioteca addetto ad ascoltare le richieste. Lo trovò dietro una delle tre scrivanie sulla sua destra, e gli si avvicinò. L'uomo, decisamente anziano, aveva particolari rughe attorno agli occhi che lo facevano assomigliare ad un procione, mentre radi capelli sul capo testimoniavano senza pietà lo scorrere inesorabile del tempo. Al sopraggiungere del nuovo fruitore il funzionario picchiettò il pennino sul calamaio e lo ripose nella custodia, spostando leggermente il foglio di carta su cui erano vergate in ottima grafia alcune scritte e svariati codici. Quando lo sguardo curioso del chierico vi si posò sopra, lesse a fatica quello che probabilmente era un catalogo di racconti e ballate dedicati all'Amore. L'uomo lo guardò senza espressione.
«Titolo, autore o genere»
«Mh... chiedo a lei?»
«Se cercate un libro o un rotolo, sì, altrimenti dovete rivolgervi al mio collega laggiù» ed indicò con un cenno del capo una fila di quattro persone dall'altro lato del muro. Una targhetta recitava "Ricerche particolari".
«Bhe... no, forse va bene lei. Direi che... posso provare per genere quindi?». Dietro il chierico un colpo di tosse faceva intendere che qualcuno aveva fretta 
«Allora... vediamo... mitologia, scienze religiose, culti pagani. Si.. direi questi per iniziare...»
Il bibliotecario immerse di nuovo il pennino nell'inchiostro, lo fece sgocciolare, quindi appuntò con mano ferma un paio di frasi su di un librone che aveva davanti. «Primo piano, Sezione H, dallo scaffale 3 al 30 per la mitologia e i culti pagani. Le scienze religiose sono invece al secondo piano. Potete chiedere una volta lì» ed indicò le scale con un elegante gesto della mano sinistra. «Altro?»
«Primo piano, h, 3 e 30... mh...»
«Dal 3 al 30» lo corresse.
«Si certo, era solo un appunto mentale...»
«Buona giornata e felice soggiorno nella biblioteca di Teuda»
«D'accordo... è tutto. Se ho bisogno di altro torno da lei?»
Il bibliotecario esibì un fugace sorrisetto «Certo, se cercate un libro»
«Grazie» e si congedò con contegno. Lo studioso dietro il chierico gli passò oltre senza quasi dargli tempo di scostarsi, ma evidentemente era usanza, poichè nessuno disse nulla e tanto meno il funzionario che, meccanicamente, ripetè al nuovo scocciatore le solite parole ripetute da una vita «Titolo, autore o genere»
 
Ethan ignorò il tutto. Ormai era dove voleva essere, dove sperava che qualche risposta, un po' d'ordine e chiarezza potesse farsi strada, tra un libro e un altro, tra una leggenda e un racconto. Non gli interessava sindacare sulla cortesia o la maleducazione dei Teudiano. Non ora. Adesso c'era solo il prurito alle mani per la sensazione di poter finalmente aprire una ad una le opere entro cui avrebbe sondato il passato e il Sapere, alla ricerca di sprazzi di verità, frammenti di quel quadro complesso che stava suo malgrado vivendo. Tolse dal borsello il simbolo del sole, un gesto quasi meccanico di gioia. Lo guardò e sorrise. Mancava poco? Lo rimise nella tasca dei calzoni e si mosse per raggiungere il primo piano: le scale erano di robusto legno, con i corrimano color scuro e consumati dalle centinaia di dita che vi erano scivolate sopra negli anni; la sala che si apriva una volta terminati i gradini era enorme, uno spazio totalmente dedicato ad alti scaffali scuri. Notò con curiosità, avvicinandosi, che pareva legno di tasso. A parte la resistenza del materiale, era curioso pensare che Shev'nar avesse ordinato di usare legno dell'Albero della Morte per reggere le uniche tracce di una vita e di un mondo spesso già estinti, ma perchè no? Lo scomparso governatore di Teuda era persona capace di ben altro, stando alla sua fama. La cura nella scelta del legno era proporzionata solo a quella con cui, su ogni lato, attenti incisori avevano posto come riconoscimento della sezione il marchio della lettera corrispondente, e non solo in Comune, ma in ogni altra lingua del continente, dalle rune dei nani all'alfabeto drow, dai complessi ideogrammi del draconico alla più semplice grafia della parlata goblin. Che veramente tutte queste razze potessero avere accesso alla Biblioteca? Chi erano i suoi vicini studiosi? Si guardò attorno, prima di entrare nella sezione H - Mitologia. Una volta trovato quello che faceva al caso suo si sarebbe potuto sedere, inconsapevolmente, vicino ad un drago d'argento in forma umana, o ad un reietto dei drow, o perchè no ad un coboldo intento a chissà che ricerche. La cosa lo entusiasmava.
 
Guardò i libri al suo fianco, sopra e intorno, su fino al nono ripiano, dove solo con una scala ci si poteva avventurare. Gli venne una mezza vertigine: c'era abbastanza materiale da impazzire, da gettare la spugna ancora prima di iniziare. Ma non voleva demordere, anche a costo di impiegarci un'intera lunazione, avrebbe cavato il massimo delle risposte che voleva. Iniziò a cercare. Gli scaffali mostravano senza pudore numerose ferite, spazi avidamente svuotati del loro prezioso contenuto da mani rapaci, che solo solerti inservienti si adoperavano per risanare, riponendo il materiale mancante al loro giusto posto. Da quanto Shev'nar aveva preso a cuore la salute di quel luogo di sapienza, non era più avvenuto un solo furto, o quantomeno nessuno dei ladri era sopravvissuto per raccontare di un suo eventuale successo. I Signori della Guerra difendevano Teuda e le città sotto il controllo della Regina delle Tenebre, con tutto ciò che vi era contenuto. Questo era stato il contratto stipulato tra le due parti.
 
«Permesso...» fece una donna vestita di una tunica rosso fuoco. Ethan si spostò di lato, osservando l'ennesimo gesto di maleducazione. Stava già per proferire parola che la voce gli si smorzò sull'ancheggiare sfrontato della studiosa. Il colore del vestito sembrava dotato di vita propria, un torrente di lava che eruttava dal costone di un vulcano. La respirazione, impercettibilmente aumentata, venne frenata per quanto possibile. Era lì per studiare. Si. Per studiare. Studiare. Studiare. Quindi? Mitologia. Sezione H. Dal 3 al 30. Si. I titoli scorrevano attorno ai suoi occhi come fiocchi di neve che brillano ai margini del campo visivo, in una notte stellata d'inverno. Tutti affascinanti, tutti seducenti. No, come seducenti?! Interessanti. E ne serviva uno: "Il culto della Luna". Si ricordava bene il titolo, ma dal sogno non aveva cavato altre informazioni, e quindi doveva solo rassegnarsi a cercare. Oppure chiedere, perchè no? Del resto c'erano almeno otto ripiani che si innalzavano come colonne di un tempio antico verso il soffitto. Quindi perchè non approfittare della gentile disposizione d'animo di uno studioso, perchè no magari proprio della femmina appena passata. Ethan si guardò attorno, convinto dal suo spassionato riflettere che quella fosse la mossa più razionale da farsi. Scorse la sconosciuta china a esaminare i titoli del primo scaffale, quasi alla fine del corridoio. La mano corse alla tasca, al suo medaglione, gesto involontario per farsi un po' di coraggio. Si avvicinò a passo leggero: disturbare ora era un dovere, ma interrompere un'attività che obbligava la donna a tanta dedizione e sforzo, anche fisico, era davvero maleducazione. Quando le fu dietro «Ohibò» la sentì brontolare. Quindi si girò, vedendo alle sue spalle un giovane in nero, intento a fissarla ...negli occhi. La studiosa era giovane e bella, l'età rivelata dalla postura e dalle forme, che la tunica carminia accompagnava nei loro movimenti.   
«Aho! Ma che c'hai dda guardà?»
Il curioso accento della donna lo lasciò un po' perplesso. Di dove poteva essere? Cercò di rispondere qualcosa. «Ehm.. io? No, niente.. e' che mi chiedevo...» abbassò la voce tossicchiando.
«E dimme 'n po', su...»
«Mi... mi chiedevo se... può darmi - tenne gli occhi ad altezza dignitosa - una mano, insomma...». La donna lo scrutò: un ragazzetto con l'occhio sbarrato e la bocca secca che si ravanava in tasca. Gli elargì un mezzo sorriso.
«Purtroppo è la prima volta che vengo... ehm... qui,  e c'é troppa... troppa roba...». Il chierico si accorse che involontariamente il linguaggio prendeva una piega inusuale.
«Robba bbona, eh? Dimme, dimme... che stai a ccercà quaggiù a sud der raccordo?» e sistemò i due libri che teneva sotto il braccio, dando nuovo senso alla serie di titoli che sfilava via dagli occhi
«Raccordo? Intende la strada maestra per Adelnor?» I
«Sì sì... er raccordo. Sapessi - fece un gesto con la mano aperti accompagnato da un sorriso - 'n traffico che te raccomanno!»
«In ogni caso... sì, cerco qualche libro, ma non sono pratico a mettere le mani al posto giusto. Soprattutto al primo colpo»
«Ragazzaccio... mani ar posto giusto... an vedi 'sto fijo de na... - rise - ahò... nu' sarai mica uno de quei coatti che stan giù ar Pincio cor cofano der carro aperto?!»
Ethan era sempre più esterrefatto. All'apparenza sembrava della Capitale, ma la parlata così burina... che fosse un'immigrata del sud? Che fosse una chimera nata da un sogno? Corpo mozzafiato e linguaggio barbarico. Le rispose come poté: «Mi dispiace ma non conosco Adelnor, non ci sono mai stato. Comunque sono di Lethe... avrei bisogno del suo aiuto per un libro che non trovo.»
«Sì sì... e dimme 'n po'... che libbro 'ndavi cerca'?»
«Non saprei esattamente... culti antichi, diciamo, mitologie passate»
«Che c'hai 'n titolo 'rmeno? No pperchè sai... ce stai a sverna' quaddentro se non c'hai 'n titolo...»
«Si, un titolo si... il culto della caccia... no, della luna... della luna, si. Il culto della luna» scandì bene il titolo, parola per parola
«Er curto della Luna?» la donna alzò il capo a fissare i titoli con sguardo rapace. «Te ne devi anna' sulla 'E'... Er Curto... e' facile!» e fece per spostarsi oltre il chierico, cercando proprio la lettera E. Il giovane seguiva con lo sguardo quel prototipo inusuale di donna. «Er... Er... Er cazzaro de Montecristo...  ER, cerusici in prima linea...» bofonchiava, facendo scivolare il dito sui preziosi libri «E... e...» si girò con sguardo truce. «E che cazzo! Qua nu ce sta artro!»
«Ah. Non c'è un.. nulla» - pigolò il chierico -
«Er titolo, a ripetimelo 'n po'.»
«Il culto della caccia. No! Il culto della luna»
La studiosa si protese verso di lui, mostrando l'intero padiglione auricolare, da cui pendevano una fila di piccoli orecchini color noce
«Ah! Anvedi! Non Er Culto...» esclamò «E' evidente che la tua ricerca verteva su "Il Culto della Luna", non è così?» e lo chiese con una pronuncia così perfetta e deliziosa da sembrare un biscotto ricolmo di miele sotto i denti. Il sorriso cristallino che emanò da quella bocca di rosa fece sembrare così lontano il riverberar di quei suoni alieni. Una parentesi di pace nell'orrore della fonetica. Ethan annuì irretito da quell'incanto.
«ECCELOPOTEVI DIRE PRIMA, NO? Annamo, sta dellà!»
«De... dellà... si, andiamo, prego, cioè, faccia strada lei che ne sa...» La donna con passo lesto prese per mano lo sfortunato chierico, facendolo avvicinare sempre più, forse, alle risposte a tutte le sue innumerevoli domande.
- continua -
 
 
 
Kiliano as Pessima (copyright Cassy & Lenna 2007) & Meister, piegato!
Alar, terra di eroi... e di ciociare :D
__._,_.___


__,_._,___
Lenna | 15 Dec 2007 00:23
Picon

Re: [Alar RPG ML] [La Città dei Sogni] Strani Incontri - Tributo a Cassy&Lenna

Voi avete bisogno di qualcuno che vi insegni a distinguere burino da romano.
 
Cerusici in prima linea.
LOL.
...
Cioè.
lol.

 
Il 12/12/07, Kilian <kilian-1WOvtXABlLfQT0dZR+AlfA@public.gmane.org> ha scritto:

Il dolore pulsava ritmico, partendo dalla nuca e salendo verso destra, per raggiungere la tempia e l'occhio. Stava zitto pochi secondi, e poi, ad ogni movimento che implicasse il cambiare orientamento, tornava di nuovo, a battere con veemenza e far smorzare imprecazioni sulla punta delle labbra. Così vestirsi con l'abito comprato a Samiria, sistemarsi il viso e aggiustare il portamento erano tutte azioni che venivano quasi vanificate dall'incapacità di concentrarsi a dovere, per lisciare una piega, aggiustare il gilet, stringere il giustacuore. Ethan si guardò allo specchio: completo nero di media fattura, capelli ogni volta più selvaggi e lunghi, barba rasata di fresco e occhio di triglia. Perfetto, veramente.
Rimirando la propria immagine, a metà tra il nobile sfaccendato e lo studioso annoiato, cercava da una parte un modo per evitare di pensare al mal di testa, dall'altro a come procurarsi i mezzi per sostentarsi. Prassi qui era pagare camera e consumazioni al momento della partenza, quindi finchè fosse rimasto alla locanda avrebbe potuto evitare il momento critico di aprire un borsello terribilmente vuoto, giunto in quelle miserevoli condizioni grazie agli sforzi di Julia (chissà se stavano meglio, i due maledetti), e alla sua proverbiale cocciutaggine, che gli aveva impedito di razziare la tomba del vampiro di molti più beni e preziosi di quanto non si fosse portato dietro. In fondo il sepolcro era stato violato, quindi avrebbe potuto anche permettersi di calcare la mano nell'oro, come del resto avevano fatto senza troppi problemi sia Harj che Mariel (anche loro, chissà come stavano...). Il problema semmai del temporeggiare era la crescita esponenziale della cifra che avrebbe dovuto pagare. Dunque? Non riusciva a trovare molte soluzioni. Poteva mettersi al servizio di qualcuno come calligrafo, o mettere un baracchino in piazza per permettere agli analfabeti di Teuda di scrivere qualche lettera ad amici o parenti. Oppure, più semplicemente, poteva vendere al primo orefice degno di nota lo scettro d'argento che si portava nello zaino. Ridacchiò: che assurdità... Viaggiare con uno scettro addosso non era propriamente "normale", secondo gli standard sociali di Alar, eppure eccolo lì. Per di più in possesso non solo di un oggetto di fine artigianato ma pure una qualche sorta di reliquia che si era imposto di riconsegnare al proprietario. Che, anche lui in effetti..., viaggiava nel medesimo zaino, in un sacchetto di polveri scure. No, vendere lo scettro non era un'opzione valida. Che restava? Rubare, o fuggire notte tempo dalla locanda. La prima lo ripugnava, la seconda sembrava migliore, ma difficilmente un Teudiano gestore di locanda sarebbe stato così idiota da non prendere precauzioni contro fatti incresciosi come la fuga in notturna dei propri insolventi avventori. Bha. Il dolore tornava a passi lenti, e poi colpiva a tradimento. Non c'era verso.
 
Si allontanò un momento dallo specchio, infilò la mano nello zaino e prese il sacro simbolo di Rahasyu, un oggetto poco più piccolo del palmo della sua mano. Era bello a vedersi, un'opera di alta oreficeria, se solo un orefice vi avesse messo mano. Ma non era così, poichè il solo che l'aveva scolpito era il diretto proprietario, il cui marchio di fabbrica coincideva esattamente con il simbolo impresso sul fronte del medaglione. Ferro, argento e oro si erano fusi in modo mirabile. Un cerchio lucido, più brillante e più scuro dell'argento formava il perimetro e la cornice dell'oggetto, alzandosi verso l'alto in due piccole anse, entro cui un buon artigiano un giorno vi avrebbe fatto passare una bella catenella con cui reggerlo sul petto. L'argento aveva poi creato la base splendente su cui l'oro si era saldato, creando un viso, quasi una maschera, diviso nel mezzo, sorridente e crucciato, circondato secondo la simmetria del cerchio da raggi di varia lunghezza. Il Sole Splendente, il Sole Dolente. Il sole nient'altro che un simbolo di qualcosa che trascende la comprensione, ma che è luce e calore, tepore e bruciore, giustizia e forse misericordia. Tornò allo specchio, portando il simbolo del Dio all'altezza del petto. Argento e oro su nero. Decisamente di classe. Ma anche il rosso... Un ricordo immediato delle immagini evocate nella cava lo trafisse, con quel suo avo sadico e malato vestito di un rosso sgargiante. No, niente rosso, se si poteva evitare.
 
Strinse il medaglione, e lo ripose nella borsa alla cintura. Doveva imparare a fidarsi davvero, se voleva camminare tranquillo. Con tre occhi è difficile sbagliare. Ridacchiò ancora, ma una nuova fitta lo fece smettere. Imprecò.
 
----
 
La Biblioteca di Teuda si trovava all'interno dei cortili del palazzo del governatore. Shev'nar stesso l'aveva fatta spostare, dopo l'arrivo di preziosi manoscritti risalenti all'epoca del Declino. Il vecchio edificio era stato quindi riadattato a semplice archivio per il materiale più umile e meno interessante. La cura con cui l'ex Governatore della città aveva protetto il sapere contenuto nella Biblioteca aveva impreziosito e arricchito l'atmosfera che vi si respirava, neanche si fosse entrati in un antico tempio dedicato a Sune, la dea dell'Amore. Il numero di scaffali che si potevano scorgere con una veloce occhiata non appena entrati, esponeva immediatamente ai cuori deboli quanto tempo avrebbero dovuto spendere tra quelle pareti. Rumore di calzari poco accorti e frenetico frusciare di pagine erano gli unici rumori concessi. Chiaramente oltre alle espressioni di stupore dei nuovi arrivati. Ethan si trovò pochi passi dopo l'ingresso, sorvegliato da due guardie che non gli avevano dato noie. Lo sguardo si perse in quello spazio ripieno di lettere ed eternità, quasi rovinato nella sua sacralità dalla mano e dalle dita curiose dei presenti, genti di ogni etnia che avevano in cuore di risolvere un loro problema, una questione di Sapere tra le pagine preziosamente accumulate in quel vero e proprio rifugio della Storia e del Sapere. Ma la curiosità per i praticanti dell'arcano o gli studiosi presenti, intenti a ricerche misteriose, poco gli interessava, essendo attratti i suoi occhi dalle rilegature di cuoio e metallo dei tomi più visibili, dal numero impressionante di pergamene conservate in scatole di ogni misura e in filze accuratamente adagiate su ripiani che solo per l'abilità del falegname che li aveva costruiti reggevano il peso e la mole. Il chierico si riprese quando si rese conto di essere rimasto imbambolato per un numero eccessivo di secondi, il che si scontrava con l'impressione che avrebbe voluto dare di studioso esperto, e non di montanaro, ma pazienza. Si volse attorno, per chiedere a chi di dovere in che modo procedere alla consultazione dei volumi che potevano fare al caso suo. Uno sconosciuto lo urtò passandogli accanto. Brandiva pergamene e lunghe carte nautiche e non si scomodò di scusarsi, proseguendo il cammino. Inutile far notare la scortesia, considerato che in effetti con il suo sostare immobile stava intralciando il passo agli studiosi "veri". Superò l'irritazione e si mise a sbirciare chi fosse il funzionario della biblioteca addetto ad ascoltare le richieste. Lo trovò dietro una delle tre scrivanie sulla sua destra, e gli si avvicinò. L'uomo, decisamente anziano, aveva particolari rughe attorno agli occhi che lo facevano assomigliare ad un procione, mentre radi capelli sul capo testimoniavano senza pietà lo scorrere inesorabile del tempo. Al sopraggiungere del nuovo fruitore il funzionario picchiettò il pennino sul calamaio e lo ripose nella custodia, spostando leggermente il foglio di carta su cui erano vergate in ottima grafia alcune scritte e svariati codici. Quando lo sguardo curioso del chierico vi si posò sopra, lesse a fatica quello che probabilmente era un catalogo di racconti e ballate dedicati all'Amore. L'uomo lo guardò senza espressione.
«Titolo, autore o genere»
«Mh... chiedo a lei?»
«Se cercate un libro o un rotolo, sì, altrimenti dovete rivolgervi al mio collega laggiù» ed indicò con un cenno del capo una fila di quattro persone dall'altro lato del muro. Una targhetta recitava "Ricerche particolari".
«Bhe... no, forse va bene lei. Direi che... posso provare per genere quindi?». Dietro il chierico un colpo di tosse faceva intendere che qualcuno aveva fretta 
«Allora... vediamo... mitologia, scienze religiose, culti pagani. Si.. direi questi per iniziare...»
Il bibliotecario immerse di nuovo il pennino nell'inchiostro, lo fece sgocciolare, quindi appuntò con mano ferma un paio di frasi su di un librone che aveva davanti. «Primo piano, Sezione H, dallo scaffale 3 al 30 per la mitologia e i culti pagani. Le scienze religiose sono invece al secondo piano. Potete chiedere una volta lì» ed indicò le scale con un elegante gesto della mano sinistra. «Altro?»
«Primo piano, h, 3 e 30... mh...»
«Dal 3 al 30» lo corresse.
«Si certo, era solo un appunto mentale...»
«Buona giornata e felice soggiorno nella biblioteca di Teuda»
«D'accordo... è tutto. Se ho bisogno di altro torno da lei?»
Il bibliotecario esibì un fugace sorrisetto «Certo, se cercate un libro»
«Grazie» e si congedò con contegno. Lo studioso dietro il chierico gli passò oltre senza quasi dargli tempo di scostarsi, ma evidentemente era usanza, poichè nessuno disse nulla e tanto meno il funzionario che, meccanicamente, ripetè al nuovo scocciatore le solite parole ripetute da una vita «Titolo, autore o genere»
 
Ethan ignorò il tutto. Ormai era dove voleva essere, dove sperava che qualche risposta, un po' d'ordine e chiarezza potesse farsi strada, tra un libro e un altro, tra una leggenda e un racconto. Non gli interessava sindacare sulla cortesia o la maleducazione dei Teudiano. Non ora. Adesso c'era solo il prurito alle mani per la sensazione di poter finalmente aprire una ad una le opere entro cui avrebbe sondato il passato e il Sapere, alla ricerca di sprazzi di verità, frammenti di quel quadro complesso che stava suo malgrado vivendo. Tolse dal borsello il simbolo del sole, un gesto quasi meccanico di gioia. Lo guardò e sorrise. Mancava poco? Lo rimise nella tasca dei calzoni e s i mosse per raggiungere il primo piano: le scale erano di robusto legno, con i corrimano color scuro e consumati dalle centinaia di dita che vi erano scivolate sopra negli anni; la sala che si apriva una volta terminati i gradini era enorme, uno spazio totalmente dedicato ad alti scaffali scuri. Notò con curiosità, avvicinandosi, che pareva legno di tasso. A parte la resistenza del materiale, era curioso pensare che Shev'nar avesse ordinato di usare legno dell'Albero della Morte per reggere le uniche tracce di una vita e di un mondo spesso già estinti, ma perchè no? Lo scomparso governatore di Teuda era persona capace di ben altro, stando alla sua fama. La cura nella scelta del legno era proporzionata solo a quella con cui, su ogni lato, attenti incisori avevano posto come riconoscimento della sezione il marchio della lettera corrispondente, e non solo in Comune, ma in ogni altra lingua del continente, dalle rune dei nani all'alfabeto drow, dai complessi ideogrammi del draconico alla più semplice grafia della parlata goblin. Che veramente tutte queste razze potessero avere accesso alla Biblioteca? Chi erano i suoi vicini studiosi? Si guardò attorno, prima di entrare nella sezione H - Mitologia. Una volta trovato quello che faceva al caso suo si sarebbe potuto sedere, inconsapevolmente, vicino ad un drago d'argento in forma umana, o ad un reietto dei drow, o perchè no ad un coboldo intento a chissà che ricerche. La cosa lo entusiasmava.
 
Guardò i libri al suo fianco, sopra e intorno, su fino al nono ripiano, dove solo con una scala ci si poteva avventurare. Gli venne una mezza vertigine: c'era abbastanza materiale da impazzire, da gettare la spugna ancora prima di iniziare. Ma non voleva demordere, anche a costo di impiegarci un'intera lunazione, avrebbe cavato il massimo delle risposte che voleva. Iniziò a cercare. G li scaffali mostravano senza pudore numerose ferite, spazi avidamente svuotati del loro prezioso contenuto da mani rapaci, che solo solerti inservienti si adoperavano per risanare, riponendo il materiale mancante al loro giusto posto. Da quanto Shev'nar aveva preso a cuore la salute di quel luogo di sapienza, non era più avvenuto un solo furto, o quantomeno nessuno dei ladri era sopravvissuto per raccontare di un suo eventuale successo. I Signori della Guerra difendevano Teuda e le città sotto il controllo della Regina delle Tenebre, con tutto ciò che vi era contenuto. Questo era stato il contratto stipulato tra le due parti.
 
«Permesso...» fece una donna vestita di una tunica rosso fuoco. Ethan si spostò di lato, osservando l'ennesimo gesto di maleducazione. Stava già per proferire parola che la voce gli si smorzò sull'ancheggiare sfrontato della studiosa. Il colore del vestito sembrava dotato di vita propria, un torrente di lava che eruttava dal costone di un vulcano. La respirazione, impercettibilmente aumentata, venne frenata per quanto possibile. Era lì per studiare. Si. Per studiare. Studiare. Studiare. Quindi? Mitologia. Sezione H. Dal 3 al 30. Si. I titoli scorrevano attorno ai suoi occhi come fiocchi di neve che brillano ai margini del campo visivo, in una notte stellata d'inverno. Tutti affascinanti, tutti seducenti. No, come seducenti?! Interessanti. E ne serviva uno: "Il culto della Luna". Si  ricordava bene il titolo, ma dal sogno non aveva cavato altre informazioni, e quindi doveva solo rassegnarsi a cercare. Oppure chiedere, perchè no? Del resto c'erano almeno otto ripiani che si innalzavano come colonne di un tempio antico verso il soffitto. Quindi perchè non approfittare della gentile disposizione d'animo di uno studioso, perchè no magari proprio della femmina appena passata. Ethan si guardò attorno, convinto dal suo spassionato riflettere che quella fosse la mossa più razionale da farsi. S corse la sconosciuta china a esaminare i titoli del primo scaffale, quasi alla fine del corridoio. La mano corse alla tasca, al suo medaglione, gesto involontario per farsi un po' di coraggio. Si avvicinò a passo leggero: disturbare ora era un dovere, ma interrompere un'attività che obbligava la donna a tanta dedizione e sforzo, anche fisico, era davvero maleducazione. Quando le fu dietro «Ohibò» la sentì brontolare. Quindi si girò, vedendo alle sue spalle un giovane in nero, intento a fissarla ...negli occhi. La studiosa era giovane e bella, l'età rivelata dalla postura e dalle forme, che la tunica carminia accompagnava nei loro movimenti.   
«Aho! Ma che c'hai dda guardà?»
Il curioso accento della donna lo lasciò un po' perplesso. Di dove poteva essere? Cercò di rispondere qualcosa. «Ehm.. io? No, niente.. e' che mi chiedevo...» a bbassò la voce tossicchiando.
«E dimme 'n po', su...»
«Mi... mi chiedevo se... può darmi - tenne gli occhi ad altezza dignitosa - una mano, insomma...». La donna lo scrutò: un ragazzetto con l'occhio sbarrato e la bocca secca che si ravanava in tasca. Gli elargì un mezzo sorriso.
«Purtroppo è la prima volta che vengo... ehm... qui,  e c'é troppa... troppa roba...». Il chierico si accorse che involontariamente il linguaggio prendeva una piega inusuale.
«Robba bbona, eh? Dimme, dimme... che stai a ccercà quaggiù a sud der raccordo?» e sistemò i due libri che teneva sotto il braccio, dando nuovo senso alla serie di titoli che sfilava via dagli occhi
«Raccordo? Intende la strada maestra per Adelnor?» I
«Sì sì... er raccordo. Sapessi - fece un gesto con la mano aperti accompagnato da un sorriso - 'n traffico che te raccomanno!»
«In ogni caso... sì, cerco qualche libro, ma non sono pratico a mettere le mani al posto giusto. Soprattutto al primo colpo»
«Ragazzaccio... mani ar posto giusto... an vedi 'sto fijo de na... - rise - ahò... nu' sarai mica uno de quei coatti che stan giù ar Pincio cor cofano der carro aperto?!»
Ethan era sempre più esterrefatto. All'apparenza sembrava della Capitale, ma la parlata così burina... che fosse un'immigrata del sud? Che fosse una chimera nata da un sogno? Corpo mozzafiato e linguaggio barbarico. Le rispose come poté: «Mi dispiace ma non conosco Adelnor, non ci sono mai stato. Comunque sono di Lethe... avrei bisogno del suo aiuto per un libro che non trovo.»
«Sì sì... e dimme 'n po'... che libbro 'ndavi cerca'?»
«Non saprei esattamente... culti antichi, diciamo, mitologie passate»
«Che c'hai 'n titolo 'rmeno? No pperchè sai... ce stai a sverna' quaddentro se non c'hai 'n titolo...»
«Si, un titolo si... il culto della caccia... no, della luna... della luna, si. Il culto della luna» scandì bene il titolo, parola per parola
«Er curto della Luna?» la donna alzò il capo a fissare i titoli con sguardo rapace. « Te ne devi anna' sulla 'E'... Er Curto... e' facile!» e fece per spostarsi oltre il chierico, cercando proprio la lettera E. Il giovane seguiva con lo sguardo quel prototipo inusuale di donna. «Er... Er... Er cazzaro de Montecristo...  ER, cerusici in prima linea...» bofonchiava, facendo scivolare il dito sui preziosi libri «E... e...» si girò con sguardo truce. «E che cazzo! Qua nu ce sta artro!»
«Ah. Non c'è un.. nulla» - pigolò il chierico -
«Er titolo, a ripetimelo 'n po'.»
«Il culto della caccia. No! Il culto della luna»
La studiosa si protese verso di lui, mostrando l'intero padiglione auricolare, da cui pendevano una fila di piccoli orecchini color noce
«Ah! Anvedi! Non Er Culto...» esclamò «E' evidente che la tua ricerca verteva su "Il Culto della Luna", non è così?» e lo chiese con una pronuncia così perfetta e deliziosa da sembrare un biscotto ricolmo di miele sotto i denti. Il sorriso cristallino che emanò da quella bocca di rosa fece sembrare così lontano il riverberar di quei suoni alieni. Una parentesi di pace nell'orrore della fonetica. Ethan annuì irretito da quell'incanto.
«ECCELOPOTEVI DIRE PRIMA, NO? Annamo, sta dellà!»
«De... dellà... si, andiamo, prego, cioè, faccia strada lei che ne sa...» La donna con passo lesto prese per mano lo sfortunato chierico, facendolo avvicinare sempre più, forse, alle risposte a tutte le sue innumerevoli domande.
- continua -
 
 
 
Kiliano as Pessima (copyright Cassy & Lenna 2007) & Meister, piegato!
Alar, terra di eroi... e di ciociare :D
 


__._,_.___


__,_._,___
allanonnwn | 21 Dec 2007 17:25
Picon

AUGURI

Sinceri auguri di BUONE FESTE a tutti voi :)
Allanon
 
__._,_.___


__,_._,___

Gmane