kilian | 21 Jul 2012 12:33

[Il Ritorno] Attacco al monastero

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La giornata era passata molto lenta. La temperatura era salita progressivamente fino ad arrivare al punto che i viaggiatori avevano ringraziato gli Déi di avere un bosco a disposizione. Non erano abituati a quel clima e più di una volta i cavalli avevano dato segni d'irrequietezza.
Nel pomeriggio la situazione era misericordiosamente tornata accettabile, permettendo al gruppo di proseguire con le attività iniziate la mattina: con molta attenzione il gruppo si era diviso per studiare la struttura di fronte a loro e le sue difese: il portone centrale era ben fortificato, tanto sa sembrare più adatto a difendere un castello che un semplice monastero. Attraverso quel passaggio, diversi gruppi di animali erano stati scortati durante la giornata per poi esservi ricondotti al calare del sole.

Da quello che erano riusciti a vedere, i bastioni erano sorvegliati da uomini in apparenza senza armi. La maggior parte di loro portavano la tonsura e indossava semplici abiti scuri. Alcuni di loro ostentavano invece vesti molto più ricche.

A detta del mago, dovevano trattarsi dei monaci e la cosa non gli piaceva affatto.

 

Il sole era ormai tramontato da un giro di clessidra. La luce aveva ormai ceduto il passo alla notte e il tempo di agire era ormai prossimo.

Perfettamente a  suo agio nell’oscurità che li avvolgeva, Elth’ar passò lo sguardo sui compagni, uno per uno – “Siete pronti?”
“Pronti?” – fece sarcastico Heuft – “A giudicare dalla situazione arrampicarsi è un suicidio puro... illuminazione e guardie...” – aggiunse indicando i bastioni illuminati dalle torce.
"A spianarvi la strada ci penseremo Ilharess e io."
“Creerete un diversivo?”

Elth’ar sogghignò. - "Più che altro libereremo la strada completamente."
“E' ben sorvegliato.” – intervenne il ladro che era rimasto in disparte tutto il giorno, intento a studiare il monastero. – “Al primo rumore ci piomberà addosso l'intero sermone domenicale.”
“Cosa sai dei monaci? Che tu sappia percepiscono la magia? Non ci ho mai avuto a che fare... “ – fece la Misty tradendo un po’ di apprensione. Il mago scosse la testa.
“No, non hanno queste capacità. Sono abili nel resistervi poiché si addestrano sia nel corpo che nella mente, ma li si fermano."
Misty annuì, tranquillizzata – “D'accordo... allora se non hanno un Maestro immagino che non riusciranno a sentirci, a prescindere dal mio... scudo".
“Nulla che non possa soverchiare” – sogghignò il mago – “Non faccio molto affidamento su questo scudo... Anzi potrebbe essere divertente vedere cosa accadrebbe se fosse un inganno."
“Divertente non è proprio la parola che userei... “ - borbottò la mezzelfa – “A quanto ho capito questi monaci sono i guerrieri più potenti delle Tre Isole.”
“Ma di una cosa sono sicuro. Io vedo al buio. Loro no. E il buio è ciò che creeremo." – Elth’ar appariva più che certo della vittoria ancora prima di essere sceso sul campo di battaglia.
Misty si grattò la testa con una mano – “Magia o ci limitiamo a spegnere le torce?”
“Un po’ entrambe" - disse il drow alzando le spalle.
“Mi domando cosa faremo dentro...Una volta entrati come faremo a non farci scoprire?” – domandò Thomas e gli rispose Kilian, con la ferma intenzione di provocarlo.
“Suppongo che il piano del nostro mago sia quello di uccidere chiunque ci scopra.”
Elth’ar annuì. – “Nell'eventualità che ciò accada, sicuramente. Ma una volta dentro sarà più facile di quello che pensate."
“Supponiamolo pure” – accettò l’uomo – “Ma in caso di allarme dubito sia possibile uccidere l'intero monastero...”
“Il nostro obiettivo era nel chiostro. Non dobbiamo girare poi molto dentro quel monastero.” – precisò il ladro, studiando i movimenti delle guardie sui bastioni.
“Speriamo non sia sorvegliato.” – pregò Heuft.
“Avevo pensato anche di entrare assieme alle mandrie. Ma non mi va di mischiarmi con altri animali." – disse il mago rivolto ai due uomini – “Voi due siete abbastanza."
Misty ridacchiò sottovoce, poi si girò verso il mago – “Bene, io sono pronta... andiamo a far fuori qualche monaco?” – chiese. La donna sembrava molto più tranquilla della giornata precedente e forse dipendeva dal fatto che si era a malapena mossa durante tutta la giornata, rimanendo con gli occhi chiusi all'ombra degli alberi. Il piano era semplice: Kilian e Thomas avrebbero dovuto restare celati nell’ombra, mentre il mago e la ladra si sarebbero avvicinati alle mura per studiare la situazione più da vicino.
Elth’ar guardò i compagni una sola volta ancora poi impugnò il bastone di nihil. Istruito fin dalla tenera età all’uso di quell’incantesimo, il mago lo richiamò con la stessa facilità con cui respirava, evocando le tenebre intrinseche nella natura degli elfi scuri.
Una sfera di oscurità li avvolse tutti. Non un raggio di luce o un riverbero poteva penetrare quell’oscura cappa nera, così avanzarono fino alle mura del monastero.
Giunsero sotto una delle torri e nessuno sembrava essersi accorto di loro. Il drow piantò il bastone al suolo. -  “State qui vicino al bastone. Potete spostarvi nell'oscurità portandolo con voi. Ma ricoprite l'estremità quando salirete. Una sfera di buio è facilmente visibile.” – spiegò con lo stesso tono che avrebbe usato con un infante. Si avvicinò alla ladra, facendole cenno di aggrapparsi. – “Noi, andiamo."

Misty gli passò le braccia intorno al collo, annuendo – “Fai del tuo peggio.”

Il drow pronunciò rapidamente due incantesimi uno di seguito all’altro e iniziò a librarsi nell’aria insieme alla ladra. Inarcò un sopracciglio pensando che Fianara l'avrebbe sicuramente ammazzato se avesse visto quella scena.

Sospesi lassù nell'oscurità, Elth'ar e Misty ebbero modo di controllare i movimenti dei monaci all'interno. In ogni torre, dove terminavano le mura formando tutte assieme un quadrato, vi erano due guardie, una che vigilava sulla vallata e l'altra che teneva d'occhio l'interno dei bastioni. Un basso tavolino pieno di carte rappresentava il passatempo tipico di due uomini dediti totalmente al loro lavoro. Il mago e la ladra continuarono l’ispezione, scoprendo che i monaci si alternavano a gruppi di due, cambiando regolarmente posizione.
Al’interno di ogni torre vi era un braciere che ne illuminava l’interno e una scala scendeva al piano inferiore.

Elth’ar si rivolse alla ladra – “Bene. é da qui che ci muoveremo verso l'interno. Le due guardie dobbiamo renderle offensive allo stesso tempo. Ora controlliamo il nostro obbiettivo e spero che Kilian e Heuft non si uccidano nel frattempo.”

 

Sotto i bastioni, celati dalla magia, i due uomini attendevano i compagni.

Kilian si rivolse allo studioso al suo fianco - "Ehi vecchio, sei in grado di scalare questa torre?"
“Penserei di sì... al limite vi darò una mano...”
“Eccellente, io non sono molto bravo invece e probabilmente mi romperò l'osso del collo.”

“Bah non credo in verità... l'importante è che non ce lo rompano dentro l'osso del collo... entrare può essere anche possibile... uscire non penso lo sarà altrettanto.”
“Alla peggio ci saranno diversi posti vuoti alla mensa di domani.” – replicò il ladro senza spostare lo sguardo dalle mura.

“Siete molto fiducioso,io al contrario temo che se li avessimo tutti addosso resisteremo poco, ma perché essere pessimisti?” – fece risollevando il proprio tono – “Del resto l'esperto di armi siete voi.”

“Mi aspetto una battaglia dignitosa, se devo essere sincero.” – confessò il ladro – “I maghi ad Erhenar si sono rivelati dei perfetti imbecilli.”
“A quanto raccontatomi fin troppo facile.“

“Questi sempliciotti non sono abituati alla guerra, ma solo a combattere con i contadini che non vogliono pagare le decime.”

“E’ probabile, ma il mago nero no. Lui ha il potere, ma non ci ostacola e continuo a cercare una ragione.”
“Forse vuole il medaglione, completo.”
“Dunque anche voi avete questo sospetto... sta facendo fare il lavoro a noi e come potremo impedire che ce lo strappi alla fine? Come pensate ci attaccherà?”
“Probabilmente comparirà davanti a noi, riderà mostrando una quantità  di denti inferiore alla norma e infine ci farà ardere nel fuoco della disperazione. Sì, più o meno andrà così.”

Fu solo a quel punto che Heuft si rese conto di essere stato preso in giro – “Bah avete voglia di ironia…” – protestò . “Un poco vi invidio. Io non mi sono mai confrontato con queste realtà. Ma da quello che ho potuto capire voi lo avete già sconfitto, non è così?”
Il ladro non rispose, ma strinse i denti continuando a fissare la sommità della torre, sperando di cogliere qualche rumore.
“Mah...non so...” – riprese Heuft – “Vorrei sapere... e voi e gli altri siete molto più ferrati di me in materia...”

Il ladro tagliò corto – “Cosa volete sapere?”
“immagino che sia troppo lunga come storia, ma vedete so che vuole uccidermi e immagino che sia a causa del mio sangue. Vorrei sapere almeno qualcosa di più su di lui.”

“E’ mio padre.”

“V-vostro padre?” – esclamò Heuft, visibilmente interdetto.

“Gli Déi me ne scampino.”
Heuft lo studiò, onestamente divertito. -“Uff...vi stavo credendo...”
“Sono bravo a prendere in giro le persone.” – replicò Kilian sempre fissando la torre. Thomas notò una certa apprensione nell’espressione dell’uomo.
“Forse siete meno male di quanto date a vedere...” - commentò
“Vi rammento che sono sposato.”
“lo so, ma che c'entra?”
“Nulla, ma ho già viaggiato con maschi che mi rivalutavano durante il cammino. E' stato, come dire, imbarazzante.”
Heuft ridacchiò a denti stretti – “Siete un tipo strano, però mi piacerebbe ave visto le cose che avete visto...Forse non tutte, ma voi e gli altri avrete visto posti strani...io solo alcune antiche rovine a sud... e non credo si avvicinino alle vostre esperienze.”
Kilian spostò lo sguardo sull'uomo al suo fianco, intravedendo la curiosità in quello sguardo. Qualcosa di genuino, che il ladro non sentiva da molto tempo.
“Almeno i vostri guai ve li siete andati a cercare.” – gli disse.
“Beh credo abbiate ragione.” – ammise Heuft – “E se non avessi seguito quel diario forse non sarei qui. Ma è più forte di me, la scoperta e il mistero mi attraggono.”

Nel frattempo, Elth’ar e Misty grazie alla magia che il nascondeva avevano raggiunto agilmente il chiostro interno. Portici di pietra lavorata e intarsiata correvano attorno al giardino e quattro alberi di ciliegio circondavano una grande fontana. L’acqua zampillava dalla pesante statua che vi troneggiava al centro: un grande drago, dai cui artigli e dalle cui fauci aperte zampillava acqua pura.
"Cercate una via per voi e i nostri compagni per passare non visti fino alla statua." – disse il mago, dopo aver memorizzato con precisione il percorso fatto.
“Mi sembra un'impresa assai difficile... il monastero è molto ben sorvegliato e quella statua... è proprio lì in mezzo.” – protestò la ladra.
“Sicuramente ci sarà un modo più facile per muoversi fino alla statua. E’ notte dopotutto." – sottolineò Elth’ar – “Una volta dentro, dovrete guidare voi Kilian e Heuft.”
II modo migliore era quello di celarsi all'ombra delle volte dei portici, che proiettavano ampie zone di buio, aiutati anche dalle torce sui bastioni. Ma sarebbe stato sufficiente che sola delle guardie sui bastione abbassasse lo sguardo per essere notati.
“Ditemi quando avete tutte le informazioni che vi servono e torniamo a preparare la scalata per gli altri." – fece il mago, fermandosi subito dopo a riflettere. Visto che erano così vicini avrebbero anche potuto controllare se il medaglione era veramente dove avrebbe dovuto essere. In fin dei conti emanava un'aura magica non indifferente.
Due ombre si mossero lentamente nel chiostro, avvicinandosi alla statua di drago. Il rumore dell’acqua copriva il suono dei loro passi, unico segno della loro presenza. 
Il drow era totalmente concentrato sulla magia che permeava tutto. Non voleva arrivare troppo vicino alla statua, ma abbastanza da percepire le auree magiche di qualcosa che doveva essere li, insieme al sicuro incantesimo che lo proteggeva.
Non appena tentò di entrare in sintonia con i fili, gli fu chiaro che la sua intuizione era stata corretta: l'aura era inconfondibile, soprattutto perché l'aveva già percepita nelle due parti di medaglione in loro possesso.
“Si” - disse il drow – “il frammento è li. Proviamo a prenderlo?”
“Perché no?” – fece la ladra – “Il giardino non sembra custodito. Basta non farsi vedere.“
Elth’ar sospirò. - "Avverto gli altri due."
I due uomini sentirono chiaramente la voce del drow parlare nella loro testa. Kilian odiava quella sensazione, perché lo faceva sentire più vulnerabile di quello che credeva.
“Abbiamo trovato il medaglione. Cerchiamo di recuperarlo. Se non torniamo a breve o le guardie ci scoprono, meglio che iniziate a scalare.”

“Un po' vaga come indicazione...” – sussurrò Heuft al compagno – “Comunque stiamo pronti.”
“Immagino si aspetti che scaliamo la torre a mani nude. Il punto è che se dovessi mai riuscirvi, gli torcerò il collo.” – brontolò il ladro.
“Beh spererei che ci lascino una corda... a mani nude temo non vi riusciremo.”
Urgeva trovare presto un’alternativa. Secondo Heuft, il giovane accanto a lui avrebbe davvero tentato di scalare a mani nude quella torre, ma la sua esperienza gli rendeva palese quanto quell’intento fosse da incoscienti. Le pietre alla base erano disposte ordinatamente e non sembravano aver lasciato vincere alcuna battaglia alle intemperie. Una parete di liscia pietra li divideva dai compagni. Gli venne un’idea.
“Secondo voi da dove prendono l'acqua?”
“Non avevamo visto disegnato un fiume nella mappa? Ma non ho visto nessuna otre muoversi durante il giorno.”
“Niente pozzi dite?”
“Potrebbe anche essere...” – ammise il ladro, anche se non sapeva dove potevano trovarsi.
Heuft mostrò tutta la sua esperienza di avventuriero con poche frasi – “Certe strutture hanno ampi condotti sotterranei in cui passa l'acqua... a volte semplici condotti, ma altre volte vere e proprie vie sotterranee.”
“Anche se lo trovassimo, se fosse mio ci costruirei una bella grata lungo la via.” – obiettò il ladro che però sembrava quasi accettare l’idea di un’alternativa che no includesse cadute o fratture.
“Si, ma talvolta le grate cedono...avete spade e magia... ed io qualche polvere. In ogni caso, anche recuperato il medaglione sarà dura scendere dalle mura.”
“Potremmo provare questa via se il nostro piano fallisse stanotte. Non possiamo comunicare con Misty ed Elth'ar, quindi rischieremmo di intralciarci a vicenda. Scaliamo.” – disse avvicinandosi alle mura della torre con tutto l’entusiasmo di un giovane scudiero appena promosso.
Ma l’impresa si rivelò più ardua del previsto e i due si ritrovarono di fronte pietre che negli anni nessuno, neppure la pioggia, erano riusciti a scalfire. I pochi appigli che si riuscivano a sfruttare si rivelarono infide trappole dove neppure il polpastrello più allenato poteva far presa.

"Bene, andiamo." – fece il drow interrompendo l’incantesimo di comunicazione. La ladra lo seguì e insieme aggirarono la fontana.
"State attenta ad eventuali trappole o guardie nascoste. Io penserò alla magia."
Una protezione magica c'era e circondava tutta la statua, ma analizzandola scoprì che non era fatta per tenere lontani i curiosi quanto a impedire che venisse usata la magia sulla statua. Se ci avesse provato, qualcuno se ne sarebbe accorto.
Il mago spiegò rapidamente la situazione alla ladra – “Bene cosa volete fare? La mia impazienza mi porta a dire di provare ad estrarlo. La vostra?"
“Sono d'accordo. La magia potrà essere bloccata, ma potrei sempre provare a mano...”
"Andiamo a recuperare Kilian e Heuft o proviamo noi direttamente?"
“Non hai detto loro di aspettare? Speriamo solo che ti diano retta. Dai, andiamo a dare un'occhiata.” – lo esortò infine la mezzelfa, vincendo l’ultima resistenza del mago.
La statua era magnificamente modellata. Rappresentava un drago color dell'argento, brillante perfino di notte, che poggiava su un basamento di roccia nera. Nella zampa sinistra stringeva un disco perfettamente levigato. Elth’ar piegò la testa di lato osservandolo. Era un disco argentato, intarsiato e pieno di rune, perlopiù ormai illeggibili.
“Se questo sgorbio vuole il sangue di Heuft potrei irritarmi.” – brontolò spostandosi davanti all’oggetto.
“Se vuole il sangue di un drago, il mio andrà bene quanto il suo... “ – lo tranquillizzò la mezzelfa.
Elth’ar sospirò nervosamente. - "Il frammento non è quel disco, ma si trova all'interno della base." – indicò la pietra nera, dove la concentrazione di magia si era fatta più intensa. - "Cercate qualche sistema per spostare la statua. Io analizzo il disco."
Misty abbassò lo sguardo verso il basamento, cominciando poi a girarci intorno nel tentativo di capire come spostare quel pesante drago d’argento.
Il mago intanto si concentrò sul disco che aveva di fronte. Una strana idea che fosse la chiave per spostare la statua gli era balenata in mente. Guardò le rune, decisamente antiche, ma ritenne che fossero più decorative che utili, quando Misty lo chiamò piano.
“Vieni qui... c'è una fessura”
Il mago le si avvicinò, distraendosi con malinconia dallo studio del disco.
"Dove?" chiese guardando poi verso il basso.
“Qui, sembra una serratura...“
“E noi abbiamo la chiave?" – domandò il drow distrattamente prima di spalancare gli occhi.
“E’ più probabile che la chiave sia in possesso dell'Abate...  soprattutto se il medaglione è custodito qui da tanto tempo... è logico che ce l'abbia lui, credo.”
Il ragionamento non faceva una piega e questo infastidì il mago. Tentare di forzarla, oltretutto, avrebbe avuto solo conseguenze nefaste.
"Lasciate stare. A quanto pare ci serve la chiave giusta. Andiamo a recuperare i nostri due compagni. Qui non possiamo fare altro.”
Misty sbuffò spazientita – “Eravamo così vicini.”
Tornarono sui loro passi e, una volta sulle mura, l’incantesimo  di levitazione li condusse sani e salvi verso il basso, nello stesso momento in cui l’ennesimo tentativo di scalata di Kilian falliva miseramente. Heuft, poco lontano, si stava preparando per ritentare.
Elth’ar sospirò guardando quell'imbarazzante tentativo di scalata poi attivò la comunicazione telepatica e le loro voci furono trasportate dalla magia fino ai compagni.
“Cosa diavolo credi di fare? Scendi, ti spaccherai l'osso del collo così!” – ordinò la ladra. Poi anche la voce del drow si fece sentire. - "State fermi li. Vi prepariamo una corda. Non c'è tempo per i dettagli, ma dobbiamo fare una visita all'abate."
“Scendi Thomas.” – disse di nuovo la mezzelfa rivolta allo studioso “Ripuliamo dalle guardie e vi gettiamo una corda.”
Li guardarono risalire verso i bastione, senza possibilità di replicare.
I due trovarono un paio di guardie sedute a giocare pigramente a carte.
"Ilharess, io posso mettere fuori gioco una delle due guardie. Sei in grado di bloccare la seconda e stordirla per darmi almeno qualche secondo in più? Avremo il vantaggio della sorpresa."
“Posso provare.”

Kilian guardò Heuft scendere fino a terra . “Non mi sembra siano cambiate di molto le cose.“
“Già... del resto volare è meglio.”
“Vi è sembrata una cosa divertente?”
“no...”
“Un comportamento di una persona matura intenta a salvare il mondo dal male ancestrale che lo minaccia?”
“Affatto. Ma forse stanno ancora studiando la situazione...” – cercò di mediare Thomas, ma alla prima occhiataccia del ladro ritornò sui suoi intenti – “Ad ogni modo gettarci al corda doveva essere prioritario.”
“Scommetto due corone che ci faranno scoprire.” – aggiunse il ladro.
“Speriamo che le perdiate.”
Così i due, un po’ irritati, ripresero a fissare la torre , mentre sui bastioni si annunciava battaglia.

"Io sono pronto. Cerca di bloccarla." sussurrò il mago, preparandosi. Iniziò a pronunciare l'incantesimo. Anche se la guardia era distratta si trovò di fronte una leggera resistenza. Non se lo aspettava e dovette fare uno sforzo per superarla e la guarda rimase immobile dove si trovava. Solo gli occhi leggermente più spalancati rivelavano una certa sorpresa, prima che il suo tempo di fermasse.
Nel frattempo Misty era scivolata alle spalle dell’altro soldato con la Lama del Vento stretta saldamente in pugno.  Il colpo fu veloce e silenzioso e andò a segno, provocando un grugnito di dolore da parte del monaco, che si voltò subitaneamente, cercando di capire cosa l'avesse colpito.
Elth’ar si rese conto che mancavano pochi instanti prima che il monaco sanguinante reagisse e pronunciò nuovamente l'incantesimo per ostacolarne i movimenti, ma questa volta la forza di volontà del soldato fu più forte della sua magia.
I due intrusi riapparvero davanti alle guardie che li guardarono sgomenti. Le difese del loro monastero erano state violate. Lanciarono prontamente l’allarme, preparandosi a combattere.
Misty ed Elth’ar si cercarono reciprocamente. Attorno a loro l’allarme si propagava da un monaco all’altro, raggiungendo in pochi attimi ogni angolo del monastero, compreso quello in ombra, dove due uomini attendevano inutilmente una mano per salire.
La mezzelfa fu colta al volto da un pugno e finì duramente contro il muro. Un secondo colpo la colse all’addome.
Dal piano di sotto giungevano i rumori degli altri monaci che si dirigevano verso la fonte dei rumori. La Lama del Vento si alzò di nuovo, guidata dalla sua furiosa e dolorante padrona.
Un sottile raggio verde scaturì dalla mano del mago e colpì il monaco che gli dava le spalle- La sua schiena fu attraversata dal lampo e la guardia cadde al suolo.
Il volto del drow si trasformò in una maschera di stizza nel vedere l’avversario urlare e stringersi il busto con le braccia invece di dissolversi in polvere. Davanti ai suoi occhi bianchi, la ferita iniziò a rimarginarsi.
Con un grido di rabbia, tanto ormai erano stati scoperti, la ladra sollevò di nuovo la propria spada. Compì un arco preciso, che andò a tagliare un braccio del malcapitato, facendolo saltare via in uno spruzzo di sangue. Il monaco cadde a terra e la ladra, spietatamente, infierì, conficcandogli la spada nella schiena e lasciandolo finalmente immobile. Il bianco delle carte da gioco in mano alla guardia bloccata si macchiò di liquido cremisi quando il drow gli infilò la lama della spada all'altezza del cuore.
“Andiamocene, presto.” – sibilò nervosamente la mezzelfa.
"Presto, una corda." – le fece invece il mago. -  "Colpisci qualsiasi cosa che osi spuntare dalle scale." -
“Sei impazzito? Non possiamo farcela in quattro contro tutto il monastero!”
Elth’ar sospirò rimanendo a guardare gli ematomi che coprivano il corpo della ladra.
"Bene. Andiamo allora." – le si avvicinò e prendendola per la vita saltò nel vuoto, iniziando una lenta discesa. Raggiunti i compagni scapparono via, con la coda fra le gambe. Di certo, quando i Maestri li avevano avvisati che in quel monastero vi erano i più potenti combattenti del regno, non avevano esagerato. Si ritirarono nel bosco, per leccarsi le ferite e formulare un nuovo piano di azione alla luce dei nuovi eventi. Ma si erano giocati il fattore sorpresa e la loro missione sembrava più impossibile che mai.

[Continua]

[00:22] <[Kilian]> Siete due idioti.
[00:22] <Misty> senti chi parla, scalatore dei miei stivali.



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Kilian | 8 Nov 2011 22:30

[Il Ritorno] Arrivo al monastero

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Il ladro dai capelli d'argento rimase nella piazza dove era stato cremato il corpo della piccola Saeko.

La lunga attesa lo rendeva nervoso e più il sole si avvicinava alle nubi all'orizzonte, tingendo il cielo di rosso e oro, più lui diventava irascibile. Ogni minuto perso ad aspettare rappresentava un minuto sfruttato da Gorgos per portare avanti il suo piano, qualunque esso fosse.

Misty si diresse verso di lui, ma l'uomo si voltò solo quando lei gli fu vicina. La donna aveva un'espressione seria che non lasciava presagire nulla di buono. In quell'attimo i due si studiarono a vicenda e fu Misty a rompere il silenzio.

“Ciao.” - disse guardando dritto negli occhi verdi del ladro.

Il Portatore sembrò indispettito dal fatto che qualcuno avesse osato avvicinarsi a lui e anche se si trattava di sua moglie, rimase guardingo. Abbassò il viso per vedere il colore degli occhi della donna. Erano castani, buon segno.

“Cosa succede?”

“Abbiamo individuato i prossimi obiettivi” - iniziò la mezzelfa - “Sembrerebbe si tratti di una statua nel monastero dei monaci, una statua a forma di drago e dell'imperatore in persona. Porta il pendaglio al collo e..."

Kilian le fece cenno di proseguire, ma Misty incrociò le braccia davanti al petto, inspirando profondamente e cambiando repentinamente discorso.

"Stai confabulando qualcosa con Elth'ar, recentemente?" - chiese direttamente. Il ladro alzò lo sguardo verso un movimento dietro le spalle della donna. Immaginato, per giunta.

"Per un attimo ho pensato di poter imparare a controllare la Fiamma Nera..." - confessò - "...per usarla per noi e contro chi sai tu..." - aggiunse in un secondo momento - "...tutto qui."

"Intendevi usarla su di me? Per cercare di guarirmi?" - chiese allora la donna.

"La Fiamma Nera è l'unica cosa che fino ad ora ti ha tenuta qui. Ma lo ha fatto per pura fortuna. Volevo che diventasse una capacità, ma...". Il ladro si fermò, notando che la mezzelfa stava per parlare di nuovo.

"Ma?" - fece Misty serrando le braccia e indurendo i lineamenti - "Hai cambiato idea?"

"Non ne sarò mai capace" -ammise Kilian con uno sforzo- "Io non sono un chiromante né voglio diventarlo. La Fiamma Nera è e sarà sempre un peso per me."

Misty gli annuì. "Elth'ar è andato dai Maestri che vi hanno fatto sostenere la Prova poco fa e ha chiesto loro di aiutarlo. Vuole che costruiscano insieme un incantesimo in grado di fermare questo... non so nemmeno come definirlo... il mio conflitto di anima, insomma." - disse infine. Al ladro sembravano in realtà passati due inverni dal giorno in cui aveva sostenuto la Prova e tentò di dire qualcosa, salvo cambiare radicalmente parole all'ultimo momento - "Se Elth'ar lo ritiene sicuro, allora forse potrebbe funzionare e proteggerti."

"I Maestri lo hanno messo in guardia. Una cosa del genere potrebbe aiutarmi, ma potrebbe anche uccidermi. Il processo potrebbe essere rallentato, oppure accelerato... e morirei poco dopo." - la mezzelfa parlava secca, senza inflessione.

Kilian spostò lo sguardo verso un punto poco più in alto del capo della donna. Trovò le mura del cortile, consumate dal tempo e dalla pioggia. "Elth'ar non ti metterebbe mai in pericolo." - ribatté con convinzione, pensando invece a quanto potesse davvero metterla in pericolo la Fiamma Nera e la sua incapacità.

"Non capisci. Ha intenzione di farlo. Gli ho detto chiaramente che non ho intenzione di prestarmi ad una cosa del genere... ma lui crede che sia necessario. Teme che potrei rivoltarmi contro di noi nel bel mezzo di una battaglia!"

"Vuoi che lo convinca a desistere? Sei qui per questo?" - chiese allora il ladro, cercando di tagliare corto.

"Sono qui per sapere se intendi lasciarglielo fare. E che cosa farai, se mi costringerà ad una cosa del genere, contro la mia volontà."

L'uomo cercò di raccogliere le idee e si sforzò di essere ragionevole.

"Avete provato a ragionarci su assieme? Lui è un mago, evidentemente conosce meglio di noi come alterare la realtà che ci circonda. Lo ha già fatto, ricordi?" - disse accennando all'incantesimo che aveva modificato i ricordi di Krystine.

"Parlarne? Servirebbe a qualcosa? Potrebbe anche fingere di essere d'accordo con me, per poi fare l'incantesimo mentre sto dormendo!"

"Il drow non è un disonesto." - controbatté Kilian - "...non con te."

"Ha detto che lo farà solo se non ci sarà un'altra via d'uscita, ma come farà a giudicare che quel momento è giunto?" - chiese allora la mezzelfa, combattuta sul da farsi.

"Non ne ho idea... ha mai sbagliato fino a questo momento? Come mai non ti fidi del suo giudizio?"

Misty strinse le labbra - "Perché è convinto di fare la cosa giusta. E la farà, a prescindere dalle circostanze e dalle conseguenze."

Kilian si concesse alcuni istanti per studiare l'espressione della mezzelfa. Le guance, il modo in cui erano tese le sopracciglia, le orecchie leggermente appuntite. Lineamenti che aveva sotto gli occhi tutti i giorni, ma che in quel momento faticava a interpretare.

"Evidentemente non sto parlando con mia moglie... levati di torno." - sbottò, dando di colpo le spalle alla piccola mezzelfa. Misty inarcò le sopracciglia, incupendosi - "Piantala di dire idiozie. Il fatto che non sia d'accordo con una decisione non vuol necessariamente dire che io sia posseduta... o qualcosa del genere."

"Allora perché la fiducia nel mago che ci ha salvato la vita diverse volte si è trasformata così velocemente in diffidenza? A meno che una delle tue anime non abbia paura di essere vittima dell'incantesimo di Elth'ar, ovviamente." - la voce del ladro era tagliente come una spada. L'uomo era già bello che giunto alle sue conclusioni e non dava impressione di volervi riflettere su oltre.

"Perché prima non avevo niente da perdere. Ora ho una famiglia, dei figli. Sto già rischiando la vita a sufficienza in questa missione di cui nessuno sa niente, soffro, non dormo, ho la mente confusa... non permetto a nessuno di giocare ulteriormente con la mia esistenza, grazie. E guardami quando ti parlo, Kilian!" - sbottò infastidita dal comportamento del marito.

Il Portatore si girò, con le braccia conserte. Non aveva la più pallida idea di come gestire la cosa. Si fidava di Elth'ar e a quel punto persino della sua magia. Lo aveva visto piegare quella di Gorgos. Chi, se non lui, avrebbe potuto proteggere Misty?

"Heuft cosa ne pensa?" - domandò senza sincero interesse.

"Heuft non sa ancora niente, perché non era presente. Allora cosa farai? Rimarrai in disparte mentre Elth'ar dispone di me come più gli aggrada?"

Messa giù in quel modo, Kilian non poteva che avere una sola risposta.

"D'accordo... puoi fare quello che preferisci. Elth'ar non ti lancerà nessun incantesimo."

Misty sembrò rilassarsi a quelle parole - "Grazie. E' importante che ti fidi di me."

"Ma è altrettanto importante che ti fidi di Elth'ar, cerca di capirlo. Lui può liberarci da tu sai chi definitivamente. Voglio che tu lo tenga presente. Elth'ar è dalla nostra parte e ti ha sempre protetta."

"Io mi fido di Elth'ar... ma questo non toglie che lo tema. Temo le sue convinzioni, le sue sicurezze. In questo caso potrebbero essermi di danno, invece che di aiuto."

"Andrò a parlarci. Puoi venire con me, se vuoi essere sicura di quello che dirò." - fece il ladro. Si rese ampiamente conto della lieve stoccata sferrata, ma non ritrattò nulla.

Misty cercò di ignorare l'implicito messaggio, ma le fu impossibile.

"No. Io torno nel tempio, voglio vedere come sta Thomas... il rito per individuare gli ultimi due pezzi del medaglione è stato abbastanza stancante. Troverai Elth'ar nella stanza della Prova con i Maestri."

Kilian serrò lo sguardo, ma non disse altro, incamminandosi in quella direzione.

 

***

 

Era passato un po' di tempo, ma Thomas era comunque rimasto al tempio. Quel luogo gli ispirava un senso di pace e tranquillità ed era esattamente tutto quello di cui aveva bisogno dopo la prova subita. Anche se meno confuso, si sentiva stanco. Il suo respiro si era tornato regolare e il cuore aveva cessato la sua folle corsa. Lo studioso tentava di rielaborare l'immensa energia che lo aveva attraversato e i suoi occhi non potevano che posarsi sulla cicatrice sulla sua mano. Finalmente cominciava a scoprire qualcosa.

La porta del tempio si aprì di nuovo, lasciando entrare Misty. La mezzelfa camminava lentamente, con rispetto per quel luogo sacro. Una volta vicina, si rivolse all'uomo.

"Stai meglio?"

"Oh... beh...meglio... diciamo di sì...Come discendente di un drago pensavo di valere di più però..." - provò a scherzare.

"Non è così emozionante come si potrebbe credere..."- fece una smorfia lei - "...perlopiù si tratta di seccature."

Heuft si trovava d'accordo. "Seccature o pericolo mortale... dipende come la vuoi vedere... e a quanto pare devo occuparmi di te." - sorrise - "Anche se al momento sembrava più probabile il contrario..."

Misty sorrise di rimando, sedendosi accanto a lui davanti alla fontana - "lo fai da quando ci conosciamo... lo ricordo l'unguento sulla montagna e le attenzioni che hai avuto nei miei confronti."

"Bah...Non pensavo di avere fatto cose importanti, ne avevi bisogno era giusto che lo facessi no?"

"Ti dirò la verità, Thomas... tu sei l'unico per ora.  Sono sicura che i miei continui sbalzi d'umore ti irritano quanto irritano gli altri... eppure sei l'unico che non mi fa sentire di troppo."

"Tu non sei mai di troppo, sei semplicemente in difficoltà, come tutti noi."

La donna alzò le spalle. - "Non lo so. Sono piuttosto confusa a dire il vero. A volte mi sembra di non conoscere più le persone con cui viaggio da tanto, con cui ho condiviso così tante esperienze. Mi sembrano tutti più cinici, più distaccati... e mi spaventano." - ammise infine, con fatica

"Già, a volte Kilian non sembra lui... ma anche noi siamo stati sul punto di vacillare ricordi? Non deve essere facile..."

"Per me lo è ancora meno... non sono cosciente di quello che capita quando non sono in me. Eppure vorrei solo un po' di comprensione... un po' di gentilezza. Loro sono freddi come il ghiaccio."

La mezzelfa parlava lentamente, scandendo bene ogni parola.

"Beh il mago credo sia irrecuperabile in tal senso... e comunque dovrebbe essere un poco più umile. Certo deve essere molto esperto, ma non credo sia in grado di padroneggiare quanto sta avvenendo. Nessuno forse, forse nemmeno il mago nero..."

"Crede di poterlo fare... ne è convinto. Mi è stata lanciata una magia che pare solo un Drago Guardiano può annullare, eppure lui è convinto di farcela da solo."

"Quello è il problema. Sono entrambi convinti di poter fare tutto e forse siamo solo pedine. Quel Gorgos ti sei chiesta dove possa essere ora? Cosa stia facendo? Voleva uccidermi e sono ancora qui. Non ho ricevuto nessuna minaccia... Eppure ha un potere enorme..."

"Forse ha deciso di saltare le minacce questa volta... e passare direttamente all'esecuzione. Nelle segrete, l'ha fatto. E non è nel suo stile. A lui piace torturare le persone e godere della sua superiorità."

"Avete corso un grande rischio?" - chiese allora lo studioso e Misty scosse la testa

"In realtà no... avevano la Lettrice con noi, lei ha confuso le guardie e ci ha permesso di passare con facilità, ma alla luce di quanto ho visto poi, comincio a dubitare della sua onestà. Penso che lo scopo principale fosse farmi mettere le mani sul cristallo con i miei ricordi. Meglio una donna pazza, piuttosto di una senza memoria e forse sperava che saresti morto prima che ti trovassimo."

"Poteva affrontarvi o comunque creare una minaccia molto più grande allora..." - riprese lo studioso, poco convinto della questione - "Forse questo gioco è grande anche per lui... che cosa vuole in realtà?"

"Non lo so." - rispose la ladra con voce carica di frustrazione - "non sai quanto mi piacerebbe capirci qualcosa."

"Che ne è degli altri?"

"Elth'ar è con i Maestri alla ricerca di un incantesimo per aiutarmi... " - disse con una smorfia - "Incantesimo che per inciso potrebbe anche uccidermi. Kilian è con lui, credo."

"Un...incantesimo?"

Misty annuì - "Qualcosa per fermare l'invasione di anime che sta subendo il mio corpo. Uccidendole, o qualcosa del genere."

Il pensiero che anche Amarien potesse venire uccisa da quella magia saettò nella mente dello studioso.

"E se uccidesse te invece?"

"E' un rischio."

"Che non va corso." - continuò Heuft - "Se tu muori la speranza morirà."

"Pare che io abbia convinto Kilian ad aiutarmi in questo... non permetterà a Elth'ar di agire senza il mio consenso. Consenso che non darò mai. " - sorrise

"Certo. E comunque dirò la mia a proposito... Anche se tutto questo sangue di drago non mi dona certi poteri che mi facciano temere. Se ne avrai bisogno io ci sarò."

Misty, a quelle parole, gli appoggiò una mano sulla spalla

"Vuol dire molto per me. Grazie di cuore, Thomas." - e si girò, facendogli cenno di alzarsi per uscire dal tempio. In quel momento notò Kilian, appoggiato poco distante a una colonna. Li stava guardando e con ogni probabilità doveva essere lì da diverso tempo. Seguendo lo sguardo di Misty, anche Heuft si accorse dell'intruso, ma lo guardò con assoluta noncuranza.

"Hai parlato con Elth'ar? E' tutto a posto?" - domandò avvicinandosi al Portatore senza la minima traccia d'imbarazzo.

 

"Come ha ordinato sua signoria. Il mago non le farà nulla, a meno di non esservi costretto."

Misty rimase in silenzio per un attimo, poi annuì. Non era esattamente l'esito che aveva sperato. - "D'accordo. Direi di andare dal Maestro in carica qui, per prendere accordi per la nostra partenza, a questo punto.”

Mentre la mezzelfa stava parlando Kilian fissava attento Heuft, capendo esattamente ciò che mancava allo sguardo dello studioso: la paura. Infatti ad Heuft non importava nulla della presenza del ladro.

"Andiamo dal maestro..." - disse comunque ad un certo punto, cercando di togliersi da quella scomoda situazione.
Kilian si staccò dalla colonna con un colpo di reni e se ne andò nella direzione opposta senza dire nulla.

Misty inclinò il capo verso di lui, quasi con un sorriso di scherno - "Visto? Cosa ti dicevo...".

 

***

 

Gli accordi furono chiari: I Maestri avrebbero fornito il supporto necessario a farli partire la mattina seguente, rendendo possibile il loro apparire in una foresta non lontana dal monastero che era il loro obiettivo. Spiegarono come sarebbero riusciti a eludere l'attenzione dei Maestri, ma solo Elth'ar e forse Heuft riuscirono a seguire e capire veramente la spiegazione.

Gli anziani li fornirono di stanze da letto e di una cena frugale ma sostanziosa e poi consigliarono a tutti loro di concedersi una buona notte di sonno.

 

La notte passò tranquilla, ma la mattina seguente Heuft si svegliò con un senso di inquietudine persistente. Era conscio di aver sognato, ma non riusciva ad afferrare tutti i dettagli. In uno dei suoi sogni, Kilian lo aveva minacciato, ripetutamente e riusciva ancora a percepire la paura che aveva provato, perché non era riuscito a contrastarlo, non aveva potuto fare nulla, se non subire impotente.

Il suo sangue di drago non era servito a niente e Kilian era dimostrato più forte di lui.

“E' solo suggestione.” - si ripetè preparando le sue cose.

 

Si ritrovarono nella sala della Prova. I sette Maestri erano già lì, insieme al Maestro anziano, concentrati e pronti all'azione. Kilian sbadigliava apertamente, come se fosse stato in piedi tutta la notte a buttare e tirare su acqua da un pozzo. Elth'ar era vicino a lui, intento a sistemare la spada.

Misty appariva di nuovo stanca, i cerchi sotto i suoi occhi si facevano sempre più scuri. Tuttavia cercava di rimanere vigile e attenta e il suo sforzo era più che evidente.

 

Quattro dei Maestri si alzarono dopo qualche minuto, uscendo dalla stanza, diretti verso le stalle per trasferire anche i cavalli. Kilian aveva espresso una preferenza per una buona cavalcatura il giorno prima, dopo una rapida ispezione alle stalle, ed era stato accontentato.

L'incantesimo fu rapido.

Brillarono le rune sul terreno, mentre si alzava di nuovo il vento. Un lampo di luce li accecò per un istante, e poi, riaprendo gli occhi, la città era scomparsa lasciando il posto a in una foresta, con i cavalli accanto a loro. ( http://img166.imageshack.us/img166/3774/treisolehk4.jpg  Foresta dell'isola di Kami Suriam)

 

"Finalmente. Quelle quattro mura cominciavano veramente ad irritarmi..." -commentò Kilian prendendo le redini del suo cavallo - "Andiamo? O volete piantare le tende per studiare magia o coltivare meglio i rapporti con gli altri?"

"Forse sarebbe bene studiare prima un modo per entrare al monastero... una volta abbandonata la protezione della foresta, saremo all'aperto." - provò a dire Misty, ma il Portatore non sembrava aver orecchie per ascoltare così come aveva fatto quando il Maestro anziano aveva cercato di descrivere il monastero di Honk Ha Ko Dai: in realtà un castello a tutti gli effetti. Un bastione circondato da mura dotate di torri ai quattro angoli. L'entrata dava su un ampio giardino circondato da portici, nel cui centro presumibilmente stava la statua vista nella visione. Su di un lato vi erano i recinti per il bestiame, mentre dall'altro c'era una grande piscina, segno che i monaci si trattavano veramente bene. Il piano inferiore veniva completato dalla cucina e dal magazzino per il cibo, lungo il perimetro a nord, seguite dalla sala da pranzo, da una sala di addestramento e da una biblioteca. Il piano superiore era invece dedicato agli alloggi dei monaci, fra cui spiccava quello dell'abate. Al piano inferiore doveva esserci un'armeria, una distilleria, gli alloggi degli schiavi e persino un harem. Erano anche stati avvertiti che il giardino era il luogo principale del monastero, quello dove tutti i monaci abitualmente risiedevano durante la giornata. Infine, il Maestro gli mise in guardia sulle capacità di combattimento dei monaci. Combattenti formidabili, assolutamente da non sottovalutare.

Kilian aveva ascoltato si e no metà delle parole dell'anziano e le altre erano finite completamente travisate.

"Io ed Elth'ar uccideremo chi si parerà davanti. Heuft si farà rapire nel frattempo e tu... mmm, ci dirai di non essere spietati? - canzonò il ladro, giocando con le redini.

Elth'ar sospirò- "Beh, direi di entrare dall'ingresso principale. prendere quello che ci serve e andarcene al volo. Che ne dite?" - e lo disse con tono chiaramente sarcastico. Osservando i volti contriti di Misty ed Heuft, ritrattò - "Bah.. avviciniamoci fino al limitare e vediamo com'è la situazione. Decideremo li. Meglio?"

"In ogni caso agiremo di notte..." - fece il ladro a cui subito si aggiunse il drow - "Sicuramente, visto che al buio non possono vedere la vostra brutta faccia."

Heuft guardò i due come fossero stati due squilibrati. Non vide nei loro volti alcuna esitazione o preoccupazione per ciò che gli attendeva, ma preferì non dire nulla.

***

Avanzarono con cautela, lo sguardo attento all'orizzonte, seguendo ogni movimento. Il monastero non era molto lontano e si trovava sulla cima di una collina, visibile con facilità. La descrizione combaciava con quella fornita dai Maestri: fuori dalle sue mura ora pascolavano gli armenti, mentre il resto era nascosto dagli alti torrioni di quello che effettivamente sembrava più un castello fortificato che un semplice monastero.

"Eccolo lì..." - indicò Misty.

Elth`ar si stava massaggiando il mento osservando le torre. - "Sicuramente non sappiamo bene cosa ci sia all'interno e come muoverci. Ma le torri sembrano abbastanza alte da permetterci un punto d'osservazione. Bene, questo è quello che faremo. Con il favore della notte ci avvicineremo alle mura in corrispondenza di una torre. Da li salirò sopra una di esse con Ilharess celati dalla magia. Metteremo fuori gioco le guardie che sicuramente saranno li e vi caleremo poi una corda. Una volta riuniti ci comporteremo in base a cosa troveremo."

"Non vorrei smontare il tuo brillante piano..." - intervenne la ladra - "ma la schermatura della magia era qualcosa che ci ha detto Ayame. Siamo sicuri che corrisponda a verità?"

Elth'ar alzò le spalle mentre un sorriso sarcastico gli spuntava sul volto - "No. Ma sono sicuro che qualcosa che corrisponda a verità."

"e cosa sarebbe?"

"L'odore della carne umana bruciata dopo una sfera di fuoco in pieno petto."

 

Secondo Heuft era pura follia, ma definito il piano d'azione, tornarono tutti nella foresta, dove avevano maggiore protezione. Ora non restava che attendere la notte.

 

[Continua...]

---

[22:29] <Misty> (qualcuno vuole fare qualcosa durante la notte?)

[22:29] <[Kilian]> (io nella notte prendo Heuft, lo lego e lo butto in un pozzo torturandolo un po'.)

[22:30] <ThomasHeuft> (sadicone:) )

[22:30] <Misty> (lol, la voglio vedere)

...

[22:55] * Elth'ar spronò a sua volta la monta, guardandosi attorno, leggermente infastidito dal sole.

[22:55] <Elth'ar> (gotta pee)

...

[23:02] <Elth'ar> "Una volta riuniti ci comporteremo in base a cosa vedremo."

[23:03] <Elth'ar> "Sounds like a fucking plan, right?"



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Kilian | 23 Oct 2011 19:48

[Il Ritorno] Due nuovi obiettivi

"Non credo sarà affatto facile." - continuò l'anziano annuendo verso il mago - "gli oggetti saranno protetti, ma se come penso, la protezione è stata posta dai Draghi Guardiani, allora la presenza di tre dei loro discendenti potrebbe fare la differenza."
Elth'ar non aggiunse altro alle proprie parole, sapeva che quello che stavano per fare avrebbe potuto ottenere solo una manciata di sabbia e avrebbe esposto i maestri della città alle ire dei loro avversari.
Ma quello, in fin dei conti, era un dettaglio di scarso interesse per lui.
"Cosa dovrei fare?" - chiese allora Heuft, abbastanza interdetto.
"Niente di pericoloso, in realtà. " - lo tranquillizò il Maestro, dopo aver girato attorno alla scrivania.
 "Un incantesimo di divinazione abbastanza semplice." - interloquì Elth'ar - "Il difficile è la riuscita e allora sarà uno scontro fra il creatore dell'incantesimo e noi."
"Potere contro ...potere...?" - fece Heuft, ancora poco convinto ed il mago annuì distrattamente.
"Volete tentare ora?" - domandò allora il Maestro. Elth'ar si guardò attorno. - "Non credo che Kilian sia favorevole a questa pagliacciata... Possiamo anche provare."
"Non acconsentirebbe mai. Dovremo farlo senza di lui." - confermò allora Misty e il drow si girò verso di lei - "Nulla in contrario, ilharess?"
La mezzelfa annuì "Proviamoci. Sarà sempre meglio che andare alla cieca."

Il Maestro fece loro cenno di seguirli a quel punto, incamminandosi lentamente fuori dalla stanza. Si diressero verso una porta in fondo al corridoio, che Heuft e Misty riconobbero immediatamente: si stavano dirigendo verso la Pagoda dedicata agli dei.
Il drow fece una smorfia. Non gli piaceva aver a che fare con divinità o loro servitori. L'interno era magnifico, riccamente decorato, le pareti sfavillavano di affreschi e mosaici che sembravano essere stati completati appena il giorno precedente. Rappresentavano immagini totalmente sconosciute al gruppo: una donna dalle grandi ali bianche che combatteva contro un essere dalle sembianze demoniache. In un altro mosaico si vedeva un essere austero che indicava una bilancia alle sue spalle. Il più bello era quello che rappresentava una giovane dal volto illuminato dalla luna intenta a cullare un neonato. Misty rimase a guardarla e il cuore le si strinse in una morsa leggera.

Elth'ar aveva messo mano al libro che conteneva la sapienza di Sechial e lentamente sfogliava le pagine, guardando distratto il percorso davanti a lui, tanto che neppure si rese conto della serie di archi che separava il resto del tempio dal fondo e neanche notò la fontana di acqua pura e limpida che veniva convogliata attraverso scanalature del terreno, dettagli che Heuft colse con genuino interesse.
Il Maestro si fermò accanto alla fontana, voltandosi verso gli altri. La sua voce si fece più bassa. Era divenuta quasi solenne, mentre impartiva loro istruzioni, come se fossero stati suoi novizi.
“Tutti voi... disponetevi ai lati della fontana e prendetevi per mano. Dobbiamo formare un cerchio. "
Elth'ar inarcò un sopracciglio ed un sorriso sarcastico spuntava sul suo volto d'ebano.
"Le nostre pratiche possono sembrarvi strane Sapiente... ma vi prego di ottemperarle." - aggiunse l'anziano, interpretando appieno i pensieri del mago che alzò le spalle.
"Così sia." - gli rispose.
"Ciò che intendo fare ha un significato preciso..." - spiegò l'anziano - "Voi avete la conoscenza, sopita dentro il vostro animo. Il Custode e la Speranza, hanno il potere. Io farò da tramite, convogliando tutto questo nell'acqua della fontana, capace di purifcare, affinchè la nostra visione sia il più chiara possibile."
Il drow continuava ad essere dubbioso, ma era comunque disposto a provare. Così si presero per mano, più scettici che altro. Il Maestro abbassò lo sguardo nel momento in cui la mano di Misty sfiorò la sua, quindi chiuse gli occhi. Heuft strinse forte la mano della mezzelfa, chiudendo il cerchio.
Calò il silenzio per qualche istante poi l'anziano sollevò di nuovo lo sguardo, fissando l'acqua della fontana. Egli mormorò alcune parole sottovoce, intellegibili. I tre coinvolti nel rito cominciarono a provare qualcosa. Inizialmente sembrava un fastidio, come un formicolio lungo le dita, che si estese rapido alle braccia per arrivare fino al petto, come uno stuolo di piccole formiche indaffarate decise a raggiungere tutto il resto del corpo. Tutti si sforzarono di rimanere immobili.
Elth'ar guardò i compagni, uniti dalle mani e rimpianse di aver acconsentito a quell'esperimento che aveva quasi dell'imbarazzante.
"Pensate al medaglione." - sussurrò il Maestro - "focalizzatelo nella vostra mente. Trovatelo, sentitelo... "
Heuft provò a concentrarsi, ma non aveva idea della forma del medaglione. Iniziò però a vedere qualcosa di strano: c'erano antiche torri che emanavano magia e potere.
Al suo fianco, Elth'ar iniziò a fare l'unica cosa che reputava ragionevole e iniziò a pronunciare un incantesimo di individuazione. Fu in quel momento che incontrarono improvvisamente un ostacolo.
Un muro, alto e antico, sfavillante di purezza si erse davanti a tutti loro, sbarrando silenziosamente il passo a chi cercava di penetrare il segreto del medaglione.
Il volto di Elth'ar si trasformò in una smorfia di disapprovazione. Immaginava di non avere possibilità, ma l'amarezza della sconfitta era sempre fastidiosa. Si allontanò da quella visione e aprì gli occhi, concentrandosi invece sul potere che il maestro stava incanalando.
"Elth'ar... fidati. Ti prego. Questa non è semplice magia... è molto di più. Non devi affidarti a ciò che sai... ma a ciò che SEI." - gli disse la ladra sottovoce. Heuft si sentiva strano: sentiva la via sbarrata, ma era come se avesse già superato quella barriera altre volte e per questo non accettava di non poter superare ancora quell'ostacolo così familiare.
Il mondo cominciò a girare intorno a loro, chiusi nel loro incanto, davanti a quel muro che sbarrava loro la strada. Il biancore abbacinante stava ora sfumando in una tonalità più perlata, via via più scura.
Elth'ar si accigliò  - “E cosa sarei? Smettiamola! Solo perché un drago mi parla in testa non cambia il fatto di essere un mortale che conta solo sulle proprie forze!” - continuava a ripetersi nella mente. Con amarezza il drow si rese conto che non stava aiutando quella causa e così isolò quel pensiero, concentrandosi totalmente sul presente.
Heuft cominciò a sentirsi sempre più debole, mentre il mago, al contrario, sentiva le proprie forze aumentare. Se era quel muro che doveva abbattere, mattone dopo mattone, l'avrebbe fatto. Misty accanto a loro emise un profondo respiro, impallidendo leggermente e così il drow sentì la sua forza crescere ancora.
Tanto più i suoi compagni si indebolivano, così lui si ergeva davanti a loro, in potenza e intelligenza.
Vi era in lui qualcosa che non riusciva a comprendere, come se l'anima dei suoi compagni gli stesse donando qualcosa che lui non riusciva a capire, ma che tuttavia rielaborava, per creare qualcosa di ancora più grande, più immenso e potente.
Elth'ar sospirò, chiudendo nuovamente gli occhi e dando una forma a quell'energia che possedeva. Cercava di plasmarla in qualcosa che la sua mente fosse in grado di usare, anche materialmente per aprire o sfondare quel muro, manifestazione tangibile del potere del medaglione.
Sul muro, che andava a scurirsi sempre di più tanto da assumere una tonalità rosata, iniziò a formarsi un disegno che emergeva dalle pietre come in rilievo. Il mago continuò a plasmare l'energia che sentiva dentro. Le diede una forma nella sua mente e la pose davanti a quel muro rifulgente.
Elth'ar cominciava a sudare, mentre Misty ed Heuft erano quasi allo stremo delle forze.
Il disegno sul muro assunse la sua forma definitiva: un artiglio di drago, sfavillante sullo sfondo delle pietre ormai rosso sangue.
L'energia assunse la forma di una sfera, al centro di quel disegno runico sulla parete. In un attimo essa si separò, esplodendo in numerosi fili che aleggiarono nell'aria scomposti prima di unirsi al simbolo sul muro, ricoprendolo totalmente e facendolo pulsare.
Ogni filo si incastonava all'interno della depressione a forma di artiglio fino a ricoprirlo del tutto, cambiandogli colore. La sfera davanti a loro ad un certo punto si esaurì e tutto il potere si riversò contro l'ostacolo.
L'artiglio pulsò ancora per qualche istante poi parve quasi staccarsi dal muro, flettendosi davanti a loro, contraendosi su se stesso fino a scomparire, insieme alla barriera che li aveva fermati inizialmente.
Di colpo Elth'ar sentì che le forze gli venivano risucchiate e venivano convogliate con estrema potenza verso il Maestro, ancora concentrato sulla fontana davanti a lui
Misty ed Heuft caddero a terra, esausti e perfino il drow fu costretto ad appoggiarsi al suo bastone, ma un ringhio di soddisfazione gli deformò il volto stanco.
Nell'acqua della fontana apparve l'immagine delle due parti di medaglione ancora mancanti, seguite da una costruzione in cima a una collina, protetta da alte mura e uomini dagli abiti sgargianti e dagli occhi freddi come giada.
La visione cambiò fino a penetrare quelle mura che sembravano imprendibili ad una prima occhiata: un giardino, meraviglioso, fiorito con una statua al suo centro. Era la statua di un drago dalle ali ripiegate, gli artigli protesi che stringevano un disco argentato.
L'acqua si increspò e apparve un palazzo imponente, sfavillanti tetti dalla strana foggia, guardie, una sala ed un trono su cui sedeva un uomo. La porpora del comando sulle sue spalle e al suo collo pendeva un medaglione, simbolo di potere.
Il Maestro chiuse di nuovo gli occhi, mentre le immagini sbiadivano fino a diventare trasparenti nell'acqua della fontana.
"Questo..." - ansimò piano - "è tutto ciò che ci è stato concesso di vedere." - mormorò esausto quanto gli altri.

"Quindi..." - Misty si rialzò in piedi tremando visibilmente  - "Dobbiamo trovare quella statua... e quell'uomo?"
Elth'ar si rese immediatamente conto che se quell'uomo era l'imperatore e avrebbero dovuto farsi strada fra i cadaveri per raggiungere quel frammento. Sospetto che venne confermato immediatamente dalle parole seguenti del Maestro.
"La statua e l'imperatore sono ciò che abbiamo visto. Le due parti di medaglione ancora mancanti vi sono correlate:" - spiegò, tornando stancamente alla sua sedia nello studio - "Se ora volete scusarmi... temo di essere un po' troppo vecchio per manifestazioni magiche di questo genere... ho bisogno di riposare."
"Un'ultima cosa." - replicò il mago - "Dove posso trovare i maestri che hanno aperto il portale per Siverhenehaim?"
"Li troverete nella stanza del consiglio, dove avete sostenuto la Prova." - rispose il Maestro, finalmente dirigendosi verso l'uscita della Pagoda, più curvo di quando vi era entrato.

***
"Accidenti... " - esclamò la ladra quando il Maestro fu uscito. La donna sembrava aver ripreso un po' di colore, così come Heuft.
Elth'ar li guardò con aria stanca - "Adesso abbiamo una meta. E' stato fruttuoso."
"Un monastero imprendibile e il palazzo imperiale... facile." - commentò la mezzelfa.
Il drow si strinse nelle spalle. "Preferisco una battaglia impossibile a una sola domanda senza risposta."
"Abbiamo una meta e molte domande... come sarà difeso?" - fece eco Heuft - "...e poi vi è una cosa che non capisco... Non riesco a capirla e più ci penso. Cosa starà facendo il mago nero? Non vorrei ci stesse usando tutti per avere ciò che gli serve."
"Potrebbe essere probabile. non lo escludo." - disse il mago "Non credo. E questo è strano. " - obiettò Misty - "Gorgos ha sempre manipolato gli altri inducendoli a compiere il lavoro per lui, ma questa volta... è sceso nelle catacombe di Erhenar in prima persona."
"Forse non può interagire con il potere dei draghi...O non con tutto quel potere...." - ipotizzò lo studioso, ma la ladra lo interruppe.
"Gorgos è parte di esso quanto noi e forse anche di più perché lui lo comprende."
Il drow guardò la donna inarcando un sopracciglio.
"Se vi erano vari draghi,forse esistono vari poteri..." - ponderò lo studioso - "Il maestro ha parlato di sangue diversi..."
"Mi rifiuto di credere che ci sia un terzo drago di cui non sappiamo niente...finora sono sempre stati Sechial e Shaal." - protestò allo la mezzelfa, rifiutando quella possibilità con tutte le forze.
"Ne basterebbero due...appunto... i due hanno sangue diverso... e potere differente suppongo. Il maestro ha detto che non vi è modo di stabilire quale sangue sia in noi."
"Mhoren ce l'avrebbe detto se ce ne fossero stati altri" - borbottò poi fra sè e sè la ladra - "E io vi dico che è la prima volta che vedo Gorgos scendere in campo direttamente "
"E perché?" - chiese Heuft, incuriosito e per nulla spaventato da quella storia.
"Non lo so, il dannato perché..."
"Sarebbe opportuno capirlo." - precisò Heuft, studiando la reazione della mezzelfa.
"Posso solo presumere che stavolta abbia davvero paura che lo battiamo sul tempo... paura di non poterci fermare."
"Sul tempo...ma perché non si prende lui quelle parti di medaglione? Ha il potere per farlo e per portarcele via, Invece pare quasi volercele far trovare."
"Forse non sa dove sono, ancora... ci sono voluti due di noi e il "Sapiente" per riuscire a scoprirlo."
"Ma non ci sta ostacolando, e allora torniamo al mio dubbio, forse ci sta osservando e attende che noi facciamo il lavoro per lui." - concluse lo studioso, guardando Misty negli occhi scuri - "Non so come operi, ma sono sicuro che ci abbia riunito apposta per questo motivo."
Elth'ar ascoltava la discussione mentre lentamente cercava di riottenere una posizione eretta senza l'ausilio del bastone.
"No, su questo sono sicuro." - intervenne una volta riuscitovi - "Non è stato lui a riunirci."
Thomas Heuft lo guardò - "E chi mi mandò quel diario? Non sarei qui ora... Voi stesso diceste che ero stato attratto apposta... se non è stato lui chi?"
Il drow si strinse nelle spalle. "Si, questo è certo." - sorrise - "E' da quando è iniziata questa storia che sono sicuro della presenza di una terza forza in gioco. Una forza che non conosciamo. E sicuramente lotta contro Gorgos."
Misty annuì - "Sono d'accordo con Elth'ar... Gorgos non mi avrebbe MAI lasciata andare, dopo avermi catturata e ciò che mi ha portata qui... no, non aveva la sua impronta. Conosco quel sudicio tocco fin troppo bene"
"Esattamente..." - fece il drow - "...anche se quello che è successo dopo ci ha messo un vincolo al tempo che abbiamo a disposizione."
"E voi pensate che quella forza ci protegga? O siamo semplicemente pedine in una scacchiera fra due avversari troppo più forti di noi?
"Non lo so..." - ammise la mezzelfa - "Potrebbe avere i suoi scopi , ma noi siamo qui e ci opponiamo a Gorgos... quindi per il momento siamo dalla stessa parte."
"Non amo essere una pedina..." - protestò allora l'uomo e Misty gli sorrise - "Come ti capisco..."

***

Elth'ar iniziò a intraprendere la strada verso l'esterno della pagoda. Lentamente percorse i corridoi rivestiti di pietra liscia di colore chiaro e ripercorrendo il percorso nella memoria cercò di raggiungere la sala dove i maestri li avevano sottoposti a quella dura prova. Misty lo seguì, desiderosa solo di un po' di riposo, mentre Thomas rimase qualche momento ancora a riflettere sul significato di tutto quello che stava succedendo.
Elth'ar si girò di scatto quando sentì i passi della ladra, mettendo la mano sinistra alla spada.
"Ehi calma... non vorrai mica infilzarmi..."
L'espressione del drow era di puro stupore. Non si era accorto della ladra dietro di lui, troppo perso nei propri pensieri. - "Non vi avevo sentita." - si scusò.
Misty gli sorrise per alleggerire la tensione - "Ho ancora il mio passo felpato allora. Vado a cercare Kilian... sarà bene aggiornarlo prima che decida di demolire qualche colonna del palazzo per la frustrazione."
"Uhm... Venite con me allora. Intendevo andare da solo... ma a questo punto vale la pena portare con me l'oggetto della mia ricerca.
"oh, cosa state cercando?"
"Voi" - disse il drow prima di girarsi nuovamente e iniziare a camminare per l'ultimo tratto di corridoio. Misty lo guardò stranita, tuttavia lo seguì.
La sala non fu difficile da ritrovare, perché quel portone intarsiato d'argento era inconfondibile. Elth'ar bussò con un'estremità del bastone e entrarono.

Il tavolo circolare era ancora come il mago lo ricordava e così i cinque uomini e le due donne che vi erano seduti attorno. Il drow si diresse verso i maestri.
"Sapiente?" - venne salutato  - "Ci avevano detto che eravate tornati in città."
"Salve a voi maestri. Si, siamo tornati per conoscere la nostra nuova meta. Credo conosciate già Misty Moonshade" - disse il mago invitando la ladra a compiere qualche passo in avanti fino a porla accanto a lui.
"Ricordiamo il suo burrascoso arrivo..." -  annuirono i sette - "è un piacere vedere che ora state meglio, mia Signora."
Elth'ar piegò il capo di lato, cercando di sondare l'espressione dei maestri, quindi sospirò. "In ulh'r esistono diversi dove e diversi quando" disse a un tratto.
I sette maestri avevano un'espressione e un tono neutri. Ricordavano Misty e le condizioni in cui si trovava quando era arrivata, così come ricordavano che molto probabilmente la morte della piccola Saeko era in qualche modo legata a quei quattro forestieri che avevano d'un tratto sconvolto le loro vite.
Erano cauti, ma non ostili.

"Il portale dietro di voi è una dimostrazione di diversi quando fusi in un unico luogo. La sapienza di tutti i maestri fusa assieme. Non è vero? Non è questa l'essenza di Siverhenehaim?" - chiese ad un certo punto il drow.
"Non ci è dato saperlo con esattezza, ma molti di noi lo hanno supposto, Sapiente. Siverhenehaim è un luogo sacro e quasi inaccessibile... mantiene bene i suoi segreti. Diteci come possiamo esservi utili."
"Bene. Dunque ora io vi chiedo. Discendenti di coloro che realizzarono quel luogo, aiutatemi nel controllare Ulh'r. E le sue anomalie."
"Cosa intendete dire?" - domandò uno dei saggi.
"I quando si mescolano in questa donna. Io so come manipolare lo spazio, ma non riesco a fare lo stesso con il tempo." - disse Elth'ar facendo una smorfia - "Siverhenehaim è la dimostrazione di un controllo sul tempo. Un controllo saldo che sfida i paradossi."
"Com'è possibile che il tempo sia sfasato in lei? Il risultato sarebbe la morte!"
"Questo controllo manca per causa del nostro nemico in Misty. Ho bisogno di voi per aiutarla. Della conoscenza dei vostri progenitori." - Elth'ar si rese conto che stava mettendo Misty in una situazione poco piacevole, ma non aveva altra scelta per aiutarla.
"Cosa diavolo vuoi farmi?" - domandò giustamente la ladra scoccando un'occhiataccia al drow.
"Io sono in grado o potrei esserlo di controllare lo spazio in ulh'r. Ma non posso fare lo stesso con il tempo, o con realtà che spaziano in esso."
"Smettila di parlare per enigmi." - tagliò corto la donna.
"Quello che voglio fare servirà per dare stabilità al tuo io e a ritardare la tua distruzione."
"Dimmi le conseguenze. E il come."
"Non conosco la risposta a queste domande. Per questo siamo qui." - il drow guardò i maestri, distogliendo lo sguardo dalla piccola mezzelfa, avida di risposte che lui non poteva dare - "Allora?"
"Ciò che chiedete è molto difficile, Sapiente... la magia che ha creato Siverhenehaim è antica e difficilmente controllabile. Possiamo fare un tentativo, ma non so quale sarà il risultato e potremmo anche causare dei danni."
"Devono esserci stralci di questa conoscenza. Aiutatemi a redarre l'incantesimo e spetterà a Ilharess la decisione."
"Se davvero in voi coesistono più esistenze..." - iniziò il Maestro con cautela - "allora il nostro incantesimo potrebbe avere effetti indesiderati: potremmo accelerare il processo, o indurre una delle esistenze a prendere il sopravvento sulle altre. Potrebbe non essere quella che vorreste. Pensateci bene Sapiente... potreste ucciderla." - terminò con tono abbastanza grave da far trasalire Misty.
Il mago sospirò - "Prepariamo l'incantesimo. la scelta di usarlo verrà in seguito. O la necessità di usarlo...." aggiunse piano, ma Misty udì quelle parole. Elth'ar si avvicinò ancora verso i maestri prima di girarsi verso la ladra. - "Ilharess. Perdonate questo drow. Sto facendo quello che ritengo giusto, ma la parola finale starà sempre a voi."
La risposta della ladra non tardò ad arrivare.
"Stai rischiando il collo, Elth'ar... Kilian ti ucciderà per questo."  - disse a voce bassa
"Non credo... E' al corrente del mio tentativo di aiutarvi, anche se non ne conosce le conseguenze, dato che neanche io le conoscono."
"Aiutarmi? Questo sembra più un tentativo disperato: o mi aiuti o mi uccidi, a giudicare da quanto ho sentito."
Il drow annuì. "Si, potrebbe anche esserlo. Se il peggio sarà prossimo."
"Non mi infilerò un cappio al collo, Elth'ar... non sulla base di una supposizione e non se avrò qualche altra possibilità. Ciò che mi è stato fatto, può essere disfatto. Io so che posso controllarle... sono forte quanto loro. E per ora solo Amarien ha tentato di avere la meglio. Le altre sanno che se la mia mente si spezzerà, il corpo seguirà a breve."
"Allora fatelo. Se sgozzare una donna a voi cara non è sufficiente  potrebbe esserlo perdere il controllo nel mezzo di una battaglia nella nostra prossima meta." - Elth'ar parlava con cinismo e praticità, anche quando parlava di Krystine.
"E' della mia vita che state parlando... ed è Gorgos ad avermela rovinata. Non vi permetterò di aiutarlo, scavandomi la fossa."
Elth'ar sospirò. "Non preoccupatevi per ora. Sto solo preparando la nostra... la vostra.. ultima spiaggia."
"Dobbiamo solo portare a termine il nostro compito, arrivare da Shaal e tutto andrà a posto."
"Allora continueremo come abbiamo sempre fatto." - annuì il mago.
Misty girò le spalle e tornò verso la porta - "So che agite solo nel migliore interesse di tutti, ma non mettetevi a mormorare incantesimi alla mia schiena, quando pensate che non vi senta. Ve ne pentireste."
Il danno era fatto, anche perché le altre Misty avrebbero preso parte a quella conoscenza, allo stesso modo della compagna. Elth'ar la guardò uscire rammaricandosi della sua imprudenza.
Quando la ladra fu uscita, si rivolse ai Maestri, rimasti in silenzio.
"Bene, ascoltatemi adesso..." - esordì e iniziò ad elencare i progressi che aveva compiuto nello studio di quella particolare arte arcana, elencando anche gli insuccessi, sperando dunque che loro potessero aiutarlo.
Passarono diverse ore prima che il drow abbandonasse la stanza della Prova.

[Continua...]


[22:37] <Elth'ar> (manco morto tocco heuft, neh.) [22:37] <Elth'ar> (si, ma stiamo facendo il circolo gay dell'amore... )



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Dees | 18 Mar 2011 19:40
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Kilian | 15 Nov 2010 23:38

[Il Ritorno] Al cospetto del Maestro

 Era ormai l'imbrunire quando il gruppo entrò a Wo-Ko-Day, rallentando il passo dei cavalli solo di quel tanto che bastava per non far sembrare il loro ingresso una carica in piena regola. Le guardie li guardarono velocemente senza nemmeno fermarli, riconoscendo i loro volti.
Elth'ar si guardò attorno rapidamente, mentre il rumore della città veniva coperto dallo scalpitare degli zoccoli sul lastricato.
Ancora una volta lo splendore della città li abbagliò, inducendoli a rivolgere qualche sguardo curioso in giro, per notare i marmi, i fregi, gli intarsi. Heuft ebbe di nuovo modo di apprezzare la bellezza delle vie che stavano attraversando e dovette di nuovo reprimere il desiderio di fermarsi a guardare più attentamente.
La piazza principale era come la ricordavano e la cupola della pagoda centrale, che si alzava nel cielo sfidando qualunque legge architettonica, osservava il ritorno dei Prescelti nel luogo dove avevano affrontato la loro Prova, dove la piccola Saeko aveva trovato un'ingiusta morte e dove Misty aveva fatto miracolosamente ritorno.
Si presentarono nuovamente e di nuovo percorsero gli stessi corridoi, attendendo davanti alla porta del Maestro di cui avevano chiesto. Il resto del gruppo era quasi incredulo che venisse subito concessa loro udienza, ma a Kilian la cosa sembrava più che normale e si mostrò parecchio impaziente.
Il drow era dannatamente insicuro sui successivi passi da compiere. Il tutto sarebbe stato più evidente senza l'incognita della stabilità di Misty; senza aggiungere quella degli altri compagni di viaggio. Dovevano scegliere con cautela senza lasciarsi trascinare dall'arroganza che, riconosceva anch'egli, li contraddistingueva. Elth'ar sembrava perso nei propri pensieri e una delle mani era intenta a giocare nervosamente con un nodo del bastone. Poco distante da lui, un Portatore con il volto indurito da cupi pensieri si guardava attorno, indifferente a tutto fuorchè a ciò che poteva costituire una minaccia. Di tanto in tanto, si rivolgeva a guardare Misty, come a controllarne la posizione.
Il resto del mondo sembrava invece non avere alcuno scopo se non intralciare il suo cammino.
Dopo un'attesa più snervante che lunga, finalmente la porta si aprì e fu loro concesso di entrare al cospetto del Maestro. Il gruppo sospirò di sollievo, felice che per una volta non vi fossero stati ostacoli a quanto volevano compiere. La stanza era come la ricordavano: scaffali su scaffali di libri, un arredamento semplice ed il Maestro chino sulla scrivania, intento a leggere alcune carte davanti a lui.
"Salve nuovamente, Maestro." - esordì il drow, facendo un cenno di saluto, imitato dai compagni. Il Portatore incrociò invece le braccia sul petto, esibendo la sua cera peggiore. Voleva fare più passi verso la soluzione del problema, invece di andare a zonzo verso luoghi già conosciuti e mai troppo graditi.
"Bentornati a voi, Prescelti." - l'uomo si alzò dal tavolo, facendo loro cenno di entrare - "Mi auguro che la vostra missione ad Erhenar abbia avuto successo."
Elth'ar fece qualche passo verso il maestro. "In un certo senso, così è stato. Ma adesso il tempo è ciò che scarseggia."
Entrarono due novizi, portando sedie a sufficienza per tutti, affinché potessero accomodarsi. Kilian rimase in piedi, indeciso se rovesciare un po' di fiele e chiudere la questione oppure attendere la famosa goccia per farlo.
Il mago si sedette, appoggiandosi al bastone puntellato davanti a se, fra le gambe e valutando la reazione del Maestro di fronte alla presenza di Misty. La ladra era entrata silenziosamente, tenendo lo sguardo basso e si era poi seduta senza dire nulla.
"Quello che cerchiamo ora è conoscere l'ubicazione e se possibile 'vedere' le nostre nuove mete: Il monastero dei monaci e il palazzo imperiale a Suriam." - spiegò il drow.
"Dunque è lì che sono custoditi gli altri due pezzi del medaglione... Capisco." - Il Maestro si sedette nuovamente, congiungendo le mani sul tavolo - "Non vi aspetta un viaggio facile - "sono i due luoghi meglio custoditi dell'intero Impero."
Riflettè un poco, quindi si alzò ed indicò loro la parete non coperta dai libri su cui campeggiava una grande mappa delle Tre Isole.
"Dovrete recarvi nell'isola di Kami-Suriam" - disse indicandone la posizione sulla mappa.
Elth'ar si accigliò. "Sono rimasto sorpreso dalla vostra protezione contro gli incantesimi di traslocazione... Non immaginavo che i maestri arrivassero a queste capacità. Ritengo sia lecito credere che anche questi due luoghi siano protetti allo stesso modo."
Il Maestro annuì - "La vostra intuizione è sicuramente corretta, Sapiente. Così come noi ci proteggiamo dalle intrusioni, altrettanto fanno loro."
"Dunque qual'è il posto più vicino entro al quale ci possiamo spostare in sicurezza? Credo sia più sicuro iniziare dal monastero che assaltare un palazzo. Parlatemi di questo luogo."
Nessuno obiettò, così l'anziano iniziò a spiegare, accarezzandosi la corta barba grigia. "Abbiamo fatto dei tentativi in tutti questi anni ed abbiamo individuato un luogo, nel folto del bosco vicino al monastero dei monaci Ha-Ko-Dai, in cui è possibile apparire. E' tutt'altro che facile tuttavia, penetrare nel monastero. Una volta era un luogo di pace, quanto il nostro qui in città, ma con l'andare degli anni è stato corrotto. L'ordine dei monaci è stato sviato ed il loro monastero ne ha risentito. Ora alte mura circondano Hank-Ha-Ko-Dai..." - commentò segnando un altro punto sulla cartina ( http://img166.imageshack.us/img166/3774/treisolehk4.jpg ) - "Ed i monaci hanno acuito il loro addestramento fisico rendendosi opponenti formidabili, temuti da tutto l'impero e degni di essere il braccio destro dei Maestri di Erhenar e di Alto Scoglio."
"Chi comanda lì...Se si può chiedere?"  - intervenne Heuft
"La carica con cui viene chiamato è Abate, ironicamente, come se fosse ancora un uomo di fede e non un depravato, come tutti i suoi confratelli. E' in carica da diversi anni ormai e collabora strettamente con il Gran Maestro di Erhenar e l'Imperatore."
"Capisco... Il suo nome?
"Il suo nome è Kazuo Matsumoto e non so dove possa tenere il medaglione che vi serve. A dire la verità non so nemmeno se lo abbia davvero."
Elth'ar sospirò - "In effetti se è un alleato del gran maestro è probabile che lo abbia consegnato a lui di già..."
"Dovete capire che nulla di tutto questo è mai stato di dominio pubblico. Non so dirvi se l'Abate fosse a conoscenza di cosa custodiva."
"Sicuramente lo sapeva il gran maestro." - azzardò il drow e l'anziano annuì.
"Probabile. In ogni caso, non saprei indicarvi dove possa essere custodito l'oggetto, se ancora è in suo possesso."
Fu in quel momento che il Portatore prese la parola, dimostrando la totale assenza di diplomazia.
"Quindi ci spedite in un'altra trappola?" - domandò Kilian, fissando il Maestro senza la minima traccia di rispetto.
"Posso tentare una divinazione... " - rispose l'uomo dopo qualche minuto di silenzio - "Ma sono certo che il monastero sarà schermato."
"Vi potrei aiutare in questo, ma non so quanto potrei essere efficace." - ribattè il mago. Il Maestro sembrò riflettere per qualche istante, quindi la sua espressione si rilassò. "Potrebbe funzionare... se congiungiamo i poteri di tutti. Vedete... quel medaglione è connesso a ciascuno di voi e..." - si interruppe di nuovo, notando l'aperta ostilità del Portatore.
"Volete dirmi che voi non avete la minima idea di cosa ci sia capitato?" - chiese Kilian, vedendo il Maestro fissarlo - "Non c'era niente ad attenderci ad Erhenar. Nulla che valesse il rischio. Solamente una trappola. Cosa ci attende negli altri due posti dove intendete spedirci?"
"Cosa intendete dire? Non avete trovato il frammento, dunque?"
"Abbiamo trovato una trappola del Gran Maestro. Un spiacevole trappola." - precisò - "Quindi se sapete qualcosa di più oltre a queste 'vaghe' informazioni, sarebbero ben accette. Non ho la minima intenzione di ritornare fin qui solo per esporre le mie lamentele una volta finito il tutto."
"Sono addolorato per quanto può esservi accaduto ad Erhenar, ma..." - accennò l'anziano ma si interruppe quando Heuft alzò la mano per mostrare la cicatrice.
"Vi dice nulla? Vi era qualcuno che sembrava molto interessato in quella città a questo segno...Al punto da volermi cortesemente uccidere..."
Il Maestro gli prese la mano con delicatezza, sfiorando la cicatrice con le dita e poi la lasciò andare, tornando a sedersi alla sua scrivania.
"E' apparsa dopo un sacrificio di sangue, vero?" - chiese con tono riflessivo e Heuft annuì un po' sorpreso.
"Questo è inaspettato... credevamo di aver individuato tutti i discendenti... " - commentò confuso e Kilian lo interruppe di nuovo.
"I discententi di cosa?"
"I discendenti dei Padri. I Draghi."
Kilian guardò Heuft e la sua mano. Negli occhi verdi del Portatore vi era puro sgomento - "Quale."
"Non mi è dato saperlo... ma il segno sulla mano del Custode, indica chiaramente la sua discendenza. Il sangue lo ha chiamato, lo ha segnato."
"Io...Se può aiutare sono stato chiamato...Principe... Da quel mago oscuro..." - confessò sorpreso Heuft. Quando le mani di Kilian lo sollevarono da terra, scuotendolo come fosse stato un fuscello, la sorpresa gli rimase bloccata in gola.
"Gorgos ti ha chiamato PRINCIPE?!?"
"Sì... e sembrava molto contrariato..." - rispose lo studioso, cercando di rimanere tranquillo. Elth'ar non si mosse continuando a fissare i presenti, incurante delle loro azioni.
"Rispondimi... il nome Demon deLeon ti dice nulla? O il nome Ahzrarn Vom Vazdru?"
"No. Assolutamente..." - fece Heuft
"Spero che sia così davvero." -  intervenne allora Misty, parlando per la prima volta - "altrimenti giuro che ti ammazzo." - aggiunse sfiorandosi la mano con l'altra. Thomas Heuft la guardò incredulo, quando Kilian, altrettanto sorpreso di trovarsi di nuovo in faccende che trascendevano il tempo, decise di rimetterlo a terra.
"State impazzendo per caso? Intendo tutti...  Voi sapete molto...Io nulla.. Chi sono questi nomi? Maestro voi dite che sangue draconico scorre in me... Ma io non ho magia...Non ne ho mai avvertita... Credevo che il sangue draconico portasse potere magico..."
"Non è necessario." - gli rispose Misty, con tono metallico - "Io ho sangue di drago in me, eppure non ho mai avuto il minimo potere magico."
"Dunque ora so perchè sono qui o almeno il motivo...In qualche modo questo mi lega a voi... E a quello che vuole il vostro nemico. Non è molto ma almeno so qualcosa. Potete dirmi di più maestro?"
"Gli Eletti di Sechial hanno sempre avuto la massima cura nel corso dei millenni, nel tracciare la discendenza di Sechial e Shaal. Sono stati tenuti alberi genealogici, nomi, date."
"DOVE."
Gli interventi di Kilian avevano lo stesso suono dello schiocco di una frusta.
"A Siverhenehaim, Portatore."
"Quanti draghi esistevano? Voglio dire si può sapre chi era il mio antico progenitore?" - chiese Heuft, molto perplesso ma non per questo meno curioso.
Elth'ar fece una smorfia sarcastica. °°°Stranemente tranquillo per aver scoperto di essere dannato, sotto un certo punto di vista.°°°
"I Padri erano undici, e per quanto ne sappiamo gli unici che abbiano mai infranto il divieto sono stati Sechial e Shaal, il Padre di tutti i draghi.  Che voi abbiate il sangue di uno dei draghi guardiani nelle vene è quantomeno inaspettato."
"Non sapete quanto lo sia per me... Anche se da un alto almeno un poco le cose si chiariscono. Vi è modo di sapere se noi abbiamo lo stesso sangue, maestro?Voglio dire anche loro hanno sangue di drago... E' lo stesso? Questo credo sarebbe importante..."
"Io non ho sangue di drago..." -sibilò Kilian- "e taglierò la lingua a chiunque sosterrà il contrario."
"Beh così avevo capito..." - si scusò Heuft, non meno entusiasta - "Ma Misty sì non è vero?"
Elth'ar poggiò il bastone sulle gambe e si abbandonò contro lo schienale sorridendo vagamente all'affermazione menzognera del ladro.
"Io sono la discendente di Shaal... colui che procreò per fermare la follia provocata da suo figlio." - rispose Misty - "Quindi si, ho il sangue di un drago nelle mie vene. Una maledizione più che altro."
"Ma mai quanto quella perpetrata da Sechial!" - intervenne il Maestro - "Vedete, quando Sechial procreò, lo fece perchè ingannato. Sperò così di poter eludere la morte che aveva visto nel suo futuro, ma così facendo permise al male di entrare nel mondo, quello stesso male che i Draghi Guardiani tentavano disperatamente di tenere a bada, con le loro stesse esistenze. Sechial ebbe due gemelli, che ereditarono il suo sangue e la maledizione degli Antichi, degli Esterni. Shaal, non ebbe altra scelta se non di seguirlo ed ebbe una figlia, che sarebbe divenuta la Speranza del mondo."
Kilian aveva già sentito quella storia troppe volte per poterla tollerare ancora. Girò i tacchi e si diresse verso la porta, la spalancò - "Quando avete finito con le favolette, chiamatemi." - se ne uscì senza voltarsi.
Il Maestro sospirò - "Il Portatore ha un pesante fardello sulle spalle e immagino che l'eredità del suo sangue lo spaventi più di quanto dia a vedere."
"Avete parlato di due draghi...torno a chiedere è possibile evdere se si tratti dello stesso sangue? O per assurdo di un altro ancora..." - fece ancora Heuft, sollevato dal fatto che Kilian non avrebbe più interrotto il Maestro.
"Vedete, è intrinseco nel Sangue di Sechial portare la maledizione della Fiamma Nera, ma essa non sempre si manifesta ed è l'unico modo per capire il ramo di discendenza."
"Capisco... Tutto quello che posso ancora dire è che il mio sangue aprì la porta di Erhenhar... può servire?"
"Ciò non mi stupisce..."  - sorrise l'anziano - "Erhenar fu fondata dagli undici draghi, tutti insieme."
"Ah... Dunque è logico... Ma perchè solo io di noi ebbi l'impulso a farlo? E' strano. Fu un'intuizione inspiegabile che mi spinse a farlo... Anche se ora capisco molto di più... Eppure solo davanti alla porta sentii qualcosa... In città nulla..."
"Probabilmente perchè Kilian rifiuta il suo retaggio..." - spiegò Misty sottovoce - "e perchè io in quel momento non ricordavo nulla... ma se Gorgos ti ha chiamato Principe... questo non lascia ben sperare."
"Sì, disse così. Ed ebbe cura di aggiungere: 'ma questa volta non rovinerai tutto...'. Capii che voleva uccidermi, ma anche che aveva paura...Ma non so di cosa."
"Voi siete il Custode della Speranza, questo è il nome datovi dalle stelle." - fece il Maestro - "Il Maledetto vi teme e ora ancor di più, dopo aver scoperto il vostro retaggio, così come teme il Portatore, o la Speranza, o perfino il Sapiente. Essi lo perseguitano, opponendosi al suo volere, unici a possedere il potere per fermarlo."
"Teme me..." - ripetè incredulo lo studioso, poi indicò Misty - "Scusate ma se Lei è la speranza... Volete farmi capire che io ne sono il custode?"
"E' così. Non so dirvi in che modo, ma questo è il compito affidatovi. Proteggerla."
"Capisco...Ed io non so neppure come iniziarlo... Non ho potere, ma lo farò" - disse deciso, quasi non fosse lui a parlare. Qualcosa semrbava essersi svegliato in lui di colpo. Qualcosa che riusciva a farlo sperare.
"Per quanto riguarda il medaglione, posso tentare una divinazione, come vi dicevo..." - proseguì il Maestro - "Se uniamo il potere di tutti, forse riusciremo a richiamarne l'immagine."
"Credo che sia opportuno e sono pronto ad aiutarvi." - replicò il mago, facendosi avanti.

***
 
Kilian era uscito dalla stanza del Maestro mentre lui raccontava per l'ennesima volta la storia di Sechial ad Heuft. La considerava un'inutile perdita di tempo che non potevano permettersi. Mentre camminava, allontanandosi dalla stanza, i pensieri affolarono la sua mente. Un botta e risposta che sembrava rincorrersi in una spirale infinita, mentre la sua mente si contorceva in preda alla rabbia e alla frustrazione. Gli sovvennero pensieri e immagini che non riusciva a riconoscere, nonostante la loro terribile verosimiglianza..

Parole, milioni di parole, sempre e solo parole.
Quante ne dovrai ascoltare ancora, Kilian? Quando è che tutti quanti capiranno che è ora di agire, invece di continuare a raccontare storielle della buonanotte?
D'accordo, si, abbiamo capito, il sangue di drago, la magia e tutte quelle cose lì. A che scopo parlarne ancora? Cambia la sostanza dei fatti? Ma neanche un po'!
E intanto che loro parlano e parlano, Misty sta morendo e impazzisce davanti ai tuoi occhi ogni giorno. E di botto si viene a sapere che anche Heuft ha sangue di drago nelle vene... come Demon. Principe lo ha chiamato Gorgos... proprio come l'altro Principe, quello a cui hai tagliato la coda.  E come Demon, anche Heuft non vede l'ora di infilarsi nel letto di Misty, approfittando della sua confusione. Tsk, se potessi ucciderlo, sarebbe già tre metri sottoterra, praticamente dal primo momento in cui ci hai avuto a che fare... ma pare che abbia qualcosa a che fare con Misty... il suo Custode lo chiamano. E come fai ad ucciderlo adesso? Non ha nemmeno una coda da tagliargli per sfogarti un po'...

Cammini, cammini, senza nemmeno sapere dove stai andando. Corridoi, stanze, vedi persone che ti guardano con la coda dell'occhio mentre incedi con il tuo passo veloce e ti chiedi se non ti rivolgano la parola perchè incuti timore; a dire la verità lo speri. Tu vuoi fare paura. Vuoi che la gente abbia talmente paura di te da non pensare nemmeno di intralciarti o rallentarti. Vuoi che temano la tua voce, il tuo essere, le tue abilità. Vuoi rispetto. Tutto questo gran parlare del Portatore e della sua missione alla fine è un modo evoluto di dire "voglio che tu faccia questa cosa, e tu la farai perchè sei un eroe senza macchia e senza paura e quindi posso affidarti i compiti più impossibili e tu li porterai a termine. E siccome sei un eroe, posso anche darti informazioni minime sul compito che devi svolgere. E tu lo farai lo stesso, spaccandoti la schiena per due volte."
Esci nella piazza dove si è svolto il funerale della piccola Saeko, un'altra vittima sacrificata sull'altare di Gorgos. I ricordi di quella sera ti riempiono la mente, mentre richiami alla memoria il dolore, lo scempio a cui hai assistito. No, non ti aiuta, non devi lasciare che emozioni del genere ti offuschino la mente. Devi essere freddo come un diamante e altrettanto duro. E' questo di cui hai bisogno ora, essere distaccato, lucido e concentrato. Niente moine, niente debolezze. Che pensino pure che sei spietato o addirittura malvagio, sono fatti loro. Tu fai quello che è necessario per rimettere a posto le cose che tuo "padre" sta distruggendo. Risolverai questa situazione e riavrai indietro la tua vita e tua moglie e se quel porco di Heuft si azzarderà a metterle una mano addosso, gliela taglierai con tutto il braccio. Dopotutto forse il Custode serve solo vivo, non è necessario che sia anche integro.
Sempre se è quello che vuoi... sempre se non stai ricominciando a pensare che forse la tua vita deve essere dedicata all'avventura... perchè porti un marchio in te che a quanto pare non svanirà mai... e chi ne pagherà le conseguenze? Tua moglie? I tuoi figli? Li hai a malapena guardati quando eravate nella Torre di Elth'ar... come se fossero un peso, inutili.
Forse lo sono? Sono una catena? Qualcosa che ti blocca in una vita che forse non desideri più? Oh si, hai tanto desiderato una famiglia, qualcosa che ti appartenesse, un po' di pace... eppure quando Misty ha riacquistato i suoi ricordi non l'hai nemmeno abbracciata. Sei rimasto distante, diffidente. Forse eri addirittura disinteressato? No, che pensiero orribile!
Le uniche volte in cui hai permesso a te stesso di stringerla, sono state quando ha rischiato di morire. Allora l'hai abbracciata, hai gridato il suo nome, ti sei disperato. Ma perchè? Perchè ne sei innamorato o perchè ne senti la responsabilità? O perchè sei ferito? Nemmeno lei sembra avvicinarsi a te... anzi pare quasi che ti tenga alla larga, il più possibile. Non un gesto, un sorriso... come se non aveste nessun tipo di legame. Forse anche lei comincia a pensare di non poter avere mai pace?

Improvvisamente senti forte il desiderio di sguainare la spada e fare a pezzi qualcosa. Qualunque cosa. Qualcosa di tangibile su cui il tuo potere sia evidente. Non effimere parole o stupide profezie o confusione, sentimenti, o scempiaggini del genere. Datemi un drago e lo abbatterò con la sola forza delle mani, pensi.
Ma non c'è nessun drago da uccidere per Kilian. Solo dubbi, frustrazione e la rabbia di essere di nuovo incatenato in un gioco che sembra più grande di lui. E ora, ti ritrovi a pensare chissà come, ecco un altro anello della mia catena che arriva.

Eccola lì, Misty ti ha trovato e si sta avvicinando. Vorrà rimproverarti perchè te ne sei andato? Vorrà informarti che finalmente hanno finito di discutere di sciocchezze e sono pronti a FARE qualcosa?

Un angolo della tua mente sussurra "Forse vorrà solo parlarmi...", ma a quelle parole ne seguono altre, più crudeli: Non ne ho bisogno."

 

[Continua...]

 


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Kilian | 29 Oct 2010 01:02

[Il Tramonto degli Eroi] Aiutami, nume mio

I minuti sfuggirono all'attenzione del gruppo, immobile di fronte al freddo sarcofago dove riposava il corpo di Deirdre Mac Athol. L'artificio con cui veniva conservato era abominevole, ma rappresentava l'apice di ogni arte negromantica che le Terre Sospese avessero omai conosciuto. Restava comunque da decidere cosa fare. Le idee a quel punto cominciavano a mancare e andarsene dopo aver distrutto quell'infernale macchinario richiedeva un'energia che Ethan, Mariel e il vecchio Torald non possedevano. L'energia del Difensore, una creatura che si era rivelata immortale in più di una occasione, veniva convogliata all'interno della teca dove l'antica donna riposava un sonno privo di sogni.
Torald sospirò. Non era tipo da arrendersi facilmente, ma aveva già affrontato Valorean e, insieme ai suoi compagni di allora, non aveva trovato alcun modo di vincerlo. Che fare, dunque, era l'interrogativo dei tre intenti ad esaminare ogni angolo di quell'angusta stanza.
"Mollare tutto ora... devo dire che non ha senso. Dopo quanti sacrifici fatti." - disse ad un certo punto la guardaboschi, rivolgendosi ai compagni.
Torald la guardò con occhi pieni di orgoglio. La mezzelfa era cresciuta forte e bella come mai avrebbe potuto sperare, ma saperla immischiata in quella spiacevole storia, gli soffocò il cuore nel tormento.
[21:45] Mariel: Però dobbiamo anche dire, che ora non abbiamo armi sufficientemente forti per uscire vincitori, ma soprattutto indenni.
"Se fuggiamo Valorean vince. Se restiamo, Valorean viene e ci distrugge. E vince." - ponderò il chierico, con il suo solito modo di porsi - "Possiamo solo pensare un modo per distruggere questo apparecchio, oppure per metterci in un qualche vantaggio. Come, però?"
Iniziarono a ragionare tutti a voce alta, sperando che nella confusione uscisse qualche buona idea. Valorean sembrava inseguire da anni il desiderio di riportare in vita Deirdre e per questo guadagnava tempo mantenendone il corpo intatto grazie all'energia di Whard. Nel frattempo proseguiva i suoi studi negromantici e questo significava che non sapeva ancora come mettere in atto i suoi intenti. Distruggere la struttura o la teca sembrava impossibile, soprattutto perché nemmeno l'ascia di Tohinar del Mulino aveva fallito. Di certo non potevano riuscirci delle spade acquistate in qualche bottega di Lethe, con tutto il rispetto per Benion e i suoi allievi.

"Eppure ci siamo io e te, due chiavi diverse di un unico meccanismo. Ne sono certa." - fece Mariel guardando il compagno.
"Due chiavi." - mormorò allora il chierico "L'anima e il corpo, penso. La tua anima, il mio sangue. In fondo sono le cose che Torald... perdono... Valorean tramite Torald voleva da noi qui. La domanda è: perchè?"
"Io rappresento l'ultima speranza per Valorean di riportare in vita la sua amata; giusto? La mia morte potrebbe essere una soluzione.Ma tu? Infatti non capisco in quale modo tu sei coinvolto. Senza offesa ovviamente, è solo un ragionamento che non trova risposta."
Ethan fece un sorriso nervoso.
"Appunto: perchè. Non c'è un motivo che mi venga facilmente alla mente. Se ella è viva, ma in stasi, è pur sempre viva. Se è morta, che senso ha nutrirla di sangue? Se è non-morta e come un vampiro viene alimentata dal sangue, tu cosa c'entri?"
"Credo che dovremmo capire a cosa 'servi' tu."
"Uno di noi qui è di troppo. O forse lo è la logica..." - concluse Ethan, sarcastico - "Io non lo so a cosa possa servire. Forse a niente, se consideriamo che il castello è apparso solo in tua presenza. Quel che non mi da' un senso è il gioco che qui si fa di un'anima... Riesci a seguirmi, Mariel?"
"Mariel: Certo, ma non riesco a trovare tuttavia una soluzione. E se, provassimo a renderla viva nuovamente?"
"E come pensi di poterla far rivivere?"
"Qui forse dovresti aiutarmi tu. Non trovi? Di magia non ne so nulla..."
Ethan rise, benché ci sia poco da essere allegri- Ripensava agli eventi del Bosco del Presagio. Brutta storia la negromanzia, di questo era certo.
"La magia che conosco è ben poca cosa, non più di semplici idiozie scritte su un libro per apprendisti. Quel che vedo è ben oltre un normale livello di conoscenza"
"Però se oltre al tuo sangue voleva anche i tuoi strumenti, significa che possiamo trovarci qualcosa."
Il ragionamento di Mariel aveva un senso e nuovamente il silenzio scese sui tre, occupati a dipanare una matassa di cui non si trovava neppure un capo. E non si poteva neppure usare una lama affilata per aggirare il problema. Riunirono e misero sul tavolo tutto ciò che poteva avere un nesso con quella storia: il sangue di Ethan e le vicissitudini di suo padre, la strana visione avuta ad opera di Titania, vampiri, Difensori e relativi cacciatori. C'era una giovane Deirdre, un giovane Klaus e un giovane Whard a passeggio per la Valle. Ma ciò poteva avere un senso?
Tra una riflessione e l'altra, il tempo passò- Poi Mariel udì un rumore proveniente dall'esterno della sala. Fece cenno ai due uomini di tacere
"Avete sentito anche voi?"
Scese uno spiacevole silenzio sulla stanza degli orrori e ora delle elucubrazioni, sufficientemente profondo da permettere anche ai due uomini di udire un suono di passi.
"Chi è adesso?!" - Ethan mise la mano all'arma riconoscendo il rumore di tacchi di stivale.
Alcune armi scivolarono rapide fuori dalle guaine, altre vennero sganciate dalla cintura.
Torald si avvicinò alla porta, cercando di scorgere qualcosa. Dopo un attimo fece un cenno: tre figure. Il suo volto teso sembrava di pietra e dopo il primo segnale rimase immobile. Mariel gli si avvicinò, appoggiandogli la mano sulla spalla.
"Ehi?"
Torald crollò al suolo, pesante come una pietra e freddo come il ghiaccio. Un sottile rivolo di sangue iniziò a scivolare sul pavimento della cripta, ma il respiro era assente, così come la luce che fino a poco prima aveva brillato nei suoi occhi. La ranger emise un mugolio indistinto, facendo un passo indietro spaventata.
"Siamo fottuti."
Laconico, volgare, ma la realtà non poteva essere riassunta in modo più sintetico e allo stesso tempo eloquente.
Una figura di donna apparve sulla soglia, occupata fino a poco prima dal vecchio ranger. Indossava abiti da viaggio da cui spuntava l'elsa di una spada. Il cappuccio non riusciva a coprire completamente i lunghi capelli biondi. La sconosciuta dedicò un sorriso maligno verso Torald, quindi posò i suoi sinistri occhi verdi su Mariel.
"Il mio signore desidera parlarvi." - esordì con voce vellutata - "Seguitemi."
Ethan non si era lasciato sfuggire il balugino delle zanne della sconosciuta.
"Siete rapidi a spostarvi o le notizie viaggiano veloci." - disse verso di lei e indicò a Mariel di indietreggiare, ma la mezzelfa rimase a guardare il corpo immobile di Torald.
"Spero facciate altrettanto." - continuò la sconosciuta.
Senza attendere replica, girò i tacchi e uscì dalla sala. Ethan vide altre due figure ferme al centro del laboratorio. Il chierico sentì un rumore al suo fianco e vide la compagna crollare al suolo addosso al vecchio guardaboschi. Priva di vita, esattamente come Torald.
"Mariel! NO!"
Era bastato un attimo di distrazione e in due erano caduti, pensò il chierico, anche se, in un punto imprecisato della sua mente, si formò la consapevolezza che anche con una preparazione di anni non sarebbero stati in grado di cambiare le cose. Si stava ancora domandando cosa fosse accaduto che dalla bocca del suo stomaco esplose un'ondata di rabbia che invase tutto il resto del corpo come un fiume in piena.
"ANCHE LEI?! NO! NON POSSO ACCETTARLO!"
Ethan prese dal collo il simbolo sacro del suo dio, intenzionato a portare un po' di pulizia in quel coacervo di iniquità
"Venite qui! Non fuggite emissari del demonio!" - esclamò perentorio, camminando con cipiglio verso il laboratorio. Stringeva saldamente in mano il sole a due facce, mormorando tra i denti invocazioni d'ira e di punizione. Voltò l'angolo e fu allora che li vide.
Erano in tre, proprio come aveva detto Torald.
Un uomo al cui fianco stavano due donne, una più bella dell'altra ed entrambe con un sorriso tanto beffardo quanto maligno. L'attenzione del chierico dovette spostarsi sull'uomo al centro, a dispetto dell'ammaliante aspetto delle due sconosciute.
Egli aveva capelli portati molto corti e un corta barba, entrambi bianchi. Il suo volto era una maschera imperscrutabile fino a che la silenziosa preghiera di Ethan non sembrò alterare qualcosa. Il chierico notò un lieve sorriso increspare quella maschera altrimenti glaciale.
"Cosa avete fatto a Mariel e Torald? PRETENDO di saperlo!" - gridò verso di loro, sputando tutta l'astio e scaricando la tensione che le ultime ore avevano accumulato sulle sue spalle.
"Da morti, sarà più facile condurli al castello." - disse una delle donne, serafica. L'altra femmina controllava guardinga i movimenti del giovane davanti a loro.
"Perchè morti? Che necessità c'è? Avete così tanta paura di noi da ucciderci di nascosto?"
"Sì." - fu la risposta della donna e Ethan non se lo sarebbe mai aspettato. Riprese immediatamente compostezza e, sollevando il medaglione di Rahasyu verso il soffitto, inspirò e aprì il suo cuore.
"Io ti invoco mio Dio! Mio sole e mia guida, mia unica salvezza nelle tenebre!" - gridò, acquisendo maggior sicurezza parola dopo parola - "Splenda il tuo volto, qui ed ora. Annienta i tuoi nemici, Sommo Rahasyu, io ti prego!"
La sua voce riempì l'intero laboratorio. Le due donne scattarono, ponendosi di fronte all'uomo dai capelli corti, come a proteggerlo.
I loro volti perfetti mostrarono gli affilati canini che le labbra avevano celato fino a quel momento. Ethan le guardò confuso, tradendo una certa delusione.
"Se Rahasyu fosse già in questo mondo..." - intervenne allora l'uomo, quasi a mitigare la triste figura del chierico "...le tue parole potrebbero raggiungerlo e così la tua preghiera troverebbe ascolto. Ma egli è lontano... lontano più di quanto tu possa credere."
Una spiegazione che giustificava il fallimento di Ethan sotto ogni punto di vista, ma che non ne riduceva di un grammo la pesante frustrazione.
"Cosa stai dicendo?!" - sbottò con disprezzo, con la voce rotta dalla commozione - "Come può un dio essere lontano da qualcosa? Le tue parole sono menzogne!"
" Egli è lontano quanto lo è il Sole per me ed i miei figli... E anche se ti ha scelto, Rahasyu non può aiutarti ora. Lui, al cui cospetto persino io debbo inchinarmi." - continuò lo sconosciuto - "Rivolgi le tue preghiere ad Helm, poiché è l'unico orecchio teso ad ascoltare, per ora. Rahasyu, Elessi, Talium, Alvorees,  Ira Golar...  sono tutti numi sordi alle preghiere di questa fertile terra Sordi persino alle richieste dei loro eletti."
"MAI! Non mi ingannerai con queste assurdità. Quel che dici è impossibile!"
Ethan chiuse gli occhi e tornò a pregare il suo dio, stringendo con più forza la catena del medaglione. Che la sua preghiera valicasse ogni confine, così come aveva scoperto che oltre il mare c'erano altre terre sconosciute, così la sua fede avrebbe potuto strappare il velo del dubbio che le parole dello sconosciuto assassino volevano stendere sul suo cuore.
Le due donne sembravano infastidite dall'agire del giovane, ma rimanevano ferme in guardia davanti a quello che era ormai evidentemente il loro signore.
"Era da molto che qualcuno non entrava in questo castello mettendo a rischio le mie ricerche."
Ethan abbassò il simbolo sacro, il cuore stretto in una morsa di dolore e rassegnazione.
"Le tue ricerche sono abominazioni. Avremmo dovuto distruggerle subito, senza tentennare!"
"Non sono qualcosa che viene insegnato nelle scuole arcane, ma sono qualcosa che serve al mio scopo e per questo, degno di esistere."
La voce dello sconosciuto era melodica, e le parole avevano una cadenza antica, quasi raffinata. Non era il modo con cui le persone dell'epoca attuale parlavano, neppure i figli dei nobili, che fin da piccoli vengono educati all'etichetta.
"Condannare una creatura a nutrire l'altra è indegno!"
"Indegno?" - dibatté sorpreso l'uomo - "Lo trovo propedeutico."
"La tua visione della realtà è distorta dallo stato innaturale in cui perseveri. Sei fuori da ogni legge, e pensi di poter fare lo stesso a piacimento."
Ethan tirò tutto fuori ciò che aveva da dire. Insolenze gratuite, accuse generiche sui vampiri, invettive sulla teologia spicciola che la bocca dello sconosciuto voleva dispensare. Non risparmiò il fiato, come se la sua mente si fosse resa conto di essere alla fine.
Si trovava di fronte a Lord Valorean e le sue meretrici. Cosa poteva perdere ancora? Torald era morto, Mariel lo aveva seguito immediatamente. Avrebbe tardato tanto a raggiungerli? Non lo sapeva, perciò tanto valeva togliersi quale sassolino dalla scarpa.
"Mi sorprende, visto il tuo retaggio, ma ne prendo atto." - disse alla fine l'uomo dai capelli bianchi.
"Il mio retaggio è una storia ormai chiusa. Mio padre ha pagato il suo pegno per essere diventato quel che è diventato!"
"Il tuo retaggio è il dono degli falsi Déi che governano queste lande."
"I falsi dei... Secoli di vita, mio lord, e ancora non hai capito che tutti gli dei sono un unico dio, e viceversa?"
"Un unico dio... Rahasyu o qualche altro nume letto in biblioteca?"
"La non morte ha distrutto il tuo cervello, e i corpi alle mie spalle e di fronte a me lo dimostrano ampiamente. Un nome non conta nulla, perchè è solo fiato. Conta la fede, e solo quella, nel Suo potere: Amaunator, Lathander, Rahasyu che conta? io adoro quel che il sole rappresenta, ciò di cui la luce ed il fuoco è simbol..."
La sequenza di parole di Ethan venne interrotta. Il chierico ebbe come l'impressione di aver sentito qualcosa sfiorargli il cuore, come artigli che avrebbero persino potuto stritolarlo in un attimo e per questo gli mancò il fiato per proseguire.
"Ed egli ti aiuta in frangenti come questo? EGLI CORRE IN TUO AIUTO, IMPEDENDO ALLA MIA MANO DI PORRE FINE ALLA TUA VITA?"
La voce dell'uomo sembrò il tuono che annuncia la tempesta. Persino le due donne, che fino a quel momento erano rimaste pronte per proteggerlo, si allontanarono da lui, rendendolo in apparenza vulnerabile.
"Chi sono io per giudicare la Sua volontà?" - cercò di riprendere il chierico, ma fu nuovamente interrotto da parole taglienti come spade.
"Nessuno e presto lo imparerai."
L'adrenalina era stata spazzata via. Il terrore che aveva circondato il laboratorio, giunse a sommergerlo completamente.
Ethan ne fu travolto e consumato. Non ci fu una sola preghiera a creare una speranza per il domani.
Ebbe solo il tempo di posare uno sguardo sul volto di Mariel, per rivolgerle un ultimo, triste e silenzioso saluto.

[fine]



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Kilian | 11 Oct 2010 22:08

I: [Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - II

Bah, avevo scordato l'html.
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Mariel indietregglò. Un velo di sudore le imperlava il volto e i suoi occhi grigi erano spalancati e increduli. Ethan rimase dov'era. Il suo udito non era fine come quello della mezzelfa ed impiegò qualche istante per giungere alla verità che aveva colpito la compagna poco prima.

***...........tump...........***

Costante e ritmico come poteva esserlo solo il battito di un cuore in piena salute.
Quello era il suono che colse la sua attenzione, dando una nuova luce a tutto quello che li circondava.
Ethan rimase ammutolito dall'orrore, incapace di credere che una cosa del genere potesse esistere davvero.
Si voltò verso Torald, l'unico che poteva sapere prima di aver visto.
L'unico che aveva visto molto tempo prima di loro.
Non era una statua dunque, ma una creatura vivente, dentro cui sparivano quegli strani fili che collegavano il sarcofago di Deidre Mac Athol.

***...........tump...........***

"Come può essere ancora vivo?! Dopo tutto questo tempo... E' assurdo!" - esclamò spalancando le braccia.

***...........tump...........***

Non era stato l'estro dell'artista, ma una semplice legge naturale quella che collocava così tanti dettagli all'interno di quella grande cassa toracica. Ethan prese la torcia e la avvicinò il più possibile a quella creatura e finalmente lo videe. Vide il movimento della vita, di cui avevano appena udito il suono. Il battito di un cuore. Dentro il quale si infilavano due dei fili maledetti. Allo stesso modo, erano invasi gli altri organi, le vene e le arterie, i muscoli e i tessuti.

***...........tump...........***

Ethan indietreggiò e la luce smise di mostrare quel macabro spettacolo, solitamente ben nascosto dentro le ossa e sotto la pelle. Il muso della gigantesca creatura era rivolto verso l'alto, in una sorta di straziante, ma silenzioso, urlo.
Mariel fu colta da un impulso irrefrenabile e sguainò la spada. Con un preciso fendente cercò di recidere i fili che avevano seguito. La lama della sua arma si infranse contro quelle sottili protuberanze senza procurare il minimo effetto. Indietreggiò, lasciando cadere a terra l'arma.

"Whard Fireheart..." - ripetè Torald - "Con questa questa strana creatura, Valorean prende tempo. La sua forza vitale mantiene intatto il contenuto del sarcofago." - spiegò appoggiandosi ad di esso. Lui non poteva immaginarlo, ma ciò che realmente terrorizzava i due giovani era l'agghiacciante somiglianza della creatura con il loro amico Harj, un altro dei misteriosi Difensori.

"Cosa succederebbe se recidessimo i fili?" - domandò il chierico.
"Non c'è modo di reciderli...." - sentenziò Torald -  "Furono più resistenti anche delle nostre armi."
"E se uccidessimo o liberassimo Whard? Non è possibile sopportare una cosa del genere dopo averla vista." - fece ancora Ethan "Quella creatura.... io non so se possa morire davvero.... Non so da quanto tempo si trovi in quelle condizioni... Eppure è ancora viva, capite?"
Ethan sapeva che si trattava di qualche secolo, ma non disse nulla, limitandosi a pensare.
"Ma una soluzione a questa situazione deve pur esserci! Dannazione!" - sbottò di colpo la mezzelfa. Torald la guardò con comprensione.
"noi lo abbandonammo, perchè non eravamo certi di poterlo uccidere....
Certo, potevamo ferirlo, ma così avremmo solamente aggravato il suo dolore.
La druida che viaggiava con noi era convinta di questo, così ci convinse a lasciarlo in queste orribili condizioni."
"Questo sarcofago invece? Che mi dici? Sai come è stato costruito e se è possibile distruggerlo?" - chiese il chierico, avvicinandosi all'uomo.
"Neppure il martello di Tohinar aveva potuto fare nulla. E stiamo parlando in un martello forgiato dai nani dell'Orma."
Ethan appoggiò la mano sul sarcofago dentro cui riposava il corpo di Deirdre Mac Athol.
"Dunque? Siamo impotenti?" Non trovo nulla che possa aiutarci ormai..."
A quel punto, intervenne Mariel. "Prova a pensare alle nostre visioni... E'
come se fossimo i discendenti diretti. Sarebbe la chiave che ci ha fatto entrare nel castello, a rigor di logica."
"Questo vale per te, non per me. Sei tu che hai avuto accesso al castello, e temo di aver capito perché." - rispose il chierico, riuscendo a collocare un ulteriore tassello. Mariel lo guardò confusa.
"Deirdre, il cui corpo è qui, custodito da Whard, oggetto di esperimento di Valorean e di chi è diventato suo servo. Ma tu - proprio tu, sua discendente
- vi accedi liberamente, quasi attesa. Forse secondo un piano pensato da secoli. Perchè?" - si chiese, ponderando altre possibilità - "Un'anima non torna dal mondo dei morti, ma i druidi insegnano che talvolta essa può reincarnarsi. Ho paura per te, Mariel, perchè forse sei tu la chiave di questo marchingegno diabolico."
Torald li guardò senza capire. "A che cosa vi riferite? Discendenti?!?"
Il vecchio guardaboschi riuscì finalmente a dare un senso al particolare che lo aveva colto non appena entrato nella sala del sarcofago: il volto della donna custodita in esso, Deirdre, era uguale a quello della sua piccola Mariel. Inizialmente non aveva detto nulla, sperando in cuor suo che fosse solo un'orribile coincidenza. L'odio verso Lord Valorean si riaccese più violento di prima.
"Sì, Torald. Siamo i discendenti di chi è qui presente, come corpo o come ricordo."
"Quindi la somiglianza.... oh.... tu hai a che fare con questo mostro, allora?"
"Io?" - fece il chierico - "Io sono l'ultimo dei Van hevelburg, discendente di chi ha operato attivamente perchè questo orrore venisse pensato e costruito."
"Non abbiamo i loro stessi scopi, e caratteri diversi... Ma qualcosa di noi si intreccia con loro." - aggiunse Mariel, sperando di calmare il padre adottivo. La sua espressione si era fatta di roccia alle parole del compagno.
"Per quale motivo siete venuti qui? Che cosa vi ha spinto a cercare questo maniero? Senza di voi sarei ancora vittima di quel maleficio, di questo vi sarò eterno debitore."
Ethan fece un cenno con la mano. - "Julia per quel che mi riguarda. Diceva di essere venuta per cercare una.. cura."
"Una cura?"
"Si, per il suo compagno, morsicato da un vampiro ed infettato probabilmente. Ma non mi ha mai detto nulla di più ne' chi la mandasse."
"...il morso di un vampiro non ha cura..." - sentenziò il guardaboschi - "...mi spiace per il compagno della vostra amica."
"Julia era sicura del contrario" - mormorò il chierico - "Oppure mi ha mentito, non lo so." - ammise amaramente. L'affermazione di Torald era stata pesante e come un maglio di fero si era infranto contro un muro di pietra, sbriciolandolo. Qualosa si smosse nei ricordi del chierico, ma in quel momento non riuscì a metterlo a fuoco. Da quando aveva lasciato al casa della Zia Anne di cose ne erano successe e di storie fantastiche da raccontare, ne aveva raccolte e sentite un bel po'. Alcune di queste riguardavano anche i vampiri e il ricordo del cacciatore per un attimo attraverso la mente di Ethan. Egli si focalizzò però sui ricordi sbagliati e perse quel barlume di lucidità.
"Eppure un difensore è stato ucciso una volta al tempio di Oghma di Samiria." - disse agli altri.
"Un...Difensore?" - chiese Torald, non avendo mai sentito quella parola.
"Si, uno di questi bestioni." - fece indicando Whatd - "L'abbiamo ucciso, o almeno così ci è sembrato."
"Ethan..." - disse piano la guardaboschi, interrompendo il compagno - "Questo posto mi mette ansia. Lo so che necessiti  di risposte e di azioni che pongano fine a questo scempio. Ma non voglio più restare qui dentro." - cercò di essere il più sincera possibile. La risposta di Ethan la sorprese.
"Puoi andartene allora. Se non sopporti l'orrore, è bene che tu abbandoni il campo. Quanto al nostro amico pieno di cavi... io ho uno scettro d'argento nello zaino, ma non so se può essere usato come arma da infilargli nel cuore. in ogni caso, credo si possa tentare."
Torald fece un passo avanti - "Ehi, bada a come parli alla mia bambina."
Ethan lo guardò con un mezzo sorriso.
" La tua bambina ha più palle di molte donne ed elfette che ho conosciuto, ma non obbligo nessuno a combattere oltre contro se' stessi. Se quel che c'è qui è troppo, e sarebbe troppo per molti, allora è libera di tornare alla sua vita. E' un'offerta la mia, una cortesia. Non prendetela come un'offesa, poichè non potrei mai." - detto questo, si  sistemò l'arma alla cinta.
"Mi sento obbligato a tentare, con qualunque mezzo, per mettere fine a quel che vedo. Torald, cosa c'è nell'altro passaggio?"

[Continua...]

Kilian, Meister, Mariel

Funny things:
[23:39] [Misty]: bon ora andrò a letto che dopo aver passato un mega raffreddore ed essermi ripresa [23:39] [Misty]: mi sa che Kil mi ha passato l'influenza -.-
[23:40] [Kilian]: giustizia divina
[23:40] Mariel: nu! tesoro, fatti una bella dose di tachipirina
[23:40] [Misty]: e io pure lo curo, gli vado a prendere le medicine e a momenti lo imbocco pure!!!
[23:40] [Misty]: ingrato.
[23:40] [Kilian]: maschio.
[23:40] [Misty]: tsk
[23:40] [Misty]: diventerò lesbica prima o poi


[23:30] Mariel: tira fuori un po di charme, le donne hanno bisogno di piccole cose
[23:30] Mariel: di romanticherie
[23:30] Meister: imparerò la magia allora
[23:30] Mariel: mi scioglie più un sms con scritto "ti penso" che una cena pagata.
[23:30] [Kilian]: si, devi sforzarti solo all'inizio
[23:30] [Kilian]: poi si dimenticano di questi "bisogni"
[23:30] Meister: lol
[23:30] [Kilian]: (lol, misty miha picchiato)
[23:31] Meister: brava misty! Daje!



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Kilian | 11 Oct 2010 22:05

[Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - II

Mariel indietregglò. Un velo di sudore le imperlava il volto e i suoi occhi
grigi erano spalancati e increduli. Ethan rimase dov'era. Il suo udito non
era fine come quello della mezzelfa ed impiegò qualche istante per giungere
alla verità che aveva colpito la compagna poco prima.

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Costante e ritmico come poteva esserlo solo il battito di un cuore in piena
salute. 
Quello era il suono che colse la sua attenzione, dando una nuova luce a
tutto quello che li circondava. 
Ethan rimase ammutolito dall'orrore, incapace di credere che una cosa del
genere potesse esistere davvero.
Si voltò verso Torald, l'unico che poteva sapere prima di aver visto.
L'unico che aveva visto molto tempo prima di loro.
Non era una statua dunque, ma una creatura vivente, dentro cui sparivano
quegli strani fili che collegavano il sarcofago di Deidre Mac Athol.

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"Come può essere ancora vivo?! Dopo tutto questo tempo... E' assurdo!" -
esclamò spalancando le braccia. 

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Non era stato l'estro dell'artista, ma una semplice legge naturale quella
che collocava così tanti dettagli all'interno di quella grande cassa
toracica. Ethan prese la torcia e la avvicinò il più possibile a quella
creatura e finalmente lo videe. Vide il movimento della vita, di cui avevano
appena udito il suono. Il battito di un cuore. Dentro il quale si infilavano
due dei fili maledetti. Allo stesso modo, erano invasi gli altri organi, le
vene e le arterie, i muscoli e i tessuti.

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Ethan indietreggiò e la luce smise di mostrare quel macabro spettacolo,
solitamente ben nascosto dentro le ossa e sotto la pelle. Il muso della
gigantesca creatura era rivolto verso l'alto, in una sorta di straziante, ma
silenzioso, urlo.
Mariel fu colta da un impulso irrefrenabile e sguainò la spada. Con un
preciso fendente cercò di recidere i fili che avevano seguito. La lama della
sua arma si infranse contro quelle sottili protuberanze senza procurare il
minimo effetto. Indietreggiò, lasciando cadere a terra l'arma.

"Whard Fireheart..." - ripetè Torald - "Con questa questa strana creatura,
Valorean prende tempo. La sua forza vitale mantiene intatto il contenuto del
sarcofago." - spiegò appoggiandosi ad di esso. Lui non poteva immaginarlo,
ma ciò che realmente terrorizzava i due giovani era l'agghiacciante
somiglianza della creatura con il loro amico Harj, un altro dei misteriosi
Difensori.

"Cosa succederebbe se recidessimo i fili?" - domandò il chierico. 
"Non c'è modo di reciderli...." - sentenziò Torald -  "Furono più resistenti
anche delle nostre armi." 
"E se uccidessimo o liberassimo Whard? Non è possibile sopportare una cosa
del genere dopo averla vista." - fece ancora Ethan
"Quella creatura.... io non so se possa morire davvero.... Non so da quanto
tempo si trovi in quelle condizioni... Eppure è ancora viva, capite?"
Ethan sapeva che si trattava di qualche secolo, ma non disse nulla,
limitandosi a pensare.
"Ma una soluzione a questa situazione deve pur esserci! Dannazione!" -
sbottò di colpo la mezzelfa. Torald la guardò con comprensione.
"noi lo abbandonammo, perchè non eravamo certi di poterlo uccidere....
Certo, potevamo ferirlo, ma così avremmo solamente aggravato il suo dolore.
La druida che viaggiava con noi era convinta di questo, così ci convinse a
lasciarlo in queste orribili condizioni."
"Questo sarcofago invece? Che mi dici? Sai come è stato costruito e se è
possibile distruggerlo?" - chiese il chierico, avvicinandosi all'uomo.
"Neppure il martello di Tohinar aveva potuto fare nulla. E stiamo parlando
in un martello forgiato dai nani dell'Orma."
Ethan appoggiò la mano sul sarcofago dentro cui riposava il corpo di Deirdre
Mac Athol.
"Dunque? Siamo impotenti?" Non trovo nulla che possa aiutarci ormai..."
A quel punto, intervenne Mariel. "Prova a pensare alle nostre visioni... E'
come se fossimo i discendenti diretti. Sarebbe la chiave che ci ha fatto
entrare nel castello, a rigor di logica."
"Questo vale per te, non per me. Sei tu che hai avuto accesso al castello, e
temo di aver capito perché." - rispose il chierico, riuscendo a collocare un
ulteriore tassello. Mariel lo guardò confusa.
"Deirdre, il cui corpo è qui, custodito da Whard, oggetto di esperimento di
Valorean e di chi è diventato suo servo. Ma tu - proprio tu, sua discendente
- vi accedi liberamente, quasi attesa. Forse secondo un piano pensato da
secoli. Perchè?" - si chiese, ponderando altre possibilità - "Un'anima non
torna dal mondo dei morti, ma i druidi insegnano che talvolta essa può
reincarnarsi. Ho paura per te, Mariel, perchè forse sei tu la chiave di
questo marchingegno diabolico."
Torald li guardò senza capire. "A che cosa vi riferite? Discendenti?!?"
Il vecchio guardaboschi riuscì finalmente a dare un senso al particolare che
lo aveva colto non appena entrato nella sala del sarcofago: il volto della
donna custodita in esso, Deirdre, era uguale a quello della sua piccola
Mariel. Inizialmente non aveva detto nulla, sperando in cuor suo che fosse
solo un'orribile coincidenza. L'odio verso Lord Valorean si riaccese più
violento di prima.
"Sì, Torald. Siamo i discendenti di chi è qui presente, come corpo o come
ricordo."
"Quindi la somiglianza.... oh.... tu hai a che fare con questo mostro,
allora?"
"Io?" - fece il chierico - "Io sono l'ultimo dei Van hevelburg, discendente
di chi ha operato attivamente perchè questo orrore venisse pensato e
costruito."
"Non abbiamo i loro stessi scopi, e caratteri diversi... Ma qualcosa di noi
si intreccia con loro." - aggiunse Mariel, sperando di calmare il padre
adottivo. La sua espressione si era fatta di roccia alle parole del
compagno.
"Per quale motivo siete venuti qui? Che cosa vi ha spinto a cercare questo
maniero? Senza di voi sarei ancora vittima di quel maleficio, di questo vi
sarò eterno debitore." 
Ethan fece un cenno con la mano. - "Julia per quel che mi riguarda. Diceva
di essere venuta per cercare una.. cura."
"Una cura?"
"Si, per il suo compagno, morsicato da un vampiro ed infettato
probabilmente. Ma non mi ha mai detto nulla di più ne' chi la mandasse."
"...il morso di un vampiro non ha cura..." - sentenziò il guardaboschi -
"...mi spiace per il compagno della vostra amica."
"Julia era sicura del contrario" - mormorò il chierico - "Oppure mi ha
mentito, non lo so." - ammise amaramente. L'affermazione di Torald era stata
pesante e come un maglio di fero si era infranto contro un muro di pietra,
sbriciolandolo. Qualosa si smosse nei ricordi del chierico, ma in quel
momento non riuscì a metterlo a fuoco. Da quando aveva lasciato al casa
della Zia Anne di cose ne erano successe e di storie fantastiche da
raccontare, ne aveva raccolte e sentite un bel po'. Alcune di queste
riguardavano anche i vampiri e il ricordo del cacciatore per un attimo
attraverso la mente di Ethan. Egli si focalizzò però sui ricordi sbagliati e
perse quel barlume di lucidità.
"Eppure un difensore è stato ucciso una volta al tempio di Oghma di
Samiria." - disse agli altri.
"Un...Difensore?" - chiese Torald, non avendo mai sentito quella parola.
"Si, uno di questi bestioni." - fece indicando Whatd - "L'abbiamo ucciso, o
almeno così ci è sembrato."
"Ethan..." - disse piano la guardaboschi, interrompendo il compagno -
"Questo posto mi mette ansia. Lo so che necessiti  di risposte e di azioni
che pongano fine a questo scempio. Ma non voglio più restare qui dentro." -
cercò di essere il più sincera possibile. La risposta di Ethan la sorprese.
"Puoi andartene allora. Se non sopporti l'orrore, è bene che tu abbandoni il
campo. Quanto al nostro amico pieno di cavi... io ho uno scettro d'argento
nello zaino, ma non so se può essere usato come arma da infilargli nel
cuore. in ogni caso, credo si possa tentare."
Torald fece un passo avanti - "Ehi, bada a come parli alla mia bambina."
Ethan lo guardò con un mezzo sorriso.
" La tua bambina ha più palle di molte donne ed elfette che ho conosciuto,
ma non obbligo nessuno a combattere oltre contro se' stessi. Se quel che c'è
qui è troppo, e sarebbe troppo per molti, allora è libera di tornare alla
sua vita. E' un'offerta la mia, una cortesia. Non prendetela come un'offesa,
poichè non potrei mai." - detto questo, si  sistemò l'arma alla cinta.
"Mi sento obbligato a tentare, con qualunque mezzo, per mettere fine a quel
che vedo. Torald, cosa c'è nell'altro passaggio?"

[Continua...]

Kilian, Meister, Mariel

Funny things:
[23:39] [Misty]: bon ora andrò a letto che dopo aver passato un mega
raffreddore ed essermi ripresa
[23:39] [Misty]: mi sa che Kil mi ha passato l'influenza -.-
[23:40] [Kilian]: giustizia divina
[23:40] Mariel: nu! tesoro, fatti una bella dose di tachipirina
[23:40] [Misty]: e io pure lo curo, gli vado a prendere le medicine e a
momenti lo imbocco pure!!!
[23:40] [Misty]: ingrato.
[23:40] [Kilian]: maschio.
[23:40] [Misty]: tsk
[23:40] [Misty]: diventerò lesbica prima o poi

[23:30] Mariel: tira fuori un po di charme, le donne hanno bisogno di
piccole cose
[23:30] Mariel: di romanticherie
[23:30] Meister: imparerò la magia allora
[23:30] Mariel: mi scioglie più un sms con scritto "ti penso" che una cena
pagata.
[23:30] [Kilian]: si, devi sforzarti solo all'inizio
[23:30] [Kilian]: poi si dimenticano di questi "bisogni"
[23:30] Meister: lol
[23:30] [Kilian]: (lol, misty miha picchiato)
[23:31] Meister: brava misty! Daje!

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Kilian | 5 Oct 2010 19:56

[Il Tramonto degli Eroi] La sala degli orrori - I

Torald si diresse verso le porte alla fine della sala. Ethan e Mariel lo seguirono titubanti, pensando ancora alla storia dell'Arco dalla Corda di Luna e dei suoi compagni. Si era parlato davvero del Tomo della Discordia, rifletteva Ethan e pensare che tutto si legava a Lord Valorean, vissuto secoli prima, gli faceva raggelare il sangue.

I due avventurieri stavano discutendo sugli appunti trovati nella stanza, mentre Torald li conduceva oltre lo studio di Van Hevelburg. Con immani fatiche erano giunti fino a quella verità, tanto inseguita da Ethan, quanto essa sorprendeva Mariel attimo dopo attimo. La ranger aveva ritrovato il mentore perduto da anni e a stento il suo cuore riusciva a contenere la gioia. Nondimeno, la mezzelfa sapeva di dover rimanere concentrata, poiché si trovavano in un luogo che poteva nascondere le trappole più insidiose.
Varcarono una delle porte alla fine della sala, infilandosi in un corridoio illuminato da torce perenni. Torald camminava appoggiandosi alla parete con la mano destra, continuando a rispondere alle domande dei due giovani.
"Era qualcosa a cui non eravamo pronti, capite?" - stava dicendo, descrivendo il momento in cui egli stesso, insieme ai compagni di allora, varcò quella stessa porta per dirigersi verso quella che poco prima aveva chiamato la sala degli orrori.
Ethan e Mariel compresero il vero significato dell'epiteto non appena Torald aprì la porta alla fine del corridoio.

Li accolse una stanza probabilmente circolare, illuminata per buona parte da una luce soffusa molto fredda.
Non c'era alcun tipo di arredo, escluso un sarcofago intarsiato al centro della stanza. Vi si avvicinarono prima che Torald potesse metterli in guardia. Per un lungo minuto essi non ebbero voce per parlare.
La parte superiore del sarcofago, grazie ad una qualche forma di magia, permetteva di ispezionare il contenuto senza dover necessariamente violare ciò che a tutti gli effetti era una tomba. Al suo interno, perfettamente conservata e vestita di abiti appartenuti ad un'altra epoca, riposava il corpo di una donna dai lineamenti simili a quelli di Mariel, solo leggermente più spigolosi e senza quel tocco delicato tipico del sangue elfico.
I suoi occhi erano chiusi ed il respiro assente. Rimasero a guardarla per diversi istanti.
"Mi somiglia così tanto..." - mormorò ad un certo punto la mezzelfa, appoggiando la mano sul sarcofago.
"Deirdre Mac Athol" - ingiunse Torald, cercando di far destare i due giovani dal loro torpore.
"E' conservata in modo immacolato. E innaturale." - Fece Mariel, dopo una breve pausa.
"Valorean ha voluto così... oltre ogni limite, ignorando qualsiasi legge. Dopo vent'anni, costei ha ancora lo stesso aspetto. Ricordo che rimasi sorpreso proprio come voi ora...."
Ethan strinse l'arma nella mano, accarezzando il simbolo del suo dio appeso al collo.
"Non mi dispiacerebbe sbarazzarmi di questo corpo adesso, ma credo che il vecchio abbiamo messo qualche protezione al suo giocattolo, vero?"
"Il nostro gruppo non riuscì ad intaccare nulla di questo luogo." - rispose l'uomo, indicando la zona d'ombra oltre il capo di Deirdre - "Vi metto ora in guardia da ciò che vedrete nell'altra metà della sale, lì, dove si trova quella zona di oscurità."
I due si voltarono nella direzione indicata oltre il sarcofago. Effettivamente una buona porzione della sala era avvolta nel buio.
"Cosa c'è là, Torald?"
"Whard Fireheart." - replicò lui ed il nome dell'antico Difensore echeggiò nella sala. Ethan pensò ad Harj e al viaggio che aveva potuto condividere con lui e a ciò che avevano passato assieme. Mariel mostrava chiari segni di nervosismo, spostava il peso da un piede all'altro, e continuava a stringere e ad allentare la presa sulla spada.
Ethan ruppe gli indugi. - "Prego."
Così Torald, accesa una torcia, la alzò sopra la testa, fendendo il buio che avvolgeva il resto della sala.

Ethan si aspettava di vedere un altro sarcofago, decisamente più grande, con all'interno il corpo del Difensore. Niente di nuovo in quel castello abitato dalla follia. Mariel invece, non si aspettava proprio nulla. Troppe le emozioni in un lasso di tempo troppo breve.
Ora anche Ethan poteva provare la medesima sensazione. Le opinioni sarebbero giunte solo dopo qualche istante, perché la mente aveva bisogno di tempo per razionalizzare gli stimoli esterni e inoltre doveva anche preoccuparsi di mantenere il controllo. Il corpo, altrimenti, si sarebbe abbandonato a pianti isterici, urla di panico o addirittura fughe perdifiato lungo i corridoio del maniero.
Oltre il sarcofago, celato da una fascia di oscurità che ora la torcia riusciva a fendere, si nascondeva il vero orrore e il segreto che aveva permesso al corpo di Deirdre di rimanere immacolato nei secoli che aveva passato in quei sotterranei.
La mente dei giovani si focalizzò prima sui dettagli, quasi cercasse di affrontare la cosa a piccoli passi. Per prima fu notata la serie di filamenti che correva dal sarcofago lungo il pavimento e su per le pareti fino al soffitto come edera, per poi discendere dalla parte opposta della stanza, dove la torcia illuminava. Delle ragnatele  univano tra loro questi bizzarri fili, tratteggiando il tutto con tinte surreali. Oltre le ragnatele, l'occhio arrivò al punto di non ritorno. Se la palpebra adibita alla sua pulizia interveniva tempestivamente, c'è ancora la possibilità di distogliere lo sguardo. Ma nel momento in cui l'immagine oltre le ragnatele veniva messa a fuoco, la mente doveva purtroppo fare i conti con la realtà.

Ethan fece un passo avanti, precedendo Mariel e Torald, ma si fermò prima ancora di completare il movimento. La gola era già secca e la difficoltà a deglutire lo colse impreparato. Tossì, soffocando un conato di vomito.
Una statua occupava interamente la parete di fronte agli avventurieri e la sua imponenza era mitigata solo dall'oscurità che ancora ne celava gran parte. Appariva come una gigantesca bestia, forse uno di quei mostri che nelle storie dei bardi infestano le notti di luna piena. A metà strada tra un uomo ed un lupo gigante, la statua era fissata saldamente alla parete da quattro spesse travi di legno che ne attraversavano le spalle e le cosce.

I filamenti che scendevano dal soffitto lungo la parete, entravo in quella strana statua. Mariel alzò la torcia, scoprendo che il mostro era stato raffigurato con la cassa toracica aperta, come fosse un cesto di vimini ancora in fase di completamento. Le costole, grandi quanto il braccio di un uomo si aprivano a formare due ampi archi, circondando uno spettacolo solitamente negato agli occhi delle creature viventi: il bizzarro artista che aveva creato quella scultura aveva dedicato particolare attenzione ai dettagli, scolpendo nella pietra cuore, polmoni e gli altri organi solitamente celati sotto pelle, muscoli e ossa. I filamenti terminavano in vari punti di questi organi marmorei, alla base del collo e lungo le braccia e gambe del mostro.
"Che strana statua..." - commentò la guardaboschi, voltandosi verso i compagni.

*** tump ***

Prima che Torald potesse darle una spiegazione, il suo udito, retaggio del sangue elfico che le scorreva nelle vene, sentì qualcosa che la fece rabbrividire.

*** tump...........tump...........tump....***

Era flebile e lontano come poteva esserlo un sussurro nell'occhio di un ciclone, ma Mariel non poteva essere tratta in inganno su queste cose. Con il volto contratto in un'espressione incredula, fece un passo indietro, spingendo Ethan e allontanandosi dalla statua.
Il chierico la guardò senza capire, ma quando accennò a parlare, la mezzelfa gli mise una mano sulla bocca - "Ascolta." - gli disse semplicemente.

[Continua...]

Kilian, Ethan, Mariel
Alar...terra di Eroi



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Kilian | 25 Sep 2010 18:35

R: [Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare

Valori dentistici.

Da: Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org [mailto:Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org] Per conto di Kilian
Inviato: sabato 25 settembre 2010 18.34
A: Alar-Rpg-hHKSG33TihhbjbujkaE4pw@public.gmane.org
Oggetto: [Alar RPG ML] [Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare
Priorità: Alta

Perchè la Musa non debba mai morire... e perchè odio lasciare cose incompiute!
---
Torald Rainough era un guardaboschi e fu lui a prendersi cura di Mariel Elhowil quando questa si perse nel bosco del Nindhall. La bambina fuggiva dal padre aguzzino e violento.
Uomo forte, gentile e di solidi valori molari, Torald insegnò alla piccola mezzelfa come difendersi e ad ascoltare, capire e curare gli animali.
Un giorno, il guardaboschi non ritornò a casa, lì, nel Nindhall. Completata l'istruzione di Mariel, divenuta donna e guardaboschi, l'uomo decise di lasciarla al suo destino.
Ormai vecchio e stanco, si diresse verso le vette dei Monti delle Lame, dove la natura, a lui così cara, gli avrebbe trovato un posto dove riposare per sempre.
Erano passati più di due anni dall'ultima volta che Mariel aveva visto il viso gentile del suo maestro.
Ora, quel viso si mostrava nuovamente a lei, deformato dal dolore e dalle ferite, sotto le spoglie di Klaus Van Hevelburg, mostro e taumaturgo oscuro.
 


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Kilian | 25 Sep 2010 18:33

[Il Tramonto degli Eroi] Un volto familiare

Perchè la Musa non debba mai morire... e perchè odio lasciare cose incompiute!
---
Torald Rainough era un guardaboschi e fu lui a prendersi cura di Mariel Elhowil quando questa si perse nel bosco del Nindhall. La bambina fuggiva dal padre aguzzino e violento.
Uomo forte, gentile e di solidi valori molari, Torald insegnò alla piccola mezzelfa come difendersi e ad ascoltare, capire e curare gli animali.
Un giorno, il guardaboschi non ritornò a casa, lì, nel Nindhall. Completata l'istruzione di Mariel, divenuta donna e guardaboschi, l'uomo decise di lasciarla al suo destino.
Ormai vecchio e stanco, si diresse verso le vette dei Monti delle Lame, dove la natura, a lui così cara, gli avrebbe trovato un posto dove riposare per sempre.
Erano passati più di due anni dall'ultima volta che Mariel aveva visto il viso gentile del suo maestro.
Ora, quel viso si mostrava nuovamente a lei, deformato dal dolore e dalle ferite, sotto le spoglie di Klaus Van Hevelburg, mostro e taumaturgo oscuro.
 
"Quale maleficio è mai questo?" - esclamò la mezzelfa, fermando la mano del compagno, già pronta a scagliare un'altra ampolla letale.
"Deve essere una magia Mariel, non farti trarre in inganno. Uccidiamolo!" - ribattè Ethan, negli occhi solo il desiderio di vedere quel vampiro distrutto.
I due rimasero indecisi sul da farsi: Ethan desiderava concludere l'esecuzione, Mariel, invece, semplicemente capire. Il medaglione di Rahasyu brillava sinistro vicino alla porta, dove Klaus lo aveva scagliato pochi attimi prima.
Lo sfrigolio dell'acido lentamente andava chetandosi, dando spazio al suono del respiro irregolare della creatura. Persino il suo volto era divenuto irriconoscibile, come se il mostro non fosse più tale per qualche strano arcano. Mariel riuscì a fermare Ethan e lentamente decise di avvicinarsi, ancora più cauta di quanto sarebbe stata, se avesse dovuto approcciare un vampiro prossimo alla morte. Era tesa, ma non percepiva pericolo o, almeno, non abbastanza da voler usare tutte le ampolle che avevano preparato.
Si chinò su di lui, pronta a tutto e anche oltre, ma non ve ne fu bisogno. Il padrone di casa era quasi immobile, privato di ogni capacità motoria dall'azione implacabile dell'acido. Gemeva, tra un respiro e l'altro, osservando vacuo prima il soffitto poi la mezzelfa davanti a lui.
La guardaboschi strinse gli occhi grigi, sforzando i ricordi e l'immaginazione. Era davvero Torald? Oltre a quella cicatrice sulla spalla destra, non c'erano somiglianze lampanti, eppure qualcosa in lei l'aveva spinta ad esclamare il nome del suo tutore.
Si sforzò di toccare quel volto. Ne aveva bisogno. Evitò le lacerazioni provocate dall'acido, cercando il contatto con la pelle.
"T-Torald?" - chiamò piano e per quanto la sua capacità espressiva potesse essere limitata, l'essere reagì a quel nome. Il suo unico occhio ebbe un guizzo di vita che alla mezzelfa non sfuggì. La sua speranza doveva essere tanto grande che la sua immaginazione dipinse il resto, ma questo fu ciò la spinse a rivolgersi ad Ethan, richiendo qualcosa che il chierico non si sarebbe mai aspettato.
"Aiutalo, ti prego."
"Devi essere impazzita, Mariel!" - sbottò lui, risvegliato dalla trance in cui era caduto - "Scostati e lascia che lo finisca!"
Ma la mezzelfa era inamovibile e a nulla valsero le sue parole. Negli occhi della donna non c'era più il mostro che aveva forse ucciso Julia e quasi accoppato loro. Ethan vide immediatamente quello sguardo. Erano gli occhi di una figlia quelli che non riuscivano a staccarsi da quella creatura malefica. Erano gli occhi di una figlia, quelli che ora lo supplicavano di aiutare. Tentò di convincere Mariel ancora una volta, ma la scelta era già stata presa. Una lieve ferita alla mano, seguita dal nome del Dio del Sole bastarono a rendere il respiro di Torald più regolare, ma non a rendergli forze necessarie ad alzarsi.
"Vivi..." - lo avvisò Ethan - "...ma solo per rispondere alle mie domande."
Torald ebbe un sussulto, ma non rispose. Mariel al suo fianco continuava a guardarlo, rafforzando attimo dopo attimo la sua convinzione. Non c'erano più dubbi, era proprio Torald.
 
[Continua...]
 
 
 
 


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